Alchimia Ginori: al MIC di Faenza due secoli di arte e scienza nella ceramica italiana


Al MIC Faenza una mostra rilegge la storia della manifattura Ginori tra Sette e Ottocento, mettendo in dialogo sperimentazione tecnica, ricerca scientifica e trasformazioni del gusto attraverso opere raramente esposte.

Dal 31 gennaio al 2 giugno 2026 il MIC Faenza – Museo internazionale della ceramica ospita la mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, un progetto espositivo che propone una rilettura articolata di oltre due secoli di storia della manifattura di Doccia, una delle esperienze più importanti della produzione ceramica italiana tra XVIII e XIX secolo. L’iniziativa è organizzata dal MIC Faenza in collaborazione con la Fondazione Museo Ginori e nasce con l’obiettivo di indagare il rapporto tra ideazione artistica, progresso scientifico e vincoli tecnici, evitando una narrazione celebrativa e concentrandosi invece sui processi, sulle sperimentazioni e sulle difficoltà che hanno accompagnato lo sviluppo della manifattura. Curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri, la mostra si basa su una selezione ragionata di opere provenienti dalle collezioni del Museo Ginori e del MIC Faenza.

“Spesso, dietro a un certo impasto, al colore di uno sfondo o a una particolare forma che oggi ci appaiono scontati”, racconta Oliva Rucellai, capo-conservatrice del Museo Ginori, “ci sono scoperte, invenzioni, ricerche e fallimenti di cui non siamo consapevoli. Questa mostra è un invito a leggere la storia della Manifattura Ginori anche attraverso queste conquiste”.

“Questa mostra si inserisce in un programma del nostro Museo di valorizzazione delle manifatture italiane che hanno fatto la storia della ceramica italiana”, continua la direttrice del MIC Faenza Claudia Casali.“Ginori è sinonimo di eleganza ma anche di ricerca, tecnica e tecnologia. Questa esposizione è una straordinaria opportunità di vedere riuniti gruppi scultorei come Amore e Psiche di eccezionale importanza nella produzione Ginori, evento unico e difficilmente riproponibile”.

Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Veduta dell’allestimento della mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura

Il percorso espositivo si articola come un racconto di lunga durata che prende avvio nella prima metà del Settecento, quando Carlo Ginori fonda la manifattura omonima, spinto da un interesse diretto per la chimica e per la ricerca sui materiali. In questa fase iniziale, la produzione ceramica è il risultato di un equilibrio instabile tra aspirazioni artistiche e limiti imposti dalla materia, in particolare nella messa a punto dell’impasto della porcellana, alla quale lo stesso Ginori si dedica in prima persona.

Nel corso del XVIII secolo la manifattura si distingue per una forte vocazione sperimentale, che trova una delle sue espressioni più evidenti nella produzione di sculture in porcellana di grandi dimensioni. La mostra dedica ampio spazio a questo aspetto attraverso il confronto tra due esemplari del gruppo Amore e Psiche, oggi conservati rispettivamente nelle collezioni del MIC Faenza e del Museo Ginori ed esposti per la prima volta insieme. Realizzate a breve distanza temporale l’una dall’altra, le due opere consentono di osservare le differenti soluzioni adottate dal capo modellatore Gaspero Bruschi per affrontare le complesse problematiche legate alla cottura di manufatti di dimensioni eccezionali. Accanto alle sculture, l’esposizione presenta anche le forme in gesso “a tasselli” derivate dall’archetipo in marmo conservato alle Gallerie degli Uffizi, utilizzate per la traduzione dell’opera in porcellana.

Manifattura Ginori, Sedile a forma di foglia con scimmia cappuccina (1881-1900; maiolica; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)
Manifattura Ginori, Sedile a forma di foglia con scimmia cappuccina (1881-1900; maiolica; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)
Manifattura Ginori e Urbano Lucchesi (ideazione), Portafiori a forma di putto che cavalca un gallo (1890 circa; porcellana; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)
Manifattura Ginori e Urbano Lucchesi (ideazione), Portafiori a forma di putto che cavalca un gallo (1890 circa; porcellana; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)

Il percorso prosegue mettendo in luce il progressivo arricchimento della decorazione pittorica e della tavolozza cromatica, seguendo l’evoluzione del gusto della committenza e l’ampliarsi delle conoscenze scientifiche. Un esempio è offerto dal servizio per il cardinale Aurelio Roverella, recentemente donato al Museo Ginori, i cui mazzetti fioriti consentono di apprezzare la gamma cromatica della porcellana settecentesca. Allo stesso tempo, la mostra invita a osservare il successivo ampliamento della tavolozza nel corso dell’Ottocento, reso possibile dai progressi della mineralogia e della chimica. La scoperta del cromo introduce nuove tonalità di verde, mentre l’impiego dello zinco consente di ottenere il cosiddetto colore “d’anchina” o Nanchino, una particolare sfumatura di giallo rosato ispirata a un tessuto cinese molto diffuso all’epoca.

