Tutti i disegni di Leonardo da Vinci alla Biblioteca Reale di Torino


La Biblioteca Reale di Torino conserva un importante nucleo di disegni di Leonardo da Vinci: sono 13, a cominciare dal più famoso, il cosiddetto “Autoritratto”, a cui s’aggiunge il Codice sul volo degli uccelli. Cosa ci fanno a Torino tutti questi disegni? E che cosa rappresentano?

L’immagine del cosiddetto Autoritratto di Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 - Amboise, 1519), l’opera più celebre tra quelle conservate alla Biblioteca Reale di Torino, è di sicuro una delle più familiari al pubblico, oltre che, con tutta probabilità, il disegno più noto del grande vinciano, foglio la cui fama è pari solo a quella dell’Uomo vitruviano conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. In realtà, il dibattito sull’identità del soggetto è tuttora aperto: c’è chi lo considera davvero un autoritratto del genio toscano, provato da una carriera tutta dedita all’arte e al lavoro e quindi con un aspetto che dimostrava molto di più dei sessantasette anni che Leonardo aveva quando scomparve (sappiamo che al canonico Antonio de Beatis, che lo incontrò al castello di Clos-Lucé nel 1517, l’artista fece l’impressione di un “veghio de più di LXX anni”), chi invece ritiene sia un disegno preparatorio per il Cenacolo, e chi al contrario pensa sia un volto ideale di un filosofo, ipotesi quest’ultima che ha preso largo campo negli ultimi anni.

Nonostante la sua celebrità, l’Autoritratto non è l’unica opera di Leonardo da Vinci custodita dalla Biblioteca Reale di Torino: l’istituto piemontese conserva infatti ben tredici disegni dell’artista di Vinci, e un suo prezioso manoscritto, il Codice sul volo degli uccelli. Perché tante opere di Leonardo alla biblioteca torinese? Il primo salto all’indietro del tempo ci porta al luglio del 1840, ovvero alla prima volta in cui il nucleo leonardesco viene citato: lo scrittore e giornalista Davide Bertolotti, nella sua Descrizione di Torino, informa il lettore che “la Biblioteca particolare del Re è ricca delle più scelte e belle edizioni moderne di opere appartenenti a storia, viaggi, arti, economia pubblica, scienze diverse. Vi si annoverano più di 30.000 volumi a stampa, tra’ quali alcuni in pergamena e miniati […]. Vi è particolarmente una raccolta di circa 2000 disegni antichi, tra’ quali 20 di Leonardo da Vinci, ed altri di Raffaello, di Correggio, di Tiziano”.

Occorre però risalire a pochi mesi prima per conoscere le circostanze nelle quali i disegni di Leonardo divennero proprietà della biblioteca. Il protagonista della vicenda è un rinomato connoisseur, Giovanni Volpato (Riva presso Chieri, 1797 - Torino, 1871), che dopo aver ricevuto una formazione artistica a Torino si trasferisce in Francia per intraprendere una fortunata carriera di mercante d’arte e per avviare anche una propria collezione. Tornato da Parigi nel 1837, Volpato diventa Segretario Contabile dell’Accademia di Belle Arti di Torino: poco prima aveva conosciuto l’incisore e conoscitore Giovanni Battista De Gubernatis (Torino, 1774 - 1837), al quale aveva mostrato nel 1836 la propria collezione di disegni. Era la prima volta che i disegni della raccolta di Volpato venivano mostrati a Torino, dove desiderava venderli. Ci sarebbe riuscito nel 1839: è questo l’anno in cui la sua collezione viene acquistata quasi per intero, a un prezzo peraltro fortemente ribassato rispetto alla richiesta iniziale, da re Carlo Alberto, dopo una trattativa durata quasi tre anni. I disegni di Leonardo da Vinci, con tutta probabilità, rientrano nel nucleo delle opere vendute da Volpato al sovrano. Tuttavia, ha scritto la studiosa Maria Luisa Ricci, “quello che legava il connoisseur chierese alla sua collezione di disegni era qualcosa di più profondo del comprensibile piacere del possesso e travalicava il semplice senso per gli affari: Volpato, infatti, si riservò di poter continuare a gestire, maneggiare, organizzare, e restaurare i disegni appena venduti, e non si può escludere che queste pretese abbiano avuto un ruolo importante nelle trattative e abbiano influito, con buona probabilità, sul ribasso del prezzo di vendita finale”. Fu lo stesso Volpato, peraltro, a sistemare i disegni per la Biblioteca Reale, occupandosi personalmente anche dei cartoncini in oro di supporto, ancor oggi impiegati per molte opere dell’istituto. Non sappiamo per quali ragioni il re avesse deciso di acquistare la collezione di Volpato, e se avesse saputo della presenza dei disegni di Leonardo, o se al contrario si fosse trattato solo di un gran colpo di fortuna: quel che è certo, è che nel 1847, lo storico dell’arte Amico Ricci, osservando i disegni della Biblioteca Reale scrisse che il re, “volgendosi in Inghilterra, ha trovato un portafoglio di alcuni disegni di Leonardo da Vinci, i quali vincono quant’altri suoi nella finitezza, nell’intelligenza e nella sceltezza delle composizioni”. Questa testimonianza, dato anche il rapporto che legava Ricci al primo direttore della Biblioteca Reale, Domenico Promis, potrebbe avvalorare il fatto che Carlo Alberto avesse dato un mandato preciso a Giovanni Volpato.

