Mantova città d'acqua, arte e natura


Mantova città d’acqua, arte e natura. Un itinerario alla scoperta delle tante bellezze artistiche e naturalistiche della città dei Gonzaga, da vivere in ogni momento dell’anno. 

Signori di Mantova, i Gonzaga governarono la città lombarda bagnata dalle rive del Mincio per diversi secoli: dalla loro presa di potere con la famosa cacciata dei Bonacolsi, magistralmente rappresentata nel grande dipinto conservato nel Palazzo Ducale realizzato da Domenico Morone nel 1494, avvenuta nel Trecento, il loro dominio durò fino al Settecento. Nel Rinascimento la famiglia diede vita a una delle signorie più influenti, riunendo sotto la loro corte gli intellettuali e gli artisti più prestigiosi dell’epoca. In particolare da quando nel 1490 Isabella d’Este, figlia di Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona, si unì in matrimonio con Francesco II Gonzaga, primogenito maschio del marchese di Mantova Federico I Gonzaga e di Margherita di Wittelsbach. La marchesa Isabella fu grande mecenate, considerata ancora oggi tra le più celebri donne del Rinascimento italiano. Diede alla luce nel 1500 Federico II Gonzaga, che nel 1519 divenne marchese di Mantova e nel 1530 fu nominato primo duca di Mantova dall’imperatore Carlo V. È grazie ai Gonzaga che Mantova divenne in primo luogo una delle corti italiane più fiorenti sia dal punto di vista culturale che artistico e oggi città che conserva tutte quelle bellezze che l’hanno resa in passato così importante. A Federico II Gonzaga si deve la costruzione e la decorazione dell’intero complesso di Palazzo Te, come luogo di ozio e di svago e per il tempo libero. Si potrebbe dunque far iniziare da qui un itinerario alla scoperta dell’arte, della cultura, della natura e dell’enogastronomia di Mantova. Ai margini del centro storico e immerso in un grande parco oggi molto frequentato dai cittadini per lunghe passeggiate o per una piacevole sosta in mezzo al prato o nei vari chioschi all’ombra delle piante, Palazzo Te prende il nome dall’isola su cui in origine sorgeva: anticamente Mantova era circondata da quattro laghi (oggi sono invece tre) formati dal fiume Mincio e vicino all’isola su cui sorse la città si trovava un’altra isola chiamata Tejeto, poi abbreviata in Te. Francesco II Gonzaga aveva fatto costruire in questo luogo agli inizi del 1500 alcune stalle e scuderie per i suoi cavalli di razza, che poi il figlio Federico II fece non solo ristrutturare, ma anche costruirvi un imponente palazzo per “accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso”. Commissionò il grandioso progetto a Giulio Romano, allievo di Raffaello. Il palazzo venne costruito e decorato nell’arco di circa dieci anni, dal 1525 al 1535. All’esterno le facciate sono lavorate a bugnato e appaiono scandite da paraste lisce doriche; l’ampio cortile interno a forma quadrata è chiuso su quattro lati. Gli interni sono decorati interamente su progetto di Giulio Romano da splendidi cicli di affreschi. Si percorrono quindi la Camera di Ovidio con scene tratte dalle Metamorfosi, la Camera delle Imprese con la salamandra che allude alla passione amorosa di Federico II per Isabella Boschetti, la Loggia delle Muse, la Sala dei Cavalli dedicata ai cavalli preferiti della scuderia gonzaghesca riprodotti sulle pareti a grandezza naturale, la Camera di Amore e Psiche, l’Appartamento del Giardino Segreto dove Federico II si rifugiava, ma l’ambiente più spettacolare è senza dubbio la Camera dei Giganti, capolavoro di illusionismo in cui un’unica scena, quella della caduta dei Giganti schiacciati sotto colonne, edifici e massi, occupa tutte le pareti smussate e il soffitto, creando un luogo totalmente immersivo, all’interno del quale il visitatore si sente parte integrante della scena. Occasione di visita a Palazzo Te e di approfondimento sulla figura di Giulio Romano è la mostra Giulio Romano. La forza delle cose in programma dall’8 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023

Palazzo Te dall'alto
Palazzo Te dall’alto
Palazzo Te, La Camera dei Giganti
Palazzo Te, La Camera dei Giganti

