Giovanni Fattori: la vita, le opere, i Macchiaioli


Pittore ribelle e scrupoloso osservatore della natura, Giovanni Fattori fu uno degli artisti più importanti dei macchiaioli. La sua vita, le sue opere.

Uno dei più rinomati pittori italiani che fece della macchia la sua cifra stilistica fu Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908). Pittore e incisore (leggi qui un approfondimento sulle incisioni di Giovanni Fattori), divenne tra i principali esponenti dei macchiaioli, gruppo di artisti nato al Caffè Michelangelo, dove i suoi esponenti si radunavano per parlare di temi artistici e politici: il nome “macchiaioli” venne utilizzato per la prima volta in tono spregiativo da un anonimo giornalista della Gazzetta del Popolo che, nel 1862, recensì una loro mostra con toni ostili, disprezzando la loro teoria della “macchia” (le immagini dei macchiaioli sono cioè costruite attraverso macchie di colore giustapposte per dare il senso di ciò che l’occhio percepisce nell’immediato). Il nome che designava il gruppo, in sostanza, era nato con le stesse modalità del termine “impressionisti”: un termine inizialmente denigratorio che diventa poi il nome con cui il gruppo s’identifica.

Fattori fu un pittore molto apprezzato dai contemporanei dipinse prevalentemente i suoi amatissimi paesaggi toscani, in particolare quelli della Maremma, ma anche per i suoi ritratti e per le opere di contadini, lavoratori e episodi di guerra relativi ad avvenimento a lui contemporanei come le guerre d’indipendenza. Ciò che rese Fattori celebre e molto ammirato fu l’uso che fece delle macchia e dei colori rappresentando sempre soggetti realistici: per Fattori furono molto importanti gli incontri con il pittore Nino Costa che lo sostenne nella sua ricerca artistica, ma anche l’amicizia con lo storico dell’arte Diego Martelli che guidò la formazione del giovane gruppo fiorentino dei macchiaioli. Per quanto riguarda i contenuti delle opere Fattori rifiutò i temi celebrativi tipici del Neoclassicismo, ma anche quelli nazionalisti: il pittore preferì temi più realistici, e le battaglie non venivano celebrate come facevano altri pittori del tempo, ma venivano più semplicemente descritte, quando non condannate attraverso la raffigurazione di episodi tragici e sconfortanti.

Giovanni Fattori, Autoritratto (1854; olio su tela, 59 x 47 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d'Arte Moderna)
Giovanni Fattori, Autoritratto (1854; olio su tela, 59 x 47 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna)

La vita di Giovanni Fattori

Giovanni Fattori nacque a Livorno il 6 settembre 1825 da Giuseppe, artigiano, e da Lucia Nannetti, di origini fiorentine. Il fratello maggiore, Rinaldo, era titolare di un banco d’affari e inizialmente fece lavorare con sé il giovane Giovanni per avviarlo al commercio: tuttavia, il talento artistico del ragazzo indusse la famiglia ad avviarlo verso gli studi artistici. Il primo maestro di Fattori fu Giuseppe Baldini, ma già nel 1845 l’artista lasciò Livorno per trasferirsi a Firenze al fine di iscriversi all’Accademia di Belle Arti della città seguendo le lezioni di Giuseppe Bezzuoli. In questi anni fiorentini Fattori legò con un gruppo di amici animati da sentimenti democratici che incisero molto sulla formazione morale dell’artista. Tra questi amici ci furono Costantino Mosti, i fratelli Nardi e Ferdinando Baldesi. Intanto una vento rivoluzionario soffiava tra le città tanto che anche Fattori, spinto dall’entusiasmo giovanile, si dedicò a diffondere manifesti e stampa “clandestina”. I tragici eventi del 1848, che il pittore visse come testimone, piuttosto che come protagonista, segnarono molto l’artista. Il 1848 fu anno importante anche perché aprì il noto Caffè Michelangelo a Firenze, di cui Fattori, sin dalla sua apertura, fu frequentatore assiduo. Sin da principio il Caffè Michelangelo conquistò la fama di essere un luogo di ritrovo per artisti e patrioti e di lì a poco nacque il movimento artistico italiano più noto dell’Ottocento, quello dei macchiaioli, primo gruppo di artisti indipendenti spinti da un forte senso di rivoluzione. Questi giovani pittori affermarono che la forma non esiste, semmai è creata dalla luce sotto forma di macchia. Tra i principali esponenti del movimento, oltre a Fattori, aderirono anche Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Adriano Cecioni.

