La cultura e il patrimonio artistico: i due temi dimenticati in questa campagna elettorale


Si è conclusa una delle campagne elettorali più patetiche della storia: i grandi assenti sono stati i temi della cultura e della tutela dell'arte.

Quella appena trascorsa verrà ricordata come una delle campagne elettorali più patetiche della storia recente. Ne abbiamo viste di tutti i colori: Salvini che, tra gli ormai consueti sproloqui contro gli immigrati, ha sfruttato le immagini di un anarchico ferito per i suoi subdoli messaggi, Beppe Grillo che ha offerto ridicole illazioni in materia di mammografie, la cerimonia d’investitura per celebrare l’ennesimo cambio di casacca di Martina Nardi, Alessandra Moretti che firma appelli per qualsiasi cosa (tanto basta prendere i voti), Renzi che parla di buona scuola e non conosce l’italiano, il dimenticabilissimo siparietto di Berlusconi al programma di Fabio Fazio. E poi le varie cene e i vari aperitivi offerti da un po’ tutti i partiti nei più minuscoli comuni d’Italia per accaparrarsi qualche voto in più, il caos sugli impresentabili, il silenzio elettorale per il quale pare che i social network non contino alcunché. Prassi da campagna elettorale, si potrebbe pensare. Ma ci sono diverse ragioni per pensare che, questa volta, abbiamo toccato abissi di bassezza difficilmente raggiunti in precedenza.

Penso alle varie schermaglie a cui abbiamo assistito in rete: se è vero che le pagine politiche dei social sono diventate sfogatoio di frustrazioni e, per quel che ci riguarda, motivo per riflettere su come da certe discussioni emerga con prepotenza il divario tra le persone intelligenti e gli imbecilli, di conseguenza è vero anche che i tanti tristissimi battibecchi tra fazioni opposte sui vari siti web, hanno portato il livello della discussione a vette di futilità e sciocchezza mai viste prima. E anche chi si propone come la novità e il cambiamento si è ormai assuefatto a questa spirale di miseria intellettuale ed è stato trascinato in questi infimi vortici. Ma c’è una cosa che fa pensare parecchio: si è parlato molto poco di programmi. Questa campagna elettorale è stata giocata soprattutto sugli slogan, volti a far emergere non già idee o propositi per il futuro dei cittadini, bensì differenze, spesso giocate su argomenti di bassissima lega, rispetto al partito concorrente, all’avversario, all’altro candidato.

Antonio La Trippa

E se in questa campagna elettorale si è parlato pochissimo di programmi e di propositi per il futuro, come pretendere che qualcuno avesse potuto parlare di arte o di cultura? Prendiamo per esempio il programma di uno dei candidati più discussi di queste elezioni regionali: Enrico Rossi, che concorre in Toscana. Sul sito web del movimento che lo sostiene, ci sono soltanto sei misere infografiche in cui il settore culturale non è minimamente menzionato. Stessa cosa per la sua campagna delle "25 proposte" per la Toscana: ce ne fosse una, una sola, che riguarda la cultura. Eppure la Toscana, quanto a cultura, dovrebbe aver molto di cui essere occupata. Eppure fino a non molto tempo fa, sulla bocca di quasi tutti i politici risuonava la tremenda metafora della cultura come petrolio d’Italia. Eppure tutti ripetevano fin quasi allo sfinimento il mantra della valorizzazione. Sembra che, con questa campagna elettorale, la cultura sia passata non già in secondo piano (e ci sarebbe andata di lusso), ma sia stata addirittura completamente dimenticata.

Come può essere credibile un politico che non considera la cultura una priorità? Come può candidarsi alla presidenza di una regione un politico che non considera cruciale la tutela del patrimonio artistico per le sorti del territorio da lui amministrato? Com’è possibile che sia così scarsa l’attenzione per temi che sono di importanza fondamentale per diversi aspetti: per la conservazione del nostro passato, per il ricordo di ciò che siamo stati, per la creazione di posti di lavoro, per la possibilità di dare un’opportunità a tanti giovani, per la capacità di rendere l’Italia un paese che abbia ancora una forte attrattiva.

Ma non dobbiamo limitarci a constatare quanto sia basso il livello raggiunto dalla nostra classe politica. Purtroppo, il vero cambiamento non deve venire altro che da noi stessi, che abbiamo veramente a cuore la nostra cultura: non potendo fare molto affidamento su chi ci amministra, occorre raggiungere la consapevolezza che i primi custodi e amministratori del nostro patrimonio culturale siamo noi cittadini. Visitare un museo, leggere un libro in più, ascoltare buona musica e, ovviamente, disinteressarsi ai battibecchi da taverna di quarto grado su temi futili, ed evitare di esaltarsi per strampalati e anacronistici comizi elettorali, sono tutte risposte che possiamo dare al disinteresse nei riguardi della cultura. Se il cambiamento verrà da noi può darsi che, prima o poi, anche i politici cambieranno il loro modo di relazionarsi con gli elettori. E magari può darsi che un domani cambierà anche il sistema.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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