Poco distante da Palazzo Te si erge invece il Tempio di San Sebastiano, primo edificio costruito in città, a partire dal 1460, su progetto del famoso architetto e umanista Leon Battista Alberti su commissione del marchese Ludovico II Gonzaga, figlio di Gianfrancesco Gonzaga e Paola Malatesta. Si tratta di uno dei primi esempi di chiesa a pianta centrale del Rinascimento: nell’intento dell’architetto, l’edificio doveva avere infatti una pianta centrale costituita da una croce greca inscritta in un quadrato con tre absidi semicircolari e i quattro bracci dovevano essere coperti con volte a botte; la struttura si ripete anche nella chiesa inferiore, ad accesso indipendente. L’aspetto attuale del Tempio corrisponde in buona parte agli intenti architettonici di Leon Battista Alberti, anche se tra il 1922 e il 1925 si decise di trasformare l’edificio in sacrario ai caduti, modificando le aperture e aggiungendo le due scalinate di accesso nella facciata. Resta tuttora incerta la reale destinazione d’uso del Tempio, ma si pensa che fosse stato costruito come sepolcro di famiglia. Terminato nel 1476 da Luca Fancelli, viene chiamato anche Famedio perché ospita il tumulo dedicato ai Martiri di Belfiore. Recenti lavori di ri-funzionalizzazione degli spazi, pensati a partire dal 2019, hanno restituito alla chiesa l’originaria identità di monumento albertiano con l’ambizione di farla diventare un nuovo spazio di confronto sui temi dell’architettura. Leon Battista Alberti ricoprì un ruolo fondamentale nel ridisegnare l’aspetto urbanistico della città e nell’impostare un pensiero di “fabbrica” giunto fino alla contemporaneità. In occasione dei 550 anni dalla sua scomparsa, ricorrenti quest’anno, si susseguiranno fino alla primavera 2023, convegni, concerti, visite e presentazioni in un ricco programma di celebrazioni albertiane, condivise tra Diocesi, Comune di Mantova e Fondazione Alberti.

Tempio di San Sebastiano
Tempio di San Sebastiano

Nel 2021 sono state riaperte dopo il restauro le Pescherie di Giulio Romano, costituite da porticati ad archi con attico e finestre rettangolari e situate ai lati del ponte medievale che attraversava il Rio, corso d’acqua che percorre la città dal lago Superiore al lago Inferiore. Realizzate tra il 1536 e il 1546 da Giulio Romano per ospitare il mercato del pesce, sono sopravvissute quella di levante e quella di ponente, caratterizzate dal bugnato rustico.

Proseguendo verso la centralissima piazza Sordello, si incontra poi la Basilica di Sant’Andrea, capolavoro di Leon Battista Alberti, la cui costruzione iniziò nel 1472 su commissione di Ludovico II Gonzaga, ma che venne terminata tre secoli più tardi, nel 1765. La facciata richiama lo schema di un arco trionfale romano ispirato a modelli antichi; questo è incastonato tra paraste corinzie, costituendo uno dei primi monumenti rinascimentali in cui venne adottata questa soluzione architettonica denominata ordine gigante. Con pianta a croce latina, l’interno presenta un’unica navata con cappelle laterali, coperta da una volta a botte e sormontata da una grande cupola barocca progettata da Filippo Juvarra. Nella cripta sono conservati i Sacri Vasi che contengono il sangue di Cristo che si pensa sia stato portato a Mantova dal centurione romano Longino che trafisse il costato di Gesù facendo uscire sangue misto ad acqua (sono però visibili solo il venerdì Santo). La Basilica custodisce nella prima cappella a sinistra, intitolata a san Giovanni Battista e decorata da un giovane Correggio, la tomba di Andrea Mantegna, pittore che morì in città nel 1506. Anche Giulio Romano lavorò in questo importante edificio sacro: diede infatti il via alla decorazione della cappella Boschetti dedicata a san Longino, realizzando due pale, ovvero un’Adorazione dei pastori con i santi Giovanni Evangelista e Longino costudita oggi al Louvre (nella cappella è attualmente una sua copia), e una Crocifissione, rimasta invece in situ, dove il Cristo è circondato da nubi di stampo düreriano.

