Milano, alle Gallerie d'Italia una grande mostra sul Grand Tour con 130 opere


Dal 19 novembre 2021 al 27 marzo 2022, le Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano ospitano una grande mostra interamente dedicata al tema del Grand Tour, con 130 opere in arrivo da musei nazionali e internazionali.

Dal 19 novembre 2021 al 27 marzo 2022, le Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano ospitano una grande mostra dedicata al tema del Grand Tour: intitolata Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei, curata da Fernando Mazzocca con Stefano Grandesso e Francesco Leone e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, la mostra ripercorre il mito di quello straordinario fenomeno di carattere universale che fu il “Grand Tour”, il viaggio di formazione in Europa che divenne un’abitudine tra letterati, artisti, giovani signori e membri della società aristocratica e colta europea tra Sette e Ottocento e che ha contribuito in modo determinante a creare quella percezione dell’Italia legata alla bellezza del suo ambiente e della sua arte. L’Italia in quest’epoca fu meta privilegiata poiché solo nel nostro paese la cultura classica poteva raggiungere una compiuta sintesi di natura e di storia. Il “grande viaggio” (l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1697, nel volume di Richard Lassels, An Italian Voyage) fu presto inteso come momento essenziale di un percorso educativo e formativo, nonché segno di un preciso status sociale.

L’Italia rappresentava una tappa obbligata per artisti e studiosi amanti dell’architettura, della pittura e della scultura, sia antica, sia moderna. Le straordinarie scoperte archeologiche del Settecento ad Ercolano e Pompei aggiunsero nuovi motivi di interesse. Questo momento di formazione, diventato obbligatorio per le élite europee, ma poi anche per quelle provenienti da altri continenti, ha coinvolto sovrani, aristocratici, politici, uomini di chiesa, letterati, artisti, tutti affascinati dalla varietà del paesaggio italiano ancora intatto, dalla maestà delle città, dei monumenti e delle opere d’arte che facevano, e ancora oggi fanno, del nostro territorio una sorta di meraviglioso museo “diffuso”.

In mostra, dipinti, sculture e oggetti d’arte intendono riproporre l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio, un’Italia composita, raffigurata nella sua struggente bellezza dagli artisti che fecero sorgere il mito del “bel paese”. Sono esposte opere dei principali artisti del tempo come Piranesi, Valadier, Volpato, Canaletto, Panini, Lusieri, Hubert Robert, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel, Batoni, Ingres, le due pittrici Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann. Nella rassegna milanese particolare rilievo assumono i luoghi (le città tradizionali come Venezia, Firenze, Roma e Napoli, e i borghi storici) e i paesaggi (dalle Alpi, al Vesuvio, all’Etna). La meta principale del Grand Tour è stata certamente Roma, la città universale ed eterna, prima capitale dell’antichità e poi della cristianità, dove si venivano a studiare i segreti e i canoni del bello, depositato non solo nei marmi antichi ma anche nei capolavori del Rinascimento e del Classicismo seicentesco. Mentre nel Lazio si ripercorrevano i luoghi celebrati dalla letteratura classica che, attraverso Orazio e Virgilio, erano entrati nel mito.

Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei

La magnificenza del paesaggio del golfo e della zona vesuviana, unita al fascino delle testimonianze dell’antichità, soprattutto dopo la riscoperta delle due città di Pompei e Ercolano, sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno fatto di Napoli l’altra irrinunciabile meta di questo viaggio di istruzione e formazione, che si estese poi anche, sempre in Campania, alla recuperata area di Paestum dove era possibile emozionarsi di fronte allo spettacolo sublime dei magnifici templi dorici, in un periodo in cui la Grecia, ancora sotto il dominio ottomano, era interdetta ai viaggiatori. Sempre le testimonianze della Magna Grecia spinsero i viaggiatori più ardimentosi, e uno dei primi fu Goethe nel suo famoso viaggio in Italia, verso la più lontana e sconosciuta Sicilia, destinata a incantare con l’asprezza dei suoi paesaggi primitivi e l’imponenza dei templi di Segesta, Selinunte e Agrigento, o del teatro greco di Siracusa. Altri luoghi privilegiati del Grand Tour furono città piene di eventi come Venezia, oppure Vicenza, dove era possibile ammirare i palazzi di un genio universale come Palladio, imitato in tutto il mondo, e poi ancora Firenze che nelle sue chiese e nelle sue collezioni, in particolare le Gallerie medicee, schiudeva agli occhi ammirati dei viaggiatori le meraviglie dell’antico come del Rinascimento. Più avanti anche Milano, grazie soprattutto alla presenza di Leonardo e del suo leggendario Cenacolo, e i vicini laghi, per lo splendore delle loro rive e delle ville famose sin dall’antichità, diventarono delle mete per i viaggiatori più esigenti.

