Napoli, al Museo Archeologico Nazionale una grande mostra sui Gladiatori


Fino al 6 gennaio 2022, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita una grande mostra sui Gladiatori che con oltre 160 reperti da diversi musei racconta la loro storia, i loro combattimenti, la loro vita quotidiana.

Fino al 6 gennaio 2022, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) ospita Gladiatori, la mostra che, coniugando archeologia e tecnologia, racconterà il mito dei gladiatori che si sfidavano nelle arene. Il progetto scientifico della rassegna, a cura di Valeria Sampaolo (già Conservatore presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli), e con il coordinamento di Laura Forte (Responsabile Ufficio Mostre al MANN ed Archivio Fotografico del MANN), unisce istituzioni italiane e straniere sotto l’egida di un condiviso percorso di conoscenza. Presentata oggi, la mostra aprirà non appena verranno rimosse le restrizioni anti-Covid.

Al centro della mostra sui gladiatori sono centosessanta reperti che, nel Salone della Meridiana, compongono un percorso articolato in sei sezioni: “Dal funerale degli eroi al duello per i defunti”; “Le armi dei Gladiatori”; “Dalla caccia mitica alle venationes”; “Vita da Gladiatori”; “Gli Anfiteatri della Campania”; “I Gladiatori ’da per tutto’”. Parte integrante dell’itinerario è la “settima sezione” tecnologica che, intitolata Gladiatorimania e concentrata nel Braccio Nuovo del Museo, intende rappresentare uno strumento didattico e divulgativo per rendere accessibili a tutti, adulti e ragazzi, i diversi temi della mostra.

“Idoli delle folle, bramati dalle donne e protagonisti di storiche ribellioni, i gladiatori furono baciati da una fama che già alla loro epoca varcò i confini delle arene e che nel corso dei secoli si è ulteriormente ingigantita”, spiega il direttore del MANN, Paolo Giulierini. “Basta pensare ai tanti film che ne hanno spettacolarizzato le vicende o al ruolo che il termine stesso ha assunto nel nostro vocabolario e nella quotidianità.  Quante volte abbiano definito ’gladiatori’ gli idoli dello sport e del calcio in particolare? E ’Gladiatori del nostro tempo’ sono certamente donne e uomini coraggiosi che si battono per  portare al successo nobili missioni, primi tra tutti  gli  operatori sanitari  in lotta contro Covid-19.  La mostra ha l’ambizione di raccontare non solo il mito, ma anche la dimensione umana del gladiatore: non ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto gli elmi e il contesto storico in cui vivevano. Da un certo punto di vista, è l’ esposizione più sofferta e simbolica che abbiamo realizzato al MANN: come gli antichi gladiatori, oggi ci sentiamo tutti un po’ feriti e sofferenti. Ma, prendendo spunto dal loro coraggio e dalla loro tenacia, siamo pronti a rialzarci”.

Gladiatori è frutto di una rete scientifica interistituzionale: la prima tappa dell’allestimento è stata presentata all’Antikenmuseum di Basilea ed è nata dalla volontà di narrare la fortuna degli antichi spettacoli in tutte le aree dell’Impero Romano; oggi, l’esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli si arricchisce del focus sugli anfiteatri campani ed, ancora, del taglio interattivo di “Gladiatorimania”. Tra le partnership di Gladiatori figura anche il Parco Archeologico del Colosseo, che è unito al MANN da un protocollo d’intesa per valorizzare la comune programmazione culturale. Gladiatori, inoltre, conclude un percorso di ricerca che ha previsto la collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei per la realizzazione di itinerari espositivi sui legami tra l’antica città vesuviana e gli Egizi, i Greci, gli Etruschi e Roma: quest’ultima tappa è rappresentata da Pompei 79 d.C. Una storia romana, in programma al Parco Archeologico del Colosseo, cui il MANN ha prestato un consistente nucleo di importanti reperti (qui si può leggere la recensione di Finestre sull’Arte). La mostra è stata promossa con il sostegno della Regione Campania e avrà approfondimenti ad hoc nell’Ecosistema Digitale per la Cultura della Regione Campania. Partner dell’esposizione è Intesa Sanpaolo. Accompagna la mostra un catalogo edito da Electa.

