Un torso romano che era nella collezione di Stefano Bardini: lo porta David Aaron a Tefaf


Due pezzi di grande rilievo animeranno lo stand di David Aaron all’edizione 2026 di TEFAF a Maastricht: un torso romano un tempo nella collezione di Stefano Bardini e una rara stele greca di una parthenos, in vendita rispettivamente a 300.000 e 450.000 sterline.

Ci sarà un importante torso romano legato al collezionismo di Stefano Bardini all’edizione 2026 di TEFAF Maastricht, in programma dal 14 al 19 marzo 2026 nella città dei Paesi Bassi. A portare quest’opera è la galleria londinese David Aaron che, allo stand 804, porterà il pubblico e i collezionisti a confrontarsi con capolavori che spaziano dalla Grecia classica all’Egitto tardo-faraonico fino alla scultura romana imperiale, accomunati da uno stato di conservazione notevole e da provenienze di assoluto rilievo.

Tra i punti di maggiore interesse della presentazione di David Aaron spicca proprio il torso romano di giovane, databile tra il I e il II secolo d.C., che si distingue non solo per la qualità formale, ma anche per la sua storia collezionistica (il prezzo di listino è di 300.000 sterline, ovvero circa 340.000 euro). La scultura, raffigurante un giovane in posizione di contrapposto, presenta una resa morbida e calibrata della muscolatura, suggerita con discrezione e sensibilità, elementi che contribuiscono a trasmettere un’idea di giovinezza e vitalità. La ricerca condotta dalla galleria ha permesso di ricostruire una nuova e solida provenienza per l’opera, risalente al 1898, grazie all’individuazione di immagini storiche all’interno dell’innovativo archivio fotografico di Stefano Bardini. Figura centrale del collezionismo e del mercato antiquario tra Otto e Novecento, Bardini fu uno dei più celebri mercanti d’arte italiani del suo tempo. Non solo: restauratore, collezionista e raffinato conoscitore, riuscì a riunire un insieme straordinario di opere che spaziavano dall’età romana al Barocco. Ciò che lo rese unico rispetto ad altri antiquari fu l’adozione precoce e sistematica della fotografia come strumento di documentazione e promozione. Bardini collaborò infatti con fotografi attivi sia in Italia sia all’estero per realizzare immagini dettagliate di ogni oggetto della sua collezione, creando un archivio vastissimo conservato a Firenze, oggi una fonte imprescindibile per la ricostruzione delle provenienze.

Il torso romano presentato da David Aaron
Il torso romano presentato da David Aaron
Il torso romano presentato da David Aaron
Il torso romano presentato da David Aaron
Il torso romano presentato da David Aaron
Il torso romano presentato da David Aaron

E proprio questo archivio ha consentito a David Aaron di individuare fotografie del torso romano datate 1898, che attestano in modo inequivocabile la presenza dell’opera nella collezione Bardini già alla fine del XIX secolo. Si tratta di un elemento di srilevante importanza in un contesto, come quello delle antichità, in cui la trasparenza e la documentazione della provenienza rappresentano criteri fondamentali. La scoperta, dunque, rafforza ulteriormente il valore storico e collezionistico della scultura, inserendola all’interno di una delle raccolte più celebri e studiate del suo tempo.

Il successo di Stefano Bardini come mercante lo portò nel 1881 ad acquistare il complesso di Piazza Mozzi, a Firenze, per esporre una collezione che arrivò a comprendere oltre 30.000 opere. Alla sua morte, nel 1922, Bardini lasciò l’intero patrimonio al Comune di Firenze. Da questa straordinaria eredità nacque nel 1925 il museo civico ospitato nella sua casa, oggi noto come Museo Stefano Bardini, che continua a testimoniare il gusto, la visione e l’influenza di uno dei più importanti protagonisti del mercato dell’arte europeo tra Otto e Novecento.

“Il Torso di giovane”, dichiara Salomon Aaron, direttore della galleria, “è un notevole esempio di scultura romana in marmo che raffigura un giovane in posizione di contrapposto, resa popolare da Prassitele, scultore ateniese del IV secolo a.C. Ciò che rende questa scultura particolarmente interessante è la sua illustre provenienza, essendo stata in precedenza di proprietà del mercante d’arte fiorentino Stefano Bardini, che si guadagnò una venerabile reputazione nel corso del XIX secolo per la sua vasta collezione di antichità e per l’uso della fotografia per promuovere la sua attività. L’eredità di Bardini vive nel Museo Stefano Bardini, fondato nella piazza dove ospitava la sua collezione, e nel dettagliato archivio fotografico che ha permesso alla galleria David Aaron di scoprire immagini di questa scultura, che è diventata di proprietà di Bardini nel 1898. Non vediamo l’ora di presentare questa squisita opera al TEFAF di Maastricht questo marzo”.

