Pompei, guide turistiche in rivolta contro la chiusura della loro postazione nel Parco


Le guide turistiche di Pompei protestano contro la decisione del Parco Archeologico di eliminare la postazione permanente attiva da molti anni. Per l’istituto è però giunta l’ora di adeguare il proprio servizio interno a quello di altri parchi e musei.

Le guide turistiche di Pompei sono in rivolta contro il Parco Archeologico diretto da Gabriel Zuchtriegel in seguito alla decisione di cancellare la postazione permanente delle guide all’interno degli scavi, che esisteva da quindici anni. Stando a quanto riferiscono le guide, la comunicazione sarebbe arrivata in forma verbale l’antivigilia di Natale per diventare poi definitiva il 6 gennaio. Intanto, un minimo di contesto: il presidio permanente era stato istituito a partire dal 1° luglio del 2010. La postazione permanente, si legge nella disposizione del Commissario delegato per l’emergenza dell’area archeologica di Napoli e Pompei (che all’epoca aveva autorità su quello che accadeva nel parco), serviva per “organizzare e disciplinare i servizi guida a favore dei turisti in visita”, e per raccogliere quotidianamente “le richieste del servizio di guida da parte dei visitatori”. In sostanza, la postazione doveva offrire un servizio a tutti coloro che arrivati agli scavi di Pompei avessero desiderato una guida. La tesi del Parco, tuttavia, è che la situazione del 2010 fosse emergenziale.

“Il presidio all’interno del sito”, si legge in una nota del Parco Archeologico di Pompei, “nasceva nel 2010 in una situazione emergenziale per regolamentare l’interazione tra visitatori e guide private, che agiscono in proprio e sono in possesso della rispettiva abilitazione. Da allora la situazione è profondamente cambiata: l’emergenza è stata superata”. Il Parco si appella anche a una decisione dell’Antitrust risalente al 2018: l’organismo aveva contestato le postazioni di Pompei e di altri siti, che sono di seguito state eliminate, “lasciando il presidio di Pompei quale unico rimanente di questo genere”, rammenta il Parco, che sottolinea anche il fatto che i musei e i parchi archeologici svolgono per legge, secondo l’articolo 117 del Codice dei Beni Culturali, anche servizi culturali e di didattica, sia tramite figure professionali ministeriali, come gli “Assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza”, sia tramite partnership e contratti di concessioni, che seguono sempre rigide procedure di selezione ed evidenza pubblica. “In generale, soprattutto a seguito della pandemia Covid-19”, continua la nota del Parco, “la richiesta per il servizio è molto calata, in quanto molti visitatori arrivano già con la guida prenotata online o tramite un’agenzia. Il libero esercizio della professione di guida sotto questa e altre forme è tuttora garantito, come in tutti gli altri siti culturali e archeologici”.

Da parte del Parco arriva però anche una stoccata alle guide private che agiscono tramite la postazione: “A Pompei si è assistito a un moltiplicarsi di lamentele legate al presidio delle guide private all’interno del sito (mancanza di trasparenza, scarsa qualità della visita e delle conoscenze linguistiche dichiarate, mancanza di fatturazione fiscale), su cui però il Parco, nonostante varie interlocuzioni con le persone interessate, non è potuto intervenire in maniera risolutiva, essendo le guide liberi professionisti a tutti gli effetti, di cui solo una parte afferisce a varie associazioni di categoria che possono fungere da interlocutori. Il Parco, dunque, veniva identificato con un servizio privato che in realtà esondava dalle sue competenze e la cui presenza all’interno del sito – nonché i costi a carico dell’ente pubblico – appariva oramai priva delle necessarie condizioni per il rilascio di spazi pubblici a operatori privati”.

Pompei. Foto: Ministero della Cultura
Pompei. Foto: Ministero della Cultura

Alla radice della decisione di cancellare la postazione c’è anche il nuovo regolamento del Parco, che è stato deliberato dal Consiglio di Amministrazione nel 2025 e che, nel recepire le varie evoluzioni giuridiche e culturali del settore, pertanto, non prevede più il presidio all’interno del sito. In aggiunta a ciò, il Parco si è attrezzato per garantire un servizio didattico per il pubblico, “senza precludere in tal modo la presenza di guide private all’interno del sito”, sottolinea l’istituto, “superando così un’anomalia e adeguando l’assetto del servizio didattico e di visite guidate a quello di altri musei e parchi nazionali e internazionali. Per i visitatori, ciò non si traduce in nessun modo in un’interruzione di un servizio pubblico, bensì in una maggiore trasparenza nell’affrontare la scelta dell’offerta culturale tra pubblico e privato di cui si vuole usufruire”.

Il cambiamento, secondo il direttore Gabriel Zuchtriegel, “farà bene a tutti, incluse le guide. Quando ho iniziato a Paestum, mi veniva rinfacciato di aver lavorato come guida in precedenza, come se questo fosse squalificante. Invece è un lavoro difficile, bellissimo e importante e il Parco si impegnerà anche in futuro affinché le guide che lavorano con grande professionalità trovino le migliori condizioni possibili. Proprio in queste settimane al Parco si sta svolgendo un corso di aggiornamento e formazione per le guide, molto seguito, e questo ci rende felici”.

