Dal Dracula di Besson a Coppola: le opere d’arte che hanno ispirato la costumista Eiko Ishioka


Mentre il nuovo Dracula – L’amore perduto di Luc Besson riporta il mito al cinema, riemerge il fascino dei costumi disegnati da Eiko Ishioka per il film di Coppola del 1992. Abiti che trasformarono il vampiro in icona estetica, fondendo arte, simbolismo e culture lontane.

Ne parla il web, impazza sui social ed è al cinema proprio in queste settimane: il nuovo film di Luc Besson, Dracula – L’amore perduto, uscito il 29 ottobre nelle sale italiane, rende omaggio al famoso Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola, capolavoro del 1992 che ha rivoluzionato il cinema sui vampiri unendo eleganza visiva e tensione narrativa.

Il cast di Coppola resta memorabile: Gary Oldman interpreta Dracula, oscillando tra fascino e inquietudine; Winona Ryder veste i panni di Mina, giovane insegnante catturata dal suo incantesimo; Keanu Reeves è l’avvocato Jonathan Harker; Anthony Hopkins è invece il professor Van Helsing, deciso a sconfiggere il conte. Tra gli elementi che più hanno colpito il pubblico emergono i costumi, concepiti come veri strumenti narrativi. Con un budget limitato, Coppola dichiarò che i costumi avrebbero dovuto fungere da vero e proprio set e affidò la loro creazione a Eiko Ishioka (Tokyo, 1938 – 2012) artista giapponese, grafica e direttrice artistica il cui poster per Apocalypse Now (1979) lo aveva già impressionato. Pur senza esperienza nel cinema sui vampiri e con pochi precedenti nei costumi da lungometraggio, Ishioka trasformò la sua inesperienza in una forza creativa.

Gli abiti che Ishioka realizza per Dracula di Coppola, così sorprendenti e surreali, mescolano influenze orientali e occidentali, traendo ispirazione da insetti, lucertole, armadilli e persino dai corpuscoli di sangue, evocando alta moda, abbigliamento da supereroe e tessuti formali giapponesi. Coppola definì infatti la designer come una strana outsider senza radici nel business, e proprio questa libertà permise alla costumista di fondere culture e simbolismi in modo originale. Ma quali costumi richiamano direttamente opere d’arte o ne traggono evidente ispirazione? Di seguito, un’analisi dei capi ideati da Eiko Ishioka che si rifanno alle opere artistiche più conosciute.

1. Il vestito matrimoniale di Lucy: il Ritratto di Margarete Brömsen

Tra i costumi di Dracula, quello da sposa di Lucy Westenrarisulta tra i più memorabili, ispirato direttamente alla lucertola australiana con le frange, che apre un colletto di pelle quando si sente minacciata. Eiko Ishioka trasforma questa caratteristica naturale in un colletto di pizzo che dà l’impressione che la testa di Lucy sia quasi separata dal corpo. Il girocollo tempestato di gioielli concentra lo sguardo sul collo, areacentrale per il desiderio di Dracula.

A livello iconografico, il costume richiama sia alcuni dipinti elisabettiani sia il Ritratto di Margarete Brömsen del pittore Michael Conrad Hirt, noto per il copricapo che potrebbe aver ispirato il modello del colletto nuziale. I tessuti lussuosi e le linee seducenti riflettono la ricchezza e la libertà sessuale del personaggio, creando un netto contrasto con i costumi di Mina Murray interpretata da Winona Ryder, più sobri e contenuti. In questo modo, Ishioka enfatizza visivamente la differenza tra i due personaggi femminili, sottolineando il dualismo che unisce la sensualità e il controllo sociale.

Frame del film Dracula – Il vestito matrimoniale di Lucy
Frame del film Dracula – Il vestito matrimoniale di Lucy
Michael Conrad Hirt, Ritratto di Margarete Brömsen (1642; olio  su legno di quercia, 124,5 x 91 cm; Lübeck, Sankt Annen-Museum)
Michael Conrad Hirt, Ritratto di Margarete Brömsen (1642; olio su legno di quercia, 124,5 x 91 cm; Lübeck, Sankt Annen-Museum)

2. L’abito delle tentazioni di Lucy: John Collier e Franz Stuck

L’abito verde menta piperita disegnato da Eiko Ishioka per Lucy (definito nel film dalla stessa ragazza “l’abito delle tentazioni”) decorato da serpenti intrecciati che alludono all’erotismo e alla sua progressiva metamorfosi, può essere letto come un raffinato legame con alcune famose rappresentazioni del peccato e della seduzione femminile nell’arte simbolista e preraffaellita. Pur in assenza di una fonte ufficiale che ne attesti l’ispirazione diretta, il richiamo più evidente, a nostro avviso, è Il Peccato (1893) di Franz von Stuck, in cui il corpo della donna affiora dall’oscurità, avvolto da un serpente che ne amplifica la sensualità ambigua e minacciosa.