Allestimenti della mostra
Allestimenti della mostra. Foto di Mario Laporta


Allestimenti della mostra nel Salone della Meridiana
Allestimenti della mostra nel Salone della Meridiana. Foto di Mario Laporta

Le sezioni della mostra

La prima sezione della mostra, “Dal funerale degli eroi al duello per i defunti”, rintraccia, nei riti funerari e nei combattimenti in onore dei defunti, gli elementi che costituiscono gli antecedenti delle esibizioni dei Gladiatori. Tra i nove manufatti esposti in questo segmento iniziale dell’allestimento, si parte dal Vaso di Patroclo (340-320 a.C.), appartenente alle collezioni del MANN: il cratere fu scoperto casualmente a Canosa nel 1851, all’interno di una monumentale sepoltura sotterranea destinata ad ospitare le spoglie di un cavaliere. Al IV sec. a.C. risalgono le lastre provenienti dalla Necropoli del Gaudo di Paestum; si tratta della tomba 7, tra cui spiccano, in particolare, due raffigurazioni: la prima scena è una lotta tra guerrieri, accompagnati da una suonatrice di doppio flauto; la seconda è una caccia al cervo. In questa sezione si può ammirare anche il rilievo con scena di combattimento di Gladiatori (I sec. a.C.), rinvenuto a Roma sulla via Ostiense: il reperto, custodito al Museo Nazionale Romano e proveniente da un antico monumento funerario, è messo in dialogo con l’opera di Francesco Morelli, che riproduce la decorazione ormai perduta della tomba pompeiana detta di Umbricio Scauro. L’olio su tela di Francesco Netti riflette la rilettura contemporanea del mito dei gladiatori: nel dipinto, in prestito dal Museo di Capodimonte, la raffigurazione degli eroi al triclinio dopo il combattimento all’arena.

Si prosegue con la seconda sezione, “Le armi dei Gladiatori”: non semplici strumenti per lo scontro con gli avversari, ma simbolo della provenienza etnica e delle classi dei Gladiatori: in mostra, è possibile ammirare i circa cinquanta esemplari della celebre collezione di armi, provenienti soprattutto da Pompei ed appartenenti al patrimonio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I reperti (tra questi, elmi, scudi, schinieri, spallacci, cuspidi di lancia, pugnali, spade), soltanto sporadicamente esposti all’Archeologico nella loro completezza, entreranno a far parte del nuovo ed ampliato allestimento pompeiano del MANN. La collezione rappresenta la più celebre raccolta di armi di epoca romana giuntaci dall’antichità. Tramite i reperti, spesso riccamente decorati, è possibile cogliere le differenze tra le diverse classi dei Gladiatori. Tra le tipologie più note, vi è il Mirmillone: indossava un elmo pesante, che copriva l’intero volto, attaccava con una lunga spada e si difendeva con un largo scutum ricurvo, mentre le gambe erano protette con un solo schiniere (ocrea), spesso adornato con motivi mitologici. Avversario immancabile del Mirmillone era il Trace, il cui nome conserva ancora la connotazione etnica di una delle popolazioni nemiche di Roma: questo combattente aveva un elmo che, prescindendo dalla maggiore o minore raffinatezza di esecuzione, era caratterizzato da un cimiero con la riproduzione di grifone; nell’esemplare della collezione del MANN, spiccano anche la tesa dritta e l’apertura per gli occhi con piccole grate. Diversa la dotazione di armi che accompagnava il Secutor: si opponeva al Retiarius, indossando elmo tondeggiante (due gli esemplari in esposizione) e scudo liscio per non consentire appigli alla rete dell’avversario. Simile a quella del Secutor è l’armatura del cosiddetto Provocator: portava un elmo liscio con paranuca posteriore, impugnava armi da taglio e si sfidava quasi esclusivamente con la stessa categoria di combattenti; da non perdere, nell’esposizione, due elmi con aquila, busto di Ercole, maschera e con gladiatore tra elmo e spada. Il Reziario, infine, combatteva sollevando una rete munita di pesi per avvolgere gli sfidanti: tra le armature specifiche di questa tipologia di gladiatore, figura il galerus (placca protettiva su spalla sinistra, estesa a proteggere la gola), che in mostra ritroviamo con interessanti esemplari (galerus con busto di Eracle ed amorini e con delfino, tridente, ancora, timone e granchio). Nella sezione, vi sono anche diversi reperti legati ai momenti musicali che accompagnavano le gare dei Gladiatori: tra questi, sempre da Pompei, alcuni cornua del I sec. d.C. ed una copia moderna di una doppia tibia da un originale del I sec. d.C. (il prestito è dal Museo della Civiltà Romana). In dialogo con la collezione di armi da Pompei, vi sono alcuni rilievi: risale alla fine del I sec. a.C. la scena di combattimento fra Gladiatori, in prestito dal Parco Archeologico del Colosseo; dai Musei Capitolini proviene la raffigurazione dello scontro tra Retiarius e Secutor. Caratterizza la sezione, infine, un’imperdibile incursione nell’arte contemporanea: al genio di Giorgio De Chirico è affidata la suggestiva rappresentazione pittorica “Gladiatori e arbitro III” (1931, Udine, Casa Cavazzini).