Leonardo da Vinci, Autoritratto (1517-1518 circa; pietra rossa su carta, tracce di pietra nera, 333 x 213 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/30; 15571 D.C.)
Leonardo da Vinci, Autoritratto (1517-1518 circa; pietra rossa su carta, tracce di pietra nera, 333 x 213 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/30; 15571 D.C.)
Leonardo da Vinci, Volto di fanciulla (studio per l’angelo della “Vergine delle Rocce”) (1483-1485 circa; punta metallica e lumeggiature di biacca su carta preparata, 182x160 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/19; 15572. D.C.)
Leonardo da Vinci, Volto di fanciulla (studio per l’angelo della “Vergine delle Rocce”) (1483-1485 circa; punta metallica e lumeggiature di biacca su carta preparata, 182x160 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/19; 15572. D.C.)

Non abbiamo notizie su come Volpato si sia procurato i fogli. “Il nucleo appare tuttavia”, spiega nella guida della Biblioteca la sua direttrice, Giuseppina Mussari, “come un insieme non casuale, quasi un’antologia del genio fiorentino che copre pressoché l’intero arco temporale della vita dell’artista e ne ripercorre i motivi e gli interessi principali”. Si tratta di un nucleo molto vario, con gli estremi collocabili dal 1480 circa al 1515-1517, e anche con una vasta congerie di soggetti, da progetti per dipinti e sculture a studi di animali, da indagini sul volto umano a indagini anatomiche. Dopo l’Autoritratto, il disegno più noto è probabilmente il Volto di fanciulla, esperimento condotto da Leonardo sul tema del ritratto di spalla, che riflette quanto appreso dall’artista alla bottega del Verrocchio, suo maestro, tanto aggraziato da esser stato definito nel 1952 da Bernard Berenson il disegno più bello del mondo. È una delle opere più antiche del fondo, risalente al 1483-1485 circa, ed è stato letto come uno studio preparatorio per la Vergine delle rocce, anche se c’è stato chi, sebbene avendo poco seguito, lo ha ritenuto una raffigurazione di Cecilia Galleani, amante del duca di Milano, Ludovico il Moro. È dello stesso periodo, anche se antecedente, lo Studio della muscolatura delle zampe anteriori di un cavallo, considerato il più antico disegno di Leonardo del nucleo della Biblioteca Reale: si tratta forse di uno studio per il mai realizzato monumento equestre a Francesco Sforza. Sono ben tre i disegni con studi di cavalli di Leonardo da Vinci conservati presso la Biblioteca Reale di Torino.

