Il Musée d'Orsay acquisisce un importante autoritratto di Gustave Caillebotte


Il Musée d’Orsay acquisisce un capolavoro di Gustave Caillebotte, il Portrait de l’artiste au chevalet, ovvero il più importante autoritratto del pittore impressionista. Opera chiave per comprendere il suo ruolo di pittore, collezionista e protagonista dell’Impressionismo, sarà presentata al pubblico dal 17 febbraio.

Importante acquisizione per il Musée d’Orsay di Parigi: arriva un capolavoro di Gustave Caillebotte (Parigi, 1848 – Gennevilliers, 1894), il Portrait de l’artiste au chevalet (“Ritratto dell’artista al cavalletto”), che occupa una posizione centrale e unica nell’opera del pittore impressionista, tanto per le sue dimensioni quanto per il valore simbolico e storico che racchiude. Realizzato ed esposto nel 1879, il dipinto coincide con un momento decisivo nella carriera dell’artista, allora trentunenne, ormai riconosciuto come una delle figure di primo piano del movimento impressionista. In questo autoritratto, il più importante tra quelli da lui dipinti, Caillebotte sceglie per la prima volta di rappresentarsi al lavoro, nel proprio atelier, mentre sta dipingendo proprio il quadro che l’osservatore ha davanti agli occhi. L’atelier non è uno spazio idealizzato o astratto, ma coincide con il suo appartamento sul boulevard Haussmann, luogo di vita e di creazione condiviso con il fratello Martial tra il 1879 e il 1887.

La scelta iconografica rompe con la tradizione delle rappresentazioni ottocentesche dell’artista nel proprio studio. Caillebotte non si mostra isolato, né circondato soltanto da strumenti di lavoro, ma in compagnia di un amico e immerso tra le opere che compongono la sua collezione di pittura impressionista. Tra queste spicca, in posizione di assoluto rilievo, il Bal du moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir, vero gioiello della sua raccolta. Il dipinto assume così una dimensione metapittorica: l’artista si ritrae mentre dipinge, davanti a uno dei capolavori dell’Impressionismo, dichiarando apertamente il proprio ruolo all’interno del movimento non solo come pittore, ma anche come sostenitore e collezionista.

Gustave Caillebotte, Portrait de l’artiste au chevalet (1879; olio su tela, 90 x 115 cm; Parigi, Musée d'Orsay)
Gustave Caillebotte, Portrait de l’artiste au chevalet (1879; olio su tela, 90 x 115 cm; Parigi, Musée d’Orsay)

Nel 1879 Caillebotte aveva già compiuto un gesto destinato ad avere conseguenze fondamentali per la storia dell’arte in Francia. Aveva infatti redatto il testamento con cui decideva di lasciare allo Stato la sua collezione di opere moderne, una scelta inedita e audace per l’epoca, che avrebbe contribuito in modo decisivo al riconoscimento istituzionale dell’Impressionismo. Il Portrait de l’artiste au chevalet, entrato oggi nelle collezioni del Musée d’Orsay grazie a una dation (un meccanismo che consente a chi dona opere d’arte allo Stato di ricevere consistenti sgravi fiscali) sarà presentato al pubblico nella sala 33 dal 17 febbraio al 15 marzo 2026.

Nato a Parigi nel 1848 in una famiglia borghese estremamente agiata, Gustave Caillebotte si avvicina alla pittura all’inizio degli anni Settanta dell’Ottocento. Dopo un periodo di formazione nell’atelier di Léon Bonnat e all’École des Beaux-Arts, tenta senza successo di esporre al Salon del 1875. Il dipinto presentato, con ogni probabilità Raboteurs de parquets oggi conservato al Musée d’Orsay, viene rifiutato dalla giuria. Questo episodio segna una svolta nella sua carriera: Caillebotte sceglie di unirsi al gruppo degli impressionisti, condividendone le battaglie artistiche e le modalità espositive alternative al circuito ufficiale.

La sua partecipazione all’esposizione impressionista del 1877, con grandi tele dedicate alle strade del quartiere dell’Europe, attira l’attenzione della critica e del pubblico. Negli anni successivi il suo ruolo all’interno del movimento si rafforza ulteriormente, fino a farne uno dei suoi principali pilastri organizzativi e finanziari. L’esposizione del 1879, alla cui realizzazione Caillebotte contribuisce in maniera determinante, rappresenta l’apice di questo impegno. In quell’occasione l’artista presenta il numero più alto di opere mai esposte fino ad allora, tra cui un nucleo significativo dedicato al tema del canottaggio, con dipinti come Partie de bateau, oggi considerato un tesoro nazionale e acquisito nel 2022 grazie al mecenatismo di LVMH. Accanto a queste tele compaiono ritratti e vedute parigine, ma anche l’autoritratto, che pur non figurando nel catalogo ufficiale dell’esposizione viene segnalato da un critico de La Vie parisienne, che ne sottolinea la posa “piena di graziosa nonchalance”.