La terza sezione, “Dalla caccia mitica alle venationes” approfondisce le venationes, che rappresentavano il momento di apertura degli spettacoli gladiatori: istituite nel 186 a.C. da Marco Fulvio Nobiliore e restate in voga sino al tramonto dell’Impero (l’ultimo spettacolo di questo genere fu organizzato sotto Teodorico nel 523 d.C.), le cacce nelle arene rivestivano un profondo valore politico, culturale e simbolico. I venatores, infatti, incarnavano le virtù di tenacia e coraggio e si cimentavano negli scontri con gli animali dopo un duro allenamento: si calcola che circa due milioni e mezzo di fiere, che provenivano da diverse regioni dell’Impero (Africa Settentrionale, Asia Minore, Germania), furono ammazzate in oltre cinque secoli di lotte. Peculiare la scenografia in cui si svolgevano le venationes: nelle arene erano allestiti veri e propri spettacoli, con fondali ed ambientazioni di matrice storica e mitologica; gli animali feroci, con cui solitamente si cimentavano gli i cacciatori, erano bufali, orsi, leoni ed elefanti. Tra le sette opere esposte in questa sezione della mostra, spicca la lastra Campana con scena di venatio nel circo (Museo Nazionale Romano): l’opera, che fa parte di un fregio realizzato tra 40 e 60 d.C., raffigura una caccia nel Circo Massimo, riconoscibile dalla colonna sormontata da una statua e da altri elementi architettonici. Nell’allestimento, è possibile ammirare anche il pluteo con caccia di Meleagro ed Atalanta (II sec. d.C, Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere), che rievoca il sostrato mitologico degli spettacoli, così come il graffito con animali, proveniente dagli scavi romani di Aventicum e conservato nel Musée Romain di Avenches. Dal sito archeologico di Augusta Raurica e dal patrimonio del relativo Antiquarium è stato dato in prestito l’interessante reperto di un cranio di orso (II sec. d.C.), mentre più tardi sono la coppa con scena di damnatio ad bestias (seconda metà IV- V sec. d.C., dal Museo della Cripta del Museo Nazionale Romano) ed il dittico di Flavio Areobindo, il cui termine post quem è il 506 d.C. (l’opera è conservata presso Zurich Schweizerisches Landesmuseum).

