San Benedetto Po, borgo millenario del Basso mantovano. Arte, natura ed enogastromia


Cosa vedere a San Benedetto Po, borgo dalla storia millenaria nel Basso Mantovano. Un itinerario tra arte, natura ed enogastronomia per scoprire le sue bellezze.  

Percorrendo strade e stradine immerse tra infinite distese di fertili campagne del Basso mantovano si giunge a San Benedetto Po, borgo di quasi 7mila abitanti a poco più di venti chilometri da Mantova che custodisce tesori architettonici e artistici di grande valore e di grande importanza. Anticamente denominato San Benedetto in Polirone, dall’isola che sorgeva tra il fiume Po e il Lirone sulla quale nel 1007 era stato fondato un monastero benedettino per volontà di Tedaldo di Canossa, quello che oggi è considerato uno dei borghi più belli d’Italia si sviluppò proprio sulle rive del fiume più lungo della nostra penisola, attorno all’antico complesso monastico. Quest’ultimo ebbe nel corso dei secoli, fino alla sua soppressione nel 1797 ad opera di Napoleone, un ruolo fondamentale sia dal punto di vista religioso sia dal punto di vista culturale nella storia del monachesimo italiano. E tuttora il grande Monastero con la sua Basilica nella centralissima piazza Matilde di Canossa è il fulcro di San Benedetto Po, da cui si può far iniziare un ideale itinerario di visita del borgo mantovano.

Come accennato in precedenza, Tedaldo di Canossa affidò ad alcuni monaci nel 1007 un monastero privato fatto costruire da lui, al fine di controllare il territorio e di rafforzare una posizione strategica. Verso la metà dell’XI secolo, il figlio di Tedaldo, Bonifacio di Canossa, volle edificare una nuova chiesa; la stessa venne poi modificata in base alla tipologia cluniacense con l’aggiunta del transetto e di un deambulatorio a cappelle radiali quando Matilde di Canossa (Mantova, 1046 – Bondeno di Roncore, 1115) affidò nel 1077 l’abbazia a papa Gregorio VII che la aggregò alla congregazione di Cluny. Fu tuttavia nella prima metà del Quattrocento che il complesso monastico cominciò a rifiorire, grazie a papa Martino V che nel 1419 assegnò Polirone in commenda al protonotario apostolico Guido Gonzaga, fratello del marchese Gianfrancesco, che concesse il monastero alla congregazione di Santa Giustina di Padova, impegnandosi a finanziare l’ampio intervento di rinnovamento edilizio del monastero: fu trasformato in un complesso ricco di stilemi gotici, con volte a crociera ogivali nella navata centrale, quattro cappelle laterali e un tiburio ottagonale.

Grazie allo stretto rapporto con i Gonzaga, il complesso fu poi oggetto nel Cinquecento di ulteriori interventi, quando nel 1540 l’abate Gregorio Cortese, umanista ed esperto di arte e di architettura, commissionò a Giulio Romano (vero nome Giulio Pippi, Roma, 1492 o 1499 - Mantova, 1546) la risistemazione dell’intero monastero, nelle forme in cui oggi lo vediamo. Tutti gli ambienti del monastero sono rimasti intatti, compresi i chiostri quattrocenteschi di San Simeone (santo patrono dell’abbazia polironiana) e di San Benedetto (santo titolare), l’ex refettorio, la chiesa abbaziale, le cantine cinquecentesche dove è esposta la collezione storico - archeologica del Museo Civico Polironiano e quella di antichi carri agricoli italiani, e infine i corridoi. Nel monastero è ancora visibile il Famedio di Matilde di Canossa, come fu risistemato nel Cinquecento da Giulio Romano: nella parte superiore la contessa spicca fiera in un ritratto a cavallo con in mano il melograno, suo simbolo di saggezza, virtù e potere. Alla sua morte infatti Matilde volle essere sepolta nel monastero di Polirone, ma nel 1632 il suo corpo fu trasferito a Roma, in Vaticano, in un monumento nella Basilica di San Pietro, progettato e realizzato da Gian Lorenzo Bernini, che la celebra ancora oggi. Nel chiostro dedicato a san Simeone affreschi narrano alcuni miracoli del santo, come quello della cerva, la quale si offrì in cibo a Simeone e ad altri due discepoli affamati e impossibilitati a uscire dall’eremo a causa della neve, quello della lisca di pesce che san Simeone eliminò dalla gola di un monaco che stava soffocando, e quello del leone, che si ammansì alla vista del santo.