Sempre un occhio sul mondo animale è quello che emerge dal particolare disegno con due studi di insetti, tracciati su due frammenti di carta separati e poi incollati su un unico foglio: quello in alto raffigura un cerambice, un coleottero simile per aspetto a uno scarafaggio, ma che si distingue per le sue lunghissime antenne, mentre quello in quello basso vediamo una libellula o un formicaleone, insetto quest’ultimo simile alla libellula ma con il corpo più tozzo e le antenne più lunghe. I due insetti sono rappresentati nella loro struttura e in assenza di movimento, circostanza che, scrive la storica dell’arte Antonietta De Felice (che definisce questo disegno un’opera “di deliziosa fattura”), “pone l’attenzione sulla sola forma degli insetti in cui sono visibili le venature delle ali, la membrana della struttura del corpo, la linea precisa delle zampe. Nell’opera, oltre a cogliere l’incredibile corrispondenza al reale, sono ben evidenti la grande ricchezza di particolari nella rappresentazione dei due insetti”. È probabile che gli studi degli insetti fossero collegati agli studi sul volo: Leonardo intendeva analizzare la struttura degli insetti per capire come permettesse loro di volare.

Nel corpus torinese non mancano, naturalmente, gli studi sulla figura umana. Si può partire da un foglio con tre teste, sebbene tutte si riferiscano alla stessa persona: è un volto con barba di media lunghezza e capelli lunghi alle spalle, che viene ritratto frontalmente, di tre quarti e di profilo. Il soggetto è stato variamente interpretato: l’ipotesi più accreditata è che si tratti di uno disegno preparatorio per una scultura, con lo studio delle tre pose canoniche che costituivano la base per qualunque progettazione scultorea. Quanto all’identificazione del personaggio, è stato proposto (da parte dello storico dell’arte Wilhelm Reinhold Valentiner nel 1930) di leggere il disegno come uno studio per un ritratto di Cesare Borgia, idea che ha riscosso largo consenso ma anche qualche critica illustre, come quella di Carlo Pedretti, secondo il quale sarebbe invece un uomo incontrato solo occasionalmente da Leonardo, e che magari lo attirò per le sue caratteristiche somatiche. Lo stesso Pedretti riunì, nel 1975, in un unico foglio due frammenti, raffiguranti rispettivamente un occhio e un volto, che possono essere messi in relazione agli studi di proporzione che Leonardo da Vinci stava conducendo attorno al 1490 e dei quali fa parte anche l’Uomo vitruviano. È interessante notare come sia l’occhio sia la testa rechino esplicitate le loro proporzioni, e l’occhio abbia anche punti di riferimento illustrati da Leonardo stesso in una nota: questo foglio rappresenta dunque un esempio molto interessante del metodo scientifico che Leonardo da Vinci impiegava quando osservava i fenomeni del mondo.

Leonardo da Vinci, Studio della muscolatura delle zampe anteriori di un cavallo (1480 circa; punta metallica su carta preparata verde oliva chiaro, 217 x 287 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/23; 15579 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studio della muscolatura delle zampe anteriori di un cavallo (1480 circa; punta metallica su carta preparata verde oliva chiaro, 217 x 287 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/23; 15579 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi delle zampe anteriori di un cavallo (1490 circa; punta metallica e lumeggiature di bianco su carta preparata indaco, 154x205 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/24; 15580 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi delle zampe anteriori di un cavallo (1490 circa; punta metallica e lumeggiature di bianco su carta preparata indaco, 154 x 205 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/24; 15580 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi delle zampe posteriori di un cavallo (1508-1517 circa; pietra rossa e tracce di pietra nera su carta, 201 x 133 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/25; 15582 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi delle zampe posteriori di un cavallo (1508-1517 circa; pietra rossa e tracce di pietra nera su carta, 201 x 133 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/25; 15582 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di insetti (1480-1490 circa disegno in alto, 1503-1505 circa disegno in basso; penna e inchiostro su carta preparata di rosso, 129 x 118 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/22; 15581 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di insetti (1480-1490 circa disegno in alto, 1503-1505 circa disegno in basso; penna e inchiostro su carta preparata di rosso, 129 x 118 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/22; 15581 D.C.)
Leonardo da Vinci, Tre vedute di testa virile con barba (1502 circa; pietra rossa su carta, 110x283 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/26; 15573 D.C.)
Leonardo da Vinci, Tre vedute di testa virile con barba (1502 circa; pietra rossa su carta, 110x283 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/26; 15573 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studio di proporzioni del volto e dell’occhio (1489-1490 circa; penna e inchiostro bruno, punta metallica su carta; 197x159 mm il disegno a destra, 144x117 mm il disegno a sinistra; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale; Dis. It. Scat. 1/20-21; 15574 e 15576 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studio di proporzioni del volto e dell’occhio (1489-1490 circa; penna e inchiostro bruno, punta metallica su carta; 197x159 mm il disegno a destra, 144x117 mm il disegno a sinistra; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale; Dis. It. Scat. 1/20-21; 15574 e 15576 D.C.)

