Apre oggi a Casal di Principe “La luce vince l'ombra”: l'arte degli Uffizi contro la camorra


A Casal di Principe apre oggi la mostra 'La luce vince l'ombra', per dire no alla camorra con l'arte. Esposizione a cura di Antonio Natali e Fabrizio Vona.

Mattia Preti rappresenta la sua Vanità come una donna riccamente abbigliata, con un turbante che incornicia un volto investito dalla luce e che, insieme all’espressione ispirata, ricorda un po’ certe soluzioni del Domenichino, e con una veste coperta da un leggero scialle in seta finemente decorato. Con la mano destra tiene uno specchio, principale connotato della vanità in quanto strumento indispensabile per il vanitoso, che guardando se stesso non ha tempo per guardare gli altri, e con l’altra invece parrebbe accarezzare uno scrigno colmo di collane di perle. Opera forse risalente agli anni Cinquanta del Seicento, fa parte delle collezioni degli Uffizi di Firenze dal 1951, quando lo Stato la acquistò da un collezionista privato. È un’opera di cui non sappiamo granché (c’è anche chi avanza l’ipotesi che potesse trattarsi di un frammento di un dipinto di maggiori dimensioni), ed è anche un’opera ambigua: il fatto che la donna distolga lo sguardo dallo specchio e lo rivolga verso il cielo, è forse segno ch’ella ha compreso quanto siano effimeri i beni terreni? E allo stesso modo, con il gesto che fa con la mano sinistra, la giovane forse allontana da sé i beni materiali? Sono domande che senza dubbio affascinano. E che ci permettono di leggere più a fondo il significato dell’opera.

Mattia Preti, La Vanità
Mattia Preti, Vanità (1650-1670 circa; Firenze, Uffizi)

Il termine vanità deriva direttamente dal latino vanitas, a sua volta sostantivo derivante dall’aggettivo vanus, cioè “vuoto”, “inutile”. È da questo primo significato che discendono tutti quelli che oggi associamo, comunemente, al concetto di vanità: la frivolezza, l’inconsistenza, l’eccessiva confidenza nelle proprie capacità, la vanteria, la presunzione. Tutti significati negativi, ovviamente. Che forse la donna, nel suo atteggiamento ispirato, pare aver compreso. Ed è per questa ragione che abbiamo scelto la Vanità di Mattia Preti per parlarvi di una mostra che apre al pubblico oggi, 21 giugno 2015, a Casal di Principe: La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe. Perché c’è un fondamento da cui dobbiamo partire: è vano, inutile e presuntuoso qualunque tentativo che si prefigga di combattere la criminalità organizzata senza passare attraverso la cultura.

Tutti abbiamo sentito parlare di Casal di Principe, magari anche solo captando l’eco di un telegiornale mangiandoci una pizza alle otto di sera. E immaginiamo che nessuno di noi, o quasi, abbia mai sentito citare Casal di Principe nei principali media nazionali per notizie positive. Tutti abbiamo la stereotipata immagine di Casal di Principe come quella di un paesone di periferia, preda del più totale degrado, in mano alla camorra che in città fa il bello e il cattivo tempo. Bene: per una volta possiamo cogliere l’opportunità di fugare tutte le immagini negative che abbiamo della profonda provincia campana, perché a Casal di Principe, per la prima volta, arrivano gli Uffizi di Firenze, e lo fanno con una mostra fortemente voluta dal direttore del museo fiorentino, Antonio Natali, che l’ha curata assieme al collega Fabrizio Vona della soprintendenza pugliese. Venti opere, di cui otto provenienti dagli Uffizi (le altre arrivano dal Museo di Capodimonte di Napoli, dalla Reggia di Caserta e dal Museo Provinciale di Capua), saranno esposte per quattro mesi, fino al 21 ottobre, in quella che un tempo era l’abitazione di un boss camorrista e oggi è la Casa Don Peppe Diana, una struttura destinata alla promozione e all’accoglienza di attività culturali e sociali.

Certo, il fatto che Casal di Principe sia uno dei luoghi più depressi d’Italia è innegabile: per un giovane nato da queste parti, le aspirazioni non sono molte. Fin da bambini ci si trova invischiati in una realtà fatta di degrado, di politica accondiscendente quando non collusa, di disoccupazione. Solitamente, chi vuole una vita diversa emigra, magari il più lontano possibile. Ma non è retorica affermare che la speranza di una prospettiva più rosea non dovrebbe mai essere abbandonata: se non fosse così, probabilmente Antonio Natali e Fabrizio Vona avrebbero continuato a rimanere seduti dietro alle loro scrivanie, impegnati nelle loro routine quotidiane. Hanno invece scelto la via dell’impegno civile attivo, sul campo, con una mostra coraggiosa che porta per la prima volta gli Uffizi a Casal di Principe per dimostrare che l’unica via per battere ogni mafia è la cultura. E questo per un motivo molto semplice: perché la cultura apre gli occhi, forma le coscienze, alimenta lo spirito critico, spinge a pensare con la propria testa. E le mafie proliferano e hanno terreno facile proprio laddove manca la cultura: perché la cultura contribuisce a mostrare quali sono le strade alternative. Ed ecco quindi il perché di quello che si diceva all’inizio, ovvero che è vano qualunque tentativo di sconfiggere le mafie senza passare dalla cultura.

È anche chiaro che è impossibile battere un fenomeno radicato da secoli senza una seria prospettiva di lungo termine, che coinvolga attori impegnati su più fronti e in diversi campi: da quello economico a quello sociale passando, ovviamente, per quello culturale. Ma ci piace pensare che iniziative come quella ideata da Natali e Vona come appuntamento numero diciotto del progetto La città degli Uffizi (la collana di mostre che vuol portare l’arte nei centri meno conosciuti, ma non per questo non degni di nota, del nostro paese) possa costituire un piccolo tassello di un enorme mosaico la cui costruzione può andare avanti col contributo di ognuno di noi. Le azioni della camorra, è ovvio, continueranno anche durante e dopo la mostra. Ma se la mostra sarà servita ad aprire gli occhi anche di un gruppo sparuto di persone, che magari ne parleranno ad altre persone a loro vicine convincendole della bontà dell’iniziativa, e questa servirà dunque come “base di lancio” per futuri, nuovi interventi che coinvolgeranno un numero sempre più ampio di persone, ecco, saremo in grado di dire che Natali e Vona, a cui va già riconosciuto il merito di essere riusciti a mettere in piedi un progetto come La luce vince l’ombra, avranno raggiunto un grandissimo risultato. E noi siamo convinti che, alla fine, potranno dire di aver avuto successo. Anche se un piccolo successo (oltre a quello, splendido, di aver portato alcuni capolavori del Seicento e non solo a Casal di Principe) lo hanno già ottenuto: in un’epoca in cui le mostre sono viste perlopiù come eventi di cassetta e occasioni per far soldi, il fatto che si parli di una mostra che non ha altri fini se non quelli strettamente culturali e sociali, è già di per sé una scommessa vinta.

L’appuntamento è dunque da oggi fino al 21 ottobre a Casal di Principe, alla Casa Don Diana: per dimostrare che l’arte e la cultura, rispetto alla criminalità, hanno una voce molto più forte e potente.

Locandina della mostra La luce vince l'ombra
La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe, a cura di Antonio Natali e Fabrizio Vona. Dal 21 giugno 2015 al 21 ottobre 2015 a Casal di Principe (Caserta), presso la Casa Don Diana


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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