La sezione sulla “Vita dei Gladiatori” racconta invece la dimensione più “umana” dei protagonisti dei celebri scontri nelle arene imperiali. In questa sezione, i reperti permettono di ricostruire le caratteristiche della “persona sotto l’elmo”, partendo da alcuni e specifici aspetti della dimensione più “lontana dall’arena”: l’alimentazione; la medicina e la chirurgia; l’individuo e la morte. Nell’allestimento, dunque, sono presenti alcuni reperti di archeobotanica del MANN: si tratta di panico, orzo, favino, lenticchie, farro, di provenienza vesuviana. I Gladiatori avevano una dieta molto povera di proteine animali e basata, piuttosto, su cereali e legumi: non a caso, i combattenti furono definiti hordearii, mangiatori di orzo. Questa tipologia di alimentazione sembrava favorire la formazione di grasso corporeo, che potesse proteggere meglio dai violenti attacchi dei nemici; accanto ai cibi, secondo Galeno (medico in una palestra di Gladiatori), si aggiungeva una mistura tonica di cenere ed ossa, per fornire una buona capacità di resistenza nei duelli. La cura della persona passava, naturalmente, anche attraverso i rimedi per lenire le ferite inflitte durante i combattimenti e le venationes. In mostra, vi sono alcuni suggestivi reperti, che testimoniano le pratiche mediche e chirurgiche più seguite: tra gli esemplari esposti, necessario menzionare il coperchio decorato della cassetta medicale (Ercolano, I sec. d.C.), la cassetta medicale in bronzo, l’astuccio con strumenti, la pinza da dentista, la pinza e la ventosa chirurgica, il flebotomo e tre strigli decorati con gladiatori (tutti questi ultimi esemplari provengono da Pompei e sono databili al I sec. d.C.). Nella sezione, uno spazio di approfondimento è dedicato al Gladiatore narrato attraverso le iscrizioni ed i rilievi funerari: dall’Antikenmuseum di Basilea proviene la stele di Peneleos (III sec. d.C.), mentre dai Musei Capitolini giunge in prestito la stele di Aniceto (II d.C.); infine, è stata rinvenuta a Pozzuoli, ma appartiene alle collezioni del MANN, l’iscrizione funeraria del Mirmillone Paeraegrinus (201-300 d.C.). Due le curiosità di questo segmento dell’allestimento: Gladiatori ospita, infatti, tre degli scheletri ritrovati in una vasta necropoli di gladiatori portata alla luce a York; i resti, che appartengono ad uomini di differenti età (20/20 anni, 18/25 anni e 36/45 anni), restituiscono anche una serie di elementi utili alla ricostruzione dell’area di provenienza e del regime alimentare dei lottatori. Completano la sezione anche alcuni gioielli d’oro rinvenuti nella Caserma dei Gladiatori a Pompei: tra i monili, spiccano due anelli d’oro, così come i braccialetti di lamina ripiegata: secondo gli studiosi, gli ornamenti appartenevano ad uno dei tanti fuggiaschi che si rifugiò nel Quadriportico dei Teatri per scongiurare la morte. Superata, ormai, la visione “romanzata” , seppur suggestiva, che ne attribuiva la proprietaria ad una donna, ritenuta amante di un Gladiatore.

La sezione “Gli Anfiteatri della Campania”, attraverso modelli, apparati grafici e supporti digitali, rappresenta un focus sugli antichi anfiteatri. Risale alla fine del II sec. a. C. la realizzazione degli edifici destinati ad accogliere gli spettacoli gladiatori: proprio in Campania, furono innalzate le prime costruzioni stabili per i munera sino a quel momento svolti nel Foro. Per la prima volta, grazie ad un progetto realizzato da Altair 4 Multimedia, sono state ricostruite virtualmente le sequenze di affreschi che adornavano l’Anfiteatro di Pompei.  Le pitture, scoperte tra il 1813 ed il 1815, abbellivano il muro di separazione tra l’arena e le gradinate dell’edificio: le opere non ebbero lunga vita a seguito del loro ritrovamento, perché, dopo un primo danneggiamento da parte di ignoti, crollarono definitivamente nel 1816. Si deve a Francesco Morelli, che ne riprodusse i dettagli con le proprie tempere esposte in mostra, la successione fedele dei sei pannelli figurati: tra le singole rappresentazioni, vi erano otto sezioni dipinte a squame ed a finto marmo, separate da erme, Vittorie su globo e candelabri metallici su fondo rosso. Suggestiva l’iconografia riproposta nell’antico Anfiteatro: negli affreschi, vi erano la scena di apertura di un munus, le quattro cacce tra animali ed i due gladiatori collocati ai lati dell’ingresso. La ricostruzione di Altair 4 Multimedia, basandosi sulle opere di Morelli, parte dal confronto virtuale tra l’Anfiteatro come è oggi e l’edificio del passato: è un volo di uccello che accompagna la progressiva ricomposizione digitale dell’edificio, “svelato” anche nel proprio legame con il contesto urbano adiacente. Ancora dedicato a Pompei, è il modello in sughero dell’Anfiteatro, realizzato da Domenico Padiglione ad inizio del XIX secolo e restaurato proprio in occasione dell’exhibit sui Gladiatori: il prototipo è posto in dialogo con il celebre affresco della rissa tra Pompeiani e Nocerini, opera appartenente alle collezioni del MANN. In mostra anche approfondimenti dedicati all’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, presentato grazie ad un plastico ricostruttivo. Ancora, uno spazio ad hoc è riservato al prototipo di “ascensori” che si trovavano nell’Anfiteatro di Pozzuoli e fungevano da montacarichi per trasportare le fiere dai sotterranei all’arena. In video, un viaggio alla scoperta degli anfiteatri che costellavano anche le aree interne della Regione. C’è poi un “omaggio” scientifico ed archeologico all’Anfiteatro Flavio romano: è possibile ammirare, infatti, alcuni frammenti della decorazione marmorea del Colosseo, tra cui spiccano i resti di una balaustra con testa di coccodrillo, il locum con iscrizione “Sereni” e la transenna con cornucopia (tutti questi reperti  sono databili tra il III ed il IV sec. d.C.).

