Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura: è questo l’allarme lanciato dalla direttrice Emilie Gordenker. La causa? La possibilità che il governo olandese non mantenga le promesse rese a Vincent Willem van Gogh (il nipote dell’artista, figlio del fratello Theo e della cognata Johanna Bonger van Gogh) nel 1962 nell’ambito degli accordi che portarono alla fondazione del museo. “Se questa situazione persiste, sarà pericolosa per l’arte e per i nostri visitatori” ha detto la direttrice Gordenker al New York Times. “È l’ultima cosa che vogliamo, ma se si arrivasse a questo punto, saremmo costretti a chiudere l’edificio”.
Ricapitoliamo brevemente. Dopo la morte di Vincent van Gogh, gran parte della sua arte e della sua collezione rimasero alla famiglia: in parte furono vendute da Johanna “Jo” van Gogh, la cognata, seguendo una politica accortissima che contribuì a far lievitare i prezzi di mercato delle opere di Vincent e a stimolare l’interesse della critica nei suoi confronti. In parte, invece, rimasero nelle disponibilità della famiglia, così Vincent Willem van Gogh e il governo olandese stipularono un accordo per impedire la dispersione della collezione. Il nipote di Van Gogh trasferì la proprietà dell’intera collezione (oltre duecento dipinti, cinquecento disegni e novecento lettere, nonché le opere d’arte dei contemporanei di Vincent collezionate nel corso degli anni) alla Fondazione Vincent van Gogh, istituita appositamente per questo scopo. In cambio, lo Stato olandese si impegnò a fornire risorse sufficienti per la costruzione e la manutenzione di un nuovo museo in cui la collezione sarebbe stata conservata in modo permanente ed esposta al pubblico.
Dopo la sua apertura nel 1973, il Van Gogh Museum ha rapidamente riscosso un notevole successo nazionale e internazionale. Il museo, com’è noto, fa rivivere la storia dell’artista a milioni di visitatori ogni anno attraverso la sua collezione di dipinti, disegni e lettere di Vincent van Gogh, unica al mondo, e comprensiva anche di importanti opere dei suoi contemporanei, il tutto sempre con mostre che negli anni hanno contribuito ad approfondire la conoscenza dell’opera di Van Gogh, e con programmi pubblici partecipati e innovativi. Non solo: il museo è diventato anche una delle principali destinazioni culturali di Amsterdam, situazione che non solo ha rafforzato la reputazione globale della città come capitale dell’arte e della creatività, ma ha svolto anche un ruolo essenziale nel presentare il ricco patrimonio artistico dei Paesi Bassi a un pubblico internazionale. Il Van Gogh Museum, peraltro, riesce a generare con le proprie forze l’85% del proprio fatturato (una percentuale molto alta rispetto ad altri musei pubblici).
Tuttavia, il successo del Van Gogh Museum ha anche un lato negativo: dalla sua apertura nel 1973, ha attirato quasi 57 milioni di visitatori, con un picco di 2,6 milioni di persone nel 2017, mentre l’edificio museale, di proprietà del governo olandese, non era stato progettato per un simile afflusso. Dopo oltre cinquant’anni di utilizzo intensivo, l’edificio museale non soddisfa più i requisiti richiesti dagli attuali flussi, dal momento che presenta carenze in termini di sostenibilità, sicurezza e climatizzazione. L’edificio versa in condizioni definite “pessime” dalla direzione e richiede ingenti investimenti per mantenerli sicuri e accessibili al pubblico. La maggior parte degli impianti tecnici ha raggiunto la fine del suo ciclo di vita operativo, è obsoleta e sempre più difficile da manutenere a causa della mancanza di pezzi di ricambio. Di conseguenza, la manutenzione ordinaria non è più fattibile e gli impianti devono essere sostituiti. Inoltre, a partire dal 2024, tutti gli edifici pubblici olandesi dovranno sottostare a misure di miglioramento della sostenibilità, che richiederanno modifiche strutturali estese e costose. Infine, saranno necessari interventi di manutenzione straordinaria per ottemperare agli obblighi legali e contrattuali.
Ora, il Van Gogh Museum ha commissionato un piano di importanti interventi di manutenzione e di sostenibilità, denominato “Masterplan 2028”. I lavori dovrebbero iniziare nel 2028 e durare circa tre anni. Durante questo periodo, il museo rimarrà aperto al pubblico solo parzialmente. Il costo totale del Masterplan 2028 ammonta a 104 milioni di euro, di cui 76 milioni di euro destinati a lavori di manutenzione, sostituzione e investimento; 23 milioni di euro per la sostenibilità; e 5 milioni di euro per i miglioramenti. Il museo non è però in grado di finanziare in autonomia il Masterplan 2028, e il governo non ha stanziato fondi sufficienti per gli edifici e le strutture del Van Gogh Museum. Il museo sta già utilizzando risorse proprie per rendere possibile la ristrutturazione; ad esempio, sta coprendo i mancati introiti (circa 50 milioni di euro) durante le chiusure parziali per la ristrutturazione e sta stanziando capitale proprio per poter beneficiare di un prestito statale. È richiesto un contributo annuo di oltre 11 milioni di euro per coprire le ristrutturazioni necessarie e gli interventi obbligatori di sostenibilità, per finanziare il progetto e per accantonare fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria futura. Il Ministero dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza, tuttavia, non fornirà un contributo superiore all’attuale livello di sostegno, pari a 8,5 milioni di euro, lasciando il museo con un deficit di 2,5 milioni di euro su base annua.
È un disavanzo che il museo non si può permettere, fa sapere la direzione. Dunque, se lo Stato olandese non rispettasse il suo storico accordo con l’“Ingegnere”, come veniva chiamato Vincent Willem van Gogh, e quindi non fornisse fondi sufficienti per i lavori di ristrutturazione, i miglioramenti in termini di sostenibilità e per la manutenzione periodica e di ampia portata in futuro, il progetto pianificato non potrebbe procedere. In tal caso, il museo rischia la chiusura, perché non sarebbe in grado di garantire la sicurezza della collezione, dei visitatori e del personale.
La Fondazione Vincent van Gogh, proprietaria di quasi tutta la collezione di opere di Van Gogh e dei suoi contemporanei conservata presso il Van Gogh Museum, sostiene pienamente la posizione del museo. “La Fondazione Vincent van Gogh è profondamente preoccupata per l’accessibilità della collezione Van Gogh, alla luce degli attuali problemi di finanziamento relativi ai necessari investimenti negli edifici e nelle strutture del Museo Van Gogh”, si legge in una sua nota. “L’ingegner Vincent Willem van Gogh, nipote dell’artista, ha stipulato un accordo con lo Stato olandese nel 1962 e ha reso la sua collezione privata accessibile al pubblico. In cambio, lo Stato olandese deve adempiere ai propri obblighi di legge”. “All’epoca”, ricorda il museo, “la gestione, la conservazione e l’esposizione della collezione erano considerate più importanti per i Paesi Bassi rispetto alle conseguenze finanziarie. Questa convinzione rimane immutata oggi, dato l’enorme successo del museo e la sua importanza per i Paesi Bassi nel loro complesso. La soluzione è semplice: il governo deve stanziare risorse sufficienti per le ristrutturazioni, i miglioramenti della sostenibilità e i risparmi per la manutenzione importante. Perché una promessa fatta è una promessa mantenuta. Anche quando si tratta di un governo”.
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