Le guide turistiche però non ci stanno. Il sindacato FLAICA UNITI CUB, insieme al movimento “Le guide siamo NOI!”, hanno infatti dichiarato lo stato di agitazione della categoria. Secondo la sigla, “le postazioni delle guide turistiche, attive da decenni, trovano fondamento nell’art.15 della legge regionale Campania n.11/1986, che individua gli Scavi di Pompei tra i siti destinatari dei presidi permanenti turistici. Per decenni esse hanno garantito un servizio pubblico essenziale, assicurando accoglienza qualificata e multilingue ai visitatori. La chiusura delle postazioni appare inoltre in contrasto con il Capitolato tecnico dei servizi museali integrati del Parco Archeologico di Pompei, che prevede espressamente la gestione delle postazioni di visite guidate, nonché con i principi della libera professione sanciti dalla legge n. 190/2023”. A seguito della chiusura, fa sapere il sindacato, “le guide turistiche sono state allontanate dagli ingressi del sito e invitate a operare all’esterno del perimetro del Parco, in un contesto territoriale nel quale vigono ordinanze comunali che di fatto impediscono l’esercizio dell’attività professionale, determinando una grave lesione del diritto al lavoro”. FLAICA chiede dunque il ripristino immediato delle postazioni delle guide turistiche all’interno del Parco Archeologico di Pompei, il ripristino della cassa prioritaria riservata alle guide turistiche, l’abolizione dell’obbligo per le guide turistiche di mettersi in fila insieme agli altri visitatori per il ritiro del biglietto d’ingresso, il superamento dell’obbligo di ritiro materiale del biglietto d’ingresso, l’apertura di un confronto urgente con le rappresentanze di categoria. Parallelamente, il sindacato ha chiesto formalmente l’intervento dell’Assessorato al Turismo della Regione Campania, del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo, “affinché siano ripristinate condizioni di legittimità, equilibrio e tutela del lavoro in un sito che è patrimonio dell’umanità e bene pubblico della collettività”.

Il clima, comunque, è tutt’altro che disteso. Il quotidiano Il Mattino ha riferito di una lettera colma di insulti e minacce, inviata al direttore Zuchtriegel, che ha già manifestato la sua intenzione di sporgere denuncia per quanto accaduto. Le associazioni alla guida della protesta hanno già preso le distanze da questo episodio, ma rimangono ferme nella volontà di ribellarsi alla decisione del Parco. Secondo la presidente dell’associazione Guide Turistiche Campania, Susy Martire, “lo scopo ultimo è il guadagno del parco”, ha detto all’Ansa regionale. “Dopo le parole di Zuchtriegel quello che era un sospetto è diventata una certezza. Dopo biglietteria, audioguide e bookshop, ora lo stesso concessionario si occuperà delle visite guidate. Insomma, è evidente come tutto ha come unico obiettivo quello di internalizzare i servizi. Si infanga un’intera categoria mentendo sulla mancanza di trasparenza delle tariffe. A parte che queste sono liberalizzate, ma proprio agli ingressi di Pompei siamo stati noi rappresentanti di categoria a chiedere per trasparenza che fossero affisse le tariffe consigliate per una visita di due ore”.

“Come avevamo concordato insieme più volte ai tavoli”, hanno detto i rappresentanti di categoria sempre all’Ansa, “il parco doveva controllare se il regolamento della postazione veniva rispettato e sospendere, nel caso di reiterate violazioni, le persone responsabili, ma non eliminare danneggiando anche chi forniva un servizio eccellente. Talmente eccellente che l’anno prima lui stesso aveva firmato un capitolato di gara d’appalto in cui inseriva anche il servizio di visite guidate agli ingressi. Dispiace che la direzione non abbia compreso il ruolo delle guide nel parco, da sempre sentinelle in grado di aiutare e segnalare i problemi a chi opera negli uffici. Del resto, siamo noi che presentiamo orgogliosamente Pompei al mondo e che tentiamo di nascondere le criticità del parco archeologico”.

Alla protesta ha aderito anche Confguide Confcommercio, che così commenta la situazione attraverso il suo rappresentante Paolo Mazzarella: “Ciò che è allarmante nella sua dichiarazione sono i due punti fondamentali che si evidenziano: primo, che questo atto si presenta come il prologo di un più ampio progetto di internalizzazione dei servizi guida; il secondo, ancora più grave, è il discredito che con le sue parole, Zuchtriegel tenta di gettare su un’intera categoria di professionisti, che solo in Campania conta più di duemila unità, non certo tutti tacciabili delle illazioni che egli insinua. È strano, se non sospetto, che proprio ad un anno dall’entrata in vigore della legge nazionale di riordino della professione, che finalmente crea un elenco nazionale delle guide abilitate sotto l’egida del Ministero del Turismo e che sancisce definitivamente che unicamente chi vi è inserito ha l’autorizzazione a spiegare i luoghi di cultura ai visitatori, dall’altro lato un alto funzionario del Ministero della Cultura faccia delle mosse per delegittimare le guide e il loro ruolo nella preservazione è divulgazione del nostro straordinario patrimonio”. Al momento, tuttavia, il Parco rimane fermo nella sua decisione.




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