Un museo dentro una stazione: il Musée d'Orsay di Parigi, la casa degli impressionisti


Il Musée d'Orsay di Parigi è un singolare museo ospitato dentro una grande ex stazione dei treni, ma è soprattutto la casa degli impressionisti: è qui la raccolta più importante al mondo di arte impressionista e post-impressionista.

Non è cosa da tutti i giorni trovare un museo dentro una stazione ferroviaria, o almeno non un museo vasto e colmo di capolavori come il Musée d’Orsay di Parigi, noto in tutto il mondo per essere la casa degli impressionisti. Il museo, uno dei più visitati del globo con oltre tre milioni e mezzo di persone che vi si recano durante l’anno, è infatti un singolare istituto che ha sede nella vecchia stazione di Orsay, che fu costruita per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900: il progetto era stato affidato nel 1898 a Victor Laloux, che avrebbe dovuto pensare a una grande stazione che facesse da capolinea più centrale rispetto alla gare d’Austerlitz. Per il sito, fu scelto un terreno su cui sorgevano in antico la caserma di cavalleria e il Palazzo d’Orsay, costruito tra il 1810 e il 1838: era stato prima sede della Corte dei Conti e poi del Consiglio di Stato. I due edifici furono però incendiati nel 1871 durante la Comune di Parigi, e nel 1898 erano soltanto due ruderi. Servirono solo due anni per inaugurare la stazione, che apriva il 14 luglio del 1900, e si presentava con un’enorme volta in metallo, in stile modernista, alta 32 metri, larga 40 e lunga 138. Per quasi quarant’anni, e cioè fino al 1939, la gare d’Orsay ricoprì la sua funzione di stazione dei treni, anche con l’aiuto dell’hotel di lusso che la affiancava e che era stato parimenti progettato da Laloux.

La stazione divenne però obsoleta in breve tempo, tanto che nel 1939 il grosso del traffico faceva capo alla stazione di Austerlitz: i treni continuarono ad arrivare alla gare d’Orsay fino agli anni Cinquanta, dopodiché la stazione cadde in disuso e fu abbandonata, e anche l’hotel fu chiuso nel 1973. Sussisteva dunque il problema di dover riconvertire una struttura così grande in qualcos’altro: si pensò di demolirla per costruire al suo posto un nuovo e più moderno albergo, ma nel 1973 la direzione dei musei francesi lanciò un altro progetto, che prevedeva l’allestimento di un museo dedicato all’arte della seconda metà dell’Ottocento dentro la ex stazione. A perorare la causa del museo fu il presidente della repubblica Valéry Giscard d’Estaing, e come possiamo ben immaginare, alla fine ebbe la meglio: così, nel 1978, la stazione di Orsay fu iscritta nell’elenco dei monumenti storici e venne istituita una fondazione per avviare i lavori di realizzazione del museo. Il progetto venne affidato allo studio ACT-Architecture, che aveva il compito di non stravolgere la struttura di Laloux, ma semplicemente adattare la sua funzione. Il 1° dicembre del 1986 il presidente François Mitterrand inaugurava ufficialmente il Musée d’Orsay, e il 9 dicembre il nuovo istituto cominciava ad accogliere il pubblico.

Le raccolte del museo sono situate su tre piani. Al piano terra, le sale si trovano ai lati del corridoio centrale. Si sale dunque al piano intermedio, dove le sale si dispongono attorno alle terrazze che dànno sul pianterreno, e si giunge infine al livello superiore, collocato sopra l’atrio dei binari. C’è anche un po’ di Italia nel progetto del Musée d’Orsay: quando la stazione fu trasformata in museo, gli allestimenti furono progettati da Gae Aulenti, in collaborazione con Italo Rota, Piero Castiglioni e Richard Peduzzi. La difficoltà consisteva nel creare un’esposizione organica in un edificio caratterizzato da spazi molto diversi tra loro (per collocazione, volumi, materiali utilizzati e così via). “Il mio principio”, avrebbe poi spiegato Gae Aulenti, “era di proteggere il meglio possibile l’identità dell’edificio di Laloux senza rinunciare all’identità dell’edificio contemporaneo. Abbiamo disegnato lo spazio espositivo per più di 4.000 opere, studiando per ciascuna il rapporto visuale tra opera e visitatore”.

