6 opere di Caravaggio da vedere in 3 chiese di Roma


A Roma, ci sono sei opere di Caravaggio conservate in tre chiese: venite in viaggio con noi per scoprirle!

Eccoci a un nuovo appuntamento con i nostri viaggi! Oggi siamo diretti nella capitale, a Roma: lo sapevate che nella Città Eterna è possibile vedere ben sei capolavori di Caravaggio in modo completamente gratuito, senza fare code, e godendo di una tranquillità impagabile? Non tutti infatti sanno che alcune chiese di Roma conservano al loro interno diversi importanti dipinti di Michelangelo Merisi (1571 - 1610), passato alla storia come Caravaggio, dalla cittadina lombarda della quale era originaria sua madre. Oggi vi proponiamo quindi un magico tour che ci farà toccare tre chiese di Roma dove si conservano i sei dipinti di Caravaggio! Un tour davvero interessante anche perché queste chiese sono i luoghi per i quali le opere furono pensate e dipinte, quindi si trovano lì fin dal momento in cui Caravaggio le consegnò ai committenti. E trovare un’opera nell’ambiente per cui fu realizzata, oltre a essere un’emozione unica, perché è come se la vedessimo con gli occhi di chi la vedeva allora, è una testimonianza storico-artistica di notevole importanza che ci permette di calarci meglio nella realtà dell’epoca e quindi di comprenderla meglio.

1. San Luigi dei Francesi
Nei pressi di Piazza Navona, la chiesa di San Luigi dei Francesi è (ed era anche al tempo di Caravaggio) la chiesa nazionale della comunità francese che vive a Roma. Con il termine chiesa nazionale si intende proprio una chiesa che, a Roma, rappresenta la comunità di una nazione straniera. Il santo a cui la chiesa è dedicata è un santo francese: si tratta di re Luigi IX che fu canonizzato (ovvero proclamato santo) da papa Bonifacio VIII nel 1297. E francese era anche il cardinale a cui era dedicata la cappella per cui furono realizzate le opere di Caravaggio che si trovano all’interno dell’edificio sacro: si trattava di Mathieu Cointrel (italianizzato in Matteo Contarelli: la cappella è quindi la celebre cappella Contarelli). Caravaggio ottenne l’incarico di decorare la cappella con tre tele grazie all’intercessione del suo mecenate, il cardinale Francesco Maria del Monte, presso la comunità francese. Le tre tele raccontano episodi della vita di san Matteo: fu scelto questo santo perché portava lo stesso nome del cardinale Cointrel. Michelangelo Merisi ricevette la commissione nel 1599 e si mise subito al lavoro, dipingendo il Martirio di san Matteo, che terminò l’anno successivo, così come la Vocazione di san Matteo, e il San Matteo e l’angelo, che invece fu realizzato nel 1602. Sono tre capolavori di importanza fondamentale per la storia dell’arte, perché grazie a essi Caravaggio sovvertiva gli schemi, soprattutto per quanto riguarda il realismo (molto evidente nel San Matteo e l’angelo: addirittura una prima versione dell’opera fu rifiutata in quanto ritenuta troppo realistica) e l’uso della luce, che per esempio nella Vocazione di san Matteo diventa quasi la protagonista dell’opera: una luce naturale che guida però l’osservatore e lo aiuta a comprendere la scena, illuminando il santo chiamato da Cristo e lasciando nell’ombra chi non si cura della presenza del Signore.

San Luigi dei Francesi San Luigi dei Francesi, la Cappella Contarelli Ilaria nella cappella Contarelli Martirio di san Matteo, 1600-1601 Vocazione di san Matteo, 1600-1601 San Matteo e l'Angelo, 1602

2. Santa Maria del Popolo
Tra le chiese più celebri di Roma, la basilica di Santa Maria del Popolo si trova nella scenografica piazza del Popolo, sul lato opposto rispetto a via del Corso e alle due chiese gemelle, Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Monte Santo. Caravaggio ottenne l’incarico di lavorare in questa chiesa a seguito del grande successo raggiunto grazie alle tele realizzate per la cappella Contarelli. Qui, in Santa Maria del Popolo, il committente fu Tiberio Cerasi, uno dei giuristi più in vista della Roma del tempo, con anche importanti incarichi istituzionali (diventò anche tesoriere del papa). Tiberio Cerasi aveva una cappella nella basilica (la cappella Cerasi, appunto) e decise di far eseguire i dipinti che dovevano decorarla ai due più grandi artisti attivi a Roma a quel tempo: Annibale Carracci, che realizzò l’Assunzione della Vergine, e ovviamente il nostro Caravaggio che dipinse la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro. Anche queste due opere si distinguevano per il loro eccezionale realismo e per lo stravolgimento delle iconografie: basti pensare che nella Conversione di san Paolo, il cavallo occupa uno spazio di gran lunga maggiore rispetto a quello riservato al santo, e inoltre l’episodio non avviene all’aperto, come voleva la tradizione, bensì in una stalla buia. Il realismo è tale da aver portato gli studiosi a ipotizzare che Caravaggio avesse dipinto le opere facendo utilizzo di alcuni modelli. Entrambe le opere furono iniziate nel 1600 e terminate nel 1601.

Santa Maria del Popolo Crocifissione di san Pietro, 1600-1601 Conversione di san Paolo, 1600-1601

3. Sant’Agostino
Anche la chiesa di Sant’Agostino è situata nelle vicinanze di piazza Navona. Qui, Caravaggio lavorò quando era all’apice del suo successo: ci troviamo nel 1603 quando Orinzia Cavalletti, vedova del notaio bolognese Ermete Cavalletti, volle commissionare a Caravaggio un dipinto da destinare alla cappella che la famiglia aveva acquistato all’interno della chiesa secondo una precisa volontà del defunto, espressa nel testamento redatto appena due giorni prima della sua scomparsa. La famiglia e gli esecutori testamentari diedero dunque il via alle trattative con il pittore che si mise all’opera e, forse nel 1606, consegnò il suo capolavoro, la Madonna dei pellegrini. La cappella fu infatti dedicata alla Madonna di Loreto, a cui Ermete Cavalletti era molto devoto, tanto da recarsi egli stesso in pellegrinaggio nelle Marche poco prima di morire: Caravaggio sceglie pertanto di realizzare un dipinto sul tema, presentandoci la Madonna che appare dinanzi a due poveri pellegrini, sporchi e con le vesti logore. Grazie al grado di elevato realismo e al fatto che i protagonisti sono due persone semplici (e senza contare il fatto che anche la Madonna viene raffigurata in modo molto semplice, come se lei stessa fosse una popolana del tempo), l’opera ottenne un grande successo presso gli strati più poveri della popolazione romana dell’epoca.

Sant'Agostino Madonna dei Pellegrini, 1603-1606 circa


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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