In Toscana si riscopre Tito Chelazzi, primo pittore fiorista dell’Ottocento


Al Museo civico Giuliano Ghelli di San Casciano in Val di Pesa una mostra riporta alla luce quaranta opere mai esposte di Tito Chelazzi, talentuoso pittore dell’Ottocento specializzato nella raffigurazione dei fiori, mettendolo in dialogo con i Bezzuoli e raccontando la nascita della pittura floreale toscana tra scienza, arte e Risorgimento.

Al Museo Civico “Giuliano Ghelli” di San Casciano in Val di Pesa (Firenze) la pittura floreale dell’Ottocento torna protagonista con una mostra che intreccia arte, scienza, storia e identità locale. Fino al 1° marzo è infatti visitabile la mostra Con l’occhio del botanico. I fiori nell’arte toscana dell’Ottocento dai Bezzuoli al sancascianese Tito Chelazzi, un’esposizione che restituisce centralità proprio a Tito Chelazzi (San Casciano in Val di Pesa, 1834 – Firenze, 1892), un artista a lungo rimasto in ombra e che, invece, fu riconosciuto dai suoi contemporanei come il primo pittore fiorista d’Italia. Il percorso espositivo, curato da Michele Amedei, propone una selezione di circa quaranta opere in gran parte mai viste dal pubblico, provenienti da collezioni private e da istituzioni come il Kunsthistorisches Institut di Firenze.

La mostra nasce dalla volontà del Comune di San Casciano in Val di Pesa di riscoprire e valorizzare una figura profondamente legata al territorio. Tito Chelazzi, nato a San Casciano nel 1834 e scomparso nel 1892 a Firenze, fu un protagonista originale dell’Ottocento italiano, capace di coniugare un’osservazione quasi scientifica della natura con una sensibilità pittorica attraversata dai valori civili e patriottici del Risorgimento. Molti sancascianesi conservano ancora oggi nelle proprie case un’opera firmata dall’artista, segno di un legame profondo tra il pittore e la sua comunità, che ora trova una restituzione pubblica e collettiva nelle sale del museo civico. Il Museo Giuliano Ghelli, fulcro culturale e spazio espositivo tra i più attivi della Toscana, accoglie così un progetto che costruisce un ponte ideale tra la fine del Settecento e gli ultimi decenni dell’Ottocento. La pittura floreale diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa l’Illuminismo, il Romanticismo e l’età dell’Unità d’Italia, restituendo il senso di una stagione in cui l’arte guardava alla natura non solo come soggetto estetico, ma come campo di studio, simbolo morale e metafora della rinascita civile.

Tito Chelazzi, Rose (1880-1890 circa; olio su tela riportato su cartone, diametro 29 cm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, Rose (1880-1890 circa; olio su tela riportato su cartone, diametro 29 cm; Collezione privata)

“La rappresentazione pittorica del bouquet”, spiega il curatore Michele Amedei, “inteso come composizione floreale legata alla bellezza naturalistica e allegorica, raffigurata in ambienti interni ed esterni, è il fil rouge, l’elemento che ricorre nella mostra e che unisce gli artisti che portiamo per la prima volta tra le sale di un museo, i Bezzuoli e Tito Chelazzi, uniti dall’amore, quasi scientifico, per la natura, i fiori e il loro significato nell’importante momento storico in cui operano i pittori. Si tratta di una mostra davvero originale che si apre a diversi piani di lettura e che offre la possibilità di conoscere opere rappresentative e rivelatrici che, da un lato, mostrano un’attenzione lenticolare, frutto di un’osservazione che avviene appunto ‘con l’occhio del botanico’, dall’altro sono attraversate dalla presenza latente di un’Italia che si identifica con la rinascita e con tutto ciò che simboleggia il fiore. Un altro aspetto sottile che rivela la mostra è il richiamo alla Giovine Italia, al senso patriottico e ai valori garibaldini che l’arte viveva in quel periodo, visibile nelle cromie, nei tessuti, nei fiori e di cui Tito Chelazzi, attivo sostenitore dell’Unità d’Italia, avendo partecipato ad una battaglia del Risorgimento, si fa straordinario testimone e rappresentante”.

Il percorso espositivo è sostenuto e promosso dal Comune di San Casciano in Val di Pesa, che prosegue così un programma culturale di ampio respiro già avviato con le mostre dedicate a Jacopo Vignali e a Stanislao Pointeau. In quelle occasioni, la collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e con la Fondazione CR Firenze, nell’ambito del progetto Terre degli Uffizi – Musei diffusi, aveva rafforzato il ruolo del museo sancascianese come luogo di ricerca e divulgazione di alto profilo.

La mostra è articolata in tre sezioni. La prima, dedicata ai fiori nell’arte di Luigi e Giuseppe Bezzuoli tra Illuminismo e Romanticismo, introduce il visitatore al rapporto tra scienza e arte in Toscana tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Sono esposti studi preparatori di Luigi Bezzuoli (Firenze, 1750 – 1820) per trattati botanici, insieme a incisioni floreali francesi del Seicento appartenute all’artista, tra cui una rara tavola dei Diverses fleurs mises en bouquets di Jacques Bailly. Queste opere dialogano con i ritratti di Giuseppe Bezzuoli (Firenze, 1784 –1855), nei quali mazzi di rose, crisantemi e margherite arricchiscono gli interni domestici, riflettendo una società sempre più attenta alla classificazione scientifica del mondo vegetale.

