Le 10 opere più interessanti della XXXI Biennale Internazionale d'Antiquariato di Firenze


Si è aperta la XXXI edizione della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze, che dura dal 21 al 29 settembre 2019. Ci siamo stati in anteprima e vi proponiamo di seguito la selezione di quelle che secondo noi sono le dieci opere più interessanti.

È in programma dal 21 al 29 settembre la XXXI edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, una delle più importanti mostre-mercato di arte antica al mondo. 77 le gallerie partecipanti, molte le opere di pregio (in diverse starebbero bene nei nostri musei), altissima la qualità. Siamo stati alla preview e vi proponiamo quelle che secondo noi sono le dieci opere più interessanti della BIAF.

1. Giovanni Antonio da Pesaro, Crocifissione (1430 circa), presentata da Galleria Salamon
Tra i fondi oro presentati a questa edizione della BIAF, spiccano quelli della Galleria Salamon, tra cui una Madonna con Bambino e santi data da Angelo Tartuferi al pittore quattrocentesco fiorentino Ventura di Moro, opera del 1430 circa, e una coeva crocifissione di Giovanni Antonio da Pesaro (Pesaro, 1415 circa - prima del 1478), opera dalla lunga storia critica (viene citata in Longhi, Volpe e altri). I volti spigolosi dalle rughe e dalle espressioni fortemente accentuate, le tortuosità e gli allungamenti tardogotici, gli sguardi molto espressivi (si notino le smorfie di dolore), sono tipici della cifra stilistica di questo artista attivo in ambito adriatico. Inoltre, Salamon presenta alla BIAF altre opere importanti, e c’è anche spazio per dare un’occhiata al Trittico Ringli attribuito al Maestro di Sant’Ivo, recentemente acquisito dalla chiesa di San Pietro di Avenza (Carrara).

Giovanni Antonio da Pesaro, Crocifissione (1430 circa; tempera su tavola a fondo oro, 42 x 28,5 cm)
Giovanni Antonio da Pesaro, Crocifissione (1430 circa; tempera su tavola a fondo oro, 42 x 28,5 cm)

2. Attribuito al Verrocchio, Annibale cartaginese (1500 circa), presentato da Frascione Arte
Il pubblico ricorderà di aver visto questo Annibale cartaginese alla recente mostra sul Verrocchio tenutasi a Palazzo Strozzi a inizio anno: in quell’occasione, la scultura presentata alla BIAF da Frascione figurava come una nuova attribuzione al Verrocchio. Attribuzione, ad ogni modo, tutt’altro che sicura: potrebbe trattarsi di un rilievo che in antico era esposto in maniera affrontata a un rilievo raffigurante il generale Scipione, che sconfisse Annibale (e in effetti alla mostra di Palazzo Strozzi era stato presentato assieme allo Scipione del Louvre). Il rilievo di Frascione fu modificato tra Sei e Settecento, quando, per meglio incontrare il gusto dell’epoca, gli fu data l’attuale forma ovale. Nella scheda del catalogo della mostra di Palazzo Strozzi, Paolo Parmiggiani rilevava le affinità iconografiche con lo Scipione del Louvre: “la struttura a conchiglia dell’elmo, la forma del drago, la coppia di nastri che ricade sulla schiena, l’armatura a scaglie, la Furia urlante, il decoro fitomorfo che sfila sulle spalle”. Il dibattito attorno a quest’opera è più che mai aperto: opera forse non tra le più belle, ma di sicuro tra le più interessanti su cui discutere.

Attribuito al Verrocchio, Annibale cartaginese (1500 circa; marmo, 42,9 x 32,6 x 11 cm)
Attribuito al Verrocchio, Annibale cartaginese (1500 circa; marmo, 42,9 x 32,6 x 11 cm)

3. Domenico Beccafumi, Sacra famiglia con san Giovannino (1515 circa), presentata da Galleria Carlo Orsi
Questa Sacra famiglia con san Giovannino del senese Domenico Beccafumi (Montaperti, 1486 - Siena, 1551) è una delle star di questa XXXI edizione della BIAF. L’opera ha una lunga storia espositiva e in antico è attestata la sua presenza presso la collezione dello scrittore senese Girolamo Bargagli, vissuto tra la prima e la seconda metà del XVI secolo. Le proporzioni allungate, gli sguardi fissi, le tonalità cupe, qualche debito nei confronti dell’arte di fra’ Bartolomeo pongono questa Sacra famiglia in relazione con altre opere simili che Beccafumi realizzò verso la metà degli anni Dieci del Cinquecento. Da Orsi è da segnalare anche un busto di Urbano VIII in bronzo, di Gian Lorenzo Bernini.

