La Casa Bianca minaccia lo Smithsonian: niente fondi se non si adegua alle linee di Trump


La Casa Bianca accusa lo Smithsonian di non aver rispettato l’ordine di invio di materiali per verificare l’allineamento ai valori dell’amministrazione Trump. Se l’istituzione non rispetterà le direttive sull’“identità americana”, i fondi che il museo riceve dal governo potrebbero essere bloccati. Scadenza il 13 gennaio.

La Casa Bianca potrebbe sospendere i finanziamenti allo Smithsonian, il più grande complesso museale degli Stati Uniti d’America, se l’istituto deciderà di non attenersi alle strette regole che sono state imposte l’estate scorsa dall’amministrazione Trump. È questo, in sintesi, il contenuto di una lettera inviata lo scorso 18 dicembre da due assistenti del presidente Donald Trump, Vince Haley e Russel Vought, a Lonnie G. Bunch III, segretario dello Smithsonian. La missiva contiene anche una data: il 13 gennaio è, per l’amministrazione, il termine ultimo entro cui lo Smithsonian dovrà conformarsi alle direttive.

In agosto, l’amministrazione aveva comunicato a Bunch l’intenzione di condurre una “revisione interna completa di alcuni musei e mostre dello Smithsonian” sulla base di un ordine esecutivo firmato da Donald Trump nel marzo scorso, il numero 14253, Restoring Truth and Sanity to American History (“Ripristinare la verità e la sanità nella storia americana”): tale ordine dava al vice presidente J.D. Vance il mandato di garantire che i programmi del complesso museale non siano “divisivi” e riflettano presunti “valori tradizionali”. Nella lettera estiva, l’amministrazione Trump imponeva allo Smithsonian una revisione completa di tutti i suoi contenuti: testi delle mostre, pannelli delle sale, siti web, materiali didattici, contenuti social e digitali “per valutare il tono, il contesto storico e l’allineamento con gli ideali americani”, si leggeva. Inoltre, veniva stabilito un controllo anche sul processo curatoriale, sulla pianificazione delle mostre, sugli usi della collezione, sugli standard narrativi. Allo Smithsonian veniva dunque chiesto di inviare una serie di materiali e documenti, oltre agli elenchi delle collaborazioni in essere con personale esterno (per esempio, artisti, storici, organizzazioni no profit), copia delle domande di sovvenzione e degli accordi di finanziamento e altro ancora. Veniva infine dato un tempo massimo di 75 giorni per l’invio del materiale completo e un ulteriore termine di 120 giorni entro i quali lo Smithsonian avrebbe dovuto iniziare “ad apportare correzioni ai contenuti laddove necessario, sostituendo il linguaggio divisivo o ideologico con descrizioni unificanti, storicamente accurate e costruttive su cartelli, pannelli didattici murali, display digitali e altri materiali rivolti al pubblico”.

Lo Smithsonian American Art Museum. Foto: Zack Frank
Lo Smithsonian American Art Museum. Foto: Zack Frank

All’approssimarsi della scadenza arriva dunque la lettera dell’amministrazione, che in apertura lamenta un invio parziale e tardivo dei materiali: “Sebbene abbiamo ricevuto una produzione parziale di materiali dal vostro ufficio il 18 settembre, nessun altro materiale ci è stato prodotto dal vostro ufficio negli oltre 90 giorni successivi a tale data di settembre. Pur apprezzando la ricezione della documentazione iniziale, tale presentazione è stata ben al di sotto di quanto richiesto e la stragrande maggioranza dei documenti richiesti è ancora in sospeso”. Secondo un memorandum inviato in allegato alla lettera, mancherebbero, intanto, i contenuti sulle mostre in corso e su quelle future (lo Smithsonian non ha inviato i testi esposti sulle pareti, i pannelli didattici, le didascalie, i cataloghi di mostre e le delibere di approvazione degli stanziamenti per nessuna delle mostre attualmente in corso). Lo Smithsonian non ha mandato neppure le bozze e i contenuti sulla programmazione per il 250° anniversario dell’indipendenza, limitandosi a “brevi dichiarazioni descrittive”, dice il memorandum. E ancora, nessun invio di indici, proposte, programmi previsti o budget preliminari per le mostre pianificate tra il 2026 e il 2029, nessun documento con organigrammi, manuali curatoriali, protocolli di approvazione delle mostre o linee guida interne correlate, file digitali completi di tutti i materiali didattici, documenti di governance, nomi, titoli, brevi biografie professionali, CV aggiornati e informazioni di contatto diretto dei referenti dei vari musei.