Appartiene allo stesso filone, quello degli studi anatomici, anche un disegno raffigurante due gambe virili: qui, Leonardo da Vinci si concentra sull’anatomia della parte inferiore di un corpo maschile, studiando con accuratezza un paio di gambe e le loro fasce muscolari. Sul verso del disegno, Leonardo ha tracciato una interessante figura femminile seduta, che trattiene nel grembo alcuni ramoscelli secchi che vengono gettati a terra per alimentare un fuoco sul quale volano alcune farfalle. Vicino al disegno, Leonardo ha scritto alcuni endecasillabi per spiegare questa singolare, da intendersi come un’allegoria della ricerca della conoscenza, che comporta il rischio di perdersi se attirati da false luci: “la ciecha ignjoranza cho si ci choduce / e cho leffetto de lasscivj sollazzj / per no chonosciere la uera luce / per no chonossciere qual sia la uera luce / (Jgnjoranza) / vedj che per lo splendor nel fu[o]cho andjamo / ciecha ignoranza j tal modo choduce / che / o miseri mortalj aprite liochj”. Lo studio per gambe è stato ricondotto alla preparazione della Battaglia di Anghiari per Palazzo Vecchio a Firenze, a cui va riferito anche un altro foglio preparatorio, quello con alcuni nudi e altri studi di figura: in primo piano un guerriero visto di spalle, dalle scapole in giù, poi un corpo in torsione, alcuni combattenti nudi nella parte inferiore del foglio, e altre figure tracciate in maniera sommaria.

E a proposito di battaglie, a Torino è conservato anche un foglio con studi di “carri falcati”, un esempio delle doti da ingegnere militare di Leonardo da Vinci, nonostante la sua contrarietà alla guerra. I carri falcati nelle intenzioni di Leonardo dovevano essere due macchine da guerra trainate da coppie di cavalli: sui fianchi dovevano essere dotati di lame collegate alle ruote che dovevano rendere questi carri un’arma temibile, capace di falciare letteralmente i nemici tagliando loro gli arti inferiori per farsi strada sul campo di battaglia. Questa macabra macchina viene indagata nel suo funzionamento (Leonardo mostra i meccanismi di incastro, le ruote, i perni, le falci) e nelle conseguenze della sua azione (il disegno, particolare truce, mostra anche i corpi fatti a pezzi). Un disegno molto più tranquillo è quello con la Testa virile di profilo incoronata di alloro, probabilmente uno studio per un eroe classico idealizzato, come certificherebbe la corona di alloro sul capo, che risalirebbe al periodo della Battaglia di Anghiari, date le somiglianze con alcuni modelli anatomici dei guerrieri immaginati per Palazzo Vecchio. L’ultimo disegno è un altro eroe antico: si tratta di un Ercole con il leone nemeo, che raffigura il mitologico semidio visto da tergo, con in mano la clava e con ai suoi piedi il leone di Nemea, ancora vivo (verrà ucciso da Ercole nel corso della prima fatica). Disegno che ha creato qualche grattacapo agli studiosi, perché in antico fu ricalcato con punta metallica per trasferire la figura su di un altro supporto, e questa operazione ha compromesso il segno originale, fondamentale per consentire un’attribuzione sicura: ad assegnare tuttavia il foglio a Leonardo è stato Carlo Pedretti, sulla base di raffronti con altri disegni. L’Ercole è stato riconosciuto da Pedretti come disegno preparatorio in vista della realizzazione di una statua di Ercole analoga al David di Michelangelo: il progetto si sarebbe poi concretizzato con l’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli terminato nel 1533.

