Dentro al processo creativo di Hayez (con qualche capolavoro). Com'è la mostra di Torino


Recensione della mostra “Hayez. L’officina del pittore romantico”, a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni (a Torino, GAM, dal 17 ottobre 2023 al 1° aprile 2024).

Non si vedeva dal 2016 una mostra che ripercorresse cronologicamente la lunga vicenda biografica e la produzione artistica di Francesco Hayez (Venezia, 1791 - Milano, 1882): fino al febbraio di quell’anno infatti le Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano accoglievano la monografica Hayez, curata da Fernando Mazzocca, che dagli anni della formazione neoclassica tra Venezia e Roma, nello studio di Antonio Canova, conduceva i visitatori fino all’affermazione dell’artista a Milano come protagonista del Romanticismo, di cui culmine è da considerarsi il suo più celebre capolavoro, Il Bacio, presente alla rassegna di sette anni fa in tutte le sue tre versioni. Ora, a distanza di anni, è Torino a raccogliere il testimone di quella mostra: con la curatela di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, fino al 1° aprile 2024 la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea ospita Hayez. L’officina del pittore romantico che, attraverso dieci sezioni e procedendo in ordine cronologico, vuole accompagnare il pubblico, partendo ancora dagli anni della formazione neoclassica tra Venezia e Roma, nella vita e nell’attività creativa di Hayez, fino a giungere agli ultimi anni della sua produzione. E tra questi confini temporali, si tiene a sottolineare la varietà e la vastità del suo repertorio tematico, dai dipinti a soggetto storico, ai ritratti, ai nudi, ai soggetti allegorici, mitologici e sacri, sempre padroneggiando lo stile e la tecnica.

Delle versioni de Il Bacio, nella mostra torinese non ne è esposta nemmeno una, e neppure il famosissimo Ultimo bacio tra Romeo e Giulietta di Villa Carlotta a Tremezzina (prestato invece alla mostra all’Accademia Carrara di Bergamo, Tutta in voi la luce mia. Pittura di storia e melodramma, a cura dello stesso Mazzocca e di Maria Cristina Rodeschini, insieme ad altre opere di Francesco Hayez); a ricordare il dipinto di Villa Carlotta c’è comunque un Ultimo addio di Giulietta e Romeo di collezione privata. La rassegna vede tuttavia capolavori come il Ritratto di Carolina Zucchi a letto (L’ammalata), della collezione della GAM di Torino, la Santa Maria Maddalena penitente nel deserto della Collezione Franco Maria Ricci, la Maddalena penitente della GAM di Milano, Il Consiglio alla vendetta proveniente dalle collezioni dei principi del Liechtenstein, il Laocoonte dall’Accademia di Brera, l’Accusa segreta dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, La Meditazione dei Musei Civici di Verona - Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, e Tamar di Giuda dai Musei Civici di Varese.

Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino
Allestimenti della mostra Hayez. L’officina del pittore romantico. Foto Perottino

Inoltre, ai dipinti, molti di collezione privata, sono stati accostati in mostra tanti dei loro disegni preparatori, per la maggior parte provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Brera, dove Hayez fu per quarant’anni professore di pittura. Sta proprio in questo accostamento tra dipinti e disegni (circa una cinquantina), questi ultimi spesso realizzati con gesti rapidi alla maniera di appunti visivi da utilizzare poi nelle più raffinate e dettagliate composizioni, la novità della mostra torinese, poiché, come preannunciato dal titolo dell’esposizione, dà occasione al visitatore di seguire e comprendere il processo creativo delle opere dell’artista, proiettandolo nel suo atelier. Una straordinaria testimonianza del metodo di lavoro di Hayez, che dava al disegno un ruolo importante e che non escludeva i ripensamenti.

Un esempio di questo accostamento dipinto-disegno lo si incontra subito nella prima sala, quella dedicata alla formazione e agli esordi di Hayez, che da Venezia si spostò a Roma per avere più possibilità di frequentare importanti ambienti culturali, che lui trovò infatti nello studio di Antonio Canova, dove ebbe modo di immergersi negli ultimi orizzonti del Neoclassicismo: il grande quadro del Laocoonte proveniente dall’Accademia di Belle Arti di Brera è qui infatti affiancato dallo Studio d’insieme per il dipinto e dallo Studio per la testa di Laocoonte, quest’ultimo anch’esso proveniente dall’Accademia di Brera. Hayez presentò l’opera al Grande concorso di pittura indetto dall’Accademia di Brera nel 1812 e riscosse enorme successo, anche se ottenne un ex-aequo con l’allievo di Andrea Appiani, Antonio De Antoni, ma ciò che è importante è che, nel corso dell’elaborazione di questo capolavoro giovanile, l’artista fissa il proprio metodo di lavoro che si basa sul disegno e sugli studi preparatori dei singoli particolari per giungere alla composizione d’insieme. Nella stessa sala è esposto anche l’Atleta trionfante del 1813, in cui ben si riconoscono i modelli canoviani, e che Hayez presentò al concorso del Mecenate Anonimo presso l’Accademia di San Luca, da dove proviene l’opera in mostra.

