La Russia continuerà a prestare le sue opere per mostre all'estero? Per un po' forse no


Sono tornate in Russia le ultime opere dell’Ermitage che erano all’estero per mostre. E adesso che succede? La Russia continuerà a prestare le sue opere per mostre all’estero? Per un po’ di tempo probabilmente no, ma per alcuni paesi potrebbero esserci eccezioni.

Sono tornate in Russia le ultime opere dell’Ermitage di San Pietroburgo che si trovavano in Europa, in prestito per mostre. Si tratta di due dipinti che erano a Milano per la mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano (qui la nostra recensione) tenutasi a Milano a Palazzo Reale e terminata lo scorso 5 giugno: la Giovane donna con cappello piumato di Tiziano Vecellio (1534-1536) e la Giovane donna con vecchio di profilo di Giovanni Cariani (1516-1518), rientrate all’Ermitage lo scorso 21 giugno. Non si tratta delle ultime opere russe che si trovano ancora in giro per l’Europa: in Italia, per esempio, è ancora possibile ammirare i dipinti di Vasilij Kandinskij alla mostra di Palazzo Roverella a Rovigo.

“Questi capolavori”, ha dichiarato la ministra russa della cultura, Olga Lyubimova, riferendosi ai dipinti dell’Ermitage, “erano gli unici oggetti provenienti dai fondi dei musei statali russi presentati in questa mostra. E anche gli ultimi oggetti dell’Ermitage che fino a quel momento erano sul territorio degli stati europei”. Nei giorni scorsi aveva fatto ritorno in Russia anche la Giovane donna di Pablo Picasso esposta fino al 15 maggio a Roma alla Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. Queste opere avevano vissuto alcuni giorni complicati a marzo, quando i musei dove le opere si trovavano in prestito riferivano di aver ricevuto dalla Russia alcune lettere in cui veniva richiesta la loro restituzione. Tuttavia, pochi giorni dopo, grazie a un’azione diplomatica capitanata dalla fondazione Ermitage Italia, erano stati stretti accordi per far rimanere le opere in Italia. Adesso però è lecito domandarsi cosa accadrà nel breve termine, o almeno finché non si tornerà a un clima disteso tra Russia ed Europa occidentale: l’Italia, e in generale gli Stati dell’Unione Europea, continueranno a collaborare con la Russia per organizzare mostre con prestiti reciproci?

È forse presto per dirlo ma dalla Russia sono già arrivati alcuni segnali e dichiarazioni piuttosto eloquenti. Il primo a delineare il futuro delle operazioni culturali internazionali della Russia era stato, l’11 aprile, l’ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, che si era espresso all’indomani del disguido occorso il 7 aprile in Finlandia, quando le autorità doganali di Helsinki avevano trattenuto un carico di opere che stavano rientrando da mostre in Italia e in Giappone, per poi restituirle poco dopo, appurato che le opere d’arte di proprietà statale non rientravano e non rientrano nella lista dei beni russi per i quali è vietato il transito in Europa a causa delle sanzioni. Per chiarire la situazione, l’Unione Europea aveva inserito, nel documento riguardante le sanzioni (il Regolamento 833/2014 “concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina”), un apposito emendamento per escludere i beni culturali (“le autorità competenti”, si legge nel testo, “possono autorizzare il trasferimento o l’esportazione in Russia di beni culturali in prestito nel contesto della cooperazione culturale ufficiale con la Russia”).

In relazione all’inconveniente occorso con la Finlandia, Medvedev aveva scritto sul suo canale Telegram che “la burocrazia dell’Unione europea ha sfacciatamente costretto la Finlandia, con inverosimili pretesti, le ’sanzioni’, a trattenere i dipinti dell’Ermitage, della Galleria Tret’jakov e del Museo Pushkin, che sono stati esposti in Italia e Giappone, al confine. Solo con sforzi colossali è stato possibile convincere il ministero degli Esteri locale a fare marcia indietro: è stato rilasciato il permesso per il loro trasporto”. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza aggiungeva che Mosca ha una “ricca agenda” con altri paesi, come quelli del gruppo BRICS (di cui fanno parte, oltre alla Russia, il Brasile, l’India, la Cina e il Sudafrica), quelli dell’America Latina e dell’Africa. Ci sono poi, dichiarava Medvedev, “musei d’arte contemporanea ultramoderni” in Medio Oriente e nel sud-est asiatico da poter coinvolgere. L’idea che per la Russia i paesi BRICS possano costituire un’alternativa all’Occidente è stata del resto rilanciata nelle scorse ore dallo stesso presidente russo Vladimir Putin.

Dai musei russi non sono arrivate notizie di possibili collaborazioni con istituti italiani o europei: il 20 maggio, Olga Babina, direttrice del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, faceva sapere che l’istituto “non ha ancora in programma nuove mostre all’estero e nel prossimo futuro si concentrerà principalmente sulle attività espositive in Russia”. Altra dichiarazione significativa è arrivata il 24 maggio da Mikhail Shvydkoy, Rappresentante Speciale del Presidente della Federazione Russa per la Cooperazione Culturale Internazionale. Shvydkoy ha affermato che “il prestito di opere per mostre all’estero dovrebbe essere sospeso fino alla fine del 2022”, ma che si potrebbero fare eccezioni per i membri della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, organizzazione internazionale che raduna nove delle quindici ex repubbliche sovietiche: oltre alla Russia ne fanno parte Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldova, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). “Penso che i prestiti all’estero dovrebbero essere posticipati fino alla fine dell’anno”, ha detto Shvydkoy. “Lasciamo che le opere ’riposino’ nei musei russi”.

Nella foto, il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, parte del complesso dell’Ermitage

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