Leonardo da Vinci, Studi di muscolatura degli arti inferiori (recto) (1485-1487 circa; punta metallica, penna e inchiostro bruno su carta, 140 x 157 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/27; 15578 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di muscolatura degli arti inferiori (recto) (1485-1487 circa; punta metallica, penna e inchiostro bruno su carta, 140 x 157 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/27; 15578 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di muscolatura degli arti inferiori (verso) (1483-1485 circa; penna e inchiostro bruno su carta, 140 x 157 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/27; 15578 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di muscolatura degli arti inferiori (verso con poesia e figura allegorica) (1483-1485 circa; penna e inchiostro bruno su carta, 140 x 157 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/27; 15578 D.C.)
Leonardo da Vinci, Nudi per la Battaglia di Anghiari e altri studi di figura (1505-1508 circa; penna, inchiostro bruno e tracce di carboncino su carta; 255 x 198 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/28; 15577 D.C.)
Leonardo da Vinci, Nudi per la Battaglia di Anghiari e altri studi di figura (1505-1508 circa; penna, inchiostro bruno e tracce di carboncino su carta; 255 x 198 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/28; 15577 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di carri falcati (1485 circa; penna e inchiostro bruno acquerellato con tracce di punta metallica su carta, 211 x 296 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/18; 15583 D.C.)
Leonardo da Vinci, Studi di carri falcati (1485 circa; penna e inchiostro bruno acquerellato con tracce di punta metallica su carta, 211 x 296 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis. It. Scat. 1/18; 15583 D.C.)
Leonardo da Vinci, Testa virile di profilo incoronata di alloro (1506-1510 circa; pietra rossa con contorni a penna su carta, 168 x 125 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/29; 15575 D.C.)
Leonardo da Vinci, Testa virile di profilo incoronata di alloro (1506-1510 circa; pietra rossa con contorni a penna su carta, 168 x 125 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 1/29; 15575 D.C.)
Leonardo da Vinci, Ercole con il leone nemeo (1506-1508 circa; carboncino e punta metallica su carta, 280 x 190 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 2/58; 15630 D.C.)
Leonardo da Vinci, Ercole con il leone nemeo (1506-1508 circa; carboncino e punta metallica su carta, 280 x 190 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Dis It. Scat. 2/58; 15630 D.C.)
Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, f. 8v (1505 circa; manoscritto cartaceo con disegni a penna e inchiostro bruno; pietra rossa, tracce di pietra nera, In 4°, 213 x 154 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Varia 95)
Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, f. 8v (1505 circa; manoscritto cartaceo con disegni a penna e inchiostro bruno; pietra rossa, tracce di pietra nera, In 4°, 213 x 154 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Varia 95)
Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, f. 11v (1505 circa; manoscritto cartaceo con disegni a penna e inchiostro bruno; pietra rossa, tracce di pietra nera, In 4°, 213 x 154 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Varia 95)
Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, f. 11v (1505 circa; manoscritto cartaceo con disegni a penna e inchiostro bruno; pietra rossa, tracce di pietra nera, In 4°, 213 x 154 mm; Torino, Musei Reali-Biblioteca Reale, Varia 95)