Ma ancora più significativa per l’immenso lavoro che richiese decine di disegni preparatori e studi è la monumentale tela de La sete patita dai primi Crociati sotto Gerusalemme, che l’artista eseguì su commissione di re Carlo Alberto per il Palazzo Reale di Torino, dove si può ancora ammirare. La sua realizzazione richiese quasi vent’anni di lavoro e di studio, dal 1833 al 1850; in effetti la tela è considerata una delle imprese più ambiziose di Hayez, sia per le dimensioni (363 x 580 cm) sia per il tema, uno degli episodi più clamorosi delle Crociate ispirato al poema I Lombardi alle Crociate di Tommaso Grossi, da cui deriva anche l’omonimo melodramma di Giuseppe Verdi. Hayez fu in grado di dare forma in pittura a questo episodio della cristianità, quando l’esercito cristiano si ritrovò “in preda a tutti gli orrori della sete sotto un cielo di fuoco” (Joseph-François Michaud, Storia delle Crociate, 1812-1822), esaltando nello stesso tempo la sofferenza e l’eroismo di donne e uomini. A questa lunga impresa artistica, la mostra dedica una speciale sezione focus, dove vengono esposti sei studi, disegni che analizzano particolari figure e dettagli de La sete dei Crociati, accompagnati dalla composizione d’insieme per far vedere l’esatta posizione di un determinato dettaglio all’interno del quadro complessivo. Il tema della crociata si ritrova anche in un dipinto della terza sezione, dedicata alla grande pittura storica che Hayez intraprende dalla fine degli anni Venti dell’Ottocento. Si tratta del quadro, ammirato da Stendhal che lo vide nello studio dell’artista, che racconta la predicazione della prima Crociata di Pietro l’Eremita, che andava per città e borgate col crocifisso in mano cavalcando una mula bianca. Il quadro del 1827-29 suscitò molto entusiasmo poiché poteva essere interpretato in riferimento all’attualità politica di quell’epoca, al destino della Nazione, e alla necessità di un riscatto nazionale; interpretazione volutamente rafforzata dalla presenza nel dipinto di ritratti di contemporanei, tra cui Hayez stesso. Come significativi sono i due apostoli predicatori che vestiti con i colori del tricolore rimandano alla causa patriottica italiana. La lotta tra Greci e turchi, dunque un altro tema storico interpretato in chiave politica attuale, è invece qui rappresentata da I profughi di Parga (da Canova Fine Arts): la città sulla costa greca del Mar Ionio venne infatti consegnata nel maggio 1817 dal governo inglese all’Impero Ottomano, fatto che costrinse gli abitanti della città greca ad abbandonare la propria terra e che provocò in Europa una decisa mobilitazione da parte degli intellettuali.

Francesco Hayez, Atleta trionfante (1813; olio su tela, 225 x 152 cm; Roma, Accademia Nazionale di San Luca)
Francesco Hayez, Atleta trionfante (1813; olio su tela, 225 x 152 cm; Roma, Accademia Nazionale di San Luca)
Francesco Hayez, Laocoonte, figlio di Priamo e sacerdote di Apollo, vittima, coi figli, della vendetta di Minerva, per cui partirono due grossi serpenti da Tenedo per avvinghiarli a morte nelle loro spire (1812; olio su tela, 175 x 246 cm; Milano, Accademia di Belle Arti di Brera)
Francesco Hayez, Laocoonte, figlio di Priamo e sacerdote di Apollo, vittima, coi figli, della vendetta di Minerva, per cui partirono due grossi serpenti da Tenedo per avvinghiarli a morte nelle loro spire (1812; olio su tela, 175 x 246 cm; Milano, Accademia di Belle Arti di Brera)
Francesco Hayez, Ritratto di Carolina Zucchi (L’ammalata) (Carolina Zucchi a letto) (1822; olio su tavola, 60 x 49,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea). Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Studio Fotografico Gonella 2009
Francesco Hayez, Ritratto di Carolina Zucchi (L’ammalata) (Carolina Zucchi a letto) (1822; olio su tavola, 60 x 49,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea). Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Studio Fotografico Gonella 2009
Francesco Hayez, L’Angelo annunziatore (L’angelo ammonitore) (1824; olio su tavola, 59,5 x 49,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris). Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Studio Fotografico Gonella 2009
Francesco Hayez, L’Angelo annunziatore (L’angelo ammonitore) (1824; olio su tavola, 59,5 x 49,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris). Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Studio Fotografico Gonella 2009
Francesco Hayez, La Maddalena penitente (1833; olio su tavola, 118 x 149 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)
Francesco Hayez, La Maddalena penitente (1833; olio su tavola, 118 x 149 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)
Francesco Hayez, Studio per “La Maddalena penitente” (1833 circa; matita e biacca su carta, 210 x 165 mm; Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto dei disegni e delle stampe, Ca’ Rezzonico)
Francesco Hayez, Studio per “La Maddalena penitente” (1833 circa; matita e biacca su carta, 210 x 165 mm; Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto dei disegni e delle stampe, Ca’ Rezzonico)

