Da Giotto a Tiepolo: i capolavori dei Musei Civici di Padova raccontano la città


I Musei Civici agli Eremitani di Padova sono due musei che, in un percorso che va dall’archeologia all’arte, con capolavori da Giotto a Tiepolo, raccontano l’illustre storia della città. 

Si deve alla lungimiranza delle autorità della Repubblica di Venezia la nascita di quelli che oggi sono i Musei Civici agli Eremitani di Padova, uno dei complessi museali più antichi d’Italia, la cui raccolta nasce da un preciso evento che rimonta al 1784. L’anno prima, infatti, la repubblica aveva ottenuto il breve di soppressione per le case dell’ordine dei canonici regolari lateranensi, che a Padova avevano sede nella chiesa di San Giovanni di Verdara. Per “impedire lo sperpero dei libri e degli oggetti d’arte” (così scriveva già nel 1872 lo storico Giuseppe Valentinelli), il governo veneziano inviò a Padova il custode della Biblioteca Marciana di Venezia, Jacopo Morelli, con il compito di redigere gli elenchi degli oggetti posseduti dai monaci di San Giovanni di Verdara, che fin dal Quattrocento avevano allestito un’importante biblioteca, e conservavano anche una ragguardevole raccolta di bronzi e medaglie, molti dei quali un tempo appartenuti al grande umanista padovano Marco Mantova Benavides. Dopo che Morelli ebbe terminato il suo lavoro, la repubblica stabilì di trasferire alla Marciana i libri e le antichità, mentre le opere d’arte furono assegnate al Comune di Padova, andando a formare un primo nucleo del futuro museo civico (al momento dell’acquisizione furono sistemati in diversi locali, ma senza criteri precisi e senza ancora l’esatta intenzione di dare avvio a un museo nel senso stretto del termine).

Il primo vero museo civico di Padova aprì più tardi, nel 1825: a quell’epoca si conservava, nel palazzo della famiglia Maggi noto come “Casa degli Specchi” in via Vescovado, una rilevante raccolta di reperti antichi, che aveva avuto origine dall’attività collezionistica del nobile Alessandro Maggi, vissuto nella Padova del Cinquecento. La collezione dei Maggi era passata al Comune di Padova e costituì di fatto il primo e più importante nucleo del futuro museo: tra il 1817 e il 1818 era stata formata una commissione che aveva il compito di stabilire le iniziative da prendere sul piano della conservazione del patrimonio cittadino, e nel 1824 la commissione accolse una mozione dell’abate Giuseppe Furlanetto, studioso di antichità, che aveva redatto un catalogo dei beni archeologici noti situati in territorio padovano proponendo di raccogliere il tutto in un unico luogo, suggerendo a tale scopo le logge del Palazzo della Ragione. La commissione diede parere positivo e il Comune accolse la mozione: era il 1825 e l’abate Furlanetto organizzò il trasferimento dei reperti a Palazzo della Ragione e progettò gli allestimenti. La collezione pubblica fu inaugurata col titolo di “museo” (Museo Archeologico, per la precisione), anche se occorsero ulteriori tre anni per terminare il trasferimento degli oggetti.

Nei decenni successivi, il museo conobbe un’ulteriore svolta, perché il primo direttore, Andrea Gloria (che dal 1845 al 1859 fu formalmente direttore dell’archivio municipale: il “Museo Civico” in quanto tale ancora non esisteva), ebbe l’idea di esporre anche le numerose opere d’arte provenienti dalle chiese dagli ordini religiosi soppressi (a quelli dell’epoca della Repubblica di Venezia si aggiunsero infatti gli ordini soppressi in età napoleonica). Era il 1855, e Gloria propose di radunare le opere d’arte in alcune sale del Palazzo Comunale, poi ribattezzate col nome di “Vicariato”: trovarono spazio in questa sede, tra le altre, le opere giunte dalla soppressione di San Giovanni in Verdara. Nel frattempo la collezione del museo continuava ad espandersi: sotto la direzione di Gloria arrivarono al Museo Civico di Padova i dipinti provenienti dal palazzo della famiglia Mussato, la raccolta del notaio Antonio Piazza, le donazioni di varie famiglie padovane. Il museo, dopo la redazione dello Statuto nel 1858, fu aperto ufficialmente nel 1859, anno in cui Andrea Gloria diventava dunque primo direttore del nuovo Museo Civico di Padova. Le opere erano ordinate per artisti, furono redatti appositi cataloghi, il museo fu aperto al pubblico gratuitamente e il Comune di Padova avviò una continua politica di acquisizioni (solo nei primi otto anni di vita il museo ricevette ben 162 lasciti: tra il 1864 e il 1865, in particolare, arrivarono al Comune le grosse donazioni del conte Leonardo Emo Capodilista, 540 dipinti tra cui opere di Giorgione, Tiziano, Giovanni Bellini e altri, e di Nicola Bottacin, quest’ultima tanto cospicua che oggi esiste un museo dedicato, il Museo Bottacin, che la ospita e che ha sede a Palazzo Zuckermann). Nel 1880 il museo venne trasferito in una sede più grande, in un edificio in Piazza del Santo a Padova (e nello stesso anno fu pubblicato il primo catalogo dell’istituto), e lì rimase per un secolo, ovvero fino al 1984, quando, sempre per ragioni di carenza di spazi, si decise per un nuovo trasferimento, coordinato da Giovanni Gorini e Girolamo Zampieri, nella sede attuale. Dal 1985, dunque, il museo civico di Padova ha sede nel complesso degli Eremitani.

