ART CITY Bologna, le sculture di Emanuele Becheri alle Collezioni Comunali d'Arte di Palazzo d'Accursio


Dal 25 gennaio al 15 marzo 2026 la sede delle Collezioni Comunali d’Arte a Bologna accoglie la mostra Sculture, personale di Emanuele Becheri. Il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026. 

Dal 25 gennaio al 15 marzo 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna accolgono, nella sede delle Collezioni Comunali d’Arte, la mostra Sculture di Emanuele Becheri (Prato, 1973), a cura di Lorenzo Balbi, promossa in collaborazione con CAR Gallery. Il progetto espositivo fa parte del programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (dal 5 all’8 febbraio), il calendario di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in concomitanza con Arte Fiera.

La mostra si inserisce nel percorso di visita delle Collezioni Comunali d’Arte, creando un dialogo diretto con il contesto museale “ambientato” del secondo piano di Palazzo d’Accursio, dove opere dal Medioevo al Novecento convivono in sale storiche arricchite da affreschi e arredi d’epoca, evocando l’atmosfera delle antiche residenze cardinalizie. Il titolo richiama il campo di ricerca che Becheri sviluppa da oltre dieci anni: una pratica plastica tra figurazione e informale, consapevolmente inserita in una tradizione scultorea stratificata che attraversa maestri come Medardo Rosso, Arturo Martini, Auguste Rodin, Constantin Brâncuși, Amedeo Modigliani e Lucio Fontana.

Le sette opere esposte, tutte inedite e realizzate tra il 2021 e il 2025, sono modellate in terracotta e macchiate di pigmenti. Figure umane o animali, teste, autoritratti, figure tra l’introspezione e l’umanità, collocate in sei sale e posizionate ciascuna al centro dello spazio. Questa scelta allestitiva vuole sottolineare il rapporto tra scultura e ambiente, invitando il pubblico a un confronto diretto e individuale con ogni opera, in cui silenzio e solitudine diventano elementi fondamentali.

Il dialogo tra le sculture di Becheri e l’architettura del museo costruisce un percorso fatto di pause, rimandi e contrappunti, dove la storia delle collezioni e la contemporaneità dell’intervento artistico si rispecchiano reciprocamente. Ne emerge una lettura essenziale della sua pratica scultorea, caratterizzata da presenze discrete, forme in ascolto e inattese risonanze con lo spazio che le accoglie.

Emanuele Becheri, Solitudine 02.06.2025 (terracotta, pigmenti, ossidi, 22 x 52 x 9 cm (teca cm 110 x 45)). Foto di Manuel Montesano. Su concessione dell'artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Solitudine 02.06.2025 (terracotta, pigmenti, ossidi, 22 x 52 x 9 cm (teca cm 110 x 45)). Foto di Manuel Montesano. Su concessione dell’artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Stupefatto (2025; terracotta, ossidi, 31 cm (a) x 13 x 12,5 (teca cm 50 x 50)). Foto di Manuel Montesano. Su concessione dell'artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Stupefatto (2025; terracotta, ossidi, 31 cm (a) x 13 x 12,5 (teca cm 50 x 50)). Foto di Manuel Montesano. Su concessione dell’artista e di CAR Gallery

Nella Galleria Vidoniana (Sala 4), ambiente di rappresentanza del Cardinale Legato, e nella Sala Urbana, tra gli spazi di maggiore impatto per il pubblico, sono collocate le due opere più recenti: Solitudine 02.06.2025 e Stupefatto (2025). In Solitudine 02.06.2025, la testa allungata e orizzontale assume l’aspetto di un corpo disteso, quasi gravato dal proprio peso. Non è un ritratto né una maschera, ma una presenza che sembra incarnare una condizione più che un’identità. La materia conserva le tracce del gesto, le irregolarità e le tensioni interne, come se la forma fosse il risultato di una pressione continua, di un processo mai del tutto concluso. Stupefatto occupa una posizione centrale nella ricerca dell’artista. Si tratta di un autoritratto, inteso non come riconoscimento fisionomico, ma come spazio di riflessione sull’immagine di sé. Il volto, colto in uno stato di sospensione e apertura, non restituisce un’identità definita, ma una soglia: una condizione di attenzione, esposizione e lieve spaesamento. Qui l’autoritratto non afferma, ma interroga, e rende evidente come per Becheri la scultura sia sempre l’esito di un processo aperto, condotto direttamente nella materia.