Infine, la sezione “I Gladiatori ’da per tutto’” racconta il mito dei gladiatori: già nell’antichità, la fortuna di questi combattenti è stata “tradotta” nell’apparato decorativo (musivo e parietale) e nelle suppellettili presenti nelle case dei romani. Questa sezione della mostra segue, così, la fortuna dei Gladiatori tra dimensione domestica ed arte: figurano alcuni reperti delle collezioni del MANN come le tre lucerne pompeiane con rappresentazioni di gladiatori (da Pompei, I sec. d. C.) ed il bronzetto di gladiatore che combatte contro il proprio fallo trasformato in pantera (da Ercolano, I sec. d.C.); suggestive anche le tre coppe pompeiane con venationes e duelli tra gladiatori (I sec. d.C.). Dal sito archeologico di Aventicum (Musée Romain, Avenches) provengono la statuetta di Secutor (II sec. d.C.), due frammenti di vetro decorati (II sec. d.C.) e la copia moderna di un manico (III sec. d.C.) con Secutor e Retiarius; sono in prestito dall’Antiquarium di Augusta Raurica, tra gli altri reperti, una lucerna a forma di elmo (II sec. d.C.) ed un intonaco con gladiatore graffito (II-III sec.d.C:), mentre dall’Antikenmuseum und Sammlung Ludwing di Basiliea giungono in mostra due lucerne (fine II- inizi III sec. d.C.) ed una coppa con combattimenti tra Gladiatori (II sec. d.C.). Culmine della mostra è il Mosaico pavimentale di Augusta Raurica (fine II sec. d.C.): l’opera fu rinvenuta nel 1961, duranti gli scavi nell’Insula 30 del sito archeologico di Augusta Raurica e sorprese gli scopritori per l’estensione della superficie (6,55 X 9,8 metri). Il Mosaico di Augusta Raurica è esposto al MANN, così come nella prima tappa della mostra all’Antikenmuseum und Sammlung Ludwing di Basiliea, dopo la campagna di restauro sul reperto. Il capolavoro non è stato mai presentato in alcun allestimento in Italia.

Elmi dei gladiatori
Elmi dei gladiatori. Foto di Mario Laporta


Elmo e scudo
Elmo e scudo . Foto di Mario Laporta


Lastra della Necropoli del Gaudo
Lastra della Necropoli del Gaudo. Foto di Mario Laporta


Le armi dei gladiatori
Le armi dei gladiatori. Foto di Mario Laporta


Scheletri da York
Scheletri da York. Foto di Mario Laporta


Il pavimento di Augusta Raurica
Il pavimento di Augusta Raurica. Foto di Mario Laporta

Il percorso off tra tecnologia e didattica nel Braccio Nuovo del MANN: Gladiatorimania

La mostra presenta anche un itinerario “off” chiamato Gladiatorimania che, prima o dopo aver visitato l’allestimento nel Salone della Meridiana, permette di raccontare i Gladiatori anche grazie alle più innovative tecnologie della comunicazione. Dal piano terra del Braccio Nuovo del Museo, oltrepassando un ingresso che ripropone le suggestioni dell’accesso in un Anfiteatro realizzato da Scenografie Rubinacci, è possibile seguire, in due livelli, un racconto incentrato su diversi temi: l’addestramento; la dieta dei Gladiatori ed il cibo del pubblico; il combattimento; le armature, i luoghi dei giochi e le venationes; i conforts in anfiteatro; la cura del corpo in anfiteatro: tra profumi e ferite; la fortuna dei Gladiatori; Gladiatori in gioco. Contrassegnano il percorso, proprio per definirne la natura divulgativa , i disegni, firmati da Mario Testa (Scuola Italiana di Comix) ed inclusi nella pubblicazione Panini dedicata ai Gladiatori.

