Il mosaico del labirinto di Cremona: una testimonianza dall'antica città romana


Rimane molto poco oggi dell’antica Cremona romana. Tra le poche testimonianze, c’è il misterioso mosaico del labirinto: uno dei più belli e meglio conservati del suo genere. Si trova al Museo Archeologico San Lorenzo.

Nell’antica Roma, entrando in una domus di una qualche famiglia nobile, non sarebbe stato raro imbattersi in un pavimento rivestito con un mosaico a forma di labirinto. Ne sono stati trovati diversi: come scrivevamo su queste pagine, il più antico mosaico con labirinto che si conosca è quello della Casa del Labirinto di Pompei, che risale probabilmente al primo secolo avanti Cristo. Ma sono noti molti altri mosaici con motivi a dedalo, che seguono schemi ricorrenti e, al centro, sono decorati con una scena illustrata, spesso legata alla storia stessa del labirinto. Uno dei mosaici meglio conservati è il mosaico della domus di Via Cadolini conservato presso il Museo Archeologico “San Lorenzo” di Cremona.

I labirinti romani, ha scritto Jeff Saward, uno dei più riconosciuti esperti mondiali di labirinti e autore del dedalo che si può percorrere nel Parco Sculture del Chianti, “rappresentano il primo reale tentativo di creare diverse forme e le prime importanti modifiche a un simbolo che circolava da circa duemila anni”. In effetti le strutture dei labirinti romani, per quanto variabili in dimensioni e ampiezza, sono ricorrenti: “fondamentalmente”, spiega ancora Saward, “la maggior parte dei circa sessanta mosaici romani a labirinto documentati o conservati può essere classificata nelle tipologie del meandro, della serpentina e della spirale, con soltanto poche strutture complesse che ricadono al di fuori di questo semplice sistema”. Il dedalo di Cremona è un tipico labirinto a meandro.

Il mosaico romano di Cremona, conservato al Museo Archeologico San Lorenzo
Il mosaico del labirinto di Cremona, conservato al Museo Archeologico San Lorenzo. Foto: Cremona Musei

Della Cremona romana oggi non rimane molto, e il pavimento musivo conservato al Museo Archeologico è sicuramente una delle testimonianze più note e più importanti dell’antica città. Venne rinvenuto negli anni Cinquanta, in via Giovanni Cadolini (nel centro storico di Cremona) nel corso di uno scavo per l’ampliamento della sede della compagnia telefonica Stipel (Società telefonica interregionale piemontese e lombarda), in seguito incorporata nella SIP. Alcuni resti erano già stati individuati tra il 1926 e il 1927, ma nel 1952, con l’abbattimento della chiesa di San Giovanni Nuovo, fu possibile portare alla luce l’intero complesso della domus, databile al primo secolo avanti Cristo e distrutta, probabilmente, nel 69 d.C., nel corso della guerra civile romana che vide lo scontro tra quattro imperatori acclamati dalle rispettive legioni (il 69 è infatti noto come “l’anno dei quattro imperatori”), conclusosi con la vittoria di Vespasiano. Il 25 ottobre, la città di Cremona, controllata dai sostenitori di Vitellio, fu assediata da Marco Antonio Primo, generale di Vespasiano, che riuscì a entrare nella città che venne infine saccheggiata e data alle fiamme. La domus del labirinto andò distrutta durante questi eventi.

La domus si trovava in un’area dell’antica Cremona dove sono state trovate altre testimonianze di pavimenti decorati, ragion per cui doveva essere la zona residenziale di maggior pregio della città. Il labirinto decorava un’anticamera che immetteva in un grande soggiorno, la stanza principale della domus, che era decorata con marmi colorati provenienti da varie aree del Mediterrano (un’ulteriore dimostrazione dello status del padrone di casa). I meandri e le pareti del dedalo sono realizzati con tessere bicrome bianche e nere, mentre al centro, come spesso accade, si trova una raffigurazione della scena di Teseo che uccide il Minotauro, eseguita in tessere policrome, in uno stile molto più semplice e meno elaborato rispetto a quello della stessa scena che decora il labirinto dell’omonima casa di Pompei. Sui lati del labirinto si potrà facilmente riscontrare una decorazione merlata mentre sugli angoli appaiono quelle che sembrano quattro torri e, al centro, lungo il bordo inferiore, l’ingresso del labirinto: il mosaico intendeva infatti replicare un vero edificio, una sorta di castello con all’interno il tortuoso percorso che conduceva verso il centro dove si trovava il minotauro. Curiosamente, in uno scavo nell’antica Bedriacum, villaggio non lontano da Cremona, venne rinvenuto un pavimento simile, peraltro sempre nello stesso periodo: il mosaico del labirinto di Bedriacum, rinvenuto nel 1959 in una domus (ovviamente ribattezzata “domus del labirinto”), in uno stato di conservazione tutt’altro che ottimale, fu restaurato e sistemato nel Civico Museo Archeologico di Piadena, dove ancor oggi si conserva.

I mosaici pavimentali del Museo Archeologico San Lorenzo di Cremona. Foto: Cremona Musei
I mosaici pavimentali del Museo Archeologico San Lorenzo di Cremona. Foto: Cremona Musei
Il mosaico romano di Piadena
Il mosaico del labirinto di Piadena

Non sappiamo bene perché il motivo del labirinto fosse così frequente nelle case dei patrizi romani: una possibile spiegazione è legata allo stesso mito di Teseo. L’eroe greco era considerato dagli ateniesi come un padre della patria, e in ambito romano la sua presenza iconografica è legata al tema della fondazione delle città: è probabile che chi commissionasse un mosaico con labirinto e scena raffigurante l’uccisione del Minotauro si vedesse come un portatore di civiltà, magari per qualche impresa da lui compiuta. È possibile immaginare qualcosa del genere anche per Cremona, sebbene non si sappia chi fosse il proprietario della domus di via Cadolini.

Dopo essere stato rimosso dalla sua sede originaria, il pavimento musivo della domus di via Cadolini è stato esposto, nel 1963, presso il Museo Civico “Ala Ponzone” di Cremona, ricomposto dai restauratori Felice ed Edoardo Bernasconi. Infine, all’inizio degli anni Duemila, il mosaico è stato nuovamente restaurato e trasferito poi, nel 2009, nelle sale del Museo Archeologico “San Lorenzo”. Dove ancora oggi si può ammirare questo mosaico, che non soltanto è uno dei labirinti romani meglio conservati, ma è anche una delle più note e rilevanti testimonianze musive nella Pianura Padana.


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