Si sono concluse ad Ashmunein, nel governatorato di Minya in Egitto, le operazioni di restauro e ricollocazione della statua monumentale di Ramses II condotte dalla missione archeologica congiunta egiziano-americana attiva nel sito dal 2023. L’intervento ha consentito di ricomporre e reinstallare il colosso nella sua posizione originaria davanti all’ingresso settentrionale del tempio, dopo il ritrovamento della parte superiore avvenuto nel febbraio 2024.
Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha dichiarato che l’operazione rientra nell’impegno dello Stato egiziano per la tutela del patrimonio secondo standard scientifici internazionali. Fathy ha inoltre sottolineato il valore della cooperazione con le missioni straniere e il contributo del progetto alla valorizzazione storica e archeologica dei siti della provincia di Minya, con ricadute sulle strategie di promozione del turismo culturale. Il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham El-Leithy, ha evidenziato invece la competenza delle maestranze egiziane coinvolte nelle attività di restauro, documentazione e studio, ribadendo l’adozione di metodologie aggiornate per la conservazione delle statue colossali e la loro trasmissione alle generazioni future.
Secondo quanto riferito da Mohamed Abdel Badie, capo del Settore delle Antichità Egizie, la statua raggiunge dopo il restauro un’altezza di circa 6,7 metri e un peso superiore alle 40 tonnellate. Realizzata in calcare, è composta da quattro elementi principali: il corpo spezzato in due parti, la base formata da tre grandi blocchi lapidei e le fondazioni inferiori prive di decorazione. Il colosso è uno dei due esemplari finora noti nell’area settentrionale del tempio di Ashmunein e raffigura Ramses II seduto. La missione, diretta da Bassem Gehad per il Consiglio Supremo delle Antichità e da YvonaTrnka dell’Università del Colorado, conduce studi e scavi sistematici nell’antica città. La porzione superiore della statua, lunga circa 3,7 metri e del peso di 12 tonnellate, era sepolta sotto strati riferibili a epoche successive.
Dopo il rinvenimento, sono state eseguite analisi archeologiche e tecniche per verificare la corrispondenza con la parte inferiore scoperta nel 1930, oltre allo studio dei blocchi decorati della base e delle fondazioni. Le attività hanno incluso la documentazione digitale completa, la valutazione dello stato di conservazione, l’analisi dei carichi e delle caratteristiche del materiale lapideo, nonché il trattamento delle inclinazioni nelle fondazioni composte da cinque blocchi. Approvato il piano dalla Commissione Permanente per le Antichità Egizie, i lavori sono iniziati nel settembre 2025 con lo smontaggio delle parti inclinate, il consolidamento e il restauro dei blocchi, quindi la ricollocazione secondo la documentazione scientifica disponibile.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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