Sorge poi nella vicina piazza delle Erbe la Rotonda di San Lorenzo, la chiesa più antica di Mantova fondata tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII, probabilmente per volontà di Matilde di Canossa. Dedicata a san Lorenzo e ispirata alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha forma circolare ed è costruita in cotto secondo la tradizione lombarda dell’epoca. In origine era completamente affrescata, ma ora sono visibili quelli di alcune volticelle: probabilmente l’autore fu un maestro dell’XI secolo, legato alla scuola bizantina. Nell’abside vi è un frammento del XV secolo che raffigura san Lorenzo sulla graticola. Chiusa al culto nel 1579 per volere di Guglielmo Gonzaga, per oltre trecento anni venne adibita ad abitazioni e negozi; agli inizi del Novecento venne restaurata e riaperta al culto e affidata alla comunità domenicana dal 1926. Nel vicino Palazzo della Ragione è possibile visitare fino al 26 febbraio 2023 la mostra dedicata a Fortunato Depero Depero automatico acrobatico.

Si giunge poi in piazza Sordello, dove si erige la Cattedrale di San Pietro. Di origine paleocristiana e ricostruita nel Medioevo in stile romanico, venne ampliata all’inizio del Quattrocento per volere di Francesco I Gonzaga. La facciata in marmo con rosoni e pinnacoli si deve a Jacobello e Pierpaolo delle Masegne; vennero poi aggiunte due file di cappelle gotiche progettate da Jacobello delle Masegne. Nel 1545 Giulio Romano fu chiamato a ristrutturare la Cattedrale dal cardinale Ercole Gonzaga, in seguito a un incendio: l’artista mantenne intatto l’esterno, ma portò le navate da tre a cinque rifacendosi al modello della Basilica di San Pietro a Roma. L’attuale facciata interamente di marmo fu realizzata tra il 1756 e il 1761 dal romano Nicolò Baschiera su iniziativa del vescovo Antonio Guidi di Bagno. Negli anni Cinquanta del Cinquecento vennero inoltre eseguite le pale d’altare, ad opera di pittori veronesi (tra cui Paolo Farinati, Domenico Brusasorci, Paolo Caliari) e di pittori della scuola di Giulio Romano, come Fermo Ghisoni, Ippolito Costa e forse Giovanni Battista Bertani. Tra le opere d’arte sono da menzionare anche un sarcofago paleocristiano, gli affreschi del Battistero (inizi del XIV secolo), la Cappella dell’Incoronata e la sacrestia con la volta affrescata da un seguace di Andrea Mantegna.

Se Palazzo Te era luogo di piacere e di svago, l’intero complesso di Palazzo Ducale e del Castello di San Giorgio, che si estende tra piazza Sordello e il lungolago, era considerato il centro del potere dei Gonzaga. Si susseguono qui splendide sale suddivise nella Corte Vecchia, il nucleo più antico del Palazzo, che comprende la Sala dei Principi o del Pisanello, la Sala dei Papi, la Galleria degli Specchi, l’Appartamento ducale, la Sala dello Zodiaco, la Sala dei Fiumi che si affaccia sul Giardino Pensile, e l’Appartamento degli Arazzi, trasformato nel Settecento per ospitare i nove arazzi tessuti su cartoni di Raffaello. Vi è inoltre l’Appartamento di Isabella d’Este, che include anche il famoso Studiolo e la Grotta, giungendo poi al giardino privato della marchesa. La Corte Nuova, realizzata a partire dal 1536 da Giulio Romano, comprende invece la Sala di Manto, la Sala dei Cavalli, la Sala delle Teste, la Sala di Troia, queste ultime decorate da affreschi di Giulio Romano e della sua bottega, e la Camera dei Cesari. Da piazza Castello si accede infine al Castello di San Giorgio, circondato su quattro lati da un fossato: venne costruito alla fine del XIV secolo dal Capitano del Popolo Francesco I Gonzaga e successivamente trasformato da Ludovico II in abitazione marchionale. Il suo ambiente più celebre è la Camera degli Sposi con il suo famoso oculo, affrescata tra il 1465 e il 1474 da Andrea Mantegna per celebrare la famiglia Gonzaga.

Un altro gioiello da vedere in città è sicuramente Palazzo d’Arco che si trova poco distante da Piazza Virgiliana. Costruito in stile neoclassico a partire dal 1784 su progetto dell’architetto Antonio Colonna, fu la residenza dei conti d’Arco, famiglia di origine trentina che si era trasferita alla metà del Settecento a Mantova. Oltre alla straordinaria Sala dello Zodiaco, affrescata da Giovanni Maria Falconetto e situata nella palazzina quattrocentesca, residuo di un edificio precedente, si possono ammirare le stanze della dimora, ricche di affreschi e di capolavori dipinti da Lorenzo Lotto, Tintoretto, Lorenzo Costa, Alessandro Turchi, Bartolomeo Manfredi e molti altri. La visita comprende anche la sala degli antenati con i loro ritratti, la grande biblioteca e il rigoglioso giardino con grande serra.