Il complesso degli Eremitani dall'alto
Il complesso degli Eremitani dall’alto. Foto Musei Civici di Padova
Una sala del Museo d'Arte Medievale e Moderna
Una sala del Museo d’Arte Medievale e Moderna. Foto Musei Civici di Padova
Sala romana del Museo Archeologico
Sala romana del Museo Archeologico. Foto Musei Civici di Padova
La sala egizia del Museo Archeologico
La sala egizia del Museo Archeologico. Foto Musei Civici di Padova

Oggi i Musei Civici agli Eremitani si dividono dunque in due istituti: il Museo Archeologico e il Museo d’Arte Medievale e Moderna. Il primo occupa il piano terra dell’antico convento che apparteneva all’ordine degli eremitani di Sant’Agostino e che, dopo la soppressione dell’ordine in età napoleonica, fu trasformato in una caserma (subì gravissimi danni durante la seconda guerra mondiale: le bombe dell’incursione dell’11 marzo del 1944 danneggiarono inoltre molto duramente anche la chiesa degli Eremitani, dove si trovano gli importanti affreschi eseguiti da Andrea Mantegna nella Cappella Ovetari, e ancora oggi, purtroppo, si vedono i pesanti segni lasciati dal distruttivo evento). Negli allestimenti progettati da Franco Albini, uno dei più grandi architetti attivi nell’Italia della seconda metà del Novecento, si ammirano, lungo diciannove sale, oggetti e reperti che narrano la storia di Padova dalle origini nel IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo d.C., alternando reperti egizi, etruschi, greci e romani.

Di particolare interesse è la raccolta di ceramiche greche e magnogreche, che ha origini dai nuclei collezionistici dell’Ottocento, e lo stesso vale per l’importante collezione egizia, una delle maggiori d’Italia, che annovera tra i suoi highlight le due statue della dea Sekhmet, donate alla città dall’esploratore Giovanni Battista Belzoni, uno dei primi archeologi italiani, che le aveva recuperate in uno dei suoi viaggi in Egitto, e che le aveva regalate a Padova nel 1819, proprio negli anni in cui stava per costituirsi il primo nucleo del museo, con l’espressa richiesta di farle esporre a Palazzo della Ragione. Splendidi rilievi e mosaici costituiscono il cuore della raccolta romana che racconta la vita di Patavium, una delle città più ricche dell’Italia settentrionale. Ma non solo: la collezione romana accoglie anche un pezzo eccezionale di manifattura siro-palestinese o egizia, ovvero una bottiglia in vetro con decorazione “a rete di serpenti” ritrovato nel centro della città nel 1997, in uno scavo nei pressi della Clinica Pediatrica, e che può essere paragonata soltanto ad alcuni oggetti rinvenuti negli anni Trenta in Afghanistan. Tra i rilievi invece è da vedere la stele con Doroteo e Nice, di ambito greco (del I secolo d.C.), che era murata nella facciata di un edificio di Padova, ma della quale non è nota la provenienza.