Fotografia del torso nell'archivio di Stefano Bardini
Fotografia del torso nell’archivio di Stefano Bardini
Fotografia del torso nell'archivio di Stefano Bardini
Fotografia del torso nell’archivio di Stefano Bardini

C’è poi anche un altro pezzo interessante: accanto al torso romano, il fulcro della presentazione di David Aaron a TEFAF Maastricht 2026 sarà una rarissima stele greca in marmo, datata intorno al 375-350 a.C., che rappresenta una giovane donna in un momento delicato e simbolicamente carico della sua vita (il costo è di 450.000 sterline, circa 515.000 euro). Si tratta di una stele funeraria dedicata a una parthenos, una giovane ateniese in età da matrimonio che non si è ancora sposata, una tipologia estremamente rara nel panorama delle sculture funerarie attiche. L’opera, nota come Stele di Medeia, prende il nome dall’iscrizione incisa sull’architrave, una singola linea che identifica la defunta. La stele proviene dalla storica regione dell’Attica ed è scolpita in altorilievo con una qualità formale di livello eccezionale. La figura femminile è rappresentata con la mano destra elegantemente sollevata verso la spalla, in un gesto misurato e carico di grazia. L’abbigliamento consente di riconoscere chiaramente lo status della giovane: Medeia indossa un chitone finemente drappeggiato, stretto in vita da una cintura, con un mantello posteriore fissato sulle spalle da grandi fibule circolari. Questo tipo di vestiario era tipico delle parthenoi, le giovani donne non ancora sposate, e costituisce un elemento iconografico distintivo di grande importanza.

La rarità di questa stele risiede non solo nella qualità artistica, ma anche nel soggetto. Le parthenoi rappresentano una fase di transizione molto breve tra l’infanzia e l’ingresso nell’età adulta attraverso il matrimonio, e per questo motivo le raffigurazioni funerarie dedicate a giovani donne non sposate sono estremamente poco frequenti. Gli studi dello storico e archeologo Christoph W. Clairmont sulle stele attiche confermano questa eccezionalità: nelle otto monumentali pubblicazioni dedicate ai rilievi funerari, le stele di parthenoi rappresentano solo il 4 per cento del totale esaminato.

La Stele di Medeia
La Stele di Medeia
La Stele di Medeia
La Stele di Medeia

Il significato culturale e sociale di queste opere è stato ulteriormente approfondito dall’archeologa e storica dell’arte Linda Jones Roccos, secondo la quale la morte di una parthenos assumeva un valore particolarmente drammatico per la società ateniese. Non si trattava solo di una perdita personale e familiare, ma anche di una perdita collettiva, poiché la scomparsa di una giovane donna non sposata interrompeva la possibilità di generare figli destinati a sostenere la comunità e la causa della polis. Questa consapevolezza si rifletteva nella qualità e nella cura riservate ai monumenti funerari dedicati alle parthenoi, spesso di livello artistico elevatissimo.

Ad accrescere ulteriormente l’importanza della Stele di Medeia contribuisce una provenienza di grande prestigio. L’opera è documentata per la prima volta nella collezione del mercante d’arte ateniese Theodoros A. Zoumpoulakis, per poi essere acquisita nel 1923 da Joseph Brummer, uno dei più influenti galleristi del XX secolo. La Brummer Gallery, fondata nel 1910 dai tre fratelli ungheresi Joseph, Imre ed Ernest, ebbe un ruolo cruciale nella diffusione dell’arte antica e medievale tra Parigi e New York, influenzando profondamente il gusto dei grandi collezionisti e delle istituzioni museali. La stele rimase nella famiglia Brummer per oltre mezzo secolo. Alla morte di Joseph, una parte significativa della sua collezione privata fu acquisita dal Metropolitan Museum of Art di New York, mentre la Stele di Medeia passò al fratello Ernest e successivamente alla moglie di quest’ultimo, Ella Laszlo Baché Brummer, fondatrice del marchio cosmetico Ella Baché, tuttora attivo. Questo lungo e ininterrotto percorso collezionistico conferisce all’opera una solidità storica e documentaria di prim’ordine.




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