Le opere e i luoghi di Jan van Eyck a Bruges, nel cuore delle Fiandre


Quali sono le testimonianze che Jan van Eyck ha lasciato a Bruges, nel cuore delle Fiandre? Due straordinari capolavori, e in più i luoghi che frequentava.

Agli inizi degli anni Trenta del Quattrocento il pittore fiammingo Jan van Eyck (Maaseik, 1390 circa – Bruges, 1441), dopo aver trascorso un anno a Lille, si trasferì a Bruges, nelle Fiandre Occidentali, al servizio dei duchi di Borgogna.

La città, che fin dal Medioevo si presentava come centro cosmopolita, dove convergevano numerosi mercanti tessili di varia nazionalità, poiché le Fiandre si sono sempre distinte per la grande potenza nel commercio, soprattutto tessile, era al tempo di van Eyck una fiorente metropoli europea sia dal punto di vista economico che culturale. I duchi di Borgogna vedevano in Bruges un luogo di grande prosperità e, dato che il casato borgognone era solito non avere una reggia fissa, ma amava spostarsi da una città fiamminga all’altra, fu grazie a loro che a Bruges si svilupparono sempre di più la cultura, l’arte, la letteratura, la scienza. I duchi di Borgogna furono alla guida delle Fiandre fino al 1482 e si può affermare con certezza che l’epoca borgognona o Rinascimento fiammingo fu il periodo culturalmente più splendente della storia delle Fiandre; in particolare, i principali centri di maggior propulsione furono Bruges, Gent e Anversa.

Nella prima metà del Quattrocento l’arte fiamminga conobbe una svolta, una vera rivoluzione nella pittura, soprattutto nei dettagli particolareggiati e nell’uso della luce, grazie ai cosiddetti Primitivi fiamminghi, tra i quali si conta a pieno titolo lo stesso Jan van Eyck: quest’ultimo si trasferì a Bruges in quanto pittore di corte borgognona, sotto Filippo il Buono, e qui vi rimase fino all’anno della sua scomparsa, nel 1441.

Il duca commissionò a van Eyck diverse opere e lo fece viaggiare per accrescere la sua fama e per giungere a quanti più clienti possibili, ma a Bruges l’artista aprì un suo atelier, nel quale realizzò alcuni dei suoi più bei capolavori, custoditi ancora oggi nella città. Sono fondamentalmente due le opere più famose che il pittore realizzò qui: la Madonna con il Canonico Van der Paele e il ritratto di sua moglie, Margaretha van Eyck.

Il primo è il più grande dipinto di van Eyck fino ad oggi conservato, dopo il Polittico dell’Agnello Mistico: venne realizzato tra il 1434 e il 1436 per il canonico della chiesa di San Donaziano, Joris van der Paele, e sarebbe stato destinato all’altare che avrebbe ospitato il suo sarcofago in onore della sua memoria. L’opera è firmata e datata mediante una lunga inscrizione che testimonia la committenza del canonico e la fondazione di due cappelle nel lato del coro nel 1436 da parte di quest’ultimo, ma è oggi custodita presso il Museo Groeninge di Bruges.

Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele (1436; olio su tavola, 122,1 x 157,8 cm; Bruges, Groeninge Museum)
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele (1436; olio su tavola, 122,1 x 157,8 cm; Bruges, Groeninge Museum)


Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha (1439; olio su tavola, 32,5 x 26 cm; Bruges, Groeninge Museum)
Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha (1439; olio su tavola, 32,5 x 26 cm; Bruges, Groeninge Museum)


Le opere di Van Eyck al Groeninge Museum. Ph. Credit Sarah Bauwens
Le opere di Van Eyck al Groeninge Museum. Ph. Credit Sarah Bauwens


Le opere di Van Eyck al Groeninge Museum. Ph. Credit Sarah Bauwens
Le opere di Van Eyck al Groeninge Museum. Ph. Credit Sarah Bauwens

