All'Egizio di Torino due prestiti eccezionali da Parigi per i 120 anni dalla scoperta della tomba di Kha e Merit


In occasione dei 120 anni dalla scoperta della tomba intatta di Kha e Merit, giungono al Museo Egizio di Torino due prestiti eccezionali da Parigi: il pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit. 

In occasione dei 120 anni dalla scoperta della tomba intatta di Kha e Merit, due reperti di eccezionale valore giungono al Museo Egizio di Torino per raccontarne la vicenda: il pyramidion di Kha, oggi conservato al Musée du Louvre, e il Libro dei Morti di Merit, custodito presso la Bibliothèque nationale de France. Dal 14 febbraio al 10 agosto 2026, questi prestiti straordinari saranno esposti nella sala del Museo Egizio dedicata al celebre corredo funerario. Il papiro di Merit resterà visibile fino ad agosto 2026, mentre il pyramidion sarà esposto fino a febbraio 2027.

Kha e Merit appartenevano alla classe scribale dell’antico Egitto e vissero circa 3.500 anni fa a Deir el-Medina, villaggio situato sulla riva occidentale del Nilo, di fronte all’odierna Luxor (l’antica Tebe), tra la Valle dei Re e la Valle delle Regine. In quest’area desertica risiedevano artigiani e operai incaricati di costruire e decorare le tombe dei faraoni durante il Nuovo Regno (circa 1539–1077 a.C.). Se di Merit sappiamo poco (nei testi è indicata semplicemente come “signora della casa”), di Kha sappiamo invece che fu il “direttore dei lavori”, responsabile della progettazione e realizzazione delle tombe reali. Tra i sovrani per i quali operò figurano Thutmose III e Amenhotep II.

La loro sepoltura venne scoperta intatta nel 1906 da Ernesto Schiaparelli, allora direttore del Museo Egizio. Gran parte del corredo funerario venne trasferita a Torino, dove è tuttora conservato ed esposto.

Il pyramidion di Kha

Secondo una tradizione consolidata, le tombe di Deir el-Medina erano articolate in due spazi distinti: gli ambienti ipogei, destinati alla sepoltura dei defunti con il loro corredo, e la cappella funeraria, luogo di culto per i vivi e simbolico punto di connessione tra il mondo terreno e l’aldilà. La cappella, costruita in mattoni crudi all’interno di un cortile recintato, comprendeva una camera voltata decorata con scene e testi religiosi. Talvolta la struttura assumeva esternamente forma piramidale, culminando con una cuspide in pietra detta pyramidion.

La cappella di Kha (TT8) era realizzata in mattoni crudi e originariamente sormontata da un pyramidion in calcare iscritto con il suo nome e i suoi titoli. Su ciascuna faccia è raffigurato Kha inginocchiato in atto di adorazione. L’oggetto fu rinvenuto nel 1923 nel cortile della tomba TT326 dalla missione archeologica francese diretta da Bernard Bruyère. Oggi il pyramidion è conservato al Louvre.

Pyramidion di Kha
Pyramidion di Kha. Foto: Museo Egizio di Torino

Il Libro dei Morti di Merit

Accanto al pyramidion, un secondo reperto consente di approfondire le credenze funerarie egizie: il Libro dei Morti di Merit. L’espressione “Libro dei Morti” è moderna. Gli antichi Egizi parlavano piuttosto di Inizio delle formule per uscire di giorno, ovvero formule destinate a permettere al defunto di abbandonare l’oscurità della tomba e tornare simbolicamente alla luce.

Nel 1824 l’egittologo Karl Richard Lepsius fu il primo a tradurre e identificare proprio a Torino queste Formule, pubblicandole con il titolo Das Totenbuch (“Libro dei Morti”), denominazione che si affermò nella tradizione moderna. Non si tratta però di un testo fisso: ogni papiro contiene una selezione diversa di formule tratte da un repertorio di oltre 190 componimenti, comprendenti inni, preghiere, narrazioni mitologiche e formule magiche. Tali testi fornivano al defunto le conoscenze e i poteri necessari per affrontare il viaggio nell’aldilà e giungere alla trasformazione in spirito immortale.

Esistono due Libri dei Morti legati a Kha e Merit, uno per ciascun coniuge. Quello di Kha fu rinvenuto nel 1906 all’interno della tomba, ripiegato sul suo sarcofago intermedio. Il papiro di Merit, invece, ha una storia più articolata e in parte ancora enigmatica. Fu riscoperto in Francia a metà Ottocento nella residenza del duca di Luynes a Dampierre, circa cinquant’anni prima della scoperta ufficiale della tomba da parte di Schiaparelli. All’epoca, la sepoltura era nascosta sotto oltre quindici metri di detriti rocciosi e proprio questa condizione ne aveva garantito l’inviolabilità per più di 3.500 anni. Successivamente il papiro fu donato alla Bibliothèque nationale de France, dove è tuttora conservato. Sebbene destinati allo stesso contesto funerario, i due papiri hanno dunque seguito percorsi molto diversi, suggerendo che in epoca antica si verificò un evento, ancora sconosciuto, che ne determinò la separazione.

Libro dei Morti di Merit
Libro dei Morti di Merit. Foto: Museo Egizio di Torino
Libro dei Morti di Merit. Foto: Museo Egizio di Torino
Libro dei Morti di Merit. Foto: Museo Egizio di Torino

La mostra Da Parigi per Kha e Merit. Due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba rappresenta un’occasione per i visitatori: per la prima volta a Torino, il pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit tornano a dialogare nello stesso spazio dopo oltre tre millenni. Un incontro che consente di approfondire le credenze funerarie dell’antico Egitto attraverso opere di altissimo valore storico e simbolico, normalmente custodite in due tra le più importanti istituzioni culturali europee.




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