Fino al 14 febbraio 2026, la Sede di Rappresentanza Castagneto Banca 1910 di Livorno, in via Rossini 2, ospita la mostra Nel Novecento di Giovanni Bartolena, tra innovazione e riflessione sul magistero fattoriano, promossa da Fondazione Castagneto Banca. L’esposizione propone una selezione di opere dedicate a uno degli artisti più significativi del panorama livornese tra Otto e Novecento, Giovanni Bartolena (Livorno, 1886 – 1942), restituendo al pubblico la complessità di una figura che ha fatto del colore una cifra distintiva profondamente personale.
La mostra nasce con l’intento di indagare il percorso artistico di Giovanni Bartolena, mettendo in luce il dialogo costante tra tradizione e innovazione che ha caratterizzato la sua pittura. Il riferimento al magistero di Giovanni Fattori, presso il quale Bartolena si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze, non è letto come un semplice legame di scuola, ma come un confronto critico e spesso problematico, che ha accompagnato l’artista per tutta la vita, spingendolo verso una ricerca autonoma e riconoscibile.
Giovanni Bartolena nacque a Livorno il 24 giugno 1866 in una famiglia agiata, all’interno della quale ebbe fin da giovanissimo la possibilità di coltivare passioni che lo avrebbero accompagnato a lungo, come l’amore per i cavalli e per l’equitazione. La famiglia Bartolena vantava già la presenza di figure artistiche di rilievo nel contesto locale, tra cui un omonimo parente pittore di gusto ancora accademico e soprattutto lo zio paterno Cesare, artista noto e apprezzato, che ebbe un ruolo decisivo nell’indirizzare Giovanni verso la pittura.
Sotto la guida dello zio, Bartolena iniziò a dipingere e proseguì poi la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove seguì l’insegnamento di Giovanni Fattori. In questi anni, tuttavia, il giovane Bartolena mostrò un interesse non sempre costante per la disciplina accademica, risultando spesso più attratto dagli eventi mondani che dalle lezioni. Questo atteggiamento contribuì a logorare progressivamente il rapporto con Fattori, tanto che fu necessario l’intervento dello zio per ricomporre i dissapori con il maestro.
La svolta nella vita di Bartolena arrivò negli anni Novanta dell’Ottocento, quando un improvviso tracollo finanziario della famiglia lo costrinse ad affrontare con maggiore serietà la professione di pittore. Da quel momento l’arte divenne non solo una vocazione, ma una necessità, spingendolo a cercare visibilità e riconoscimento nel circuito espositivo nazionale.
Il suo esordio avvenne nel 1892 alla Promotrice di Torino, dove presentò due opere, seguito dalla partecipazione all’esposizione della Società di Belle Arti di Firenze nel 1893-94 e da un nuovo invito alla Promotrice torinese nel 1896. Nonostante questi primi riconoscimenti, le difficoltà economiche e una naturale predisposizione alla solitudine contribuirono a delineare un’esistenza sempre più isolata, segnata da frequenti spostamenti e da una produzione artistica non sempre continuativa.
Intorno agli anni Dieci del Novecento si aprì una fase nuova, caratterizzata dall’instaurarsi di solidi rapporti con alcuni collezionisti, tra cui l’industriale pratese Giovanni Querci, il giornalista Paolo Fabbrini e Luciano Cassuto. Con quest’ultimo Bartolena stipulò un contratto che lo impegnava alla realizzazione di un determinato numero di opere. Fu proprio Cassuto a organizzare nel 1926 la prima mostra personale dell’artista a Milano, presso la Galleria “L’Esame”, segnando un passaggio decisivo nella sua carriera. L’esperienza milanese consentì a Bartolena di entrare in contatto con un ambiente critico attento e partecipe. La critica dell’epoca riconobbe nella sua pittura una tradizione linguistica affine alla “macchia”, ma al tempo stesso ne colse le consonanze con alcune espressioni delle avanguardie. Questa doppia appartenenza, tra radicamento nella tradizione e apertura al nuovo, rappresenta uno degli aspetti più interessanti della sua ricerca.
I temi prediletti da Bartolena furono quelli naturali: paesaggi, cavalli, fiori e marine. Soggetti affrontati con una straordinaria intensità coloristica, in cui la tinta si fa spessa, materica, capace di costruire l’immagine attraverso stratificazioni dense e vibranti. Le composizioni, spesso semplici e diradate, restituiscono una visione emotiva della natura e del mondo, lontana dal mero dato descrittivo e profondamente legata alla sensibilità dell’artista.
Nel 1930 Bartolena partecipò alla XVII Biennale di Venezia, confermando il riconoscimento della sua opera a livello nazionale. L’anno successivo prese parte alla I Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma ed espose presso la Galleria “Milano”, consolidando ulteriormente la propria presenza nel panorama artistico italiano del tempo. L’artista scomparve il 16 febbraio 1942, in completa solitudine, nella sua città natale.
La mostra allestita dalla Fondazione Castagneto Banca intende restituire al pubblico questa parabola umana e artistica, offrendo una lettura approfondita del ruolo di Bartolena nel contesto del Novecento italiano. Attraverso le opere esposte emerge con chiarezza la coerenza di una ricerca fondata sul colore come strumento espressivo primario e sulla capacità di trasformare temi tradizionali in visioni cariche di intensità emotiva.
L’esposizione è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e il venerdì, sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00. Sono previste visite guidate il sabato alle 16.00 e alle 17.30 e la domenica alle 17.30. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la Fondazione Castagneto Banca tramite telefono (340 2375748) o email all’indirizzo info@fondazionecastagnetobanca.it.
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