Conclusi gli studi accademici Fattori dovette iniziare a guadagnarsi da vivere, e cominciò così a lavorare come illustratore per gazzette. Inoltre, attratto dalla pittura di paesaggio, dipinse ritratti di famigliari entro paesaggi. Al caffè nacque una tenera amicizia con Settimia Vannucci, donna con la quale poi l’artista si sposò nel 1860 (la donna poi morì precocemente di tubercolosi nel 1867). Intorno agli anni Cinquanta dell’Ottocento Fattori sperimentò una nuova tecnica espressiva, distaccandosi dallo stile accademico. Ritrasse dal vero soldati francesi accampati nelle Cascine e questi furono i suoi primi esperimenti di pittura con stesura a macchia volto ad un realismo particolare che gli derivò dall’incontro con il pittore romano Nino Costa. Questa fu la fase dei soggetti di carattere militare. Gli anni Sessanta furono dedicati alle sperimentazioni pittoriche della macchia, che Fattori applicò soprattutto alla pittura di paesaggio e ai temi del lavoro quotidiano. In questo periodo aumentò molto la libertà esecutiva.

Dopo la morte della moglie nel 1867, Fattori tornò a Livorno dove poté concentrarsi sulle opere e mettere a punto la nuova tecnica della “macchia”, indagando gli aspetti più concreti della quotidianità. A questo sviluppo pittorico contribuì l’amico e storico dell’arte Diego Martelli. L’amico ospitò il pittore nella sua tenuta a Castiglioncello dove i paesaggi maremmani divennero i suoi soggetti preferiti. Nel 1875 l’artista soggiornò per qualche mese a Parigi, ospitato dal pittore italiano Federico Zandomeneghi. Le ricerche artistiche impressioniste del momento non affascinarono granché il pittore livornese.

Al ritorno dal soggiorno parigino venne ospitato dai coniugi Gioli, nobili intellettuali già amici del pittore che lo ospitarono a Fauglia, sulle colline pisane, dove dipinse distese figure femminili all’interno di meravigliosi paesaggi toscani. La sua notorietà è testimoniata dalla partecipazione e vittorie alle Esposizioni di Parma, Londra, Vienna, Dresda e Filadelfia durante gli anni Settanta dell’Ottocento. Nel 1869 Fattori ricevette la nomina di professore in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, e nel 1880 venne nominato professore onorario della medesima accademia. I soggetti militari e gli ideali risorgimentali che tanto lo esaltarono quando era un giovane ribelle in questo periodo vennero meno, così mutarono i soggetti da lui dipinti: non più soldati e accampamenti (anche se l’artista produsse ancora quadri che denunciavano le condizioni dei combattenti) ma prevalentemente tele di luminose e tranquille campagne maremmane occuparono il suo studio. Nel 1880 la vita del maturo Fattori venne animata da una giovane donna, Amalia Nollemberger. La storia tra i due durò per un breve periodo, dell’estate del 1880 alla primavera del 1883, ciò nonostante la relazione fu salutare per il pittore che, infatti, infuse ai suoi quadri una vena artistica più idilliaca e dolce. Nel 1882 Fattori fu ospite del principe Tommaso Corsini, nella sua tenuta della Marsiliana, in Maremma. In questo periodo Fattori scoprì i butteri (ovvero i pastori a cavallo della Maremma) e realizzò molte incisioni. Nel 1885 conobbe la vedova Marianna Bigazzi, con cui poi si sposò. Alla fine del secolo Fattori produsse molte opere, tante sono le incisioni di questo periodo, inoltre partecipò regolarmente alla Biennale di Venezia, sin dalla prima edizione del 1895. Il 3 agosto 1908 Giovanni Fattori morì a Firenze.