Nel Portrait de l’artiste au chevalet, Caillebotte si raffigura seduto su un piccolo sgabello, di fronte a una tela montata su telaio e posata su un cavalletto. Con una mano impugna un piccolo pennello, mentre con l’altra regge la tavolozza e diversi pennelli. Lo sguardo, diretto verso lo spettatore, stabilisce un contatto immediato e consapevole. La resa pittorica, caratterizzata da tocchi rapidi e da una stesura che lascia intravedere l’aspetto di bozza e di non-finito, testimonia l’evoluzione del suo stile. Dopo gli esordi segnati da un realismo di matrice quasi fotografica, Caillebotte si avvicina qui a una tecnica più affine a quella di Monet o Renoir, riaffermando la propria adesione all’estetica impressionista.

Allo stesso tempo, il dipinto è un autoritratto che racconta il ruolo di Caillebotte come collezionista e mecenate. Attorno a lui compaiono opere incorniciate che appartengono in parte alla sua produzione e in parte a quella dei suoi amici artisti. A partire dal 1875, grazie alla fortuna ereditata dal padre, Caillebotte inizia a costruire una collezione di arte moderna di straordinaria importanza. In pochi anni acquista opere di Cézanne, Degas, Manet, Monet, Pissarro, Renoir e Sisley. Alla sua morte, nel 1894, la raccolta conta circa settanta opere, comprendendo sia studi sia capolavori assoluti come La Balançoire di Renoir, La Gare Saint-Lazare di Monet, L’Étoile (Ballet) di Degas, Baigneurs au repos di Cézanne, Les Toits rouges di Pissarro e Le Balcon di Manet. Già nel 1876, a soli ventotto anni, Caillebotte aveva deciso di destinare questa collezione allo Stato francese, un gesto senza precedenti tra gli amatori d’arte contemporanea del tempo. Nell’autoritratto, la presenza del Bal du moulin de la Galette di Renoir assume quindi un valore emblematico, riassumendo il suo impegno a favore dell’Impressionismo.

Nel corso della sua carriera Caillebotte realizza cinque autoritratti. L’ultimo, dipinto poco prima della sua morte all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento, è già conservato al Musée d’Orsay, dove è entrato nel 1971. Il Portrait de l’artiste au chevalet si distingue nettamente dagli altri: è l’unico in cui l’artista si rappresenta mentre dipinge, nel proprio spazio domestico, e in compagnia di un amico, Richard Gallo, uno dei suoi modelli maschili prediletti. È anche l’unico autoritratto esposto mentre Caillebotte era ancora in vita. Per queste ragioni l’opera è considerata uno degli autoritratti d’artista più significativi del XIX secolo, capace di rinnovare profondamente l’iconografia tradizionale dell’atelier.

Le collezioni pubbliche francesi conservano oggi poco più di una trentina di opere di Caillebotte, quindici delle quali, tra dodici dipinti e tre pastelli, al Musée d’Orsay. Dal 2019 questo patrimonio si è arricchito in modo eccezionale grazie al lascito di Marie-Jeanne Daurelle, pronipote del maggiordomo dell’artista, che ha donato tre dipinti e due pastelli, oltre a due dation, Paysage à Argenteuil e Les Soleils, jardin du Petit-Gennevilliers, e all’acquisizione del già citato Partie de bateau come tesoro nazionale. L’ingresso del Portrait de l’artiste au chevalet per dation si inserisce pienamente in questa dinamica volta a rafforzare la presenza di Caillebotte al Musée d’Orsay.

Oggi Caillebotte è riconosciuto come uno degli artisti maggiori dell’Impressionismo e della pittura del XIX secolo, come ha ribadito la recente esposizione Caillebotte. Peindre les hommes, organizzata dal Musée d’Orsay in collaborazione con il J. Paul Getty Museum e l’Art Institute of Chicago. La mostra, che dava un ruolo centrale proprio all’autoritratto, è stata allestita a 130 anni dalla morte dell’artista e accompagnata da un omaggio al donatore, con un accrochage che riuniva eccezionalmente tutte le opere del lascito. A questa iniziativa si è affiancata la pubblicazione del volume Caillebotte et les impressionnistes. Histoire d’une collection, uscito nel 2024 per le edizioni del museo d’Orsay e Hazan, primo studio interamente dedicato a Caillebotte collezionista e donatore, pubblicazione che ha ricostruito pienamente il ruolo fondamentale svolto dall’artista nella costruzione della fortuna critica dell’Impressionismo.




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