La ricostruzione digitale del Faro di Alessandria in Egitto è al centro di un progetto di ricerca che lega archeologia subacquea, analisi storica e modellazione tridimensionale per restituire una delle sette meraviglie del mondo antico. Come riporta Art News (che cita un articolo del New York Times), storici, architetti e programmatori stanno lavorando alla creazione di un modello 3D dell’edificio a partire dai resti architettonici conservati sul fondale marino davanti al porto della città egiziana, dove la struttura sorgeva in età ellenistica.
Il Faro di Alessandria dominava l’ingresso del porto ed era considerato una delle costruzioni più alte del mondo antico. Con un’altezza stimata di circa 140 metri, risultava secondo soltanto alla Grande Piramide di Giza (146,6 m). L’edificio fu commissionato da Tolomeo I Sotere (367-283 a.C.), generale macedone di Alessandro Magno divenuto faraone d’Egitto, e portato a compimento sotto il regno del figlio e successore Tolomeo II Filadelfo. Durante i circa trecento anni della dinastia tolemaica, Alessandria rappresentò infatti un centro di primaria importanza per la cultura greca in Egitto.
Costruito sull’isola di Faro, al largo della costa di Alessandria, il faro era realizzato in pietra e articolato in tre livelli architettonici distinti. La struttura presentava una base a pianta rettangolare, una sezione intermedia ottagonale e una parte superiore cilindrica. Alla sommità, un sistema composto da specchi e da un grande fuoco consentiva di segnalare l’accesso al porto alle imbarcazioni in navigazione nel Mediterraneo. Nel corso dei secoli l’edificio fu progressivamente indebolito da eventi sismici. La distruzione definitiva avvenne nel 1303, in seguito al terremoto di Creta, che causò il crollo della struttura. La maggior parte dei materiali cadde in mare e rimase sommersa a lungo, complicando la ricostruzione dell’architettura, mentre alcuni blocchi furono riutilizzati per erigere, nel 1477, la fortezza di Qaitbay sullo stesso promontorio.
Il modello tridimensionale del faro permette dunque di collocare virtualmente ogni elemento ritrovato sul fondale marino, incluse circa cinquemila unità scansionate finora, e mira a creare una versione esplorabile dell’edificio, offrendo a ricercatori e pubblico la possibilità di percepire la struttura com’era nell’antichità. La scorsa estate nel corso delle operazioni, il team di Pharos Project ha riportato in superficie blocchi di granito e altri elementi architettonici, sottoponendoli a scansione digitale. Tra i ritrovamenti più importanti emerge un pilone che unisce tecniche costruttive greche a elementi stilistici egizi. Inoltre, il peggioramento delle condizioni delle acque rende sempre più complesso il lavoro subacqueo, rendendo necessario nelle fasi future un maggiore ricorso al recupero temporaneo dei materiali sommersi, che verranno sollevati, documentati e poi restituiti al mare per garantirne la conservazione.
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| Ecco come sarà il Faro di Alessandria d'Egitto: un progetto lo ricostruisce in 3D |
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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