Arte egizia, Statua di Sekhmet (pietra, 225 x 53 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte egizia, Statua di Sekhmet (pietra, 225 x 53 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte romana, Mosaico con uccelli (I secolo d.C.; marmo e tessere, 53 x 58 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte romana, Mosaico con uccelli (I secolo d.C.; marmo e tessere, 53 x 58 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte siro-palestinese o egizia, Bottiglia decorata a rete di serpenti (I secolo d.C.; vetro soffiato a mano libera, 23,3 x 9,8 x 4,5 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte siro-palestinese o egizia, Bottiglia decorata a rete di serpenti (I secolo d.C.; vetro soffiato a mano libera, 23,3 x 9,8 x 4,5 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte greca, Stele con Doroteo e Nice (I secolo d.C.; marmo greco, 185 x 75 x 1,4 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)
Arte greca, Stele con Doroteo e Nice (I secolo d.C.; marmo greco, 185 x 75 x 1,4 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico)

Il Museo d’Arte Medievale e Moderna è invece la Pinacoteca che fu aperta nel 1857 da Andrea Gloria, con l’obiettivo di esporre al pubblico i dipinti e le sculture che si trovavano nelle chiese degli ordini soppressi e a cui si aggiunsero negli anni le opere acquistate dal Comune o lasciate dai donatori. Il percorso del museo, che trova spazio negli ambienti anch’essi progettati da Franco Albini, procede in senso cronologico e ospita opere dal Duecento fino al Settecento. Si comincia con le opere del XIV secolo che annoverano uno dei capolavori del museo, la serie degli angeli di Guariento da Arpo, ventotto tavole che facevano parte della decorazione realizzata dall’artista per la cappella privata della reggia dei Carraresi, i signori medievali di Padova (la cappella fu demolita nel Settecento). Altro grande capolavoro è la croce di Giotto realizzata tra il 1303 e il 1305, nell’epoca in cui il grande artista fiorentino attendeva alla decorazione della Cappella degli Scrovegni (e che nell’Ottocento era appesa proprio alla parete absidale della cappella).

Passando al Quattrocento, il capolavoro più noto è sicuramente la Leda e il cigno del Giorgione, opera della fine del XV secolo, con soggetto mitologico tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (e del Giorgione è anche l’Idillio campestre), ma si ammira anche il Ritratto di Giovane senatore che come il dipinto del Giorgione fa parte del lascito Emo Capodilista entrato a far parte del museo nel 1864. La grande scuola veneta del Rinascimento è testimoniata anche dalla Nascita di Adone e dalla Morte di Erisittone di Tiziano Vecellio oltre che da numerosi altri capolavori come la Madonna col Bambino di Andrea Previtali (straordinaria anche perché nell’iscrizione il grande artista di origini bergamasche si dichiara allievo di Giovanni Bellini), o come il telero di Palma il Giovane che celebra i rettori Jacopo e Giovanni Soranzo, o il Martirio di santa Giustina di Paolo Veronese, uno dei suoi principali lavori, realizzato per i benedettini di Santa Giustina. Sempre da Santa Giustina proviene invece la splendida pala del Romanino commissionata al pittore bresciano nel 1513 dai monaci del convento padovano.

A rappresentare il Seicento figurano invece artisti come Alessandro Varotari detto il Padovanino, Pietro Damini, Pietro della Vecchia e altri artisti meno noti, e inoltre da evidenziare è anche un’interessante opera del caravaggesco lucchese Pietro Ricchi, l’Indovina. Notevoli le raccolte settecentesche, con due capolavori, La cena in Emmaus del Piazzetta e il San Patrizio vescovo d’Irlanda di Giovanni Battista Tiepolo che provengono dalla chiesa di San Giovanni di Verdara. A completare l’elenco dei grandi settecenteschi veneti sono Pietro Longhi con la sua Lezione di geografia e Marco Ricci autore di alcuni paesaggi. Importante anche il nucleo di dipinti di Giuseppe Zais e quelli di altri artisti tiepoleschi come Jacopo Guarana e Giovanni Scajario. C’è poi una scultura di Antonio Canova strettamente legata alla città: è la Stele Giustiniani, dov’è scolpita una immagine allegorica di Padova. Il chiostro degli Eremitani ospita invece il lapidario che, attraverso lastre, rilievi e sculture, racconta la storia di Padova dal Medioevo fino alla caduta della Repubblica Veneta.

