La Collezione Nasci-Franzoia: la più grande raccolta pubblica al mondo di vetri veneziani


A Feltre è stata da poco donata alla Galleria Carlo Rizzarda la preziosa Collezione Nasci-Franzoia, che diventa così la più grande raccolta pubblica al mondo di vetri veneziani. Ecco la storia e i capolavori di questa collezione.

La più grande collezione pubblica di vetri veneziani al mondo. Così l’amministrazione del Comune di Feltre, cittadina ai piedi delle Dolomiti, giustifica il proprio entusiasmo per la Collezione Nasci-Franzoia, nata dalla passione e dalla spinta collezionistica trentennale dei coniugi omonimi e proprio da Ferruccio Franzoia, architetto e allievo di Carlo Scarpa, donata al Comune e alla Galleria Carlo Rizzarda nel 2018 per la stabile esposizione al pubblico.

A luglio è stato presentato alla cittadinanza e alla stampa l’ambizioso catalogo voluto dal Comune e curato dallo stesso Franzoia e da Tiziana Casagrande, curatrice del museo (SilvanaEditoriale, 49 €). Quasi 600 pagine che accompagnano il lettore, sia egli fine conoscitore delle vetrerie muranesi o soltanto curioso di saperne di più, alla scoperta non solo della collezione ora conservata nel museo feltrino, ma della storia delle arti decorative, del vetro e del collezionismo contemporaneo.

La collezione è collocata al secondo piano della Galleria Carlo Rizzarda con un allestimento curato dallo stesso Franzoia, già artefice nel 2000 dell’assetto espositivo del Museo, ed è aperta al pubblico dall’8 maggio 2021. L’esposizione è un tuffo nella produzione vetraria del Novecento. Non solo le opere di Carlo Scarpa, nelle sue varie collaborazioni con le ditte Cappellin e Venini. Ma vetri disegnati da tante personalità diverse del novecento muranese, quali Napoleone Martinuzzi (Murnao, 1892 - Venezia, 1977), Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900 - Rapallo, 1981), Vittorio Zecchin (Murano, 1878 - 1947), Tyra Lundgren (Stoccolma, 1897 - 1979), Paolo Venini (Milano, 1895 - Venezia, 1959), Massimo Vignelli (Milano, 1931 - New York, 2014), Fulvio Bianconi (Padova, 1915 - Milano, 1996), Toni Zuccheri (San Vito al Tagliamento, 1936 - 2008), Tobia Scarpa (Venezia, 1935), Alfredo Barbini (Murano, 1912 - 2007), Archimede Seguso (Murano, 1909 - 1995), Flavio Poli (Chioggia, 1900 - Venezia, 1984), Tapio Wirkkala (Hanko, 1915 - Helsinki, 1985), Guido Balsamo Stella (Torino, 1882 - Asolo, 1941), Giuseppe Barovier (Murano, 1853 - 1842) e Guido Bin, pseudonimo di Mario Deluigi (Treviso, 1901 - Dolo, 1978). Non mancano i contemporanei, come Alessandro e Laura Diaz de Santillana, Sergio Asti, Heinz Oestergaard, Luciano Gaspari, Maria Grazia Rosin, Cristiano Bianchin, Michela Cattai e molti altri.

