Un uomo curvo su un tavolo da disegno mentre il mondo intero sembra scivolare nell’abisso. In mano un piccolo pennino intinto nell’inchiostro: è così che Arthur Szyk (Łódź, 1894 - New Canaan, Cunnecticut, 1951) si ritrae sul frontespizio di Ink and Blood, una raccolta di vignette e caricature delle Potenze dell’Asse pubblicata nel 1946, dopo la seconda guerra mondiale. La figura bellicosa e animata di Adolf Hitler sembra prendere vita direttamente dalla sua penna; in piedi sul tavolo, a controllare la scena, compare Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista, che impugna un microfono dell’Ufficio Stampa tedesco. Sul pavimento, davanti alla scrivania, sono raffigurati Hideki Tojo, primo ministro giapponese, in piedi, Hermann Göring, presidente del Reichstag, vice-cancelliere e ministro dell’Aviazione, in ginocchio, e Heinrich Himmler, capo delle SS, disteso a terra. Sotto la scrivania si trova invece il dittatore spagnolo Francisco Franco. Nel cestino sono Henri Pétain, capo del governo di Vichy in Francia (a destra), al centro Pierre Laval, un altro funzionario di Vichy, e a sinistra Benito Mussolini, primo ministro italiano. A completare la scena, sopra la testa di Szyk, vola l’aquila nazista, trafitta da tre frecce che simboleggiano le forze alleate di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica. Le principali figure responsabili del Novecento più buio sono rappresentate qui, attraverso la veloce mano di Szyk, che con il potente strumento della caricatura dichiarava apertamente la sua denuncia contro il male e la sua azione in veste di soldato nell’arte, come lui stesso si definiva. Un artista-attivista impegnato contro il nazismo, a sostegno dell’uguaglianza razziale, in particolare di ebrei e di afroamericani.
Nato a Łódź, in Polonia, nel 1894 in una famiglia ebraica benestante, si formò presso l’Académie Julian di Parigi, scuola d’arte progressista, in cui ricevette quel crogiolo di idee visive, dall’Orientalismo all’arte popolare decorativa, che avrebbe nutrito e ispirato successivamente il suo stile unico, caratterizzato dalla precisione dei codici medievali e dall’urgenza del messaggio politico moderno. Tornato in Polonia, continuò gli studi all’Accademia di Belle Arti di Cracovia e qui cominciò a partecipare anche attivamente alla vita sociale e culturale della città e ad impegnarsi politicamente. Intanto lavorò come fumettista editoriale, costumista e scenografo.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale, venne arruolato dall’esercito russo come tenente in una divisione di guerriglia e durante la guerra polacco-sovietica l’esercito polacco lo reclutò come direttore del Dipartimento di Propaganda. Questa esperienza bellica forgiò la sua visione: già nel 1919, con la pubblicazione di Rewolucja w Niemczech (Rivoluzione in Germania), aveva dimostrato una precoce capacità di leggere le crepe della Germania del dopoguerra attraverso la satira. Tuttavia, fu il 1933 a cambiare tutto: non appena Adolf Hitler divenne Cancelliere, Szyk non ebbe esitazioni e intuì immediatamente il pericolo che il nazismo rappresentava, non solo per gli ebrei d’Europa, ma per tutto il mondo. Il suo impegno era totale, alimentato da un amore profondo per le sue radici ebraico-polacche: quando nel 1940, con il sostegno del governo britannico e del governo polacco in esilio con sede a Londra, decise di trasferirsi negli Stati Uniti, lo fece per combattere una guerra personale per la sopravvivenza della democrazia e degli ebrei in Europa. Divenne un “soldato nell’arte” al servizio della causa alleata, convinto che l’arte avesse il dovere di mobilitare le coscienze e di spingere l’America a intervenire nel conflitto. Nel 1941, pubblicò The New Order, una raccolta di sue caricature, il primo libro antinazista di questo genere, grazie alla casa editrice americana GP Putnam’s Sons dove i soggetti erano mostrati come icone grottesche di malvagità e ridicolo; sul frontespizio le caricature di Hermann Goering, Benito Mussolini e Hideki Tojo. Le caricature di Szyk invasero la cultura popolare americana, apparendo sulle copertine di riviste come Time, Esquire, Collier’s e Look.
Con lucidità, Szyk comprese che l’antisemitismo nazista voleva lo sterminio per sua stessa natura e che gli ebrei venivano deportati e uccisi per il solo fatto di esistere. Con le sue copertine e vignette Arthur Szyk voleva sensibilizzare gli americani sugli orrori dell’Olocausto, suscitare compassione per le vittime denunciando le sofferenze degli innocenti, ma soprattutto condurre a “un’azione, non pietà” per fermare quelle atroci crudeltà. Ogni suo tratto di inchiostro era un atto contro l’indifferenza: le sue immagini apparivano ovunque e lo resero probabilmente il più importante sostenitore artistico della liberazione degli ebrei dall’Europa occupata.