Luigi Bezzuoli, Studio di Linodorum tuberosum e Metrosideros crassifolia (1765-1800 circa; matita e inchiostro su carta, 260 x 253 mm; Collezione privata)
Luigi Bezzuoli, Studio di Linodorum tuberosum e Metrosideros crassifolia (1765-1800 circa; matita e inchiostro su carta, 260 x 253 mm; Collezione privata)
Giuseppe Bezzuoli, Ritratto di Maddalena Giuntini Guiducci (1847; olio su tela, 112 x 104 cm; Collezione Marchesi Antinori)
Giuseppe Bezzuoli, Ritratto di Maddalena Giuntini Guiducci (1847; olio su tela, 112 x 104 cm; Collezione Marchesi Antinori)

La seconda sezione è interamente dedicata a Tito Chelazzi. Oltre a documenti inediti che attestano la sua partecipazione alle battaglie risorgimentali, il percorso riunisce nature morte e composizioni floreali, comprese opere decorative come specchi dipinti, molto apprezzate da committenze internazionali. Tra queste figurano principesse russe e Margherita di Savoia, che nel 1892 acquistò alcune tele di Chelazzi oggi conservate al Quirinale. Il dialogo con opere di pittori macchiaioli come Giuseppe Abbati consente di collocare l’artista all’interno del vivace panorama artistico del suo tempo. Infine, la terza sezione si concentra sull’ambizioso progetto editoriale I fiori, pubblicato dai Fratelli Treves tra il 1892 e il 1894. I volumi botanici, curati da figure come Pietro Gori e Angelo Pucci, furono illustrati da Chelazzi e da Arnaldo Ferraguti e rappresentano un punto di incontro tra divulgazione scientifica, editoria e arte.

Il progetto espositivo è affiancato da un ricco programma di iniziative collaterali. Conferenze, visite guidate e attività didattiche accompagnano il pubblico lungo tutto il periodo della mostra. Gli incontri, in programma tra gennaio e febbraio, vedono la partecipazione di studiosi come Anna Donatelli dell’Università di Firenze, Giovanni Occhini e Christian Satto dell’Università per Stranieri di Siena, e approfondiscono temi che spaziano dalla pittura floreale alla poesia, fino al ruolo di Chelazzi come soldato di Garibaldi. Al termine di ogni conferenza è prevista una visita guidata con il curatore.

Grande attenzione è rivolta anche ai più giovani, con un campus didattico intitolato “Di fiore in fiore. Ispirazioni botaniche e sperimentazioni artistiche per piccoli esploratori”, in programma il 29 e 30 dicembre, pensato per bambini e bambine dai 6 ai 12 anni. L’obiettivo è avvicinare le nuove generazioni al linguaggio dell’arte naturalistica e stimolare una partecipazione attiva delle famiglie.

Tito Chelazzi, Rose e iris (1885-1892 circa; olio su tavola, 35 x 25 cm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, Rose e iris (1885-1892 circa; olio su tavola, 35 x 25 cm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, I garofani (1891-1892 circa; olio su cartone, 36 x 25,5 cm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, I garofani (1891-1892 circa; olio su cartone, 36 x 25,5 cm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, Le rose, da I fiori di primavera. Dieci tavole originali di Tito Chelazzi riprodotte in cromolitografia con testo illustrativo di Pietro Gori e Angelo Pucci, Tav. I, Milano: Fratelli Treves Editori (1892; cromolitografia, 385 x 280 mm; Collezione privata)
Tito Chelazzi, Le rose, da I fiori di primavera, dieci tavole originali di Tito Chelazzi riprodotte in cromolitografia con testo illustrativo di Pietro Gori e Angelo Pucci, Tav. I, Milano, Fratelli Treves Editori (1892; cromolitografia, 385 x 280 mm; Collezione privata)

“Siamo orgogliosi di ospitare una mostra di altissimo profilo culturale che ha per tema il genere della pittura floreale tra la fine del Settecento e gli anni novanta dell’Ottocento”, dichiara il sindaco Roberto Ciappi, “e che vuole rendere omaggio ad un grande pittore nostrano, apprezzato dai sancascianesi tanto che in molti conservano una opera firmata da Chelazzi nelle proprie case, un ringraziamento va dunque a tutti coloro che hanno messo a disposizione i dipinti per la realizzazione di questo percorso espositivo. Un evento che vuole mettere in primo piano l’opera del sancascianese, come primo pittore fiorista del nostro Paese”.

“Il progetto culturale”, specifica l’assessora alla Cultura Sara Albiani, “si compone anche di un programma di eventi collaterali che accosta occasioni di approfondimento sulla tematica floreale nella pittura ottocentesca, guidate da esperti, storici e docenti universitari, visite guidate al fianco del curatore ed un campus per i più piccoli e le più piccole in cui i e le partecipanti potranno sperimentare il loro approccio artistico al mondo dei fiori. Un’occasione davvero unica che mira ad aprire il linguaggio dell’arte naturalistica di Tito Chelazzi a tutta la comunità e stimolare la partecipazione delle famiglie e delle nuove generazioni”.

La mostra apre dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 16. Ingresso: 8 euro il biglietto intero, 5 euro il ridotto per gruppi a partire da 15 persone e residenti nel Comune di San Casciano in Val di Pesa. Gratis per bambini fino a 6 anni. Per informazioni: museo@comune.san-casciano-val-di-pesa.fi.it oppure telefono 055 8256385.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraCon l’occhio del botanico. I fiori nell’arte toscana dell’Ottocento dai Bezzuoli al sancascianese Tito Chelazzi
CittàSan Casciano Val di Pesa
SedeMuseo Giuliano Ghelli
DateDal 05/12/2025 al 01/03/2026
ArtistiTito Chelazzi
CuratoriMichele Amedei
TemiOttocento, Toscana, Arte Moderna



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