Nella stessa epoca l’Italia divenne per un lungo periodo il maggiore mercato non solo dell’arte antica, ma anche di una produzione contemporanea ispirata alla memoria dell’antico. Sicuramente il più originale protagonista di questo gusto fu il genio di Giovanni Battista Piranesi che nelle sue incisioni visionarie, nei suoi estrosi arredi aveva proposto ad una raffinata clientela internazionale una visione molto personale dell’immaginario classico. Sulla sua scia si registra una impressionante ripresa delle manifatture artistiche più prestigiose che, dalla bronzistica all’oreficeria al mosaico alla glittica, hanno raggiunto livelli pari a quelli del Rinascimento. I prestigiosi assemblages in metalli e pietre preziosi di Valadier hanno incantato tutto il mondo, mentre le immagini delle più popolari sculture antiche sono state diffuse nelle regge e nelle dimore aristocratiche europee dai bronzetti di Boschi, Zoffoli, Righetti, Hopfgarten o dalle meravigliose statuine in biscuit di Volpato. Dalle richieste dei collezionisti stranieri ha tratto un nuovo slancio anche la pittura, soprattutto un genere prima considerato minore come la veduta e il paesaggio. Anche in questo campo, grazie ad artisti della originalità e della grandezza di Canaletto, Panini, Joli, Lusieri e degli stranieri venuti al seguito dei viaggiatori, come Hubert Robert, More, Wilson, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel è stato raggiunto tra Sette e Ottocento un livello prima impensabile, passando dalla razionalità scientifica dei vedutisti alla emozione del paesaggio visto come espressione di uno stato d’animo dei romantici.

Tuttavia il genere più richiesto e amato dai collezionisti stranieri, insieme alle vedute dei luoghi visitati, è stato il ritratto. Alla celebrazione del proprio rango si sostituisce l’esaltazione del carattere e della cultura. Da qui la scelta di farsi rappresentare accanto ai monumenti e alle sculture antiche ammirate in Italia. Assoluto maestro in questo campo è stato Batoni, uno dei maggiori ritrattisti di tutti i tempi. I suoi ritratti hanno rappresentato uno status symbol, come quelli del suo rivale Mengs, delle due pittrici in competizione Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, di Von Maron, Tischbein, Sablet, Zoffany, Fabre, Gérard, Ingres. I viaggiatori erano attratti anche dalla singolarità dei nostri costumi e dalla bellezza di una popolazione, apparentemente felice, che viveva la maggior parte dell’anno all’aria aperta proprio per la mitezza del clima. Un illustratore e pittore straordinariamente popolare come Pinelli e pittori come Sablet, Géricault, Robert, Schnetz, Delaroche hanno saputo rappresentare la vita domestica nei suoi aspetti più avvincenti e commoventi, rivendicando la dignità del popolo. Il maggior giro di affari ha riguardato la scultura, a partire dal commercio dei marmi antichi, il loro restauro e spesso la produzione di copie in cui è stato il maggiore protagonista Cavaceppi. Verso la fine del Settecento, grazie a Canova e ai suoi validissimi seguaci, si è affiancata la produzione di una scultura originale che, pur ispirata all’antichità, ha saputo interpretare la sensibilità moderna, assicurando a questa arte, diventata l’orgoglio dell’Italia, una straordinaria fortuna nel corso del XIX secolo in tutto il mondo.

Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
Sala della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei

Il catalogo della mostra è pubblicato nelle Edizioni Gallerie d’Italia | Skira. In occasione dell’esposizione Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei è stato realizzato il libro In missione in... Italia, secondo volume del progetto editoriale di Edizioni Gallerie d’Italia|Skira pensato per avvicinare i bambini delle scuole primarie all’arte. L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, presenta circa 130 opere provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo, collezioni private e numerose istituzioni culturali italiane e internazionali come The National Gallery di Londra, Musée du Louvre di Parigi, The Metropolitan Museum of Art di New York, Museo Nacional del Prado di Madrid, Rijksmuseum di Amsterdam, Victoria and Albert Museum di Londra, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, Statens Museum for Kunst di Copenaghen, Musée des Beaux-Arts di Lione, Gallerie degli Uffizi di Firenze, Musei Capitolini di Roma, Musei Vaticani, Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli. Tra i prestiti anche due opere provenienti dal Regno Unito e appartenenti alla Royal Collection della Regina Elisabetta II, oltre ad altre opere provenienti da grandi residenze reali come la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e la Reggia di Pavlovsk a San Pietroburgo.