Infine, come anticipato, la Biblioteca Reale di Torino conserva anche il Codice sul volo degli uccelli, uno dei risultati più originali degli innovativi studi sul volo di Leonardo da Vinci, fondati su metodo, osservazione della natura e sperimentazione. Gli studi sul volo degli uccelli risalgono ai primi del Cinquecento, epoca del ritorno a Firenze da Milano: proprio il manoscritto di Torino, che non fa parte del nucleo venduto al re da Giovanni Volpato (si aggiunse infatti alla collezione leonardesca della Biblioteca nel 1893, donato dal collezionista e studioso russo Fëdor Vasil’evič Sabašnikov a Umberto I), raccoglie la maggior parte delle osservazioni di Leonardo sul modo in cui alcuni uccelli riescono a librarsi in aria. Leonardo studia le loro traiettorie, la loro struttura corporea, il modo in cui sfruttano il vento, il loro adattamento alle diverse condizioni dell’aria: la finalità è quella di progettare macchine che permettano anche all’essere umano di volare. Non ci sarebbe riuscito, troppo in anticipo sui tempi, ma i suoi studi rappresentano una delle basi della scienza del volo.

Oggi, i disegni di Leonardo da Vinci della Biblioteca Reale di Torino, sono conservati in due apposite sale, realizzate nel 1998 e nel 2014 grazie all’intervento della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, che consentono di custodire questi preziosi fogli in condizioni di temperatura, umidità e illuminazione misurate e controllate. Una collocazione che ha peraltro anche facilitato l’esposizione dei disegni, che periodicamente vengono esposti al pubblico, anche se per brevi periodi: nonostante le nuove sale abbiano migliorato la conservazione dei disegni, questi tesori della Biblioteca Reale di Torino rimangono fogli delicati che non possono vedere troppo a lungo la luce, ma devono concedersi lunghi periodi di riposo per poter essere preservati per il futuro.

La Biblioteca Reale di Torino

La fondazione della Biblioteca Reale di Torino si deve a Carlo Alberto di Savoia, che nel 1831, appena salito al trono, aggiunse ai suoi progetti la costruzione di una biblioteca di corte, che nei suoi intenti doveva, da una parte, accrescere il prestigio della dinastia, e dall’altra mettere a disposizione strumenti aggiornati per la formazione della sua classe dirigente. Carlo Alberto affidò a gruppo di collaboratori, selezionati tra i migliori intellettuali operanti a corte, il compito di acquistare i pezzi più pregiati presenti sul mercato europeo. Tra manoscritti, libri a stampa, incisioni, antiche carte geografiche e incisioni, i risultati della campagna arrivarono molto presto, tanto che già nel 1837 la raccolta ha bisogno di un suo spazio. L’incarico fu affidato all’architetto Pelagio Palagi, che nell’ala di levante di Palazzo Reale realizzò il vaso librario sovrastato dalla volta decorata. La nuova Biblioteca venne inaugurata nel 1842, ma la vera svolta per la collezione arrivò tre anni prima, nel 1839, quando Carlo Alberto acquistò dal mercante Giovanni Volpato un nucleo di oltre 1.500 fogli di maestri italiani e stranieri, tra i quali Michelangelo, Rembrandt, Dürer, Tiepolo, Piazzetta e i 13 autografi di Leonardo.

La Biblioteca Reale di Torino diventò così, fin da subito, meta di studiosi e appassionati, tutti desiderosi osservare da vicino il tratto del genio leonardesco. Gli autografi di Leonardo, incluso il celeberrimo Autoritratto, non sono però gli unici pezzi rari della raccolta: tra questi ultimi figurano anche le carte geografiche, e in particolare la grande geocarta nautica di Giovanni Vespucci, nipote di Amerigo. Oggi, nel suo complesso, la Biblioteca conserva circa 200.000 volumi, 4.500 manoscritti, 3.055 disegni, 187 incunaboli, 5.019 cinquecentine, 1.500 pergamene, 1.112 periodici, 400 album fotografici, carte geografiche, incisioni e stampe. Le raccolte continuano ad essere incrementate con acquisti sul mercato antiquario, anche se tuttora la maggioranza delle opere presenti nella Biblioteca Reale appartiene alle raccolte storiche di Casa Savoia.

La Biblioteca Reale di Torino
La Biblioteca Reale di Torino

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