Un quadro particolareggiato, ricco di dettagli sia per la raffigurazione dell’ambiente in cui si svolge la scena che per i personaggi rappresentati. I tessuti, le vetrate, gli abiti, gli accessori: tutto dà l’idea del lusso e della ricchezza, dagli ampi mantelli, talvolta riccamente decorati, come nel caso del santo sulla sinistra, all’armatura finemente lavorata del san Giorgio sulla destra, dal tappeto anatolico che scende dal trono della Madonna al baldacchino dello stesso, dalla pavimentazione alle statue, alle colonne e alle vetrate. Il mantello della Madonna mostra persino sui bordi pietre preziose. Oltre alla ricchezza ben evidente, è da notare la cura nel particolareggiare i volti: ciascun personaggio risulta ben caratterizzato e sono resi con grande realismo i tratti fisiognomici, con tutti i loro difetti, ad esempio sul volto della figura inginocchiata accanto a san Giorgio, che altri non è che il committente dell’opera, sono ben definite le rughe, le occhiaie e gli incavi, ovvero i segni di un’età avanzata. Si prova concretamente una sensazione tattile per quanto riguarda la pelle di ciascun personaggio raffigurato: ciò indica una grandissima abilità pittorica dell’artista, capace di far sembrare reale ciò che invece è dipinto.

Si tratta di una scena sacra, in particolare di una Sacra Conversazione, in cui il canonico van der Paele, vestito di bianco, viene presentato alla Madonna in trono col Bambino da due santi, all’interno dell’abside della chiesa di San Donaziano di Bruges, cioè la stessa in cui l’opera sarebbe stata collocata e dove il canonico sarebbe stato sepolto.

Al centro, siede la Madonna in trono con in braccio il Bambino: madre e figlio non si guardano, ma tutti e due sono rivolti verso il committente. Maria, dai lunghi capelli biondi e mossi ornati da un fine accessorio con fiori, sostiene il Bambino con la mano destra, mentre con la sinistra gli porge un mazzolino di fiori bianchi e rossi; il Bambino sta giocando con un pappagallino, probabilmente simbolo dell’Annunciazione, in quanto il suo verso rimanda alla parola “Ave”. Le due piccole statue poste ai lati della Madonna rappresentano Caino e Abele e Daniele e il leone.

Come già affermato, a destra è raffigurato il canonico van der Paele abbigliato con una veste bianca che tiene tra le mani un libro e un paio di occhiali: il committente ci tiene a presentarsi come erudito. Era un mercante di pesce che aveva tuttavia ottenuto una rilevante posizione nell’ambito ecclesiastico. Accanto a lui, è in piedi san Giorgio, che porta il nome del canonico stesso, quindi è suo santo protettore. Indossa un’armatura lucente e molto decorata; particolare da notare è il riflesso che s’intravede sul suo gomito del mantello rosso della Madonna. Con la mano destra si sta togliendo l’elmo dalla sua folta e nera capigliatura in segno di rispetto, mentre con la sinistra fa un gesto per presentare a Maria il canonico inginocchiato e regge con il braccio la lunga asta della bandiera. L’altro santo che presenzia alla Sacra Conversazione è, sulla sinistra, san Donaziano (santo a cui è dedicata la chiesa): di profilo, mostra il suo ampio e largo mantello blu ornato da figure dorate; sul capo porta una lussuosa mitra arricchita con gemme preziose e con le mani regge un pastorale che termina sulla sommità con una croce e un candeliere con le candele accese.

Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio


La brillantezza dei colori risalta allo sguardo dell’osservatore: il rosso, il blu, l’oro; un tratto caratteristico di van Eyck dovuto all’utilizzo dei colori a olio che permettevano al pittore di rendere appieno la lucentezza e la vividezza dei toni.

Nuove ricerche hanno rivelato che il canonico fiammingo trascorse molti anni alla corte papale a Roma, ma non perse mai di vista i suoi interessi personali ed economici, tanto da potersi permettere una grande opera di strabiliante qualità realizzata dal pittore di corte dei duchi di Borgogna.