“La mostra sul Grand Tour”, ha affermato Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, “allestita nelle Gallerie di Piazza della Scala, è la prima ideata e realizzata in Italia capace di offrire uno sguardo d’insieme su un tema così vasto, e l’esposizione è il meglio di quanto ammirarono quei viaggiatori lungo la penisola, il tutto suggerito dalle opere create dagli artisti di quell’epoca. I capolavori esposti offrono al visitatore odierno l’opportunità di comprendere e rivivere l’emozione provata secoli fa dai protagonisti del Grande Viaggio di fronte alla bellezza senza tempo dei paesaggi e degli antichi luoghi d’arte italiani, elementi fondanti non solo della nostra identità nazionale, ma anche di quella europea. L’iniziativa, che si avvale della prestigiosa partnership del Museo Ermitage di San Pietroburgo e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, conferma il ruolo di primo piano che Intesa Sanpaolo ha conquistato nel corso degli anni nel panorama culturale e artistico del nostro paese”.

“È una giornata importante”, ha sottolineato il sindaco Giuseppe Sala, “per l’apertura di questa mostra e per sottolineare i dieci anni d’impegno delle Gallerie d’Italia per la nostra comunità, per i turisti che vengono a Milano, per tutti coloro che possono godere di questi splendidi luoghi e queste splendide iniziative. La cultura ha un ruolo fondamentale e, non nascondiamolo, i luoghi fisici hanno il loro peso. Abbiamo progetti estremamente interessanti per cercare di consegnare alla città nuovi luoghi (il Museo della Resistenza, per fare un esempio) o trovare formule per far crescere altri luoghi, perché il turismo, questo illustre sconosciuto per i milanesi di anni addietro ma che poi si è rivelato una leva sociale ed economica importante per noi, per chi lo conosce è oggettivamente molto cambiato ma è anche molto differenziato. Il turismo di formazione, che vediamo rappresentato in mostra, non pensate che non ci sia più: è diverso. Il turismo di formazione oggi è ancora vivo. Pensiamo solo all’architettura del Novecento: giovani architetti arrivano a Milano da tutta Europa per comprendere il grande contributo dell’architettura del Novecento italiana. Non è una quota irrilevante. Dobbiamo dunque credere che allora era quasi solo turismo di formazione, oggi è diverso, ma ha un ruolo, e Milano può candidarsi, per le sue bellezze e la sua capacità di mettere insieme storia antica e visione del futuro, a essere un luogo ideale per il turismo”.

“Il tema di questa mostra bellissima che ha raccolto capolavori provenienti da musei italiani e da musei stranieri in una collaborazione molto importante tra pubblico e privato”, ha dichiarato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, “introduce il tema del Grand Tour. Dovremmo essere orgogliosi di pensare che generazioni e generazioni, per qualche secolo, per formarsi e per completare la loro formazione dovessero venire in Italia. Credo che ci sia un’indicazione anche da questo punto di vista: il turismo tornerà, è già in parte tornato; tornerà imponente come prima e con numeri ancora più forti, e con preoccupazioni ancora più grandi, perché fino al 2019 parlavamo di overbooking, di ticket d’ingresso in alcuni luoghi delle città d’arte italiane, di sovraffollamento. Quale tipo di turismo vogliamo? Il turismo low cost, quello che non approfondisce, non consuma, non porta neanche ricchezza, passa e va, o viceversa il turismo colto, fatto di viaggiatori, di persone che sono in grado di venire, di capire, di immergersi in un’esperienza autentica, di rispettare la fragilità del nostro patrimonio storico-artistico? Questo noi dobbiamo portare, fare conoscere l’Italia, farla conoscere tutta e invitare a venire in Italia per formarsi”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraGrand Tour. Sogno d'Italia da Venezia a Pompei
CittàMilano
SedeGallerie d’Italia di Piazza Scala
DateDal 19/11/2021 al 27/03/2022
CuratoriFernando Mazzocca, Francesco Leone, Stefano Grandesso
TemiOttocento, Settecento, Romanticismo, Neoclassicismo, Arte antica

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