All’interno della chiesa abbaziale sono custoditi mosaici dell’XI secolo, pale d’altare di artisti come Girolamo Bonsignori, Fermo Ghisoni, Girolamo Mazzola Bedoli, e le trentadue statue in terracotta raffiguranti santi realizzate da Antonio Begarelli (Modena, 1499 – 1565). Nel Cinquecento operarono qui grandi artisti: oltre a Begarelli e a Giulio Romano, vi lavorarono anche il Correggio (Antonio Allegri, Correggio, 1489 circa - 1534), di cui si conserva nel refettorio dell’antico monastero un suo grande affresco, e artisti della scuola di Giulio Romano, ai quali si devono invece gli affreschi della sagrestia; gli armadi presenti in quest’ultima sono di Giovanni Maria Piantavigna, già autore del coro. Anche le decorazioni vennero affidate ai collaboratori dell’allievo di Raffaello, come si nota dagli ornamenti di forma geometrica (in particolare quadrati ed esagoni) della chiesa abbaziale, che rimandano a quelli della Camera dei Venti a Palazzo Te a Mantova, e dai cassettoni della sagrestia che rimandano a quelli della Loggia delle Muse sempre a Palazzo Te. Il refettorio, ovvero la sala dove i monaci mangiavano e si riunivano, venne costruito nel 1478 circa come edificio autonomo; per decorare l’intera parete ovest Gregorio Cortese chiamò nel 1510 due artisti: il veronese Girolamo Bonsignori (Verona, 1472 – Mantova, 1529) che realizzò nel 1514 l’Ultima Cena (oggi conservata al Museo Baruffaldi di Badia Polesine e tornata nel suo luogo di origine solo in occasione della mostra Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano che si tenne da settembre 2019 a gennaio 2020) e il giovane Correggio, poco più che ventenne, che eseguì ad affresco tra il 1513 e il 1514 l’architettura dipinta che doveva ospitare quell’Ultima Cena. (Per approfondire vedi anche l’articolo di Giuseppe Adani dedicato al Monastero del Polirone)

Il complesso monastico comprende inoltre la sala del Capitolo, dove scavi archeologici mostrano le tombe degli abati e le fondamenta di edifici altomedievali, e il Museo Civico Polironiano, che si sviluppa negli ambienti del piano superiore del monastero, che in origine ospitavano i dormitori. Fondato nel 1977, è uno dei maggiori musei etnografici d’Italia, con i suoi circa 13mila oggetti esposti. Tra questi, gli strumenti del lavoro agricolo e dell’artigianato rurale, immagini e oggetti devozionali, opere grafiche e pittoriche realizzate da artisti locali del Novecento. E ancora, una collezione di burattini e marionette antichi, un importante fondo fotografico e una biblioteca specializzata. Obiettivo del percorso museale civico è raccontare la storia e le usanze del territorio a forte vocazione agricola e i grandi protagonisti di San Benedetto Po lungo i secoli, in particolare Matilde di Canossa, il poeta Umberto Bellintani e il drammaturgo Ulisse Barbieri.

Sparse nelle vicinanze del borgo si trovano inoltre diverse pievi romaniche dette matildiche a celebrare la famosa contessa: testimonianze del dominio della famiglia Canossa a partire dall’XI secolo.