L’altro capolavoro di van Eyck a Bruges è il Ritratto di Margaretha van Eyck, sua moglie, compiuto nel 1439. Oggi conservato al Museo Groeninge, presumibilmente il dipinto era destinato a essere appeso alle pareti di casa van Eyck, ma è sorto qualche dubbio su un uso strettamente personale considerando il fatto che l’inscrizione in latino sulla cornice documenta che l’opera venne portata a termine da suo marito Johannes il 17 giugno 1439: si presuppone per questo una funzione pubblica dell’opera. Inoltre, probabilmente si tratta del primo dipinto della storia dell’arte europea in cui un artista raffigura sua moglie. Anche in questo caso, van Eyck utilizza i colori ad olio: brillanti sono infatti il rosso della veste della donna e il bianco del tessuto che le ricopre il capo, che risaltano sul fondo scuro del quadro. L’abito è orlato da pelliccia grigia e stretto in vita da una cintura di colore verde. Margaretha è posta di tre quarti rispetto all’osservatore e sembra che la testa sia sproporzionata rispetto al busto; guarda fisso coloro che la osservano e tiene, sul vestito, una mano sopra l’altra.

Entrambi i capolavori citati sono protagonisti della mostra che Bruges ha dedicato al pittore fino al 12 luglio 2020 presso il Museo Groeninge.

Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha, dettaglio
Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha, dettaglio


Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha, dettaglio
Jan van Eyck, Ritratto di Margaretha, dettaglio

Tuttavia questi non costituiscono le uniche testimonianze di van Eyck a Bruges, ma visitando la città è possibile compiere una vera passeggiata sulle orme dell’artista, dalla sua casa alla cattedrale in cui è sepolto. Sembrerà di tornare indietro nel tempo, poiché Bruges ha mantenuto in gran parte il suo impianto medievale. Innanzitutto, si potrebbe partire dalla Gouden Handstraat, dove, accanto al ponte Torenbrug, si trova la sua casa e studio, al numero 6: qui viveva con sua moglie Margaretha e con i loro figli, realizzava le sue opere, tra cui le due citate, e ancora qui è probabile che abbia invitato molte personalità importanti di quell’epoca. Poco più avanti si sviluppava il quartiere dei pittori, nel quale abitavano alcuni dei Primitivi fiamminghi. Hans Memling (Seligenstadt, 1436 circa – Bruges, 1494) viveva però nella Sint-Jorisstraat: quest’ultimo, artista di Bruges, fu molto influenzato dall’arte di van Eyck, realizzando, nel corso della sua produzione, tavole esclusive per certi suoi ricchi concittadini, per mercanti e per banchieri spagnoli e italiani. Sue opere celebri custodite a Bruges sono il Reliquiario di Sant’Orsola e il Trittico di San Giovanni, entrambi conservati nel Museo Memling della città.

Tornando a van Eyck, nella piazza Jan van Eyckplein, spicca la statua che lo raffigura. Quella attuale venne collocata nel 1878 alla presenza di re Leopoldo II e venne realizzata dallo scultore locale Hendrik Pickery (Bruges, 1828 - 1894). Tra le mani, la statua regge un’ampolla per la distillazione, che il pittore utilizzava per perfezionare la pittura a olio. Di fronte alla statua si erge la torre della Poortersloge, edificio costruito tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento proprio nel fulcro commerciale di Bruges. In questa zona della città si commerciavano infatti in passato, all’epoca del pittore, prodotti di lusso, quali broccati in oro, cristallo di rocca, pietre preziose, occhiali, pelli, lenti, specchi, che si vedono riprodotti nei dipinti di van Eyck. Oggi, nella Poortersloge, è custodita una collezione d’arte della città, retaggio del periodo compreso tra il 1720 e il 1890, quando l’edificio venne trasformato in Accademia delle Belle Arti.

Committenti dei dipinti di van Eyck erano spesso spagnoli e tedeschi: alcuni nomi di strade o piazze della città rimandano proprio alla presenza di stranieri di diverse nazionalità, come ad esempio la Spanjaardstraat che rimanda alla presenza delle Logge spagnole, mentre piazza Oosterlingenplein fa riferimento alla Lega anseatica, che riuniva i mercanti tedeschi all’estero per la tutela dei loro interessi comuni. Il celebre committente locale, il canonico van der Paele, abitava nei pressi della Philipstockstraat, lungo la quale si trovavano le case dei canonici.

