Statue coperte: ecco di cosa dovremmo veramente vergognarci


Una riflessione sul caso delle statue dei Musei Capitolini coperte per la visita del presidente iraniano Rouhani

Hassan Rouhani è un uomo intelligente e un politico abile. Ed è un uomo che ha una certa cultura: ha anche studiato in Europa. Difficile pensare che le statue dei Musei Capitolini, coperte non si sa ancora bene per iniziativa di chi, avrebbero potuto urtare la sua sensibilità. È quindi necessario trovare un’altra chiave di lettura per quanto avvenuto nelle ore appena trascorse. Il 26 febbraio si terranno, in Iran, le elezioni per il rinnovo del Parlamento: Rouhani, rappresentante dell’ala moderata che, come tutti sappiamo, intende aprire nei confronti dell’Occidente, è adesso in posizione di minoranza rispetto all’ala dei conservatori. Ma Rouhani è considerato da tutti i leader occidentali un partner prezioso nel contesto dello scacchiere mediorientale: farlo passare accanto a statue che avrebbero potuto (in questo caso sì) urtare la suscettibilità dei conservatori, avrebbe giocato a suo svantaggio nei confronti di gran parte dell’opinione pubblica iraniana e avrebbe potuto costargli caro in vista delle elezioni. Quel che è certo è che non si è davvero trattato di un atto di sottomissione, come certi soloni nostrani avvezzi alla chiacchiera, che probabilmente non hanno mai messo piede in un museo (ma si rammentano dell’esistenza di tali istituti esclusivamente quando devon far propaganda), vorrebbero far credere.

Dal canto suo, Rouhani si è limitato a commentare liquidando laconicamente la vicenda come un caso giornalistico e ringraziando gli italiani per la loro ospitalità. La delegazione iraniana non avrebbe dunque avanzato richieste all’Italia. Ma anche per evitare cadute di popolarità del presidente iraniano nel suo paese, si sarebbe potuto tranquillamente agire in altro modo: pensando, per esempio, ad altri luoghi da far visitare all’ospite. Per mantenere stabili gli equilibri interni dell’Iran (e quindi quelli internazionali) non occorreva esercitare un’azione così indecorosa nei confronti della nostra cultura. Certo: la cultura d’una nazione si evince anche dai riguardi che si tengono nei confronti di un ospite, e dalle scelte strategiche condotte per non alterare, come si diceva, certi equilibri. Ma a volte si pecca di eccesso di zelo: questo è sicuramente un caso in cui le premure dell’ospitante sono state eccessive.

Particolare della Venere Capitolina, una delle statue coperte
Particolare della Venere Capitolina, una delle statue coperte. Credit

L’aspetto più irritante dell’intera vicenda è tuttavia un altro, ed è tutto italiano: la nefasta pratica dello scaricabarile a cui stiamo assistendo in queste ore. Non si riesce ancora a trovare il responsabile che ha preso la decisione di far coprire le statue. Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, se n’è tirato fuori, e la Sovrintendenza Capitolina ha fatto lo stesso, addossando le responsabilità a Palazzo Chigi, benché lo stesso Dario Franceschini abbia dichiarato che anche il premier Matteo Renzi non era stato informato. L’indagine interna avviata da Palazzo Chigi ha stabilito che la responsabilità è del capo del cerimoniale, Ilva Sapora: difficile tuttavia, come fa notare il Corriere della Sera, pensare che la funzionaria abbia preso la decisione in totale autonomia, viste anche le tendenze fortemente accentratrici imposte da Matteo Renzi, i cui incontri con i leader stranieri sono appunto curati dall’ufficio del cerimoniale. Possibile che il cerimoniale abbia celato al presidente del consiglio l’idea di prendere una decisione che avrebbe comportato polemiche a non finire? E che quindi abbia sottovalutato la possibile eco mediatica di una decisione del genere? Molto probabilmente le risposte a tali domande non possono che essere negative.

Ugualmente impossibile pensare che nessuno, nello staff della Sovrintendenza e dei Musei Capitolini, sapesse che le statue sarebbero state coperte: per portare a termine un’operazione come quella che tutti abbiamo visto, occorre incaricare una ditta specializzata, reperire il materiale adatto per la copertura, portarlo dentro ai musei, procedere all’installazione, il tutto a carico dei contribuenti. Occorre dunque qualcuno che coordini tutte queste attività. Le statue, del resto, non si possono coprire da sole, e gli operai non possono prendere decisioni in autonomia. Dunque è ovvio che anche il direttore dei Musei e la Sovrintendenza Capitolina abbiano delle responsabilità, dal momento che decidono sulle loro raccolte e avrebbero dunque potuto opporsi.

Insomma, è palese che le responsabilità non possano essere attribuite a un’unica persona. È dunque inaccettabile che Ilva Sapora corra il rischio di diventare l’unico capro espiatorio della vicenda. Ci auguriamo dunque che si riesca a ricostruire tutto l’iter della vicenda per capire davvero chi è stato partecipe della decisione. Infine, è inaccettabile che in un paese civile le figure istituzionali continuino a scansare le responsabilità: è questo deprimente scaricabarile che ci fa veramente fare pessime figure a livello internazionale, ed è di questo che dovremmo veramente vergognarci.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Franco in data 28/01/2016, 16:07:09

L'arte è arte, che accidenti c'entra la politica e tutte le miserande relazioni internazionali?



2. Patrizia in data 28/01/2016, 19:55:23

Giuste osservazioni. Mi avvilisce pensare alla scarsa considerazione verso la nostra cultura che i nostri governanti hanno dimostrato in questa occasione. Che tristezza!!!



3. mari in data 28/01/2016, 20:45:49

non ci meravigliamo più di nulla, non so più in che paese viviamo,ci stanno togliendo tutto



4. cigoli in data 29/01/2016, 20:03:34

non so chi sia Ilva Sapora. Se è una Persona e non un oggetto politico, se incolpata saprà difendersi. Se non lo farà vorrà dire che appartiene alla classe dei nominati che tutto debbono ai politici. Altrimenti dovrà prepararsi a sloggiare o rassegnarsi a non fare carriera. Io ne conosco altri, funzionari molto più piccoli, che hanno detto no ai loro direttori generali. ... certo oggi non fanno i Dirigenti, ma sono ancora PERSONE e non pupi in mano ai pupari.




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