San Benedetto Po.Veduta del centro dell’antico monastero, ora cuore dell’abitato. Si notano la Basilica di Giulio Romano, e all’estrema sinistra il grande Refettorio, connotato dagli archetti pensili.
San Benedetto Po. Veduta del centro dell’antico monastero, ora cuore dell’abitato. Si notano la Basilica di Giulio Romano, e all’estrema sinistra il grande Refettorio, connotato dagli archetti pensili.
La Basilica di San Benedetto Po
La Basilica di San Benedetto Po
La navata centrale della Basilica
La navata centrale della Basilica
Veduta intera della parete frontale del Refettorio. La stesura del solenne tempio classico del Correggio, di straordinaria concezione architettonica, contiene sotto la cupola centrale l’Ultima Cena, copiata da Girolamo Bonsignori al convento delle Grazie in Milano, opera di Leonardo.
Veduta intera della parete frontale del Refettorio. La stesura del solenne tempio classico del Correggio, di straordinaria concezione architettonica, contiene sotto la cupola centrale l’Ultima Cena, copiata da Girolamo Bonsignori al convento delle Grazie in Milano, opera di Leonardo.
Il famedio di Matilde di Canossa
Il famedio di Matilde di Canossa
Sacrestia della Basilica del Polirone. Veduta parziale. L’ambiente è solennissimo, progettato tutto da Giulio Romano e arricchito dagli stupendi armadi di Giovanni Maria Piantavigna (1563) già autore del coro
Sacrestia della Basilica del Polirone. Veduta parziale. L’ambiente è solennissimo, progettato tutto da Giulio Romano e arricchito dagli stupendi armadi di Giovanni Maria Piantavigna (1563) già autore del coro

Per chi ama la natura è possibile percorrere, anche in bicicletta, il Parco della Golena Foce Secchia che si estende su una superficie di 11,43 chilometri quadrati: si potrà andare alla scoperta degli ambienti caratteristici della pianura alluvionale del Po attraverso i percorsi sugli argini che affiancano quasi l’intero perimetro del fiume, per un totale di 35 chilometri. È possibile percorrere in bicicletta, ma anche a piedi, tre itinerari tematici che si sviluppano sul territorio del Comune di San Benedetto Po: il percorso del Po, il percorso della Terra e il percorso dei Ponti. Il primo si snoda lungo il fiume, tra San Benedetto Po e la frazione di Portiolo; il secondo tra campi coltivati, mentre il terzo segue un canale di bonifica. Il suo cicloturismo è inserito negli itinerari del Touring Club Italiano, tra gli itinerari mantovani.

Non manca infine l’aspetto eno-gastronomico perché tutto il territorio è famoso anche per la sua buona cucina. Tra i piatti tipici, oltre agli ottimi salumi nostrani, vi sono i tortelli di zucca conditi con la salsiccia, le tagliatelle con il ragù all’anatra (nota è infatti la sagra del nedar che si tiene il primo fine settimana di ottobre), la torta taglietellina, il salame cotto sotto la cenere, il risotto alla pilota, il luccio in salsa. Tra le specialità dolciarie, la sbrisolona, la torta di tagliatelle, il salame di cioccolato, la torta delle rose e l’anello di Monaco. Ottimi anche il Parmigiano Reggiano e il lambrusco, riconosciuto qui con la denominazione di Origine Controllata DOC.

Arte, natura e cibo rendono dunque San Benedetto Po uno dei borghi più belli d’Italia, la cui storia millenaria viene raccontata ancora oggi attraverso le sue bellezze e i suoi tesori.

Uno dei chiostri del monastero polironiano
Uno dei chiostri del monastero polironiano
Il chiostro di San Simeone
Il chiostro di San Simeone
Parco della Golena Foce Secchia
Parco della Golena Foce Secchia
Prodotti tipici
Prodotti tipici
Prodotti tipici
Prodotti tipici
Per approfondire vedi anche l’articolo di Giuseppe Adani dedicato al monastero di Polirone.
Per approfondire vedi anche l’articolo di Giuseppe Adani dedicato al monastero di Polirone.

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