La Galleria Carlo Rizzarda
La Galleria Carlo Rizzarda


La Galleria Carlo Rizzarda
La Galleria Carlo Rizzarda


La Galleria Carlo Rizzarda
La Galleria Carlo Rizzarda

L’allestimento si sviluppa su tre sale. La prima è dedicata alla produzione della ditta Vetri Soffiati Muranesi Cappellin-Venini & C., costituita nel 1921 da Giacomo Cappellin e Paolo Venini, sotto la direzione artistica di Vittorio Zecchin, e ai modelli creati da Zecchin che continuarono ad essere prodotti dalle ditte nate dallo scioglimento della Cappellin-Venini. Nella seconda sala sono documentate le produzioni delle due manifatture, la Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & C. e la Vetri Soffiati Muranesi Venini & C. Alcuni degli oggetti riferibili alla presenza a Murano di Carlo Scarpa (Venezia, 1906 - Sendai, 1978) che nel 1926 iniziò con Cappellin, dove restò fino al 1931, per poi passare alla Venini fino al 1947. Ma la sala ospita tanti altri esemplari della produzione Venini degli anni tra il 1925 e il 1960 e una miscellanea di prodotti di altre ditte attive in laguna. La terza e ultima sala, la più ampia, è dedicata ai vetri da mensa: oggetti di consumo, “destinati ad un uso effimero e pertanto”, come dice il catalogo, “la sezione offre un’importante testimonianza di gusto e costume”. Gran parte dei pezzi in collezione fanno riferimento ai modelli creati da Zecchin negli anni Venti, ma sono documentati anche esempi di vetri veneziani di età precedente, come un insieme di vetri Luigi XVI in cristallo sfaccettato con decorazioni in oro ed una campionatura di bicchieri storicistici con decoro a smalti policromi o incisi a ruota. Sono presenti anche cristalli da tavola di produzione non muranese di gusto Belle Époque e alcuni esempi di cristalleria boema commercializzati a Venezia dalla Compagnia Venezia e Murano. L’intero allestimento è accompagnato da alcune opere pittoriche e musive, tutte appartenenti alla collezione Carla Nasci-Ferruccio Franzoia.

Attraversando le sale, quel misto di innovazione e tradizione, unito a una profonda perizia tecnica, che caratterizza le produzioni muranesi, è immediatamente percepibile, arrivando a stupire anche il visitatore meno avvezzo alla vetreria. Unico neo, l’assenza di pannelli esplicativi tali da consentire al visitatore poco addentro alla storia delle produzioni gli sviluppi cronologici e temporali, nonché personali, che fanno da contesto e base alle produzioni esposte: ma è un neo tipico delle esposizioni di arti decorative e contemporanee.

Strumento per comprendere la collezione in ogni suo aspetto, e molto di più, è il catalogo sopraccitato. Qui troviamo quasi 300 schede che descrivono i vetri esposti, scritte con un linguaggio di facile lettura anche per chi non mastica i termini tecnici, e troviamo la biografia dei vari autori e mastri vetrai esposti. Ma non solo: le riproduzioni fotografiche, di qualità eccellente, consentono di immergersi nei colori e nelle forme prima e dopo la visita. I saggi raccolti nella prima parte del catalogo consentono al lettore di comprendere appieno la genesi del museo, della collezione, e lo sviluppo e le tendenze delle arti decorative veneziane e, in parte, italiane nel corso dell’ultimo secolo. Nel primo saggio Tiziana Casagrande colloca la collezione Nasci-Franzoia nel contesto della Galleria Carlo Rizzarda, una collezione che “rappresenta un coerente arricchimento del museo delle arti decorative istituito mediante legato testamentario dal celebre maestro del ferro battuto del quale porta il nome. La nuova sezione infatti prosegue, ampliandolo in perfetta sintonia, un tema già presente nel nucleo d’origine dell’esposizione permanente”: quello del vetro e del colore, che nella produzione di Rizzarda (Feltre, 1883 - Milano, 1931) è ben presente e in dialogo con il ferro, come spiega la curatrice nelle pagine successive.

Napoleone Martinuzzi per Venini, Segnaposto con fagiani (1930; vetro lattimo su base cilindrica in vetro cristallo iridato con applicazioni di foglia d'oro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia) e cinghialetto (1928-1929; vetro pulegosto)
Napoleone Martinuzzi per Venini, Segnaposto con fagiani (1930; vetro lattimo su base cilindrica in vetro cristallo iridato con applicazioni di foglia d’oro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia) e cinghialetto (1928-1929; vetro pulegosto; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Laura Diaz de Santillana per Eos, Vasi (anni Ottanta; vetro a canne di colore rosso, nero e trasparente; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Laura Diaz de Santillana per Eos, Vasi (anni Ottanta; vetro a canne di colore rosso, nero e trasparente; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Toni Zuccheri per Venini, Gabbiano (1964; vetro cristallo con canne policrome rosso e grigio, zampe in bronzo; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Toni Zuccheri per Venini, Gabbiano (1964; vetro cristallo con canne policrome rosso e grigio, zampe in bronzo; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., Vasi (1921-1925; vetro soffiato trasparente ametista e verde chiaro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., Vasi (1921-1925; vetro soffiato trasparente ametista e verde chiaro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., Vasi Veronese (1921-1922; vetro soffiato trasparente di differenti colori; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., Vasi Veronese (1921-1922; vetro soffiato trasparente di differenti colori; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Tapio Wirkkala per Venini, Bottiglie della serie Bolle (1966; vetro trasparente soffiato saldato a incalmo; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Tapio Wirkkala per Venini, Bottiglie della serie Bolle (1966; vetro trasparente soffiato saldato a incalmo; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Napoleone Martinuzzi per Zecchin-Martinuzzi, Vaso (1933; vetro velato rosso con applicazioni in foglia d'oro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Napoleone Martinuzzi per Zecchin-Martinuzzi, Vaso (1933; vetro velato rosso con applicazioni in foglia d’oro; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)