Un’altra eco rilevante potrebbe provenire da Lilith (1887) di John Collier: la prima moglie di Adamo, trasformata in simbolo di indipendenza e desiderio, circondata da serpenti che ne esaltano la potenza seduttiva e la libertà primordiale. Come nelle tele di Stuck e Collier, anche nel costume di Lucy la bellezza si lega alla minaccia, e l’erotismo si tinge di un presagio di morte. Il serpente, archetipo di conoscenza e corruzione, diventa così il tramite figurativo attraverso cui Ishioka traduce in forma materiale la tensione che unisce purezza e peccato.

Frame del film Dracula – Il vestito delle tentazioni di Lucy
Frame del film Dracula – Il vestito delle tentazioni di Lucy
Franz Stuck, Il Peccato (1893; olio su tela, 94,5 x 59,5 cm; Monaco di Baviera, Neue Pinakothek)
Franz Stuck, Il Peccato (1893; olio su tela, 94,5 x 59,5 cm; Monaco di Baviera, Neue Pinakothek)
John Collier, Lilith (1887; olio su tela, 194 x 104 cm; Southport, Atkinson Art Gallery)
John Collier, Lilith (1887; olio su tela, 194 x 104 cm; Southport, Atkinson Art Gallery)

3. La tunica d’oro di Dracula: Klimt e l’Arte bizantina

Durante il loro primo incontro, Francis Ford Coppola mostrò a Eiko Ishioka una serie di dipinti simbolisti, soffermandosi in particolare su Il bacio di Gustav Klimt. Le domandò se fosse possibile trasformare quella visione pittorica in uno dei costumi di Dracula. Osservando l’opera, Ishioka colse immediatamente una sensibilità orientale celata all’interno di un linguaggio pittorico occidentale e decise di tradurla in forma tessile. Nacque così una tunica dorata, interamente ricamata, che riprende i motivi geometrici e la lucentezza dei tessuti raffigurati ne Il bacio e ne L’abbraccio. Inoltre, il rimando all’arte bizantina, così centrale nella poetica di Klimt, emerge con chiarezza: l’oro, i motivi ornamentali e la staticità ieratica del costume evocano i mosaici di Ravenna, che lo stesso Klimt aveva ammirato e studiato. Nella creazione, Ishioka fonde così il gusto decorativo fin-de-siècle con l’eleganza sacrale dell’Estremo Oriente.

La veste d’oro di Dracula. Foto: Wikimedia Commons - Sarah Stierch
La veste d’oro di Dracula. Foto: Wikimedia Commons - Sarah Stierch
Gustav Klimt, Il Bacio (1907-1908; olio su tela, 180 x 180 cm; Vienna, Österreichische Galerie Belvedere)
Gustav Klimt, Il Bacio (1907-1908; olio su tela, 180 x 180 cm; Vienna, Österreichische Galerie Belvedere)

4. L’elmo di Dracula: Il copricapo dei samurai

Come osserva Robert Rodriguez (Università Federale di San Paolo, Dipartimento di Storia dell’Arte) in Blood & Couture: Dracula by Eiko Ishioka, l’elmo indossato da Dracula potrebbe rimandare a un modello ben noto alla designer. La concezione del guerriero ideata da Ishioka sembra infatti attingere all’estetica giapponese, in particolare alla figura del samurai. Pur configurandosi come un ibrido tra uomo e lupo, l’elmo presenta affinità evidenti con il kabuto, il tradizionale copricapo dei samurai, soprattutto nella struttura stratificata che si sviluppa sul retro, ispirata allo shikoro, l’ornamento a lamelle sovrapposte destinato a proteggere il collo. Tale fusione di suggestioni orientali e iconografia gotica contribuisce a ridefinire l’immagine di Dracula.