Domenico Beccafumi, Sacra famiglia con san Giovannino (1515 circa; olio su tavola, 86,2 x 75 cm)
Domenico Beccafumi, Sacra famiglia con san Giovannino (1515 circa; olio su tavola, 86,2 x 75 cm)

4. Ludovico Brea, Madonna con Bambino e angeli annuncianti (1520 circa), presentata da Altomani & Sons
Il grande pubblico ha avuto modo di vedere quest’opera di recente alla mostra Rinascimento segreto curata da Vittorio Sgarbi a Pesaro nel 2017, ma la Madonna con Bambino e angeli annuncianti di Ludovico Brea (Nizza, 1450 circa - 1522/1525 circa), massimo esponente del Rinascimento ligure, ha una storia critica abbastanza lunga (negli anni Trenta ne parlò anche Berenson nel suo libro Italian Pictures of the Renaissance). L’opera è un esempio della grande eleganza di questo artista che interpretò le novità rinascimentali guardando alla coeva pittura provenzale (per esempio a Enguerrand Quarton) ma anche ai capolavori fiamminghi di Jan van Eyck e Rogier van der Weyden, senza ovviamente trascurare i contatti tra Liguria e Lombardia che sappiamo essere frequenti all’epoca.

Ludovico Brea, Madonna con Bambino e angeli annuncianti (1520 circa; olio su tavola, 88 x 62 cm)
Ludovico Brea, Madonna con Bambino e angeli annuncianti (1520 circa; olio su tavola, 88 x 62 cm)

5. Roelant Savery e Hans Savery II, Paesaggio costiero con pescatori davanti a una torre saracena (1613-1614 circa), presentato da Caretto & Occhinegro
Chi frequenta le fiere d’arte antica sa che la galleria Caretto & Occhinegro (che, peraltro, è una new entry alla BIAF) presenta sempre opere fiamminghe di alta qualità, e anche per la XXXI edizione della BIAF non si smentisce. Per ammissione stessa dei galleristi, la loro opera più importante, anche in virtù del suo legame con l’Italia, è questo paesaggio di Roelant Savery (Kortrijk, 1576 – 1639) e suo nipote Hans Savery II, noto anche come Jan Savery o Hans Savery il Giovane (Haarlem, 1589 - Utrecht, 1654). Pittori olandesi che lavorarono nel primo Seicento, i Savery probabilmente furono anche in Italia, e questo paesaggio potrebbe essere testimonianza di questo loro viaggio. Opera particolarissima anche per il modo di affrontare il soggetto, con i pescatori che rientrano dalla spiaggia dopo il loro lavoro e con le loro barche spiaggiate, in attesa di salpare nuovamente il giorno successivo. Il rapporto tra uomo e natura sembra quasi anticipare il sublime seicentesco. Da Caretto & Occhinegro si segnalano anche un Paesaggio boscoso con episodio evangelico di David Vinckboons e un particolare Studio di insetti con fiore di borragine di Jan van Kessel il Vecchio.

Roelant Savery e Hans Savery II, Paesaggio costiero con pescatori davanti a una torre saracena (1613-1614; olio su tavola circolare, diametro 49,5 cm)
Roelant Savery e Hans Savery II, Paesaggio costiero con pescatori davanti a una torre saracena (1613-1614; olio su tavola circolare, diametro 49,5 cm)

6. Giovanni Lanfranco, Madonna con Bambino e due angeli (1615 circa), presentata da Galleria Megna
Data fino a poco tempo fa come opera del Settecento francese, questa piccola Madonna con Bambino e due angeli, un olio su rame, viene presentata con un’attribuzione nuova e altissima, ovvero è assegnata a Giovanni Lanfranco (Parma, 1582 - Roma, 1647). Autore dell’attribuzione è un esperto del pittore parmense, Erich Schleier, che in una piccola pubblicazione dedicata a quest’opera formula il nome di Lanfranco sulla base di alcuni raffronti, tra cui l’Adorazione dei pastori di Collezione Chigi e la Natività di Alnwick Castle. Ma soprattutto, Schleier ritiene che quest’opera derivi da un dipinto perduto di Lanfranco e noto solo attraverso copie, la cosiddetta Notte X, della quale la Madonna con Bambino e due angeli sembra “una parziale derivazione”, soprattutto “per quanto riguarda l’impianto generale della composizione”. L’opera andrebbe datata a un periodo prossimo al 1615, quando Lanfranco produsse diversi olî su rame.

Giovanni Lanfranco, Madonna con Bambino e due angeli (1615 circa; olio su trame, 16 x 21 cm)
Giovanni Lanfranco, Madonna con Bambino e due angeli (1615 circa; olio su trame, 16 x 21 cm)

7. Antiveduto Gramatica, Apollo e le Muse (1620-1626 circa), presentata da Robilant + Voena
Altra opera tra le migliori di quelle che si possono vedere alla BIAF, l’Apollo e le Muse (noto anche come Parnaso) è un’opera ascrivibile all’ultima fase della produzione di Antiveduto Gramatica (Roma o Siena, 1570 circa - Roma, 1626), artista che fu tra i primi a recepire i nuovi stilemi del realismo seicentesco, per quanto fosse sempre rimasto legato a quell’eleganza formale che aveva caratterizzato la sua formazione. Per un breve tempo, peraltro, Gramatica fu anche maestro di Caravaggio. L’Apollo e le Muse (il dio è al centro mentre, con sguardo rapito, suona la cetra) è un esempio tipico della sua lezione. Da vedere anche le altre proposte di Robilant + Voena alla BIAF: su tutte spicca un prezioso San Girolamo di Orazio Gentileschi.