Giovanni Fattori, Soldati francesi del '59 (1859; olio su tavola, 15,5 x 32 cm; Milano, Collezione privata)
Giovanni Fattori, Soldati francesi del ’59 (1859; olio su tavola, 15,5 x 32 cm; Milano, Collezione privata)


Giovanni Fattori, Il campo italiano dopo la Battaglia di Magenta (1862; olio su tela, 232 x 348 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d'Arte Moderna)
Giovanni Fattori, Il campo italiano dopo la Battaglia di Magenta (1862; olio su tela, 232 x 348 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna)


Giovanni Fattori, Signora all’aperto (1866; olio su tela, 10 x 22 cm; Milano, Collezione privata)
Giovanni Fattori, Signora all’aperto (1866; olio su tela, 10 x 22 cm; Milano, Collezione privata)


Giovanni Fattori, La rotonda dei bagni Palmieri (1866; olio su tavola, 12 x 35 cm; Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti)
Giovanni Fattori, La rotonda dei bagni Palmieri (1866; olio su tavola, 12 x 35 cm; Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti)


Giovanni Fattori, Il principe Amedeo di Savoia ferito alla battaglia di Custoza (1870; olio su tela, 100 x 265 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)
Giovanni Fattori, Il principe Amedeo di Savoia ferito alla battaglia di Custoza (1870; olio su tela, 100 x 265 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)

Lo stile e le opere principali di Giovanni Fattori

Un percorso tra l’arte di Fattori può cominciare da Soldati francesi (1859), una delle prime opere significative dell’artista livornese. Il giovane artista non andò a combattere quindi prese l’occasione per dipingere le truppe francesi di passaggio. L’opera documenta la scoppio della Seconda guerra d’indipendenza, in particolare quando i soldati francesi sbarcarono a Livorno per dirigersi poi verso Firenze. Nell’opera vediamo otto soldati francesi fermi che attendono ordini dal comandante che nel dipinto si trova nella destra. Il paesaggio venne realizzato con una tavolozza di colori molto chiari che accostati sapientemente tra di loro pervadono le nove figure di un’aria greve. A seguito dell’Unità d’Italia nel 1861 il nuovo governo volle celebrare i momenti più significativi del Risorgimento italiano, così Fattori partecipò al concorso presentando bozzetti de Il campo italiano dopo la Battaglia di Magenta (1862). Vinto il bando, l’artista si dedicò al lavoro: l’aspetto interessante del dipinto è che il pittore livornese anziché focalizzarsi sulla famosa vittoria ci racconta le conseguenze della guerra. La suddivisione della tela, in cui nella parte superiore viene rappresentato un cielo sereno e luminoso mentre nella parte inferiore vediamo i soldati che tornano dal conflitto, sembra quasi dar luogo a una rappresentazione del paradiso e l’inferno. In primo piano in primo a sinistra due cadaveri sono a terra, mentre al centro un carro trasporta delle suore che soccorrono i feriti. Dietro questa tragica scena il paesaggio è devastato dai bombardamenti, infatti i colori tendono al grigio. Dal punto di vista stilistico l’opera è ancora radicata alla tecnica pittorica tradizionale, sebbene inizino a comparire delle “macchie”.

