Al Palazzo delle Paure Lorenzo Lotto dialoga con Giovanni Frangi nel segno dell'inquietudine


Inaugurata al Palazzo delle Paure di Lecco la mostra Lotto. L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi. Fino al 6 aprile 2021. 

Inaugurata il 5 dicembre 2020 a porte chiuse presso il Palazzo delle Paure di Lecco la mostra Lotto. L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi, promossa dalla Comunità pastorale e dall’Associazione culturale Madonna del Rosario, dal Comune di Lecco e dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese, con la collaborazione di Fondazione Cariplo e di Forfunding e Banca Intesa. 

La rassegna presenta il capolavoro di Lorenzo Lotto, Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria, firmato e datato 1522 e conservato in una collezione privata.  

“La scena è composta con l’anticonformismo caratteristico di Lorenzo Lotto che dispone i personaggi quasi in contrasto uno con l’altro, lungo linee diagonali che attraversano lo spazio” spiega Giovanni Valagussa, curatore artistico dell’evento. “Il gruppo centrale di Maria con il Bambino risente probabilmente di lontane suggestioni raffaellesche, ma più in generale ragiona sulla ricerca di espressione del movimento e sulle possibilità di rappresentare un gruppo in torsione che si costruisca su una struttura approssimativamente piramidale.  Tipicamente lottesca è però la sconcertante soluzione della piccola bara in legno che sporge di sbieco in primo piano e che subito conferisce un brivido drammatico alla rappresentazione. Un riferimento alla futura morte del Bambino che diventa la chiave di lettura dell’intera scena, spiegando il moto di spavento che lo spinge verso la Madre, a sua volta preoccupata e protettiva. Sotto alla cassa si nota anche un tavolaccio pure in legno sul bordo del quale il pittore scrive firma e data, in una probabile identificazione nel comune destino che sembra evocare una prossima morte. Ai lati si affacciano due santi. Giovanni Battista che indica verso il Bambino e drammaticamente ne indica il futuro: Ecce agnus Dei. E santa Caterina che nella tradizione dello sposalizio mistico rappresenta la Chiesa, continuatrice della presenza terrena di Cristo, ma accompagnata dal martirio ricordato dalla ruota uncinata. Una presenza rarissima è invece lo scoiattolo, dal quale il Bambino sembra ritrarsi terrorizzato: la spiegazione più probabile è che si pensava che lo scoiattolo fosse in grado di sentire in anticipo l’arrivo dei temporali, andando a rifugiarsi nella sua tana. Dunque se ne immaginava una sorta di capacità di previsione del futuro, che è dunque esattamente ciò da cui il Bambino prova a rifuggire, come in una previsione dell’Orazione nell’Orto. Il nostro dipinto è quasi certamente lo stesso visto da Francesco Maria Tassi a fine Settecento in casa Pezzoli a Bergamo. Dunque se ne conferma una provenienza fin dall’origine per un committente bergamasco a noi ignoto e alcuni successivi passaggi nelle collezioni cittadine, fino all’arrivo nella famiglia attuale, verosimilmente al principio dell’Ottocento”.

Accanto al capolavoro di Lorenzo Lotto, è esposta la serie di Esercizi di lettura appositamente realizzata dall’artista contemporaneo, Giovanni Frangi: "Ho sempre avuto una grande ammirazione per Lorenzo Lotto, forse anche grazie all’ammirazione che mio zio, Giovanni Testori, ha saputo trasmettermi. Il mio percorso, però, si è sempre mosso su temi diversi da quelli figurativi, più orientato all’osservazione del mondo naturale. Per questo, alla richiesta di Giovanni Valagussa, sono rimasto inizialmente spiazzato. Poi ho iniziato a pensare ad alcuni esempi di grandi artisti che si sono confrontati con maestri del passato: Richter, Bacon, Kentridge. E ho iniziato ad avvicinarmi lentamente alla pala di Lotto. Quando l’ho vista dal vivo sono stato colpito dai suoi colori. Così ho pensato che proprio il colore potesse essere l’elemento fondante e il terreno comune di un dialogo. E ne sono nati questi Esercizi di Lettura".

Come racconta Valagussa, “si tratta di sette opere, di cui quattro dipinte su tele grandi e consunte, dove larghe colature in rosso e giallo scivolano sulla superficie dilavate da un insolito procedimento che smorza i toni, ottenendone una particolarissima vibrazione liquida. I colori rinascimentali di Lotto diventano colori contemporanei, nella mancanza di certezze che ci caratterizza in quest’epoca.  Su queste stesure già antiche, Frangi ha disegnato silhouettes in nero leggere e nervose: si riconoscono lo scoiattolo o la ruota dentata di Santa Caterina, che nell’ingrandimento di molte volte rispetto all’originale prendevano una evidenza cruda e drammatica. E al centro, tra le quattro tele maggiori che fanno da ante di questo polittico moderno, una sequenza di tre opere più piccole sulle quali ritagli di pellicola lucida e brillante riportano invece davanti agli occhi proprio quella inconfondibile luce trasparente, acquietando il dialogo con l’originale antico in ragione dell’intensità cromatica”.

Il racconto di questo dialogo e di questo confronto nel tempo è affidato al docufilm di Francesco Invernizzi: “Si potrebbe pensare che anni di esperienza nel dirigere e produrre film d’arte mettano nelle condizioni di rendere facile e intuitivo il percorso narrativo di un autore o di un’opera, ma non è così. Accendere la macchina da presa e i riflettori su un artista, si chiami esso Lorenzo Lotto o Giovanni Frangi, implica un patto con lo spettatore al quale si chiede di sopportare quella invitabile personalizzazione che il documentarista non riesce, per sua natura, a non esprimere. Si cerca di essere il più obbiettivi possibile, di non influenzare lo spettatore indugiando su certi dettagli, di interpellare più storici dell’arte, ma la visione rimane sempre inquinata da quello che colpisce il mio occhio registico. Parto dunque dal presupposto che dovrò influenzare il meno possibile il mio pubblico per far passare l’artista, e non quello che io penso di lui. In questo mi aiuta il mio passato, gli storici dell’arte che mi accompagnano nella lettura delle opere, gli autori e sceneggiatori coi quali mi relaziono per la scrittura. E naturalmente gli artisti, con le loro biografie se sono scomparsi o con l’incontro se si tratta di contemporanei”. 

La mostra è allestita al piano terra del Palazzo delle Paure di Lecco fino al 6 aprile 2021. È sostenuta da numerosi sponsor privati e da istituzioni, e da un progetto di crowfunding condotto in collaborazione con Fondazione Comunitaria del Lecchese, Fondazione Cariplo, Forfunding e Banca Intesa. Numerosi volontari gestiranno l’accoglienza dei visitatori. L’accesso avverrà prevalentemente su prenotazione, attraverso il sito, in gruppi da sei a otto  persone per turno (ogni 15 minuti) e visite guidate da 45 minuti. Il costo del biglietto è di 2 euro. Attraverso il sito www.capolavoroperlecco.it è possibile prepararsi alla visita e approfondirla successivamente, grazie a contenuti dedicati a diverse fasce d’età. 

 

Al Palazzo delle Paure Lorenzo Lotto dialoga con Giovanni Frangi nel segno dell'inquietudine
Al Palazzo delle Paure Lorenzo Lotto dialoga con Giovanni Frangi nel segno dell'inquietudine


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