Tornando alla seconda sezione dedicata all’affermazione del Romanticismo con il trasferimento dell’artista a Milano e con l’esposizione all’Accademia di Brera del Pietro Rossi a Pontremoli (non presente in mostra), che segna il definitivo passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo, si apre una grande sala al cui centro è collocato il gesso della Maddalena penitente di Canova, alla quale rispondono, poste su un’intera parete, le due Maddalene penitenti di Hayez della GAM di Milano e della Collezione Franco Maria Ricci, accompagnate da studi preparatori. È tuttavia con il Conte di Carmagnola che avvenne la definitiva consacrazione di Hayez come pittore romantico e nazionale, che si fa interprete dei valori risorgimentali e che privilegia la resa degli affetti e la drammaticità all’accademismo. L’opera del 1821 andò distrutta durante la seconda guerra mondiale ed è esposto in mostra lo studio preparatorio. Parte della sala è invece dedicata ai ritratti di Carolina Zucchi, giovane litografa, modella e amante di Hayez. La si vede in un ritratto affiancato all’Autoritratto di Francesco Hayez a trentuno anni, la si vede in due ritratti a letto, tra cui quello denominato L’Ammalata facente parte della collezione della GAM di Torino, e in uno studio di quest’ultimo capolavoro; la si vede poi nel tenero volto femminile dell’Angelo annunziatore e anche nelle sembianze di una Maddalena penitente. La Zucchi, appartenente a una famiglia borghese, si prestò infatti a fargli da modella per tanti dipinti degli anni Venti e il pittore, grazie a lei e alle sue frequentazioni nel mondo culturale, ebbe modo di conoscere molti artisti e musicisti, come Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti.

La mostra prosegue poi nella sua quarta sezione con le eroine romantiche, al centro di storie travagliate e passioni travolgenti che spesso hanno esiti fatali. Fulcro di questo filone è il già citato Bacio, che incarna anche il sentimento che aveva accompagnato la nascita dell’Italia unita, ma come si è già affermato nessuna delle tre versioni è stata esposta in occasione della rassegna torinese; vi è invece rappresentata la triste vicenda di Imelda de’ Lambertazzi ambientata nella Bologna del 1273: nel dipinto si intravedono già infatti dietro l’uscio i fratelli di Imelda, appartenente a una famiglia ghibellina, pronti a scagliarsi contro il suo amato Bonifazio, della famiglia guelfa dei Geremei. E anche la relazione amorosa tra Luigi XIV e Mademoiselle de La Vallière: il dipinto raffigura il momento in cui il Re Sole penetra nel convento dove Mademoiselle de La Vallière si era rifugiata quando si era allontanata dalla corte (era una delle grandi favorite del re) per riportarla alla reggia.

Nel corso della sua lunga carriera Hayez fu anche grande ritrattista, come testimoniato dalla successiva sezione, caratterizzata da ritratti femminili che mescolano l’introspezione psicologica alla resa dettagliata degli abiti e delle acconciature; da notare la resa quasi fotografica del Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini bambina circondata da fiori di tutti i tipi. Esprimono invece sensualità e allo stesso tempo enigmaticità le protagoniste femminili de l’Accusa segreta e de Il consiglio alla vendetta, in mostra poste una accanto all’altra e accompagnate dai disegni preparatori, facenti parte, insieme a La vendetta di una rivale (la cui attuale collocazione è ignota), di un trittico dedicato al tema tardo-romantico della vendetta per motivi amorosi e ambientato nei nobili palazzi e nelle strade di Venezia.

