Spoleto, restaurata la cripta di San Primiano


Presentati nella Cattedrale di Spoleto gli esiti degli interventi di recupero della cripta di San Primiano, uno dei luoghi più antichi e meno conosciuti del complesso episcopale, restituito alla città dopo anni di chiusura.

Spoleto riscopre uno dei suoi luoghi più antichi e carichi di significato con la presentazione, oggi pomeriggio, della fine del restauro della cripta di San Primiano, situata all’interno della Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta. I lavori di restauro della cripta di San Primiano hanno avuto un importo complessivo di circa 97.000 euro e hanno interessato diversi aspetti strutturali e conservativi. Un intervento prioritario è stato quello di bonifica degli ambienti, necessario per risolvere il problema dell’umidità di risalita dal pavimento che nel tempo aveva compromesso le superfici murarie e gli intonaci. Contestualmente è stata effettuata la sistemazione dell’ambiente di accesso alla cripta, migliorando le condizioni di fruibilità e sicurezza. Particolare attenzione è stata riservata alla pulitura e al consolidamento degli intonaci antichi e di ciò che resta dei dipinti appartenenti al ciclo pittorico, frammenti di grande valore storico e iconografico. Il progetto ha previsto inoltre la predisposizione degli impianti elettrico e di climatizzazione, indispensabili per garantire una corretta conservazione nel tempo e una futura apertura al pubblico in condizioni adeguate.

Il progetto di restauro è stato curato dall’architetto Bruno Gori, mentre l’esecuzione dei lavori è stata affidata alla Tecnireco Srl Restauro e Conservazione Beni Culturali di Sergio Fusetti e Paolo Virilli, realtà specializzata nel recupero del patrimonio storico-artistico. La stazione appaltante è stata il Ministero della Cultura, attraverso il Segretariato Regionale per l’Umbria, e il ruolo di Responsabile Unico del Procedimento è stato svolto dal dottor Giovanni Luca Delogu, funzionario ABAP Umbria, garantendo il coordinamento tecnico e amministrativo dell’intervento.

La Cripta di San Primiano. Foto: Arcidiocesi di Spoleto-Norcia
La Cripta di San Primiano. Foto: Arcidiocesi di Spoleto-Norcia

La cripta di San Primiano rappresenta un elemento architettonico di straordinaria rilevanza, la cui origine si intreccia con le fasi più antiche della Cattedrale di Spoleto. L’edificio che nel 1067, al tempo del vescovo Andrea, veniva definito “tribuna” fu identificato dallo studioso Sordini in un ambiente sottostante alla Cappella delle Reliquie, che sporge dalla navata sinistra della Cattedrale in corrispondenza della sesta campata. Si tratta di una cripta di forma semi anulare, una tipologia architettonica già presente in età paleocristiana e diffusa prima dell’affermarsi della cripta a oratorio. Esempi analoghi sono noti soprattutto a Roma, ma se ne trovano anche in altri centri italiani e in diverse aree d’Europa, come la Svizzera, la Germania e il Belgio.

La progettazione di questo tipo di cripta era strettamente legata alla volontà di organizzare una sistemazione particolare delle reliquie del martire, sfruttando lo spazio semicircolare sottostante all’abside. Il corridoio assiale consentiva di raggiungere la cella che custodiva le reliquie, collocata in modo tale che l’altare del presbiterio, innalzato al di sopra, sembrasse idealmente originare da essa. L’ambulacro permetteva invece un flusso ordinato dei fedeli: scendendo dall’aula superiore, essi potevano accedere a una delle estremità, percorrere il corridoio semi anulare e risalire in chiesa dall’altra parte, secondo un percorso devozionale che univa movimento, preghiera e venerazione delle reliquie.

L’analisi dei resti della decorazione pittorica della cripta e il confronto con esempi analoghi di area romana offrono ulteriori elementi utili per orientare la datazione dell’insieme verso il IX secolo. Un’iscrizione ancora parzialmente leggibile, con la formula “ubi terribilis … percussit”, lascia pochi dubbi sul fatto che la zona superiore dell’ambulacro fosse destinata al racconto delle gesta di un martire, rafforzando il legame tra lo spazio architettonico e la memoria agiografica di San Primiano. Per molti anni la cripta è rimasta chiusa e visibile dall’esterno solo per un tratto di pochi metri, alimentando un alone di mistero attorno a uno dei luoghi più antichi del Duomo, come ricordato anche nelle fonti raccolte nei manuali per il territorio dedicati a Spoleto.

La figura di Primiano di Spoleto, martire intorno al 302, è centrale per comprendere il significato storico e religioso di questo spazio. I suoi antenati provenivano dalla città di Ancona, ma egli nacque a Spoleto e qui professò la sua fede cristiana con fierezza in un periodo segnato dalle persecuzioni. Denunciato, catturato e imprigionato durante il governo degli imperatori Diocleziano e Massimiano, Primiano fu invitato a rendere culto agli dei romani, ma si rifiutò con decisione. Subì torture e incarcerazioni senza rinnegare la propria fede, dimostrando una fermezza che le fonti agiografiche descrivono come superiore alla violenza dei suoi persecutori. Condotto al Ponte Sanguinario, fu decapitato il 31 agosto del 302 circa.

Il suo corpo fu sepolto nell’area cimiteriale sul pendio del colle di Sant’Elia, dove successivamente venne edificata una piccola chiesa a lui dedicata. Proprio su questo ipogeo, intorno alla prima metà del VI secolo, si strutturò la chiesa catacomba di San Primiano e la chiesa di Santa Maria del Vescovado. L’area assunse così un ruolo centrale nella topografia sacra della città, fino a quando, nel 1067, il vescovo Andrea vi fece costruire la Cattedrale di Santa Maria. In questo contesto la chiesa di San Primiano prese il nome di tribuna del santo, integrandosi nel complesso episcopale che ancora oggi caratterizza il cuore di Spoleto.


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