Siamo in Calabria, terra di storia e tradizioni millenarie, e sui passi di Mimmo Rotella, artista di rilievo internazionale nato a Catanzaro nel 1918. Il suo “genio” creativo, riconosciuto tra le menti più straordinarie del panorama artistico contemporaneo, non ha mai smesso di brillare, al contrario ha continuato a sperimentare fino agli ultimi anni diverse tecniche artistiche, dai decollage e retro d’affiche, agli Art-typo, dai procedimenti della Mec-Art, ai blank. Ci troviamo proprio nella sua città d’origine, Catanzaro, dove risiede la piccola ma preziosa Casa della Memoria, che è quasi del tutto sottratta alla vista, tra le viuzze che si diramano dalla via principale, precisamente in vico dell’Onda 1. Ma perché siamo arrivati fin qui? Cosa c’è che non potevamo vedere e capire in altri luoghi e altri musei di Rotella?
La possibilità che la visita in Calabria ci offre è quella di aprire ancora una volta uno spaccato sulla dimensione artistica del Sud Italia. Anzitutto, da questo luogo, abbiamo l’occasione di reimmergerci nelle opere del maestro, ma non solo. Possiamo riscoprirne il fascino, rivivere la sua avventura artistica e poi, a partire da qui, possiamo intraprendere un’indagine più approfondita sull’andamento delle case-museo, per comprendere come queste realtà, spesso private e dotate di scarse risorse, vivano e respirino, quale ruolo giochino nel preservare e trasmettere le memorie anche le più recenti. In una parola, ci troviamo alla Casa della Memoria di Mimmo Rotella, per capire meglio il loro funzionamento di realtà e avvicinarle per metterle in luce, sollevare le loro eventuali criticità, contribuire a migliorarle per rendere il nostro servizio utile alla comunità.
Quali sono le funzioni e gli obiettivi di una casa-museo? Riuscire a portarli avanti talvolta è una sfida affascinante e davvero complessa. Dentro le loro mura dovrebbe accadere molto di più di una semplice esposizione di opere o di oggetti: una casa-museo dovrebbe essere un crocevia di emozioni, riflessioni e connessioni culturali. Un luogo vivo che stimoli il dialogo tra passato e presente, tra arte e comunità, tra cittadini e artisti, un posto dove si possono innescare cortocircuiti culturali capaci di scuotere e rinnovare il tessuto sociale. Immaginate cosa potrebbe succedere al loro interno se, come in questo caso (le informazioni ci arrivano dalla custode del luogo), oltre alla ricca programmazione prevista, ci fossero anche mostre interattive, laboratori di creatività, incontri con artisti, seminari, masterclass. E, ancora più importante sarebbe immaginare cosa potrebbe accadere là fuori, oltre il suo perimetro, se questo piccolo museo, proprio come era nella volontà dell’artista, riuscisse a diventare un punto di riferimento più efficace per la comunità, se fosse capace di risvegliare l’orgoglio locale e di diffondere un messaggio di bellezza e memoria in tutto il territorio, a partire dal capoluogo di Regione. Magari a partire da percorsi educativi che coinvolgano non soltanto le giovani generazioni rappresentate dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti (la cui sede non è affatto distante da qui) ma anche turisti e utenti di ogni altra età. Che valore darebbero alla visita, alla città e alla loro vita, arricchendola maggiormente vivendo l’arte quotidianamente?
Il progetto della Casa della Memoria, fondato dallo stesso artista un anno prima della sua scomparsa nel 2006, trova la sua anima nello spazio stesso. Il piccolo museo nasce da un’intuizione: trasformare le stanze della casa Rotella, utilizzata anche come laboratorio della madre, Teresa Curcio, modista di cappelli molto amata dalle signore della Catanzaro “bene”, in un luogo di arte e memoria. La rielaborazione dello spazio, curata dall’architetto Marcello Sestito, ha dato vita a un ambiente che unisce all’intimità il profilo scientifico.
Se all’indomani della sua apertura, il museo si poneva come obiettivo primario quello di creare un punto di riferimento nella città di Rotella, un “centro della memoria” capace di alimentare l’arte e la cultura locale, un centro che, attraverso la poliedrica opera dell’artista, potesse irradiarsi nel territorio, portando bellezza, stimolo e riflessione, ad oggi ci chiediamo se la casa museo di Rotella è riuscita a vincere questa non facile scommessa.
