Fino al 3 maggio 2026, il MAT - Museo Arte Tempo di Clusone (Bergamo) dedica la prima mostra monografica a uno dei protagonisti più significativi della storia artistica locale e bergamasca: Domenico Carpinoni (Clusone, 1566 – 1658). L’esposizione, intitolata Domenico Carpinoni (1566-1658). Arte, fede e devozione popolare e curata dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, è allestita negli spazi di Palazzo Marinoni Barca, sede del MAT, e rappresenta un momento di sintesi e rilancio degli studi sull’artista clusonese attivo tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.
L’iniziativa corona il ventennale del museo nella sua attuale sede e si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio artistico cittadino. Un cospicuo nucleo di opere provenienti da musei, chiese e collezioni private restituisce l’importanza di un pittore eccentrico e prolifico, originale interprete della cultura tardo-manierista italiana, capace di coniugare suggestioni venete e influenze mitteleuropee.
Carpinoni, nato e morto a Clusone, fu profondamente influenzato dalla grande pittura veneta del Cinquecento, in particolare da Jacopo Bassano e Paolo Veronese, ma assimilò anche la tradizione figurativa diffusa in Italia attraverso le stampe di traduzione di autori italiani e stranieri. La sua produzione sacra si conserva prevalentemente nelle chiese della Val Seriana, della Val Cavallina, lungo la sponda bergamasca del lago d’Iseo e in diverse località della Val Camonica, oltre che in importanti istituzioni museali italiane e straniere come la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, i Musei Civici di Treviso, la Galleria Estense di Modena, il Museo Diocesano Adriano Bernareggi di Bergamo, il Museo Nazionale di Varsavia e il North Carolina Museum of Art di Raleigh.
Il progetto espositivo offre per la prima volta l’occasione di osservare da vicino l’originale cifra stilistica del maestro attraverso un itinerario che presenta tredici opere nelle sale del MAT, due stampe e altre sei opere collocate nella loro ubicazione originaria, ossia nella Basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, nella chiesa di San Luigi e nel santuario della Beata Vergine del Paradiso a Clusone. Ogni lavoro è illustrato e analizzato nel catalogo edito da Lubrina Bramani editore, curato da Enrico De Pascale e Chiara Bolis, con saggi e schede firmati da studiosi tra cui Angelo Loda, Mariolina Olivari, Mino Scandella, Francesco Nezosi e Paolo Plebani.
Il progetto scientifico intende valorizzare il ruolo di Carpinoni nella pittura sacra e profana lombarda tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento. Nel complesso sono presentate diciannove opere del maestro, integrate da alcune stampe che documentano le principali fonti figurative cui egli attinse nel corso della sua lunga attività, protrattasi fino all’età di novant’anni. Il nucleo espositivo, selezionato ma rappresentativo, restituisce la varietà delle soluzioni espressive e la forza narrativa di un artista che seppe fondere eleganza veneziana e sensibilità montana.
Una parte significativa del progetto è costituita dall’itinerario urbano che accompagna i visitatori fuori dalla sede museale, conducendoli nelle tre principali chiese di Clusone, dove si conservano importanti dipinti di Carpinoni, ciascuno corredato da schede analitiche. Il dialogo tra museo e territorio permette di ricollocare le opere nel loro contesto originario, restituendo il legame tra arte, devozione popolare e committenza religiosa.
Durante il periodo della mostra è previsto un ricco calendario di eventi collaterali. Laboratori didattici, visite guidate rivolte al pubblico generico e a gruppi specifici come scolaresche, famiglie e persone con disabilità, concerti nelle sale del museo e incontri di approfondimento affrontano temi legati all’iconografia sacra, alle tecniche pittoriche di Carpinoni e al ruolo delle confraternite nella vita religiosa tra XVI e XVII secolo.