È del 1942 il suo Anticristo: Adolf Hitler viene qui rappresentato in primissimo piano da Arthur Szyk con teschi nelle pupille degli occhi e la formula latina Vae Victis (guai ai vinti) scritta tra i capelli neri. L’opera, eseguita ad acquerello e guazzo, è molto dettagliata e si compone di una scena affollata e inquietante di riferimenti alla guerra: militari nazisti in divisa, prigionieri incatenati, impiccati sullo sfondo, avvoltoi, aerei in cielo, un gruppo di teschi da una parte e in alto uno scheletro che brandisce uno stendardo su cui compare la frase “Heute gehört uns Europa / morgen die ganze Welt” (oggi la Germania è nostra, domani il mondo intero). Dello stesso anno è Satana conduce al ballo, in cui Arthur Szyk ritrae caricaturalmente i principali leader delle Potenze dell’Asse della seconda guerra mondiale, tra la Morte e Satana: una Valchiria è la personificazione della Germania, Benito Mussolini senza pantaloni e con le scarpe bucate, Philippe Pétain e il primo ministro francese Pierre Laval, la Morte con l’elmetto, Hermann Göring, Adolf Hitler con il Mein Kampf; il capitalista obeso rappresenta l’industria pesante tedesca, con un cappello bavarese, lo slogan Wir sind das Herrenvolk e la spilla del partito nazista; Joseph Goebbels che porta tra le mani una scatola da cui esce un clown a molla raffigurato con stella rossa comunista, falce e martello, berretto frigio e “naso ebraico”; Wilhelm Keitel, feldmaresciallo tedesco della seconda guerra mondiale, Erich Ludendorff, generale e nazionalista tedesco della prima guerra mondiale, Joachim von Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, in uniforme nera delle SS, e Hideki Tojo con spada Mitsubishi.
Dell’anno successivo sono invece Stiamo esaurendo gli ebrei, dedicato alla madre “uccisa da qualche parte dai tedeschi nei ghetti della Polonia”, in cui Hitler, Göring, Goebbels e Himmler, con volti insoddisfatti, sono riuniti attorno a un tavolo su cui è scritto “La Gestapo segnala 2.000.000 di ebrei giustiziati. Heil Hitler”, evidenziando così lo sterminio degli ebrei pianificato dai nazisti, e Essere fucilati come pericolosi nemici del Terzo Reich, dove si denuncia come la soluzione finale nazista non si fermi neanche davanti ai bambini.
Nel dopoguerra Arthur Szyk lasciò New York e si stabilì con la famiglia a New Canaan, nel Connecticut, dove rimase fino alla sua morte. Parte della sua intensa produzione di caricature e vignette fu raccolta e pubblicata nel 1946 dalla Heritage Press nel volume Ink and Blood: A Book of Drawings. Abbandonata con la fine della guerra la satira militante, Szyk riprese la sua attività di illustratore, dedicandosi ai grandi classici come le Fiabe di Andersen e i Racconti di Canterbury. Nel 1948 diventò cittadino statunitense naturalizzato. L’equilibrio raggiunto da Arthur Szyk nel periodo successivo alla guerra si incrinò tuttavia bruscamente nel 1949, quando venne a sapere di essere stato segnalato come soggetto sospetto e sovversivo dalla Commissione per le Attività Antiamericane della Camera dei Rappresentanti. Da quel momento la sua salute peggiorò rapidamente: nel giro di breve tempo fu colpito da ripetuti attacchi di cuore. Morì nel settembre del 1951, verosimilmente logorato dalla pressione generata dall’inchiesta in corso. Le accuse in seguito si rivelarono del tutto prive di fondamento.
Sebbene la sua fama sia sbiadita dopo la sua scomparsa, la riscoperta della sua opera a partire dagli anni Novanta si deve anche alla Arthur Szyk Society fondata nella contea di Orange, in California, da George Gooche che riscoprì le opere di Szyk. Dal 1997 la Società è stata trasferita a Burlingame, con un nuovo Consiglio di Amministrazione guidato da Irving Ungar, massimo esperto mondiale dell’arte di Arthur Szyk, e fino al 2017, anno in cui è stata dissolta, la sua attività ha portato all’organizzazione di mostre, a conferenze e a pubblicazioni.
Arthur Szyk insegna che l’indifferenza è il terreno su cui cresce la tirannia e che ogni individuo ha il dovere di usare il proprio talento per difendere l’umanità. Le sue caricature sono testimonianze contro l’oblio, a ricordarci come la memoria non sia un atto passivo, ma una battaglia continua che si combatte con il coraggio di non restare in silenzio di fronte al male assoluto. Ricordare Arthur Szyk significa dunque ricordare non solo l’artista, ma l’uomo che scelse di agire, affinché il mondo non potesse dire di non aver saputo. In questa Giornata della Memoria, le sue opere ci guardano ancora, chiedendoci se siamo pronti, come lui, a mettere il nostro inchiostro al servizio della libertà. Noi sì.
L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta
Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.
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