Antiveduto Gramatica, Apollo e le Muse (1620-1626 circa; olio su tela, 152 x 172 cm)
Antiveduto Gramatica, Apollo e le Muse (1620-1626 circa; olio su tela, 152 x 172 cm)

8. Canaletto, Chiesa del Redentore (1746 circa), presentata da Dickinson
La galleria londinese Dickinson, altra new entry alla BIAF, si presenta con alcune interessanti opere vedutiste, tra cui questa importante Chiesa del Redentore di Giovanni Antonio Canal, meglio noto come il Canaletto (Venezia, 1697 - 1768). Si tratta di un’opera che l’artista veneziano eseguì probabilmente per il mercato inglese (è lì che riemerse verso metà Ottocento), ed è un’opera esemplare che ci permette di cogliere appieno la poetica dell’artista, in equilibrio “tra verosimiglianza spaziale e sensibilità atmosferica, pur ammettendo tutti i tecnicismi della camera ottica” (così Fabrizio Magani nell’articolo del terzo numero della nostra rivista cartacea in cui si parla di Canaletto e Francesco Guardi e si descrive anche questa importante veduta della chiesa veneziana del Redentore).

Canaletto, Chiesa del Redentore (1746 circa; olio su tela, 47,4 x 77,3 cm)
Canaletto, Chiesa del Redentore (1746 circa; olio su tela, 47,4 x 77,3 cm)

9. Andrea Appiani, Il mito di Europa (1784-1786 circa), presentata da Galleria Carlo Virgilio & C.
La Galleria Carlo Virgilio & C. porta alla BIAF quattro grandi tele di Andrea Appiani (Milano, 1754 - 1817), che raccontano il Mito d’Europa attraverso quattro episodî: le compagne di Europa che inghirlandano il toro, Europa che si asside sul dorso del toro, Europa rapita dal toro che attraversa le onde, ed Europa consolata da Venere che le presenta amore. Per un lungo periodo di tempo le quattro tele appartennero a un nobile milanese, il conte Ercole Silva, ma non si hanno notizie precise su chi fosse il committente originario (a lungo creduto lo stesso Silva, anche se l’ipotesi è stata messa in dubbio in una pubblicazione presentata proprio in occasione di questa edizione della BIAF). Opere ben note anche alla critica ottocentesca, rappresentano uno dei punti più alti della produzione di Appiani.

Andrea Appiani, Scene de Il mito di Europa (1784-1786 circa; tempera su tela, ciascuna 190 x 135 cm)
Andrea Appiani, Scene de Il mito di Europa (1784-1786 circa; tempera su tela, ciascuna 190 x 135 cm)

10. Angelo Morbelli, La sposa (1909), presentata da Enrico Gallerie
Nel centenario della scomparsa di Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 - Milano, 1919), le gallerie Enrico propongono nel loro stand un’interessante selezione di sue opere, tra cui la prima versione de La sposa, delicato dipinto della sua produzione tarda, in un’epoca in cui le opere centrate sulla figura umana sono piuttosto ricorrenti nell’arte del pittore d’origini piemontesi. In questa versione, la giovane, vestita in abito da sposa, sta pregando in un interno spoglio, con davanti a lei un piccolo bouquet floreale: successivamente, Morbelli avrebbe dipinto lo stesso soggetto ma ambientato, all’interno di una chiesa. Lo stand delle gallerie Enrico si distingue anche per altre proposte interessanti, tra cui un meraviglioso ritratto femminile di Antonio Mancini e un insolito À la campagne di Giovanni Boldini, opera giovanile dell’artista.

Angelo Morbelli, La sposa (1909; olio su tela, 71,5 x 57,5 cm)
Angelo Morbelli, La sposa (1909; olio su tela, 71,5 x 57,5 cm)

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1. Jessica Consalvi in data 21/09/2019, 13:11:32

Bellissimi.
Onestamente dubito dell'attribuzione a Verrocchio.
Credo che queste mostre siano nocive sia per la conservazione delle opere sia per l'invenzione di nuove e false attribuzioni.
Ovviamente gli storici dell'arte guadagnano in tutto questo giro.
A rimetterci è l'arte e la storia dell'arte.
Poi, magari, questa attribuzione, tra le tante sbagliate, è giusta.
Interessante in effetti il fatto che sia stata modificata. Infatti pare quasi ottocentesca.







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