Mantova dall'alto
Mantova dall’alto
L’interno del Duomo di Mantova. Ph.Credit Luca PietrobonoL’interno del Duomo di Mantova. Ph.Credit Luca Pietrobono
Palazzo Ducale, la Sala di Troia
Palazzo Ducale, la Sala di Troia
Il celebre oculo della Camera degli Sposi. Ph. Credit Alessandro Pasquali - Danae ProjectIl celebre oculo della Camera degli Sposi. Ph. Credit Alessandro Pasquali - Danae Project
La sala degli antenati. Foto Palazzo d’Arco
La sala degli antenati. Foto Palazzo d’Arco

Meta molto frequentata in ogni stagione è il cosiddetto parco periurbano che costeggia il lago: alberato e interamente percorribile a piedi o in bicicletta per una passeggiata salutare in mezzo alla natura, è anche attrezzato con apposite postazioni per svolgere attività fisica e offre piste ciclopedonali, aree di sosta e punti di osservazione. Dal lungolago parte un sistema interno di motonavi che consente una rilassante visita nel Parco del Mincio. Area protetta dalla Regione Lombardia dal 1984, il Parco si estende nella provincia di Mantova lungo il fiume Mincio nel territorio di tredici comuni. Dal punto di vista ambientale il Parco è ricco e variegato: la straordinaria presenza di uccelli, con circa 300 specie fra nidificanti, stanziali, migratrici o di passo, costituisce un patrimonio faunistico di elevato valore. Così come tutti gli elementi “verdi” del Parco, dalla vegetazione acquatica delle zone umide ai boschi planiziali o igrofili, che rappresentano il patrimonio della flora delle Terre del Mincio. La più alta concentrazione di varietà vegetali e floristiche si trova nelle due Riserve Naturali, Valli del Mincio e Vallazza, tra queste, la ninfea bianca, la castagna d’acqua, l’ibisco, l’iris palustre, la genziana di palude e le suggestive isole di fior di loto, specie non autoctona, introdotta nei laghi di Mantova dal 1921, ma diventata ormai un’icona. Dal punto di vista faunistico si registrano molte specie di uccelli, tra cui gli aironi, i rapaci diurni, gli svassi e le anatre, i cormorani e le cicogne bianche; sono presenti anche anfibi e rettili, come la rana di Lataste, il tritone crestato e la testuggine palustre. Numerose anche le specie ittiche: tra tutti il luccio e il persico reale. Mantova è anche città sostenibile con i suoi 114 chilometri di rete ciclabile, che la rendono una delle tappe più significative del cicloturismo. Famose sono la Via Carolingia, la Ciclovia Unesco Mantova-Sabbioneta e la Ciclovia Mantova-San Benedetto Po.

Mantova dall'alto
Mantova dall’alto
Cicloturismo a Mantova
Cicloturismo a Mantova

Per completare l’esperienza di visita, non resta che provare le specialità della tradizione, una cucina di principi e di popolo. Tra i primi piatti è possibile assaggiare i tortelli di zucca conditi con burro e salvia o il riso alla pilota, riso Vialone Nano con carne di maiale sbriciolata; tra i secondi il luccio in salsa e lo stracotto; per una conclusione dolce la tradizione offre ampia scelta, la Sbrisolona a base di mandorle e farina di mais, la Torta Elvezia, l’Anello di Monaco, la Torta delle rose, la Torta di tagliatelle, il Bussolano, la Torta di San Biagio e la Torta Paradiso.

Mantova è destinazione turistica in ogni stagione. Sono molti i visitatori che vengono ad ammirare i suoi capolavori artistici e architettonici, le mostre e il ricco patrimonio naturalistico. Interessante occasione di visita sono anche i molteplici eventi che la città ospita durante l’intero arco dell’anno, protagonisti di feste, celebrazioni e occasioni di incontro. Il Comune di Mantova ha raccolto in un unico palinsesto gli eventi proposti dalle Associazioni e Istituzioni che operano sul territorio, proponendo così un’esperienza immersiva nella terra dei Gonzaga.

AMANTOVA un anno di eventi
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