Guariento, Schiera di angeli armati (metà del XIV secolo; tempera su tavola, 110 x 107 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Guariento, Schiera di angeli armati (metà del XIV secolo; tempera su tavola, 110 x 107 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Giotto, Crocifisso (inizi del XIV secolo; tempera su tavola, 223 x 164 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Giotto, Crocifisso (inizi del XIV secolo; tempera su tavola, 223 x 164 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Giorgione, Leda e il cigno (fine del XV secolo; olio su tavola, 12 x 19 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Giorgione, Leda e il cigno (fine del XV secolo; olio su tavola, 12 x 19 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Giovanni Bellini, Ritratto di giovane senatore (XV secolo; olio su tavola, 35 x 26,4 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Giovanni Bellini, Ritratto di giovane senatore (XV secolo; olio su tavola, 35 x 26,4 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Tiziano, Nascita di Adone (inizi del XVI secolo; olio su tavola, 35 x 162 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Tiziano, Nascita di Adone (inizi del XVI secolo; olio su tavola, 35 x 162 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Andrea Previtali, Madonna col Bambino (XVI secolo; olio su tavola, 63 x 54 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Andrea Previtali, Madonna con Bambino e donatore (XVI secolo; olio su tavola, 63 x 54 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Pietro Ricchi, L'indovina (seconda metà del XVII secolo; olio su tela, 92 x 122 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Pietro Ricchi, L’indovina (seconda metà del XVII secolo; olio su tela, 92 x 122 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Giambattista Tiepolo, San Patrizio vescovo d'Irlanda (XVIII secolo; olio su tela, 171 x 328 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Giambattista Tiepolo, San Patrizio vescovo d’Irlanda (XVIII secolo; olio su tela, 171 x 328 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)
Antonio Canova, Stele Giustiniani (1793; marmo, 186 x 127 x 12 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d'Arte Medievale e Moderna)
Antonio Canova, Stele Giustiniani (1793; marmo, 186 x 127 x 12 cm; Padova, Musei Civici agli Eremitani, Museo d’Arte Medievale e Moderna)

I Musei Civici di Padova radunano oggi anche altri due musei, oltre al Museo Archeologico e al Museo d’Arte. Uno, lo si è menzionato sopra, è il Museo Bottacin: ha sede a Palazzo Zuckermann e prende nome da Nicola Bottacin, che nel 1865 donò al Comune di Padova la sua collezione di opere d’arte e di monete. Allestito al secondo piano del Palazzo, è un museo dedicato soprattutto alla numismatica e all’arte, in particolare alle arti applicate, con un percorso diviso in due sezioni che riflettono i principali interessi del grande collezionista. Tra le opere d’arte figurano dipinti e sculture di artisti veneti (e non solo) dell’Ottocento, mentre il medagliere accoglie pezzi rari e notevoli tra cui il ducato d’oro di Francesco I da Carrara (l’unico che si trova in una raccolta pubblica), le medaglie rinascimentali e la sezione sulla storia della moneta, una parte del museo che ha pochi eguali in Italia. Il secondo istituto è il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, situato nei locali del Piano Nobile dello Stabilimento Pedrocchi e dedicato alla storia di Padova e dell’Italia dalla caduta della Repubblica di Venezia fino alla promulgazione della Costituzione Italiana il 1° gennaio del 1948. La scelta della sede è dovuta al fatto che nel piano nobile del Caffè Pedrocchi, l’8 febbraio del 1848, gli studenti dell’Università di Padova si riunirono per insorgere contro gli austriaci, negli antefatti che avrebbero poi condotto alla prima guerra d’indipendenza. Il museo oggi raccoglie documenti, cimeli e opere d’arte che raccontano questi centocinquant’anni di storia.

Infine, da rilevare che dell’istituto dei Musei Civici oggi fanno parte anche alcune sedi monumentali, a cominciare dalla Cappella degli Scrovegni, situata a pochi passi dal complesso degli Eremitani, per continuare poi con Palazzo della Ragione, l’Oratorio di San Michele, la Casa del Petrarca, l’Oratorio di San Rocco, la Loggia Cornaro e la Torre dell’Orologio. Il sito web dei musei, rinnovato di recente, è un ottimo punto di partenza per una visita poiché al suo interno è possibile trovare le schede di tutti i musei e anche database con pezzi selezionati dalle collezioni, accompagnati da accurate ed esaurienti descrizioni e immagini di alta qualità. Può cominciare così il proprio viaggio nei Musei Civici di Padova: cominciarlo significa andare indietro nel tempo e viaggiare attraverso la storia della città.


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