Il Museum voor Schone Kunsten di Gent, il museo più antico del Belgio


Il museo più antico del Belgio è il Museum voor Schone Kunsten di Gent, nelle Fiandre: fu aperto alla fine del Settecento e ospita una delle raccolte d'arte più interessanti del paese.

Il museo più antico del Belgio? Si trova a Gent, nelle Fiandre: è il Museum voor Schone Kunsten (“Museo di Belle Arti”), le cui origini sono da rintracciare alla fine del Settecento, quando Gent era amministrata dalla Francia rivoluzionaria e, come i francesi erano soliti fare nelle terre occupate, i suoi tesori d’arte furono requisiti e spediti a Parigi (alcune delle opere sottratte a Gent si trovano tuttora al Louvre). Così, nel 1798, la città decise di rifarsi attraverso una piccola collezione pubblica (il primo nucleo del museo: il 1798 è dunque considerato la data ufficiale dell’apertura) che per qualche tempo fu esposta nella chiesa di San Pietro, e poi, dal 1809, in una sala della locale Accademia di Belle Arti. A partire da quest’epoca la città non ha mai smesso di collezionare opere, ma già dal 1820 si poneva il problema di trovare un edificio adatto per accogliere la raccolta che in breve tempo, attraverso acquisti e donazioni, si era notevolmente espansa: così, fu dato incarico all’architetto Tieleman Franciscus Suys (Ostenda, 1783 - Wingene, 1861) di progettare un edificio dedicato. Tuttavia, si dovette attendere fino al 1898 per arrivare a un progetto definitivo.

Quell’anno, infatti, la città assegnò a Charles van Rysselberghe (Meerle, 1850 - Nizza, 1920) il compito di pensare a un nuovo progetto. Si deve a lui il grande edificio neoclassico dove oggi si ammirano le collezioni dell’istituto (fu costruito tra il 1900 e il 1904, e successivamente ampliato, sempre su progetto di Van Rysselberghe, nel 1913, in occasione dell’Esposizione Universale di quell’anno, che si tenne proprio a Gent). Il museo, noto anche con l’acronimo MSK, è dunque ospitato nell’edificio di Van Rysselberghe che si affaccia sul lato est del Citadelpark, il parco della Cittadella, dove ogni anno si tiene la Gentse Floraliën, grande manifestazione dedicata ai fiori. L’ultimo capitolo della storia dell’edificio risale ai primi anni Duemila: la spaziosa struttura novecentesca è stata infatti rinnovata tra il 2003 e il 2007.

Il Museum voor Schone Kunsten dispone oggi di una raccolta di circa novemila opere che vanno dal Medioevo alla prima metà del Novecento: di queste, sono seicento quelle esposte al pubblico, con particolare predilezione per l’arte fiamminga. Il museo è inoltre un’eccellenza per quanto riguarda l’arte di fine Ottocento e dei primi del Novecento. Il nucleo collezionistico principale è quello della Collezione di Arte Fiamminga (noto anche come VKC, “Vlaamse Kunstcollectie”), che comincia con la raccolta dei primitivi fiamminghi, della quale fanno parte anche due opere attribuite a Jheronimus Bosch, ovvero il Cristo portacroce e il San Girolamo in preghiera, oltre a dipinti di Pieter Brueghel il Giovane, Maarten van Heemskerck, Roelant Savery e altri. Grandi nomi abbondano anche nella sezione riservata all’arte barocca, con dipinti di Pieter Paul Rubens, Jacob Jordaens, Antoon van Dyck, Philippe de Champaigne, Frans Hals e altri importanti pittori dei Paesi Bassi.

Ingresso del museo
Ingresso del museo


Il Museum voor Schone Kunsten di Gent
Il Museum voor Schone Kunsten di Gent


Il Museum voor Schone Kunsten di Gent
Il Museum voor Schone Kunsten di Gent


Il Museum voor Schone Kunsten di Gent
Il Museum voor Schone Kunsten di Gent


Il Museum voor Schone Kunsten di Gent
Il Museum voor Schone Kunsten di Gent


Il Museum voor Schone Kunsten di Gent
Il Museum voor Schone Kunsten di Gent

Uno dei vanti del Museum voor Schone Kunsten è, come detto, la parte della raccolta riservata all’arte della fine del XIX secolo e degli inizi del XX: ci sono importanti opere di Jems Ensor (tra cui il famoso Ingresso a Gerusalemme), Oskar Kokoschka, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Gustave Van de Woestyne, Théo van Rysselberghe, Fernand Khnopff, George Minne, Emile Claus, Maurice Denis, Odilon Redon. Tutte le correnti del tempo sono ben rappresentate: non mancano neppure opere degli impressionisti (Manet, per esempio, oppure un protoimpressionista come Eugène Boudin, noto soprattutto per essere stato il maestro di Claude Monet) o dei maestri del romanticismo francese come Théodore Géricault. Nella collezione un focus è dedicato anche ai pionieri dell’arte astratta in Belgio, e in generale all’astrattismo dalle origini fino agli anni Settanta.

L’istituto di Gent è anche un importante centro di ricerca. A disposizione di pubblico e studiosi è presente una libreria specializzata che conta quarantamila libri (tra cui monografie, cataloghi ragionati, cataloghi di mostre e di musei) e un migliaio di riviste. Fiore all’occhiello della biblioteca è la collezione di libri storici dei primi del Novecento: ci sono volumi dell’epoca, libri d’artista, riviste storiche, cataloghi dei salon del tempo. Ancora, nel dicembre del 2002 il Museum voor Schone Kunsten di Gent ha fondato un centro di documentazione specializzato sull’arte dell’Ottocento e del primo Novecento, che ambisce a essere un istituto dove documenti storici e d’archivio possano essere messi a disposizione del pubblico. Inoltre, il museo ha un vasto archivio e continua ad acquisire opere per la sua collezione.

Nel 2020, il Museum voor Schone Kunsten ha accolto la più grande mostra di sempre su Jan van Eyck, per accompagnare il restauro del Polittico dell’Agnello Mistico (al quale, su queste pagine, abbiamo dedicato un ampio focus in quattro puntate), con quindici opere del grande maestro rinascimentale. E proprio i pannelli restaurati del Polittico dell’Agnello Mistico, prestati dalla Cattedrale di San Bavone di Gent dove l’opera è conservata, sono stati esposti al museo. Oggi, la grande mostra sopravvive nel tour virtuale a 360 gradi (con tanto di percorsi riservati per adulti e per bambini), attraverso il quale è possibile rivivere quell’esperienza definita dal museo “once in a lifetime”, ovvero che accade una volta nella vita.


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