Il tema, storicamente carico, del volto dell’artista è privato di qualsiasi intento celebrativo anche nell’Autoritratto (2025), esposto nella Sala 7 (ala dei Primitivi). Ciò che emerge non è l’immagine dell’artista, ma una condizione mentale, un tempo interiore che si deposita nella materia.

Emanuele Becheri, Autoritratto (2025; terracotta, ossidi, pigmenti, 17 (a) x 22 x 15 cm). Foto Manuel Montesano. Su concessione dell'artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Autoritratto (2025; terracotta, ossidi, pigmenti, 17 (a) x 22 x 15 cm). Foto Manuel Montesano. Su concessione dell’artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Figura (2024; terracotta, ossidi, 33 (a) x 30 x 11 cm). Foto di Dario Lasagni. Su concessione dell'artista e di CAR Gallery
Emanuele Becheri, Figura (2024; terracotta, ossidi, 33 (a) x 30 x 11 cm). Foto di Dario Lasagni. Su concessione dell’artista e di CAR Gallery

Nelle altre quattro opere, tutte intitolate Figura (2021, 2023, 2024, 2025), il corpo umano appare ridotto all’essenziale, come residuo di un processo di sottrazione. Non vi è descrizione anatomica né espressività in senso tradizionale, ma queste forme conservano una forte carica di umanità, una presenza che si impone proprio attraverso la sua fragilità.

“Le opere in mostra non si offrono come immagini compiute o come rappresentazioni stabilizzate. Al contrario, sembrano trattenere qualcosa, rimanere in uno stato di sospensione, come se fossero colte nel momento stesso della loro formazione. Solitudine, Stupefatto, Autoritratto, Figura: i titoli non descrivono, ma orientano lo sguardo verso una dimensione interiore, psichica, quasi emotiva, che non trova mai una traduzione letterale nella forma”, scrive il curatore nel testo critico che accompagna la mostra. “La scultura, per Becheri, non è mai il luogo di una forma compiuta, ma il risultato sempre provvisorio di una serie di decisioni prese nel tempo, sotto la pressione della materia e del gesto. In questo senso, ogni opera conserva qualcosa di non risolto, di trattenuto, come se restasse aperta alla possibilità di un’altra direzione. È una scultura che non pretende di affermare, ma di sostare; che non occupa lo spazio, ma lo ascolta. [...] Le forme che abitano questa mostra non chiedono di essere interpretate, ma incontrate. Non offrono un’immagine da decifrare, ma un tempo da condividere. Nelle sale delle Collezioni Comunali d’Arte, queste sculture non si limitano a dialogare con il passato: lo mettono in vibrazione. Tra la densità della materia e la fragilità del gesto, tra la solitudine della forma e l’ascolto dello spazio, il lavoro di Emanuele Becheri restituisce alla scultura una possibilità rara e necessaria: quella di essere, oggi, un luogo di attenzione, di esitazione e di presenza”.

Orari: Martedì e giovedì dalle 14 alle 19; mercoledì e venerdì dalle 10 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18.30. Chiuso i lunedì non festivi.
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) dalle 10 alle 22, ultimo ingresso ore 21.30

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraSculture
CittàBologna
SedePalazzo d'Accursio
DateDal 25/01/2026 al 15/03/2026
ArtistiEmanuele Becheri
CuratoriLorenzo Balbi
TemiBologna, ART CITY Bologna 2026



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