Signora all’aperto (1866) è una delle opere più celebri di Fattori; oggi è conservata alla Pinacoteca di Brera. Il dipinto orizzontale raffigura una giovane donna sugli scogli che con un ombrellino si ripara dai raggi del sole. Il primo piano è occupato dagli scogli, mentre sullo sfondo una ricca vegetazione, scendendo verso il mare, si trasforma in spiaggia. Il dipinto fu uno degli sperimenti artistici più riusciti di Fattori che proprio in questo periodo migliorò la tecnica della macchia. Nella tela, infatti, il paesaggio e la figura sono sintetizzati al massimo. L’opera venne realizzata tramite forme geometriche e accostamento di macchie di colore. Lo stile della tela è molto simile alla celebre Rotonda Palmieri (1866), opera in cui in uno spazio limitato l’artista ci racconta di un momento di spensieratezza della borghesia toscana. Sette donne, alcune parlando altre guardando il paesaggio, sono sotto un tendone di un pontile o meglio, una rotonda come ci suggerisce il titolo dell’opera. Fattori utilizzò un supporto ligneo che non venne preparato per la stesura del colore, infatti, si possono notare delle aeree da cui si intravedere la materia. Come nell’opera precedente (Signora all’aperto) anche qui i soggetti dipinti furono realizzati tramite la sovrapposizione di ampie campiture di colore delimitate da morbide forme geometriche. Non ci sono segni particolari né nel volto e corpo delle donne, né nel paesaggio che le circonda. Il colore principale è l’ocra, visibile nella parte inferiore e quella superiore del tendone, mentre le figure spiccano per i colori più scuri tendenti al grigiastro.

Nel 1870 l’artista tornò al tema della guerra e ancora una volta, come fece nove anni prima nell’opera La battaglia di Magenta non lasciò spazio alla celebrazione bellica ma cristallizzò nella tela il dramma della guerra. L’opera in questione è Il principe Amedeo di Savoia ferito alla battaglia di Custoza in cui i soldati aiutano il principe, confuso tra le altre figure, a raggiungere l’ambulanza che lo soccorre. Il carro dell’ambulanza si trova nella parte sinistra del dipinto, affiancato da spogli alberi. Portando l’occhio all’estrema sinistra notiamo dei cadaveri che giacciono a terra. Sul lato opposto si trova un gruppo di soldati a cavallo e alle loro spalle campeggia un paesaggio luminoso, in forte contrapposizione rispetto al contenuto del quadro. Rispetto alle opere precedenti la macchia non è utilizzata qui nella sua forma più astratta, tuttavia le figure vengono accennate con veloci pennellate, senza troppa attenzione alla resa dei particolari. L’uso della macchia è visibile soprattutto nella composizione dell’erba.

Un’opera non datata è La Signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa), tuttavia, si può ipotizzare che l’opera venne realizzata durante il soggiorno a Castiglioncello (leggi qui un approfondimento sul rapporto tra Giovanni Fattori e il mare) dall’amico Diego Martelli, dove il pittore si recò dopo la morte della moglie Settimia Vannucci. Nel dipinto è raffigurata una donna dall’abito grigio che riposa sua una sdraio godendosi il paesaggio toscano. Alle sue spalle un gruppo di alberi lascia intravedere all’orizzonte una pineta. Qui si nota benissimo la tecnica macchiaiola: infatti, il ritratto della signora che si trova in ombra, è realizzato tramite l’accostamento di colori. I colori caldi vengono impiegati per dipingere il terreno maremmano caratterizzato da colori come ocra, giallo e rosso, mentre la vegetazione è costruita tramite l’accostamento di toni verdi e grigi.

In vedetta (1872) è una della opere più celebri di Fattori, è l’espressione visiva del tempo che si ferma. La tela raffigura pochi elementi, tre soldati a cavallo e un muro bianco che si sviluppa lungo il terreno. La semplicità è portata ai massimi livelli. Il muro sulla destra riflette la luce del sole e in primo piano un soldato su un cavallo bianco con l’uniforme scura proietta la propria ombra sul muro. Portando lo sguardo più in profondità, alla fine della lunga parete bianca compaiono altri due soldati, anche loro a cavallo. Le figure sono inserite in un ambiente vuoto e arido che emana un senso di profonda solitudine. Qui Fattori diede prova della sua straordinaria capacità di rendere con pochi e semplici elementi un forte impatto visivo.