La lettera, pur concedendo una proroga, assume un tono molto severo: “Testi e didascalie attuali, proposte e budget per mostre, checklist degli oggetti per la programmazione futura, manuali di governance interna e registri della catena di comando per l’approvazione dei contenuti non sono richieste archivistiche poco chiare. Sono questi i documenti che ogni museo accreditato è tenuto a conservare e produrre senza indugio, poiché costituiscono la base per una gestione responsabile di importanti collezioni nazionali e per il rispetto dei rigorosi standard di trasparenza imposti dalla legge federale, dalle direttive dello Smithsonian e dagli standard professionali del settore museale”.

Richiamando le disposizioni dell’ordine esecutivo di marzo, i due assistenti di Trump dichiarano di volersi assicurare “che nessuno dei dirigenti dei musei dello Smithsonian sia confuso sul fatto che gli Stati Uniti siano stati tra le più grandi forze positive nella storia del mondo. Il popolo americano non avrà pazienza per nessun museo che nutra diffidenza nei confronti della fondazione dell’America o che si senta a disagio nel trasmettere una visione positiva della storia americana, una visione che sia giustamente orgogliosa dei successi e dei traguardi del nostro Paese”.

Donald Trump. Foto: Joyce N. Boghosian
Donald Trump. Foto: Joyce N. Boghosian

Viene pertanto richiesto il completamento dell’invio dei documenti richiest. “Attendiamo con ansia di ricevere il materiale completo il prima possibile, auspicabilmente entro e non oltre il 13 gennaio 2025”, scrivono i due assistenti, ricordando cosa accadrà allo Smithsonian nel caso in cui non dovesse attenersi alle disposizioni: “Come forse saprete, i fondi destinati allo Smithsonian Institution sono disponibili solo per un utilizzo conforme all’Ordine Esecutivo 14253, ‘“Ripristinare la verità e la sanità nella storia americana’, e per l’adempimento delle richieste indicate nella nostra lettera del 12 agosto 2025. […] Siamo certi che condividete la nostra opinione secondo cui la Smithsonian Institution debba dare il buon esempio in termini di ricerca, presentazione e responsabilità. L’imminente 250° anniversario della fondazione della nostra nazione offre un’opportunità unica per giustificare la fiducia nelle attività delle principali istituzioni culturali americane. Non vediamo l’ora di lavorare insieme per rendere trionfale il contributo della Smithsonian Institution al 250° anniversario dell’America”.

Il New York Times riferisce che finora il segretario Bunch, professionista di lunga esperienza e dalle spiccate doti diplomatiche, ha mantenuto un profilo prudenziale e ha potuto contare sul sostegno del Consiglio dello Smithsonian, ma questo sostegno potrebbe diminuire se la Casa Bianca riuscisse a insediare i suoi candidati preferiti nel cda del complesso museale: diversi mandati sono infatti in scadenza quest’anno. I candidati sono proposti dall’attuale consiglio di amministrazione, ma le nomine spettano al Congresso e al presidente.

La neanche troppo velata minaccia di sospensione dei finanziamenti rischia di mettere in seria difficoltà lo Smithsonian, che dipende al 62% dai finanziamenti che provengono dal governo federale. Ed è già successo, sotto l’amministrazione Trump, che la Casa Bianca abbia trattenuto fondi che erano peraltro già stati approvati dal Congresso. Al momento, tuttavia, lo Smithsonian non si è ancora pronunciato sulla questione.


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