Il viaggio inizia dalla formazione degli antichi combattenti, dal loro addestramento: in esposizione ci sono le riproduzioni di armi, il diorama della palestra di Lentulo Batiato a Capua e quello con figure di gladiatori nella palestra prima del combattimento (realizzazione diorami: Ars Invicta). In esposizione anche due ampolle di olii con strigile per la detersione del corpo dopo gli allenamenti (Rancati). Grazie ai monitor collocati nell’allestimento, possibile soffermarsi su un cortometraggio in computer grafica con la ricostruzione della Schola Armaturarum (il video è a cura dell’architetto Marco Capasso – Marco Capasso Studio Creativo). Nel cavedio, la visita continua con la suggestione della riproduzione dell’interno del Quadriportico dei Teatri di Pompei, luogo di allenamento dei gladiatori.

Si giunge poi alla dieta dei gladiatori e al cibo del pubblico: in allestimento un video sulla vita quotidiana dei gladiatori, in cui si analizzano gli elementi di continuità con la dieta degli atleti di oggi. Nei pannelli in sala, presente anche un focus sul cibo del pubblico, prima e durante gli spettacoli. C’è poi anche una piccola postazione olfattiva, allestita con gli arredi scenici della ditta Rancati che, tramite campioni per il pubblico, permette di percepire gli aromi di alcuni degli alimenti che, in tutte le zone dell’Impero, costituivano la base per preparare il corpo agli allenamenti. La terza parte, sul combattimento, riproduce le “classi” dei Gladiatori grazie ai disegni di Luca Tarlazzi e i filmati in 3D per conoscere i segreti della gladiatura a cura del professor Aldo Zappalà. E poi ancora la riproposizione di arredi romani negli anfiteatri ed il modello di un corno, forniti sempre dalla ditta Rancati: grazie ad una piccola sala proiezioni ed al nutrito apparato didattico, declinato in pannelli e ricostruzioni per il pubblico, è possibile dialogare con i più importanti contenuti archeologici della mostra, con un percorso ideato per grandi e piccoli.

La quarta parte, sulle armature e i luoghi dei giochi, porta in esposizione la copia di elmo da gladiatore in bronzo (Fonderia Nolana Del Giudice), che può essere toccato dal pubblico per capire consistenza e fattura di un simbolo dell’armatura dei Gladiatori; in allestimento, didascalie in braille per favorire la comprensione del pezzo esposto anche da parte degli ipovedenti e dei non vedenti (a cura dei Servizi Educativi del MANN). Disponibile la proiezione di un filmato con le fasi di costruzione dell’elmo da gladiatore: dalla scansione dell’opera originale alla fusione in bronzo della copia, inclusa la ricostruzione tridimensionale delle decorazioni dell’elmo (il cortometraggio è a cura del prof. Aldo Zappalà). Presenti anche le riproduzioni di corazze in scala 1:1 (Silvano Mattesini) ed i diorami Lego anfiteatro (Antonio Cerreti). Sono dedicati agli edifici che ospitavano gli spettacoli, il video 3D sugli anfiteatri campani (Aldo Zappalà) ed il filmato Le pitture dell’anfiteatro di Pompei (Altair 4 Multimedia). Disponibili anche approfondimenti sul meccanismo di trasporto delle fiere nelle arene degli Anfiteatri in occasione delle venationes e sulle tipologie di animali impiegati nei giochi (a cura dello ZOO di Napoli). La quinta parte è sulla cura del corpo in anfiteatro: presente anche, grazie alla rete con Il Museo delle Arti Sanitarie di Napoli diretto dal professor Gennaro Rispoli, un corner dedicato all’origine della medicina con un focus sulla cura delle ferite e dei traumi dei gladiatori: la sezione didattica comprende le riproduzioni di strumenti chirurgici di epoca antica a confronto con gli strumenti moderni, per capirne a fondo l’evoluzione.

