Da Kandinskij a Boccioni, a Rovigo la grande mostra sui legami tra arte e musica


Fino al 4 luglio, Palazzo Roverella a Rovigo ospita “Vedere la musica. L'arte dal Simbolismo alle avanguardie”, grande mostra a cura di Paolo Bolpagni che esplora le connessioni tra arte e musica al confine tra XIX e XX secolo.

Una mostra per vedere la musica, ovvero per osservare quali furono gli esiti degli spunti che la musica fornì alle arti visive tra Ottocento e Novecento. È questo l’obiettivo di Vedere la musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie, in programma dal 26 aprile al 4 luglio 2021 nelle sale di Palazzo Roverella a Rovigo e curata da Paolo Bolpagni, in collaborazione con Francesco Parisi e Benedetta Saglietti. La rassegna rodigina affronta un tema, quello dei rapporti tra musica e arti visive, che ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica, ma non è stato oggetto di mostre importanti, in grado di presentare l’argomento nei suoi aspetti fondamentali. La mostra è dunque una novità in quanto rappresenta un’esposizione di vasto respiro dedicata alle tante relazioni tra queste due forme espressive, con un arco cronologico che va dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo.

“Alla fine del XIX secolo”, spiega Bolpagni, si assiste "all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri".

Paul Ranson, L'iniziazione alla musica (1889; Collezione privata)
Paul Ranson, L’iniziazione alla musica (1889; Collezione privata)


Alois Kolb, Ritratto di Beethoven - Questo bacio al mondo intero (1909; acquaforte)
Alois Kolb, Ritratto di Beethoven - Questo bacio al mondo intero (1909; acquaforte)


Paul Klee, At night (1921; matita, penna e acquerello su carta)
Paul Klee, At night (1921; matita, penna e acquerello su carta)


Umberto Boccioni, Ritratto del maestro Busoni (1916; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Umberto Boccioni, Ritratto del maestro Busoni (1916; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)

Il wagnerismo è uno dei temi portanti della mostra, ma c’è anche altro: si approfondisce il tributo che l’arte ha dedicato a Ludwig van Beethoven (a cui la Secessione viennese dedicò, nel 1902, una mostra in cui venne esposto per la prima volta il famoso Beethovenfries di Gustav Klimt ispirato all’Inno alla gioia della Nona sinfonia), e poi ancora la stagione delle avanguardie, con il cubismo che fa emergere l’orientamento dei pittori a prediligere come soggetti gli strumenti musicali e il futurismo in cui ha una grande importanza la componente sonora: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore e inventò gli “intonarumori”.

Una parte importante della rassegna è dedicata a Vasilij Kandinskij che, assieme a Paul Klee, fa assurgere la musica a un ruolo centrale: nella sua pittura, la musica è paradigma di un’arte che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Su Kandinskij arrivano anche prestiti importanti: in particolare, dalla Collezione teatrale dell’Università di Colonia, arriva una sequenza di cinque opere di Kandinskij, cinque dipinti che costituiscono le prove scenografiche per la messa in scena dei Quadri di un’esposizione, il capolavoro musicale di Modest Musorgskij. Scritta per pianoforte, è l’opera più famosa del compositore russo: presto diventata il pezzo forte del repertorio di molti pianisti, è stata oggetto di un gran numero di strumentazioni da parte di altri compositori (la versione più nota e più eseguita è quella orchestrata da Maurice Ravel).

“Kandinskij”, spiega Paolo Bolpagni, “non disdegnò di dedicarsi al lavoro di scenografo e costumista, non abbandonando mai peraltro la sua particolare prospettiva di fusione delle arti. Nell’aprile del 1928 allestì al Friedrich-Theater di Dessau, su invito di Georg Hartmann, direttore del teatro stesso, uno spettacolo dedicato, appunto, ai ’Quadri di un’esposizione’ di Modest Musorgskij. Per i ’Quadri’ curò la regìa e progettò le scene”. E la mostra del Roverella presenta i cinque dipinti che costituiscono le prove scenografiche per lo spettacolo: Gnomus, Bydlo, La capanna sulle zampe di gallina di Baba Jaga, Catacombae e La grande porta di Kiev. “Così come”, afferma Bolpagni, “il compositore si era ispirato, per la sua suite pianistica, a una serie di acquerelli del pittore e architetto Viktor Hartmann, similmente Kandinskij rifuggì da strette analogie figurative, preferendo seguire con giochi di luce e con mutevoli disposizioni di forme colorate il decorso della musica”. Presenta in mostra anche un raro e prezioso dipinto di Kandinskij del 1931 intitolato Dunn und fleckig Souple (“Sottile e macchiato flessibile”), proveniente da una prestigiosa collezione privata.

Vasilij Kandinskij, La grande porta (Nella capitale Kiev) (1928; Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung der Universität)
Vasilij Kandinskij, La grande porta (Nella capitale Kiev) (1928; Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung der Universität)


Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci “Feu d’Artifice” (1917; Milano, Museo Teatrale alla Scala)
Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci Feu d’Artifice (1917; Milano, Museo Teatrale alla Scala)


Pierre Auguste Renoir, Ritratto di Richard Wagner (1893; Parigi, Bibliothèque Nationale de France)
Pierre Auguste Renoir, Ritratto di Richard Wagner (1893; Parigi, Bibliothèque Nationale de France)


Oskar Kokoschka, Il potere della musica (1918; olio su tela; Eindhoven, Van Abbemuseum)
Oskar Kokoschka, Il potere della musica (1918; olio su tela; Eindhoven, Van Abbemuseum)

La rassegna prosegue con il Neoplasticismo: anche in questo movimento si trova una presenza importante della musica, in particolare come richiamo, in opere di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, ai ritmi della danza moderna. La stagione delle avanguardie storiche è chiusa dal Dadaismo e dal Surrealismo, dove la componente sonora si manifesta in vari modi: con Kurt Schwitters nella Ursonate, con Francis Picabia nel celebre capolavoro La musica è come la pittura, mentre Salvador Dalí offre un esempio di riferimento al pianoforte in funzione di un automatismo psichico esercitato in assenza del controllo della ragione, per svelare l’autentico funzionamento del pensiero.

Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie si pone pertanto l’obiettivo di mettere in evidenza la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze tra musica e arti visive, sottolineando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive e proponendo esempi emblematici di entrambe le arti con quella che fin dalle dichiarazioni vuol essere una “mostra-spettacolo”.

La mostra apre dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, il sabato, la domenica e i festivi dalle 9 alle 20. Prenotazione obbligatoria: è possibile acquistare in anticipo il biglietto collegandosi al sito ufficiale di Palazzo Roverella.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraVedere la musica. L'arte dal Simbolismo alle avanguardie
CittàRovigo
SedePalazzo Rovella
DateDal 01/04/2021 al 04/07/2021
ArtistiPaul Klee, Vasilij Kandinskij, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti
CuratoriPaolo Bolpagni
TemiSimbolismo, Rovigo, avanguardie, Palazzo Rovella

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