L'esterno del museo. Ph. Shadowgate
L’esterno del museo. Ph. Shadowgate


L'interno del museo
L’interno del museo


L'interno del museo
L’interno del museo


L'orologio del museo
L’orologio del museo


L'interno del museo
L’interno del museo


L'interno del museo. Foto di Jean-François Gornet
L’interno del museo. Foto di Jean-François Gornet

Le collezioni del Musée d’Orsay documntano lo sviluppo delle arti in un periodo che va dal 1848 al 1914, con opere provenienti da tre istituti, ovvero dal Louvre (per gli artisti nati dal 1820), dal Jeu de Paume (da cui arrivano soprattutto le opere degli impressionisti), dal Musée d’Art Moderne che, dopo essersi trasferito al Centre Georges Pompidou, ha ceduto al Musée d’Orsay le opere degli artisti nati dopo il 1870. Sei sono i nuclei collezionistici fondamentali: pittura, scultura, oggetti d’arte, fotografia, grafica e architettura. La collezione di pittura del Musée d’Orsay ha origine da quella del Musée de Luxembourg, istituito nel 1818 da re Luigi XVIII con lo scopo di documentare la pittura degli artisti contemporanei, le cui opere venivano acquistate dai Salon. Inizialmente, il Luxembourg ospitò esclusivamente opere di artisti che dipingevano secondo il gusto ufficiale, dunque nelle sue collezioni non trovarono spazio gli artisti più innovativi, come Gustave Courbet o Jean-François Millet: soltanto verso la fine dell’Ottocento, per effetto delle donazioni dei privati e soprattutto per la crescita dell’importanza dei critici e dei galleristi, le raccolte del Luxembourg si sarebbero aperte alle avanguardie e avrebbero cominciato a ricevere opere di artisti come Édouard Manet (la sua celeberrima Olympia vi entrò nel 1890), Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, altri impressionisti, gli stessi Courbet e Millet. Decisiva fu l’acquisizione del legato del pittore Gustave Caillebotte, che pose come condizione l’esposizione al pubblico delle sue opere: era il 1896 quando le quaranta opere impressioniste di Caillebotte entrarono nel Musée du Luxembourg, nonostante lo scetticismo e le proteste degli ambienti accademici. Da allora, le raccolte del museo francese non hanno più smesso di arricchirsi delle opere degli artisti più innovativi e oggi il Musée d’Orsay, erede delle collezioni del Luxembourg, del Musée d’Art Moderne (che nel 1937 a sua volta sostituì il Luxembourg ed ebbe sede nel Palais de Tokyo), e del Jeu de Paume che ospitò le raccolte d’arte moderna del Louvre, annovera capolavori degli impressionisti, dei post-impressionisti (da Vincent van Gogh a Paul Cézanne, da Paul Gauguin a Pierre Bonnard), dei simbolisti come Gustave Moreau e Odilon Redon, dei Nabis, degli espressionisti come Edvard Munch e molti altri. Tra gli scultori figurano Auguste Rodin, Constantin Meunier, Aristide Maillol, Aimé-Jules Dalou, Jean-Baptiste Carpeaux e molti altri, e inoltre il Musée d’Orsay ospita uno degli esemplari della Ballerina di Edgar Degas.

Di grande rilevanza è anche la collezione di fotografia, nata negli anni Settanta, quando in Francia ancora non esisteva una raccolta pubblica dedicata alla fotografia: risale dunque al 1978 la decisione di dotare il Musée d’Orsay di un fondo fotografico, che fu messo assieme ex novo perché le collezioni ereditate dall’istituto non contavano fotografie. Si decise dunque di partire con un nucleo molto limitato, dal 1848 al 1914, ovvero dagli anni immediatamente successivi all’invenzione della fotografia fino agli anni che precedono la nascita della fotografia moderna (fu dopo la prima guerra mondiale che nacque in Germania la fotografia sperimentale). L’obiettivo della raccolta è quello di seguire gli sviluppi dell’arte della fotografia, soprattutto nella prima parte della sua storia. Tutte le collezioni del Musée d’Orsay continuano ad arricchirsi attraverso donazioni, acquisti, lasciti. Tra le acquisizioni più recenti figurano il Ragazzo bretone di profilo, raro dipinto di Roderic O’Conor che fu un interessante seguace irlandese di Van Gogh, e poi il Cristo Verde di Maurice Denis, una singolare Testa di giovane a partire dall’autoritratto di Filippino Lippi di Édouard Manet, i disegni di Alexandre-Théohpile Steinlen per il settimanale Gil Blas, il Cappello rosso di Paul Gauguin, l’eccezionale donazione Hays che include opere di Pierre Bonnard, Félix Vallotton, Maurice Denis, Robert Delaunay, Camille Claudel, Odilon Redon, Amedeo Modigliani.

Chi ama l’impressionismo e visita Parigi non può rinunciare a una visita al Musée d’Orsay: non esiste al mondo un’altra collezione così importante di opere francesi tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Ed essendo il Musée d’Orsay uno dei musei più visitati al mondo, può essere decisivo, onde evitare code e lunghe attese per entrare, prenotare con congruo anticipo il proprio biglietto.


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