Si arriva quindi alla sezione sulla fortuna dei gladiatori, la più cinematografica del percorso off: in allestimento, per i cinefili e non solo, c’è anche il coprispalla usato da Russel Crowe nel film Il gladiatore. Infine, con l’ultima parte, “Gladiatori in gioco”, si entra nella dimensione ludica della mostra: in sala, sono allestite sagome di gladiatori autoportanti (su sfondo), ritratti nei disegni della Scuola Italiana di Comix, ed è possibile scattare una foto accanto all’immagine del combattente; ancora, una lavagna con grandi fogli dà l’opportunità di disegnare, facendo liberare la fantasia di grandi e piccoli. Infine, una novità: il gioco Gli scacchi archeologici del MANN, realizzati dallo studio 3DnA s.r.l (Alessandro Manzo, Fabio Tango, Stefano Ciaramalla, Mariano Abbate). I pezzi del gioco sono costituiti da immagini dei reperti esposti al Museo. Anche in questo caso è presentato un prototipo tattile con didascalie in braille a cura dei Servizi Educativi del MANN su una proposta progettuale di Ludovico Solima (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”). Nella saletta Ambassador a piano terra del Museo è proiettato il video Gladiatori di carta, realizzato da due artisti (Sara Lovari per i costumi di carta e Mauro Maurizio Palumbo per la coreografia): mette in luce anche la fragilità, dietro le armature, dei personaggi che, spesso, erano costretti a diventare gladiatori; in esposizione vi è anche l’armatura di carta usata per il cortometraggio. L’allestimento della sezione Gladiatorimania è firmato dall’architetto Silvia Neri con lo scenografo Paolo Pariota; il progetto grafico è di Francesca Pavese con Sintesi Studio. I testi sono di Valentina Cosentino e Rosaria Perrella. I contenuti multimediali, così come le ricostruzioni virtuali dell’Anfiteatro di Pompei, sono stati inseriti nel quadro di interventi promossi nell’ambito del PON sulla digitalizzazione.

I gladiatori di De Chirico
I gladiatori di De Chirico. Foto di Mario Laporta


Dettaglio dell'elmo di un gladiatore
Dettaglio dell’elmo di un gladiatore. Foto di Mario Laporta


Pugnali e spade
Pugnali e spade. Foto di Mario Laporta


Lastra della necropoli del Gaudo
Lastra della necropoli del Gaudo. Foto di Mario Laporta


La sezione Gladiatorimania
La sezione Gladiatorimania. Foto di Mario Laporta


La sezione Gladiatorimania
La sezione Gladiatorimania. Foto di Mario Laporta

La mostra Gladiatori per i ragazzi

In occasione della mostra, la casa editrice Franco Cosimo Panini Editore pubblica il racconto illustrato Una giornata da Gladiatore. La pubblicazione, dedicata a bambini e ragazzi dagli otto anni in su, nasce da un progetto e da un’idea dei Servizi Educativi del MANN (Responsabile: Lucia Emilio/ staff: Elisa Napolitano ed Annamaria Di Noia), con la collaborazione dell’Ufficio Mostre (Laura Forte); le illustrazioni sono firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix. La narrazione si sviluppa su piani diversi, che si intrecciano grazie ai disegni ed alla proposta di quiz didattici e giochi a tema: la cornice della storia è rappresentata dalle avventure dell’editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli di Gladiatori. In una giornata tipo, il personaggio deve selezionare i combattenti, scegliere ed allestire l’anfiteatro dove farli sfidare, predisporre i momenti di intrattenimento musicale e selezionare le fiere per le venationes: durante queste attività, il protagonista ha l’occasione di aprire vere e proprie finestre di approfondimento dedicate ai giovani lettori.

Dalle classi dei Gladiatori all’architettura degli antichi anfiteatri, dalla tipologia di armi utilizzate negli scontri e nelle parate alla fama dei Gladiatori, il volume intercetta temi che riescono a combinare dimensioni temporali soltanto apparentemente distanti: tra questi motivi, che includono una riflessione sull’attualità, le risse tra “tifoserie” diverse durante i giochi e la gladiatura al femminile. Al lettore, tocca anche la possibilità di entrare nelle maglie nel racconto: le pagine “colora le venationes”, “crea il tuo gladiatore con gli stickers del libro” o il cruciverba a tema rappresentano un modo concreto per imparare senza rinunciare alla fantasia del gioco e del disegno. La pubblicazione è tradotta anche in inglese.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraGladiatori
CittàNapoli
SedeMANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli
DateDal 31/03/2021 al 06/01/2022
CuratoriValeria Sampaolo
TemiNapoli, MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Gladiatori

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