Durante i lavori preparatori per il nuovo percorso sotterraneo del MiQua, il Museo ebraico e Quartiere archeologico di Colonia in Germania, gli scavi archeologici condotti negli ultimi mesi hanno portato alla luce reperti romani di eccezionale importanza. La posizione particolarmente profonda del percorso ha permesso di conservare tracce edilizie che normalmente non resistono nel tempo, poiché distrutte da interventi successivi. In questo caso, i resti romani erano stati coperti fin dall’antichità da accumuli di terreno lungo la riva del Reno, garantendone la conservazione. Tra i ritrovamenti più rilevanti emergono i resti dell’abside di una basilica romana a più navate risalente al IV secolo. L’analisi del taglio del terreno ha permesso di comprendere che la struttura non era in calcestruzzo romano (opus caementicium), ma costruita con strati di tufo, basalto e calcare legati da un mortaio robusto e duraturo, contenente frammenti di mattoni e ghiaia. L’area, un tempo visibile solo come una leggera depressione sulla piazza davanti al Rathaus, il municipio storico di Colonia, è ora aperta al pubblico.
Altra scoperta è stata una scala del tardo I secolo, ritrovata durante gli scavi, che collegava un livello profondo verso il Reno a una zona più elevata del Praetorium, il palazzo del governatore romano. La scala rappresenta un ritrovamento raro per l’archeologia di Colonia, dove solitamente si conservano solo le fondamenta degli edifici. Le condizioni topografiche particolarmente favorevoli, unite alle antiche colmate di terreno, ne hanno permesso la conservazione. Un ulteriore reperto è un lararium del II secolo, un altare domestico all’interno del Praetorium dedicato ai Lari, divinità protettrici della casa. La nicchia ospitava le figure dei Lari, accanto alle quali venivano deposte offerte alimentari e oggetti rituali. Tracce di chiodi sopra e accanto alla nicchia indicano la presenza di ghirlande sospese, mentre un bordo di rottura sotto la nicchia segnala la collocazione originale della mensa d’altare, ritrovata durante lo scavo e destinata a essere restaurata e riposizionata. I resti di pittura interna alla nicchia e le sporgenze laterali delle mura suggeriscono un’articolata cornice decorativa. Il ritrovamento rappresenta un unicum a nord delle Alpi, esempi comparabili si conoscono solo in città vesuviane come Pompei.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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