Vittorio Zecchin, Vaso biconico, dettaglio (vetro trasparente con decoro a smalti policromi e foglia d'oro di soggetto marino; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
Vittorio Zecchin, Vaso biconico, dettaglio (vetro trasparente con decoro a smalti policromi e foglia d’oro di soggetto; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia) marino


MVM Cappellin & C., Pappagallino, dettaglio (1925-1931; vetro pulegoso verde smeraldo e particolari in pasta rossa; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)
MVM Cappellin & C., Pappagallino, dettaglio (1925-1931; vetro pulegoso verde smeraldo e particolari in pasta rossa; Feltre, Galleria Carlo Rizzarda, Collezione Nasci-Franzoia)

Nei saggi successivi Rosa Barovier Mantovani racconta il rapporto con la tradizione muranese dei secoli XV e XVI che si incontra nei vetri della collezione Nasci-Franzoia, attraverso il racconto degli apogei, delle crisi, delle trasformazioni delle vetrerie muranesi nel corso dei secoli fino alla rinascita degli anni Venti e Trenta del Novecento. Segue Mariateresa Chirico andando ad approfondire l’apparizione sulla scena delle nuove produzioni veneziane nelle esposizioni (biennali, triennali) italiane del XX secolo, andando a indagare motivi e modi di un’esplosione tarda, rispetto al resto d’Europa, ma tanto creativa. Seguono due saggi dedicati in particolare alla figura di Vittorio Zecchin (Marino Barovier) e di Carlo Scarpa (J.K. Mauro Pierconti). La sezione si chiude con un dialogo in sei atti con il collezionista, Ferruccio Franzoia, che permette di indagare a fondo il suo rapporto con l’arte, i musei, le arti decorative e, in ultimo, i modi e i perché con cui si è creata la collezione insieme alla moglie Carla Nasci. Collezione che oggi è di pubblica fruizione, per quello che in conferenza stampa Franzoia ha definito “un atto d’amore. Ma non un atto d’amore a Feltre, un atto d’amore e basta”: aggiungerei, avendo ascoltato il resto dell’intervento, un atto d’amore verso il pubblico e verso i musei, spazi in cui chiunque possa fruire di quella collezione.

E proprio sul luogo che raccoglie la collezione Nasci-Franzoia, la Galleria Carlo Rizzarda, è bene spendere due parole in conclusione. Un gioiello cittadino nato da un altro atto d’amore, quello di Carlo Rizzarda, un figlio della città di Feltre nato in ristrettezze economiche e divenuto celebre a livello europeo grazie alla sua straordinaria perizia nel battere il ferro. Rizzarda collezionò per tutta la vita, per poi donare alla città di Feltre tutta la sua raccolta (comprendente anche opere di Wildt, Signorini, Fattori... ) e la produzione rimasta nelle sue disponibilità. Nacque così la Galleria Rizzarda, con il mandato di ampliarsi e continuare a comprare e raccogliere opere di arte contemporanea: come spesso accade, gli ampliamenti sono stati limitati, fino alla grande donazione Franzoia. Ma la galleria resta un piccolo gioiello per chi vuole comprendere e ammirare le arti decorative del novecento italiano. Il comune promette a breve la pubblicazione di un secondo grande catalogo, sui ferri battuti della collezione Rizzarda. Nell’attesa, una visita è largamente consigliata.


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Leonardo Bison

L'autore di questo articolo: Leonardo Bison

Dottore di ricerca in archeologia all'Università di Bristol (Regno Unito), collabora con Il Fatto Quotidiano ed è attivista dell'associazione Mi Riconosci.


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1. Paola Natalizia in data 17/08/2021, 16:06:17

Molto interessante e coinvolgente nei contenuti! Spero di poter visitare il museo!







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