Nuovo record mondiale per Artemisia Gentileschi. Nell’asta di Christie’s del 4 febbraio l’Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria ha raggiunto il prezzo di 5.687.000 dollari (4,8 milioni di euro), più che raddoppiando la stima minima e segnando il risultato più alto mai ottenuto in vendita pubblica da un’opera dell’artista. Il dato conferma il crescente interesse internazionale per la pittrice e, più in generale, per il Barocco italiano, protagonista di una tornata d’asta che ha registrato un’intensa partecipazione da parte di collezionisti provenienti da tutto il mondo.
A commentare l’esito della vendita è stata Jennifer Wright, responsabile del dipartimento di Old Masters di Christie’s New York: “La vendita”, ha detto, “ha avuto un’energia fantastica. Abbiamo avuto offerte competitive da tutto il mondo, soprattutto per i primi cinque lotti. Siamo stati entusiasti di stabilire un nuovo record mondiale per Artemisia Gentileschi, in un’asta che ha visto offerte robuste per opere barocche italiane come non vedevamo da tempo”.
Il dipinto aggiudicato è uno dei soli cinque autoritratti noti di Artemisia Gentileschi, tre dei quali conservati in collezioni museali, ed è probabilmente il più antico tra quelli giunti fino a noi. L’opera risale agli anni del soggiorno fiorentino dell’artista, tra il 1613 e il 1620, una fase cruciale della sua vita e della sua carriera, spesso definita dagli studiosi come il momento della sua piena affermazione artistica e personale. È in questo periodo che Artemisia elabora una propria identità autonoma, emancipandosi dall’ingombrante figura paterna e affermandosi come pittrice professionista indipendente.
In particolare, il dipinto risale con tutta probabilità al soggiorno fiorentino di Artemisia, che rappresentò una svolta decisiva per la sua carriera. Lontana per la prima volta da suo padre Orazio, Artemisia conquistò maggiore libertà personale e professionale, imparò a leggere e a scrivere e avviò una carriera autonoma. Il suo primo studio fu allestito nella casa del suocero Vincenzo Stiattesi, nei pressi della basilica di San Lorenzo, per poi spostarsi, dal 1616, in Borgo Ognissanti, in una posizione strategica vicino a Palazzo Pitti, residenza dei Medici, dai quali ottenne importanti commissioni.
In questi anni Artemisia entrò in contatto con figure di primo piano della cultura fiorentina, tra cui Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane. Fu quest’ultimo a commissionarle nel 1615 l’Allegoria dell’Inclinazione per Casa Buonarroti, un’opera che, pur non essendo dichiaratamente un autoritratto, presenta tratti fisionomici riconducibili all’artista stessa. Nel 1616 Artemisia venne ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, un evento di grande rilievo che ampliò ulteriormente le sue possibilità di affermazione in un contesto ancora fortemente dominato dagli uomini.
L’Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria, protagonista del record d’asta, si colloca all’interno di questa fase di intensa sperimentazione e autoaffermazione. Nell’opera Artemisia si raffigura nei panni della santa martire del IV secolo, riconoscibile per la palma del martirio, la corona e la ruota spezzata con punte metalliche. Il volto dell’artista occupa gran parte dello spazio pittorico, creando un rapporto diretto e ravvicinato con l’osservatore. L’inquadratura serrata e l’espressione risoluta contribuiscono a restituire un’immagine di forte intensità psicologica.
L’opera è strettamente collegata a un altro autoritratto coevo, l’Autoritratto come martire conservato in una collezione privata. Entrambi i dipinti sono realizzati su tavola, un supporto insolito per Artemisia, che sembra aver utilizzato solo in questa fase iniziale della sua carriera. Documenti d’archivio attestano l’acquisto di piccole tavole lignee proprio negli anni fiorentini, confermando l’uso di questo supporto per opere di piccolo formato.
Le analisi tecniche condotte durante il recente prestito dell’opera al Nasjonalmuseet di Oslo hanno rivelato importanti modifiche apportate in corso d’opera. In origine il dipinto era concepito come un semplice autoritratto laico, successivamente trasformato in immagine sacra attraverso l’aggiunta degli attributi di Santa Caterina. Anche la capigliatura e l’abbigliamento furono rielaborati, suggerendo un processo creativo dinamico e adattabile alle esigenze di committenza.
Questa pratica di riutilizzare e rielaborare un’immagine di base consentì ad Artemisia di rispondere rapidamente alle richieste del mercato, sfruttando al contempo il valore aggiunto della propria immagine. L’autoritratto divenne così uno strumento di promozione personale, una strategia consapevole che contribuì alla costruzione della sua fama in una città in cui la competizione artistica era particolarmente intensa.
La maggior parte dei veri autoritratti di Artemisia risale proprio al periodo fiorentino, quando l’artista era impegnata a definire e diffondere la propria identità pubblica. I suoi tratti distintivi, come le labbra arcuate, il naso pronunciato e gli occhi dalle palpebre pesanti, sono riconoscibili in numerose opere e confermati da altre testimonianze figurative dell’epoca, tra cui incisioni, medaglie e ritratti realizzati da altri artisti.
Il successo ottenuto oggi da Christie’s si inserisce in un più ampio processo di riscoperta critica e di rivalutazione del ruolo di Artemisia Gentileschi nella storia dell’arte europea. Artista capace di coniugare forza narrativa, intensità emotiva e una prospettiva femminile inedita, Artemisia costruì una carriera lunga oltre quarantacinque anni, lavorando per importanti committenti e affermandosi come una delle voci più autorevoli del Seicento. Il nuovo record mondiale non rappresenta soltanto un risultato di mercato, ma anche il riconoscimento di un percorso artistico che continua a suscitare interesse e studi, confermando Artemisia Gentileschi come una figura centrale del Barocco e come una delle protagoniste assolute della pittura europea del suo tempo.
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