Il suo vero successo dipende dalla capacità di farla vivere, di farla respirare come un organismo dinamico capace di coinvolgere e ispirare, di trasformare la memoria in un motore di innovazione culturale. Ma impattare positivamente e in modo duraturo sulla società civile richiede spesso un processo molto lungo. Però non possiamo non dire che questo luogo, che si identifica come una fondazione privata e senza scopo di lucro, non abbia gettato un “seme” nel territorio, con risorse limitate, nell’arco di vent’anni. Nonostante gli “impedimenti” che una terra come la Calabria, sentita come marginale e difficilmente raggiungibile, spesso presenti, piano piano si sta configurando come collettore culturale dove l’arte contemporanea, pur nella sua complessa decifrazione, ha saputo intrecciarsi con la comunità.
Le mostre non sono mancate, anche quelle dedicate ad altri artisti, come Aaron Demetz, Cesare Berlingeri, Chiara Dynis e altri, e neppure le visite da parte degli istituti scolastici e degli allievi dell’Accademia. La nuova programmazione curatoriale è affidata ad un esperto dell’opera rotelliana, come Alberto Fiz; un fiore all’occhiello per la nostra casa-museo. Anche se gli spazi del museo, difficili da allestire perché angusti, sono stati sfruttati nel migliore dei modi possibili, con opere alle pareti e pannelli didattici ben in vista, e benché la storia di Mimmo Rotella sia correttamente documentata e riassunta, la visita alla Casa della Memoria ci ha sollecitato alcune questioni che inseriamo qui, nell’attesa che si possa aprire un confronto. Ci siamo chiesti cioè quanto la realtà museale sia stata ben accolta dai residenti. Come è stato percepito il fatto che la sua nascita sia avvenuta solo nel 2005, ovvero, quando Rotella era già avanti negli anni e solo alla fine di una carriera che ha visto l’artista viaggiare dall’America alla Francia con una lunga permanenza a Roma. Sempre per questa casa-museo ci siamo chiesti quando si possono dire raggiunti i risultati che erano stati prefissati. E se al contrario, ci sono ancora ostacoli da superare, quali sono e come si potrebbero oltrepassare. La spesso difficile decifrazione dell’arte contemporanea è stato un deterrente? E infine, domanda più importante: la fruizione della collezione può dirsi soddisfacente? Il territorio “risponde” alle proposte del museo? E come?
La Casa della Memoria di Catanzaro a vent’anni dalla sua nascita è una realtà abbastanza conosciuta, non è considerata “di periferia” come molti piccoli musei calabresi. Senza numeri alla mano (non è stato possibile averli) ma, pur considerandoli (ahinoi) “esigui” rispetto alle cifre di altri musei italiani, e analoghi rispetto a quelli degli altri musei calabresi (compreso il MARCH di Reggio Calabria), la casa di Rotella non sembra poco frequentata: è un posto dove, come dicevamo, sono state inaugurate diverse mostre, oltre quella, importante, che si è tenuta nel 2019 per celebrare il centenario della nascita di Rotella.
Cosa resta da fare quindi? Che processi possiamo attivare perché abbia un più forte impatto sulla città e sul territorio? Come potrebbe dialogare ancora più facilmente con i suoi utenti? Tenendo sempre a mente che uno degli obiettivi della “rivoluzione” artistica di Mimmo Rotella consisteva proprio nello strappare dai muri quell’indifferenza che negli ultimi decenni sembra essere in crescita nella nostra società. Con le sue opere originali ed un linguaggio assolutamente eversivo, Rotella ha voluto attivare un “rovesciamento” della società, mirando a scuotere dalle fondamenta l’“insensibilità” collettiva. Attraverso la forza della sua protesta e dello strappo, ha voluto risvegliare coscienze sopite, trasformando l’arte in un atto di ribellione e di profonda riflessione sociale.
Insomma, possiamo davvero dire che Rotella sia “tornato a casa” o è troppo presto per affermarlo e invece, Rotella è ancora “fuori posto”? Vive ancora, come lui stesso sosteneva in una società “che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti” ? L’intento di questo articolo non è necessariamente da intendersi polemico: ci piacerebbe invece stimolare una discussione per produrre davvero uno “strappo” al disinteresse e all’apparente immobilismo delle cose, per alterare positivamente uno status quo che sovente in Calabria appare immodificabile quando non irreversibile.
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