Il Museo di Belle Arti di Gent prosegue nel 2026 il proprio impegno nella valorizzazione delle artiste. Dopo le rassegne dedicate al Barocco e al tema Donne nell’arte, l’attenzione si concentra ora su Unforgettable (dal 7 marzo al 31 maggio 2026), una grande retrospettiva che riunisce quaranta artiste attive nei Paesi Bassi storici tra il 1600 e il 1750, mettendone in evidenza il contributo determinante alla cultura visiva e all’economia dell’età dell’oro. Con un taglio collettivo che supera l’impostazione tradizionale delle monografiche, spesso inclini a presentare le artiste come figure isolate, la mostra intende testimoniare come queste donne fossero pienamente integrate nei circuiti creativi, nelle reti professionali e nei contesti sociali del loro tempo. Numerose e differenti per provenienza e percorsi, condivisero opportunità, limiti e aspirazioni comuni.
Le opere di Judith Leyster, Clara Peeters, Rachel Ruysch, Maria Sibylla Merian e molte altre accompagnano il pubblico in un percorso immersivo articolato nelle diverse sezioni. L’esposizione restituisce voce a protagoniste a lungo marginalizzate per motivi sociali, economici o di genere, mettendo in luce la varietà dei loro talenti: dalla raffinatezza dei merletti alle nature morte, dagli studi scientifici alla ritrattistica più intima.
La prima sezione si concentra sull’autorappresentazione. Ritratti e autoritratti mostrano come le artiste costruissero la propria immagine pubblica. Nell’autoritratto di Judith Leyster, ad esempio, l’artista si presenta affermando il proprio stile vivace e riconoscibile. Anche Johanna Helena Herolt gioca con il tema dell’identità, inserendo un autoritratto celato in un riflesso luminoso all’interno di un vaso di fiori: un gesto che unisce modestia apparente e consapevolezza tecnica.
Distribuita su due sale, questa parte confuta l’idea che le donne si dedicassero esclusivamente alla natura morta con fiori. Le opere di Clara Peeters e Maria Tassaert dimostrano padronanza tecnica e intelligenza di mercato. Se il genere floreale era richiesto, molte artiste seppero sfruttarlo strategicamente, ma non rinunciarono a cimentarsi anche con la pittura storica, considerata la forma più elevata d’arte. Dipinti di Michaelina Wautier testimoniano questa ambizione, accanto a sculture, incisioni e raffinati manufatti tessili che rivelano competenza e spirito imprenditoriale.
L’accesso alla formazione dipendeva fortemente dal contesto sociale. Le donne dell’élite, come Louise Hollandine van de Palts e Catharina Backer, ricevevano un’educazione umanistica completa e lezioni da maestri affermati. Le artiste di ceto medio crescevano spesso in botteghe familiari, contribuendo alla continuità dell’attività, ma firmando le opere solo dopo la scomparsa di un parente uomo. Per le classi più umili, come le merlettaie anonime, la visibilità restava quasi impossibile, pur essendo il loro lavoro essenziale per l’economia tessile.
Indipendentemente dall’origine, molte donne dovettero confrontarsi con il ruolo di mogli e madri. Alcune, come Anna Francisca de Bruyns, alternavano la pratica artistica agli impegni familiari. Altre, come Rachel Ruysch, poterono proseguire l’attività fino in età avanzata, grazie a condizioni favorevoli. Esistevano anche alternative: la vita religiosa, scelta da Louise Hollandine o Catharina II Ykens, oppure l’opzione consapevole del celibato, sostenuta dall’intellettuale Anna Maria van Schurman.
La mostra evidenzia inoltre il ruolo delle artiste come imprenditrici. Clara Peeters, ad esempio, rispondeva alla domanda del mercato introducendo motivi innovativi e replicando composizioni di successo. Analoghe strategie si ritrovano nei campionari di pizzo prodotti per ottimizzare tempi e richieste. In un sistema fondato sulle relazioni, i contatti erano determinanti quanto l’abilità tecnica.
Il percorso si amplia poi alla dimensione internazionale, inserendo le artiste nel contesto dell’economia globale della prima età moderna. Il commercio coloniale influenzò anche la produzione artistica: oggetti esotici e materiali preziosi compaiono nei dipinti, mentre alcune artiste lavoravano esplicitamente per mercati esteri. Le incisioni scientifiche di Maria Sibylla Merian, realizzate dopo il viaggio in Suriname, testimoniano il legame tra arte, scienza e colonialismo.
La sezione conclusiva riflette sulle ragioni per cui molte di queste artiste siano oggi poco note, nonostante la fama di cui godevano in vita. Attribuzioni errate, opere custodite in collezioni private o depositi museali, mutamenti nel gusto e nella gerarchia dei generi, nonché la fragilità di alcuni materiali, ne hanno progressivamente oscurato la memoria.
Con Unforgettable, il museo di Gent partecipa attivamente al processo di riscoperta e rivalutazione delle artiste del passato, invitando il pubblico a riconoscerne il ruolo centrale nella storia dell’arte europea.
| Titolo mostra | Unforgettable | Città | Gent | Sede | Museo di Belle Arti di Gent | Date | Dal 07/03/2026 al 31/05/2026 | Temi | Seicento, Settecento, Paesi Bassi |
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