Assemblea sindacale al Colosseo: “la misura è colma” dovrebbero dirlo i lavoratori


Sull'assemblea sindacale al Colosseo e nei siti archeologici di Roma: dovremmo essere noi, e non il ministro Franceschini, a dire che la misura è colma.

Ancora, dopo una normale assemblea sindacale dei lavoratori della Soprintendenza Speciale per il Colosseo (SSCol) di Roma, legittimamente e regolarmente comunicata una settimana fa, dobbiamo assistere agli strali dei nostri politici, a cui proprio non va giù l’idea che i lavoratori possano vantare diritti, al pari dei turisti rimasti fuori dai cancelli dei principali siti archeologici di Roma per tre ore (dato che l’assemblea si è svolta dalle 8:30 alle 11:30 di stamattina).

Quali sono i motivi che hanno portato i lavoratori a indire l’assemblea? Lo leggiamo in una nota emanata ieri dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie della SSCol: “ci sembra necessario denunciare: il mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie dei luoghi della cultura (primo maggio, aperture serali, etc.), dopo quasi un anno solare di inutile attesa. Si tratta di attività già svolte dai lavoratori, attività che hanno dato la possibilità al nostro Ministro, negli ultimi 11 mesi, di rivendicare i successi delle iniziative su tutti gli organi di stampa; la mancata apertura di una trattativa di Comparto per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici bloccato per la parte economica da molti anni nonostante la recente sentenza della Corte Costituzionale abbia dichiarato incostituzionale il blocco dei salari; la decisione tutta politica di costituire, in accordo con il Comune di Roma e senza un minimo confronto con le parti sociali, una sovrastruttura burocratica come il Consorzio per la gestione dell’Area Centrale laddove sarebbe invece necessaria una politica di obiettivi condivisi ed una pianificazione assunzionale seria e lungimirante; la mancata apertura di un confronto sulla organizzazione del lavoro all’interno della Soprintendenza in grado di ristabilire un benessere organizzativo che possa riqualificare il lavoro, innalzare la qualità dei servizi offerti non trascurando la sicurezza del personale che vi opera e dei visitatori che affollano i nostri siti”.

Colosseo assemblea sindacale
Foto di Fanpage.it distribuita con licenza Creative Commons

La reazione del ministro Dario Franceschini, affidata a un post su Facebook, non si è fatta attendere: “la misura è colma: oggi in Consiglio Ministri proposta Musei come servizi pubblici essenziali”. La frase “la misura è colma”, caro ministro, avrebbe molto più senso se pronunciata dai suoi lavoratori, che sono continuamente mortificati: dai dirigenti delle soprintendenze, bastonati da quell’umiliante espressione, "un salto di qualità per i musei italiani", riferita ai venti nuovi direttori dei principali musei statali, ai dipendenti che garantiscono le aperture straordinarie dei musei senza ricevere da quasi un anno le indennità che spetterebbero di diritto ai lavoratori. E, come i sindacati giustamente hanno sottolineato, se il ministro può vantarsi a ogni piè sospinto del successo delle aperture straordinarie, ciò si deve perlopiù a quei lavoratori che tengono aperti i siti archeologici e i musei pur vedendo arrivare i pagamenti degli straordinari con mesi e mesi di ritardo. La misura è colma perché abbiamo una pubblica amministrazione che paga in ritardo e, non contenta di ciò, mortifica i propri lavoratori con vergognose campagne mediatiche colpevoli, peraltro, di indurre a pensare che solo in Italia si chiudano i musei per assemblee sindacali o scioperi: un’assurdità clamorosa smentita dalle notizie che provengono dall’estero, per esempio dall’Inghilterra, dove dall’inizio dell’anno ci sono state decine di giorni di scioperi contro le privatizzazioni della National Gallery di Londra. Scioperi di cui, beninteso, in pochissimi in Italia hanno parlato, e dei quali pertanto pochissimi sono a conoscenza.

Un ministro sordo alle richieste dei suoi lavoratori, che non commenta le ragioni della protesta, ma si limita a emanare note in cui annuncia provvedimenti per limitare i diritti dei suoi lavoratori, è un ministro che dovrebbe quanto meno domandarsi se sta svolgendo in maniera egregia il proprio dovere, o se dovrebbe piuttosto lasciare il suo scranno a una figura in grado di dare delle risposte serie e convincenti a lavoratori che lamentano da mesi i mancati pagamenti degli straordinari, il mancato rinnovo dei contratti bloccati nella parte economica benché la Corte Costituzionale si sia espressa contro il blocco dei salari, le decisioni imposte dall’alto senza che il ministero ingaggi un confronto con la base. Ribadiamo che i lavoratori non hanno meno diritti dei turisti in coda (che, comunque, hanno dovuto aspettare soltanto tre ore per vedere i siti archeologici riaperti).

La misura è colma per noi, che abbiamo un ministro che dimostra, giorno dopo giorno, una sempre più costante mancanza di dialogo con i dipendenti del proprio ministero. Che umilia gli ex direttori dei principali musei statali parlando di “salto di qualità” in riferimento ai nuovi direttori. La misura è colma per noi, che dobbiamo assistere allo scollamento tra musei e territorio per via di una riforma del MiBACT che ha depotenziato, spesso accorpandole tra loro e cancellandole, moltissime soprintendenze. La misura è colma per noi, che dobbiamo vedere quelle stesse soprintendenze, già provate dalla riforma, perdere ancora più importanza e uscire gravemente ferite da una legge sulla pubblica amministrazione contro le cui misure si è levato anche il Consiglio Superiore dei Beni Culturali. La misura è colma per noi, che con tristezza dobbiamo apprendere che agli Uffizi scompare la figura dell’archeologo che cura le collezioni antiche, ma al contempo siamo costretti a sentire che la Galleria potrebbe aprire ai grandi chef. La misura è colma per noi, perché il ministero, ai nostri giovani, non è in grado di offrir di meglio di lavoro precarissimo con pochi tirocini, oltretutto mal pagati. Una situazione diventata sempre più indegna e insostenibile. Ma il nostro ministro si muove e tuona solo quando il Colosseo chiude per tre ore di assemblea sindacale. Dire che ci sentiamo presi in giro da questa politica probabilmente non rende bene l’idea di ciò che proviamo.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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