Una sezione rilevante è dedicata alle innovazioni tecniche introdotte nel corso dell’Ottocento. Tra queste, la fornace a quattro piani inventata nel 1816 da Carlo Leopoldo Ginori Lisci occupa una posizione centrale. Utilizzata in gran parte per la cottura della maiolica d’uso quotidiano, la fornace è legata a una produzione spesso considerata marginale, ma fondamentale per comprendere il funzionamento economico della manifattura. Stoviglie da cucina e da tavola, oggetti da camera, vasi da farmacia e calamai venivano realizzati sia per il mercato medio-basso sia per famiglie nobili e per la corte granducale, che si riforniva per gli usi ordinari. I motivi decorativi, semplici ma dipinti a mano, rappresentano una sintesi tra contenimento dei costi ed efficacia visiva.

Un altro nodo affrontato dalla mostra riguarda la riscoperta del lustro, lo smalto dai riflessi metallici iridescenti che aveva reso celebri nel Rinascimento le maioliche di Gubbio e Deruta. Il merito di questa riscoperta spetta a Giusto Giusti, chimico della manifattura Ginori, che riesce a recuperare una formula andata perduta, anche in seguito a ricerche stimolate da un mercante falsario poi smascherato. Il risultato di queste sperimentazioni porta la manifattura a essere premiata all’Esposizione di Parigi del 1855 e segna l’avvio di una linea di maiolica artistica in stile rinascimentale, rappresentata in mostra da numerosi esemplari.

Manifattura Ginori, Vaso con anse ad ala traforate dipinto in stile ispano-moresco (1880-1900; maiolica; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)
Manifattura Ginori, Vaso con anse ad ala traforate dipinto in stile ispano-moresco (1880-1900; maiolica; Sesto Fiorentino, Museo Ginori)
Giovanni Muzzioli e Manifattura Ginori, Vaso con ansa a forma di satiro e decoro a cielo e rondini (1888-1905; maiolica; Collezione privata)
Giovanni Muzzioli e Manifattura Ginori, Vaso con ansa a forma di satiro e decoro a cielo e rondini (1888-1905; maiolica; Collezione privata)

Il confronto con le esposizioni internazionali mette in evidenza anche i limiti della produzione Ginori nei prodotti d’uso corrente. All’International Exhibition di Londra del 1862, il successo della linea artistica si accompagna alla constatazione di una qualità inferiore rispetto alle manifatture d’oltralpe. Da questa consapevolezza nasce una stagione di investimenti promossa dall’amministratore Paolo Lorenzini, finalizzata all’aggiornamento dei metodi produttivi, in particolare nell’ambito della decorazione seriale. Vengono introdotte le decalcomanie monocrome da matrici metalliche incise e i decori policromi ottenuti con la cromolitografia, grazie anche all’assunzione di maestranze francesi.

La mostra analizza inoltre l’impatto della fotografia sulla produzione ceramica. Le immagini fotografiche ampliano il repertorio dei soggetti dipinti a mano e, attraverso la collaborazione con i fratelli Alinari, viene sviluppata una tecnica che consente di trasferire direttamente la fotografia sulla porcellana. Questa innovazione trova applicazione soprattutto nella realizzazione di souvenir di viaggio e di oggetti personalizzati con ritratti.

L’ultima parte del percorso guarda al passaggio della Ginori a una dimensione industriale e all’apertura verso il XX secolo. L’invenzione del telegrafo e lo sviluppo dell’elettricità creano nuove opportunità per la porcellana, in particolare nel settore degli isolatori elettrotecnici, al quale la manifattura si dedica fin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento. Inizialmente caratterizzati da forme rudimentali, questi oggetti vengono progressivamente perfezionati. I modelli progettati dall’ingegnere Guido Semenza per la Richard-Ginori nel 1898 si distinguono per un forte risalto plastico, conferendo dignità di disegno industriale a manufatti fino ad allora considerati esclusivamente tecnici.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraAlchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
CittàFaenza
SedeMIC - Museo Internazionale delle Ceramiche
DateDal 31/01/2026 al 02/06/2026
CuratoriRita Balleri, Oliva Rucellai
TemiArte contemporanea, Ceramica, MIC Faenza



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