Dopo oltre ottant’anni di assenza, la monumentale tela di Giuseppe Avanzi (Ferrara, 1645 – 1718) torna nel presbiterio della chiesa di San Cristoforo alla Certosa a Ferrara, e la città può così tornare a vedere uno dei suoi capolavori più significativi. L’Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua, olio su tela di oltre trenta metri quadrati, con dimensioni imponenti di 930 per 425 centimetri, è stata presentata ufficialmente alla cittadinanza il 19 febbraio 2026, al termine di un articolato e complesso intervento di restauro che ha posto fine a una lunga stagione di precarietà conservativa. L’opera, commissionata nel 1695 dal priore della Certosa di Ferrara, Daniele Campanini, e documentata in chiesa già l’anno successivo, costituisce uno degli esiti più alti della produzione di Avanzi. Il suo ritorno nella sede originaria assume un valore che travalica la dimensione strettamente artistica, configurandosi come un gesto civico e simbolico, capace di ricucire una frattura storica apertasi nel secondo conflitto mondiale.
Alla presentazione hanno preso parte l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, la dirigente del Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco Ethel Guidi, la soprintendente per la Città Metropolitana di Bologna Francesca Tomba, la dirigente del Settore Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna Cristina Ambrosini e Giovanni Giannelli per il Laboratorio Ottorino Nonfarmale Srl di San Lazzaro di Savena, che ha condotto il restauro. Al tavolo dei relatori sedeva anche Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Ferrara Arte, alla sua prima apparizione pubblica in città dopo oltre un anno e mezzo di assenza. Il suo ingresso è stato accolto da un lungo applauso e da parole di riconoscenza da parte delle istituzioni.
Nel suo intervento, l’assessore Marco Gulinelli ha voluto ringraziare Sgarbi per aver continuato a credere nella forza della verità e della cultura anche nei momenti più difficili, definendo la sua presenza un segno di speranza per chi crede nella competenza e nella dignità del pensiero. Lo stesso Gulinelli ha ribadito il valore simbolico del ritorno della tela, ricordando come nel 2023 fosse stata ricollocata la prima grande opera di Avanzi, l’Apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di San Brunone. Quella restituzione, ha sottolineato, rappresentava un arrivo ma anche un punto di partenza: “Restituire”, ha detto, “non è solo un atto conservativo: significa assumersi una responsabilità verso la comunità, ricucire una frattura storica, restituire senso a uno spazio e continuità alla memoria collettiva”. La tela, per le sue proporzioni e per il ruolo che svolge nell’architettura liturgica, non può essere considerata un elemento accessorio, ma parte strutturale dello spazio sacro, una vera e propria architettura dipinta. L’assessore ha inoltre ringraziato la Soprintendenza, la Regione Emilia-Romagna e il Laboratorio Nonfarmale per la collaborazione e la professionalità dimostrate.
Anche la soprintendente Francesca Tomba ha definito l’intervento un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale e di valorizzazione del patrimonio, mentre la dirigente Cristina Ambrosini ha parlato dell’arte come di un filo rosso capace di unire istituzioni e comunità, sottolineando come il progetto abbia rappresentato un impegno condiviso orientato alla crescita collettiva e non soltanto al recupero materiale dell’opera.
La storia della tela attraversa tre secoli e momenti drammatici. Sopravvissuta alle confische napoleoniche e divenuta proprietà comunale nel 1812, resistette ai bombardamenti del gennaio 1944 che causarono il crollo delle cupole del Tempio. I danni più gravi, tuttavia, si verificarono nei mesi successivi: rimossa dal telaio e arrotolata senza adeguate protezioni, rimase per decenni in condizioni estremamente precarie, con perdite irreversibili nelle parti a diretto contatto con il suolo. Solo negli anni Sessanta fu avviato un primo intervento di recupero, cui seguì un lungo periodo di deposito presso il laboratorio Nonfarmale di San Lazzaro di Savena.
Il recente restauro, finanziato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, insieme alla complessa operazione di movimentazione e ricollocazione coordinata e finanziata dal Comune di Ferrara, ha reso possibile il ritorno di un capolavoro che per generazioni era rimasto noto soprattutto attraverso le fonti documentarie. L’intervento ha richiesto competenze tecniche elevate, sia per le dimensioni della superficie pittorica sia per le criticità strutturali accumulate nel tempo.
Dal punto di vista iconografico, l’opera raffigura uno degli episodi fondativi della storia certosina in Italia: l’apparizione miracolosa di san Bruno di Colonia a Ruggero, conte di Sicilia, alla vigilia della battaglia di Capua. Avanzi costruisce una composizione monumentale e teatrale in cui la dimensione soprannaturale irrompe nello spazio terreno del campo militare. Il santo, avvolto nel candido abito dell’ordine, si manifesta al condottiero con ieratica compostezza, mentre attorno soldati e cavalli reagiscono con concitazione all’evento prodigioso. La scena celebra la vittoria annunciata e il legame provvidenziale tra il potere normanno e l’Ordine certosino, traducendo in immagini una vera epopea religiosa.
Con questa tela Avanzi dimostra piena padronanza della pittura di storia, coniugando istanza devozionale, celebrazione istituzionale e ambizione epica in un impianto scenografico di grande impatto. L’opera costituisce il pendant dell’Apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di San Brunone, ricollocata nel 2023 grazie al sostegno del Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna. Le due grandi tele tornano così a dialogare nello spazio per cui erano state concepite, restituendo unità a un programma iconografico pensato per il presbiterio della Certosa.
Il ritorno dell’Apparizione di San Bruno a Ruggero conte di Sicilia prima della battaglia di Capua non rappresenta soltanto il recupero di un’opera di straordinario valore storico-artistico, ma anche la riattivazione di un luogo e di una memoria condivisa. La cittadinanza è invitata a scoprire il dipinto attraverso un calendario di visite guidate gratuite curate dai conservatori museali nei giorni 19, 20, 21, 22, 27 e 28 febbraio alle ore 15.30, con prenotazione obbligatoria e posti limitati. Nei giorni 24 e 25 febbraio, dalle 8.30 alle 17.30, sarà possibile assistere alla delicata fase di collocazione dell’opera sulla parete. Domenica 1 marzo alle ore 10 l’arcivescovo di Ferrara monsignor Perego celebrerà una Santa Messa nella chiesa ritrovata al suo assetto storico. Per prenotare le visite guidate è possibile contattare il numero 0532 244949 o scrivere all’indirizzo diamanti@comune.fe.it.
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