Altri temi e soggetti sono stati affrontati da Hayez nel corso della sua produzione, come il nudo eroico (qui rappresentato dallo studio preparatorio per il Sansone) e le bagnanti, figure femminili sensuali che insieme alle odalische e alle ninfe davano occasione al pittore di confrontarsi con nuove sperimentazioni legate alla resa pittorica del corpo. Ne è un esempio il Bagno di ninfe che, nonostante il titolo rimandi al tema mitologico, raffigura una scena contemporanea al pittore, come suggeriscono gli abiti ottocenteschi lasciati in primo piano. Per quanto riguarda le odalische invece davano modo di esprimere il gusto per l’Oriente e per l’esotico, oltre a sperimentare nuove forme espressive legate alla seduzione e alla resa del nudo femminile. Così come le tre eroine bibliche qui esposte, ovvero Tamar di Giuda, Ruth e Rebecca.

Ci si avvicina alla conclusione con la penultima sezione dedicata agli ultimi anni della carriera di Hayez: abbandonò la pittura storica e continuò a trattare il tema del nudo, con una maggiore attenzione al realismo e alla resa della luce. I tre dipinti affiancati del Nudo femminile di schiena, della Bagnante e della Odalisca ne sono vera testimonianza. Ma è all’autoritratto che dedica un’ulteriore attenzione e studio: sono ritratti venati di malinconia e caratterizzati da una grande introspezione, ma che intendono allo stesso tempo affermare con fierezza il proprio ruolo e il proprio mestiere di una vita, quello di pittore.

Francesco Hayez, Imelda de’ Lambertazzi (1853; olio su tela, 122 x 126 cm; Collezione privata). Su concessione di Enrico Gallerie d'Arte
Francesco Hayez, Imelda de’ Lambertazzi (1853; olio su tela, 122 x 126 cm; Collezione privata). Su concessione di Enrico Gallerie d’Arte
Francesco Hayez, Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini bambina (1858; olio su tela, 132 x 107 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)
Francesco Hayez, Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini bambina (1858; olio su tela, 132 x 107 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)
Francesco Hayez, Accusa segreta (1847-1848; olio su tela, 153 x 120 cm; Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo)
Francesco Hayez, Accusa segreta (1847-1848; olio su tela, 153 x 120 cm; Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo)
Francesco Hayez, Il Consiglio alla Vendetta (1851; olio su tela, 237 × 178 cm; Vaduz-Vienna, Liechtenstein, The Princely Collections) © Liechtenstein. The Princely Collections, Vaduz-Vienna)
Francesco Hayez, Il Consiglio alla Vendetta (1851; olio su tela, 237 × 178 cm; Vaduz-Vienna, Liechtenstein, The Princely Collections) © Liechtenstein. The Princely Collections, Vaduz-Vienna)
Francesco Hayez, Bagno di ninfe (1831; olio su tela, 92 x 119 cm; Collezione privata)
Francesco Hayez, Bagno di ninfe (1831; olio su tela, 92 x 119 cm; Collezione privata)
Francesco Hayez, Tamar di Giuda (1847; olio su tela, 112 x 84,5 cm; Varese, Musei Civici)
Francesco Hayez, Tamar di Giuda (1847; olio su tela, 112 x 84,5 cm; Varese, Musei Civici)
Francesco Hayez, La Meditazione (1851; olio su tela, 92,3 x 71,5 cm; Verona, Musei Civici, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti)
Francesco Hayez, La Meditazione (1851; olio su tela, 92,3 x 71,5 cm; Verona, Musei Civici, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti)

La mostra si chiude con un bellissimo confronto tra La Meditazione di Francesco Hayez e La Desolazione di Vincenzo Vela, nate dalla delusione per gli esiti dell’esperienza risorgimentale ma segnate da un barlume di speranza. Una giovane e sensuale donna con un seno scoperto che simboleggia la patria “bella e perduta”, l’Italia che continua ad allattare i suoi figli e a sognare un destino migliore.

Termina così, con questo suggestivo scorcio, il progetto espositivo dedicato ad Hayez alla GAM di Torino. Una mostra da vedere, anche se come detto mancano parecchi dei suoi lavori più significativi, perché dà comunque idea al visitatore dell’intero percorso artistico che ha compiuto il pittore, che fu grande ritrattista, ottimo interprete della pittura storica e romantica, ma anche uno straordinario disegnatore, come si è potuto vedere dai tanti disegni e studi preparatori che sono stati affiancati ai dipinti lungo tutto il percorso di mostra. E l’ordine cronologico, dalla produzione giovanile a quella matura degli ultimi anni, fa ulteriormente comprendere come Hayez sia stato pittore e disegnatore dall’inizio alla fine della sua carriera, procedendo sempre con il suo attestato metodo di lavoro. “A ottantacinque anni fui ancora pittore”, dichiarò orgogliosamente Hayez, e questa mostra torinese ne dà una bella testimonianza.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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