Tra gli appuntamenti a ingresso gratuito, il 21 febbraio 2026 presso la Sala Legrenzi di Clusone si tiene l’incontro Acqua e fuoco. Il ruolo delle Confraternite nella committenza delle opere d’arte, con Enrico De Pascale e lo storico Mino Scandella, dedicato al significato simbolico e culturale di elementi fondamentali nella tradizione religiosa e nella rappresentazione artistica. Il 14 marzo 2026 è in programma una visita guidata ai dipinti di Carpinoni nelle chiese clusonesi, mentre il 27 marzo 2026 Angelo Loda affronta il tema dei macabri in terra bergamasca, a partire dalla serie di dipinti aventi per tema la Morte che appare a un banchetto di giovani convitati, collegata anche alla celebre Danza Macabra di Clusone. Il 18 aprile 2026 Chiara Bolis interviene sul caso attributivo della Madonna in gloria con santi della Basilica di Santa Maria Assunta, a lungo ritenuta opera di Carpinoni e oggi ricondotta al pittore clusonese Tonino Novaero.
“La nostra città”, afferma Massimo Morstabilini, sindaco di Clusone, “vanta una tradizione secolare che ha dato i natali a intere generazioni di maestri che hanno arricchito le chiese e le piazze della Lombardia. In questo fertile contesto, la figura di Domenico Carpinoni brilla come uno dei massimi esponenti. La sua formazione lo vide probabilmente allievo del grande Palma il Giovane a Venezia, ma Carpinoni scelse, con un gesto di profondo affetto e radicamento, di tornare a Clusone per vivere e lavorare. La sua è una storia di eccellenza locale che ha saputo fondersi con le grandi correnti pittoriche della Serenissima. Questa mostra e il catalogo rappresentano un passo fondamentale per la riscoperta dell’arte di Carpinoni. La sua abilità nel coniugare l’eleganza veneziana con una sensibilità più schietta e montana lo rende una figura cruciale per comprendere l’arte del Seicento in terra bergamasca. Questa iniziativa aggiunge un ulteriore tassello al percorso di valorizzazione degli artisti baradelli svolta dal museo nei suoi vent’anni di attività. Proprio nel dicembre 2005 veniva inaugurata la sua attuale sede di Palazzo Marinoni Barca, che in questi due decenni ha ospitato e celebrato le eccellenze clusonesi nelle sue meravigliose sale. Non poteva mancare Domenico Carpinoni! Spero che queste pagine a lui dedicate possano ispirare non solo gli specialisti, ma anche i visitatori, offrendo una nuova luce sul talento di un artista che ha lasciato un’impronta indelebile”.
Clusone, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e tra I Borghi più Belli d’Italia, è considerata un centro culturale di riferimento per la Val Seriana e la Val di Scalve. Definita Città Dipinta per il suo patrimonio architettonico e decorativo che comprende l’Orologio Fanzago e la Danza Macabra, oltre a chiese e palazzi affrescati, nel 2025 è stata selezionata da Regione Lombardia per rappresentare l’Italia al concorso internazionale Best Tourism Villages promosso dall’UNWTO.
Il museo cittadino custodisce una ricca collezione di opere donate dalle principali famiglie di Clusone, ospitate nelle sale affrescate di Palazzo Marinoni Barca. Dal 2005 il MAT offre ai visitatori dipinti, disegni, sculture e sbalzi di artisti clusonesi e non, mentre negli spazi interni trovano posto anche i meccanismi di orologi da torre appartenenti alla Collezione Gorla, affidata a Clusone dalla Provincia di Bergamo. All’esterno del museo spiccano tre sequoie giganti, con una circonferenza di sei metri e un’altezza di circa venticinque, ulteriore elemento identitario della città dell’Orologio Fanzago.
La mostra Domenico Carpinoni. Arte, fede e devozione popolare è realizzata dal Comune di Clusone con il contributo di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo e grazie al main sponsor Conad Superstore Clusone. L’ingresso alla mostra e la partecipazione alle visite guidate programmate sono liberi e gratuiti, secondo la volontà di rendere accessibile a tutti la riscoperta di un artista che ha lasciato un’impronta significativa nella storia dell’arte lombarda.
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