Riposo in Maremma (1875) venne realizzato durante il soggiorno presso i coniugi Gioli, periodo in cui i soggetti preferiti furono le sconfinate campagne toscane e le persone che vi lavorano. In quest’opera il pittore raffigurò il momento del riposo pomeridiano di due contadini affiancati da un carro pieno di fieno trainato da due buoi bianchi che spiccano rispetto al paesaggio circostante, composto da colori tendenti all’ocra e al giallo, mentre all’orizzonte spicca il candido blu del mare. Opera simile per la scelta del soggetto è Il riposo (carro rosso) (1897), in cui i due buoi bianchi occupano gran parte della tela, a sinistra il contadino riposa all’ombra, mentre all’estrema destra è raffigurato il carro. Ampie campiture di colore compongono i soggetti del quadro che sono posizionati lungo la diagonale data dall’ombra. Di tutt’altro significato è Lo Staffato (1880), un’opera che rappresenta una scena drammatica di un uomo che cade da cavallo. Molti studiosi ritengono che l’episodio rappresenti la delusione di molti giovani che combatterono per gli ideali risorgimentali, a cui lo stesso Fattori affidò tutte le sue speranze. Quello che vediamo è un cavallo imbizzarrito in corsa su una strada sterrata e un soldato caduto è rimasto attaccato con il piede alla staffa. Anche le pennellate, con la loro forma allungate, contribuiscono ad esprimere meglio il tragicità del dipinto, così come anche la tavolozza dei colori, prevalentemente verde scuro, grigio e ocra contribuisce a questo effetto drammatico. Le opere di Giovanni Fattori rappresentarono prevalentemente contadini, soldati e i paesaggi toscani che raffigurati nella loro semplicità tramite essenziali macchie di colore seppe affrontare in modo originale temi non di facile elaborazione.

Giovanni Fattori, La Signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa; olio su tavola, 20 x 35 cm; Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori)
Giovanni Fattori, La Signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa; olio su tavola, 20 x 35 cm; Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori)


Giovanni Fattori, In vedetta (1872; olio su tavola, 37 x 56 cm; Valdagno, Collezione Marzotto)
Giovanni Fattori, In vedetta (1872; olio su tavola, 37 x 56 cm; Valdagno, Collezione Marzotto)


Giovanni Fattori, Riposo in Maremma (1875 circa; olio su tela, 35 x 72,5 cm; Collezione privata)
Giovanni Fattori, Riposo in Maremma (1875 circa; olio su tela, 35 x 72,5 cm; Collezione privata)


Giovanni Fattori, Il riposo (carro rosso) (1887; olio su tela, 88 x 170 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)
Giovanni Fattori, Il riposo (carro rosso) (1887; olio su tela, 88 x 170 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)


Giovanni Fattori, Lo Staffato (1880 circa; olio su tela, 90 x 130 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d'Arte Moderna)
Giovanni Fattori, Lo Staffato (1880 circa; olio su tela, 90 x 130 cm; Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna)

Dove vedere le opere di Giovanni Fattori

Nel 1994 Livorno, città natale di Giovanni Fattori, decide di intitolare la sua pinacoteca civica al pittore. Il Museo Civico “Giovanni Fattori” ha sede nella suggestiva Villa Mimbelli e qui ha sede una vasta raccolta di opere di Fattori, tra cui si ricordano Ritratto della terza moglie (1905), Lungomare di Antignano (1894) e La Signora Martelli a Castiglioncello.

A Firenze, la Galleria d’Arte Moderna, situata nell’imponente rinascimentale Palazzo Pitti, vanta una cospicua collezione delle opere di Giovanni Fattori, sia quelle a carattere storico sia i paesaggi, come per esempio Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta (1862), Lo staffato (1880) e la Rotonda Palmieri (1866). A Milano, nella Pinacoteca di Brera sono conservate Il Riposo (1887) e Il principe Amedeo di Savoia ferito alla battaglia di Custoza (1870). Alcune incisioni di Giovanni Fattori si trovano invece al Metropolitan Museum of Modern Art.


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