Un’altra statua raffigurante van Eyck, realizzata da Jan-Robert Calloigne, fu posta per molto tempo sul Burg: originariamente esposta nell’Accademia, venne trasferita nel 1857 nella piazza dove si trova attualmente la statua di Pickery; quando nel 1878 venne sostituita dalla seconda, questa giunse nella piazza Burg e, dopo un secolo, venne collocata definitivamente all’interno dell’Accademia di Belle Arti. Inoltre, sotto piazza Burg, è possibile vedere i resti della Sint-Donaaskathedraal, la cattedrale di cui era prevosto van der Paele. È qui che furono battezzati i figli di van Eyck e che venne sepolto lo stesso pittore. Rimanendo in quest’area, nel municipio sono conservate alcune statue policrome progettate dall’artista e due suoi dipinti. Oltre che nell’attuale piazza Jan van Eyckplein, i commerci avvenivano nella piazza del mercato, dove un tempo si svolgeva anche il mercato dei tessuti (Lakenhalle): si poteva trovare il tessuto scarlatto spesso riprodotto sulle tele di van Eyck. È in questa piazza, presso il palazzo delle Hallen e il Palazzo del Governo, che si tenne la prima grande mostra dedicata ai Primitivi fiamminghi e, ancora oggi, nel museo Historium è possibile approfondire il Secolo d’Oro di Bruges, l’epoca in cui visse il pittore.

Il Groeninge Museum. Ph. Credit Inge Kinnet
Il Groeninge Museum. Ph. Credit Inge Kinnet


Bruges, Jan van Eyckplein
Bruges, Jan van Eyckplein. Ph. Credit Marc Ryckaert


Bruges, Jan van Eyckplein
Bruges, Jan van Eyckplein


Bruges, il Poortersloge
Bruges, il Poortersloge


La statua di Jan van Eyck di Hendrik Pickery
La statua di Jan van Eyck di Hendrik Pickery


La Gouden Handstraat. Il numero 6 (il primo edificio a destra, a mattoni) è quella che un tempo fu la casa di van Eyck
La Gouden Handstraat. Il numero 6 (il primo edificio a destra, a mattoni) è quella che un tempo fu la casa di van Eyck. Ph. Credit Mark Ryckaert


Il Prinsenhof, oggi hotel Dukes' Palace
Il Prinsenhof, oggi hotel Dukes’ Palace


La Cattedrale di San Salvatore. Ph. Credit Michiel Dumon
La Cattedrale di San Salvatore. Ph. Credit Michiel Dumon


Se si entra nel lussuoso hotel a cinque stelle Dukes’ Palace, si accede invece a quella che in passato era la residenza dei duchi di Borgogna, il Prinsenhof. Nel palazzo era probabilmente appesa una mappa del mondo disegnata dall’artista e lui stesso ne decorò le pareti. Ma il percorso sulle tracce di van Eyck non termina qui.

Nel quartiere di Nonnengat era situata la Cappella di San Luca e San Eloi, ovvero la cappella della corporazione dei pittori e degli scultori. Vennero esposti al suo interno il ritratto di Margaretha van Eyck e l’autoritratto di Jan van Eyck, che dal 1851 appartiene alla National Gallery di Londra. Totalmente ricostruita, la cappella fa oggi parte dell’Istituto Sint-Jozefsinstituut.

Infine, la Cattedrale di San Salvatore conserva i banchi del coro da lui progettati, forse per l’Ordine del Toson d’oro. Probabilmente, egli disegnò per quest’ultimo i paramenti e l’oreficeria.

Dalla sua casa alla maestosa Cattedrale di San Salvatore sono molti, come si è visto, i luoghi che ricordano gli anni trascorsi da van Eyck a Bruges. Anni in cui il pittore realizzò splendidi capolavori per i quali meritò pienamente il rilevante ruolo di pittore di corte borgognona.


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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1. ezs in data 06/04/2020, 16:12:48

Un grande GRAZIE per il vostro bellissimo articolo su Jan van Eyck. Avevo letto della mostra da "die Zeit" del 18 febbraio quando non avrei mai pensato a una tale catastrofe. Avevo programmato di andarvi. Ora abbiamo quella di Raffaello
bloccata a Roma. Ancora die Zeit di questa settimana in un articolo si auspica che la mostra venga riproposta nella primavera 2021 per celebrare il trionfo sovrannaturale dell'arte.



2. Mau in data 12/04/2020, 18:42:05

Chiaro. Belle le immagini, indispensabili i particolari







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