• L’armatura rossa di Dracula con il copricapo. Foto: Wikimedia Commons - Sarah Stierch
L’armatura rossa di Dracula con il copricapo. Foto: Wikimedia Commons - Sarah Stierch
Elmo (kabuto) in stile europeo (Azuchi-Momoyama - Periodo Edo, dal XVI al XVII secolo; Tokyo, Museo Nazionale di Tokyo) Foto: ©Museo Nazionale di Tokyo
Elmo (kabuto) in stile europeo (Azuchi-Momoyama - Periodo Edo, dal XVI al XVII secolo; Tokyo, Museo Nazionale di Tokyo) Foto: ©Museo Nazionale di Tokyo

5. Le mogli Dracula: le donne di Alfons Maria Mucha

Secondo quanto evidenziato da Rodriguez, una delle richieste più complesse rivolte alla costumista riguardava la rappresentazione delle tre spose di Dracula. Ishioka le concepisce come incarnazioni sensuali e primordiali dell’Art Nouveau, ispirandosi alle figure femminili idealizzate da Alfons Maria Mucha. I costumi evocano un’aura sospesa tra eros e morte: i tessuti, traslucidi e fluttuanti, lasciano intuire corpi vibranti e umidi, perennemente attraversati da un soffio invisibile. Tuttavia, la scelta di tinte sbiadite e drappi consunti introduce un contrasto inquietante, trasformando la grazia in decadenza. Le stoffe, simili a bende logore, rimandano tanto ai rituali di mummificazione quanto alla sacra sindone, fondendo l’idea di bellezza eterna con quella della corruzione del corpo.

Frame del film Dracula - Le mogli di Dracula
Frame del film Dracula - Le mogli di Dracula
Alfons Mucha, Salammbô (1896; litografia a colori, 39 x 21,5 cm; Collezione privata)
Alfons Mucha, Salammbô (1896; litografia a colori, 39 x 21,5 cm; Collezione privata) 
Alfons Mucha, Médée (1898; Litografia a colori, 206x76 cm) © Mucha Trust 2023
Alfons Mucha, Médée (1898; Litografia a colori, 206x76 cm) © Mucha Trust 2023

6. La veste rossa di Dracula: il Kimono Giapponese

Con l’intento di rinnovare radicalmente l’immagine di Dracula, Eiko Ishioka ha sovvertito uno dei simboli più riconoscibili del personaggio: il tradizionale mantello nero, emblema di mistero e potere occulto. Invece di riproporre l’elemento, la designer giapponese sceglie di eliminarlo del tutto, sostituendolo con un ampio kimono rosso cremisi che ondeggia dietro Gary Oldman. In tal modo, Ishioka introduce un’estetica ispirata al Giapponismo, fondendo suggestioni orientali e sensibilità occidentali.

Anche la parrucca bianca di Dracula contribuisce alla fusione culturale: il parrucchiere e hair designer Stuart Artingstall studiò le acconciature tradizionali del teatro Kabuki, integrandone le forme complesse nei suoi elaborati disegni. Ogni parrucca venne costruita con un lavoro minuzioso, inserendo a mano ogni singolo capello su una base, secondo le tecniche utilizzate nelle compagnie d’opera tradizionali giapponesi. Sul petto del kimono, la figura ricamata di una fenice dorata, simbolo di rinascita, potenza e principio femminile, introduce un ulteriore livello simbolico.

Frame del film Dracula – La veste rossa di Dracula
Frame del film Dracula – La veste rossa di Dracula
Hirose Kinzō
Hirose Kinzō, Scene di kabuki secondo la tradizione Tosa (prima del 1876; Konan, Ekin Museum)

7. La morte di Elisabetta: l’Ofelia di Millais e la Fenice cinese

Quando viene mostrato il corpo inerme di Elisabetta, la disposizione della coda richiama immediatamente la Ofelia diJohn Everett Millais, ma introduce anche un ulteriore livello simbolico elaborato da Ishioka. L’artista lega il riferimento alla fenice cinese, il Fenghuang, una creatura mitologica che unisce la testa di un fagiano alla coda di un pavone, emblema di bellezza e rinascita. Come osserva Rodriguez in Blood & Couture: Dracula by Eiko Ishioka, il Fenghuang incarna la controparte femminile e opposta del drago, figura associata a Dracula, e, insieme a esso, forma una coppia sacra nella tradizione cinese. Entrambi gli animali, portatori di buon auspicio, rappresentano l’unione armoniosa e l’amore romantico.

Frame del film Dracula – La morte di Elisabetta
Frame del film Dracula – La morte di Elisabetta
John Everett Millais, Ofelia (1851-1852; olio su tela, 76,2 x 111,8 cm; Londra, Tate Gallery)
John Everett Millais, Ofelia (1851-1852; olio su tela, 76,2 x 111,8 cm; Londra, Tate Gallery)
Fenice a nove teste, illustrazione tratta dal Classico dei Monti e dei Mari (Shan Hai Jing) (Dinastia Qing)
Fenice a nove teste, illustrazione tratta dal Classico dei Monti e dei Mari (Shan Hai Jing) (Dinastia Qing)

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Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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